Frammenti Africani

Frammenti Africani è un resoconto giornalistico di tematiche complesse del Continente Africano, futuro epicentro economico mondiale, dove coesistono potenze economiche e militari, crescita economica a due cifre, guerre, colpi di stato, masse di giovani disoccupati e una borghesia in piena crescita.
Un mosaico di situazioni contraddittorie documentate da testimonianze di prima mano e accuratamente analizzate per offrire un'informazione approfondita sulla politica, economia e scoperte scientifiche di un mondo in evoluzione pieno di paradossi.

Fulvio Beltrami

Fulvio Beltrami
Originario del Nord Italia, sposato con un'africana, da dieci anni vivo in Africa, prima a Nairobi ora a Kampala. Ho lavorato nell’ambito degli aiuti umanitari in vari paesi dell'Africa e dell'Asia.
Da qualche anno ho deciso di condividere la mia conoscenza della Regione dei Grandi Laghi (Uganda, Rwanda, Kenya, Tanzania, Burundi, ed Est del Congo RDC) scrivendo articoli sulla regione pubblicati in vari siti web di informazione, come Dillinger, FaiNotizia, African Voices. Dal 2007 ho iniziato la mia carriera professionale come reporter per l’Africa Orientale e Occidentale per L’Indro.
Le fonti delle notizie sono accuratamente scelte tra i mass media regionali, fonti dirette e testimonianze. Un'accurata ricerca dei contesti storici, culturali, sociali e politici è alla base di ogni articolo.

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Nov 26

Burundi: stratégie de Nkurunziza pour vaincre la rébellion

Répression totale de la population. État d'urgence non déclaré mais effectivement appliqué dans tout le pays. Annihilation du parti hutu d'Agathon Rwasa (maintenant reconnu par les masses hutu aux dépens du CNDD-FDD) et massacres ciblés de Tutsis. L'arme du génocide est gardée en réserve

di Fulvio Beltrami

Fulvio Beltrami 26/11/2019

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Ott 2

Burundi. Congolesi e Chiesa Cattolica sotto attacco

Il clima politico si sta surriscaldando e il regime si vendica dell’assassinio del capo delle FDLR e si scaglia contro la Chiesa Cattolica

di Fulvio Beltrami

Fulvio Beltrami 02 ottobre 2019

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Ott 2

Burundi. Citoyens congolais et Eglise catholique sous attaque

Le climat politique surchauffe et le régime se venge de l'assassinat du dirigeant des FDLR et s'oppose à l'Eglise catholique

di Fulvio Beltrami

Fulvio Beltrami 02 octobre 2019

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Apr 3

Rwanda Burundi. I propositi di Papa Francesco diventano realtà

Lo storico incontro tra il Santo Padre e il Presidente ruandese Paul Kagame delinea un nuovo corso politico di Papa Francesco nella Regione dei Grandi Laghi. Un orientamento che sembra essere messo in pratica dai vescovi del Burundi e Rwanda. In una serie di azioni e comunicati comuni i vescovi cattolici dei due Paesi si sono di fatto schierati contro il regime razziale del ex presidente Pierre Nkurunziza in Burundi

di Fulvio Beltrami

Durante lo storico incontro con il Presidente ruandese Paul Kagame avvenuto il 20 marzo scorso, il Santo Padre, dopo aver riconosciuto le responsabilità della Chiesa Cattolica nel genocidio avvenuto nel 1994 in Rwanda, ha chiarito che il Vaticano promuoverà una diversa politica estera nella Regione dei Grandi Laghi ove vengono predilette pace e integrazione tra i popoli. Una svolta che interrompe 70 anni di attiva collaborazione della Chiesa Cattolica alla ideologia di supremazia razziale HutuPower, di cui epilogo è l’Olocausto Africano. Una volontà politica che mette in serie difficoltà il clero africano e le congregazioni cattoliche italiane legate all’ala conservatrice della Santa Sede storicamente famosa per il suo odio razziale verso le popolazioni della regione di etnia tutsi.

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Dic 2

Rwanda. Genocidio 1994. Kigali mette sul banco degli imputa­ti Francia e Vaticano

Un Olocausto non si dimentica facilmente come non si dimenticano le vittime e gli assassini. Nella eterna lotta diplomatica tra Rwanda e Francia, Kigali apre una inchiesta giudiziaria su vari alti ufficiali dell’esercito francese, sostenendo che ha le prove del loro coinvolgimento diretto nello sterminio di un milone di persone. Una accusa molto pesante

di Fulvio Beltrami

La Francia si presenta all’opinione pubblica internazionale come un Paese difensore dei valori di libertà, democrazia e rispetto dei diritti umani. Si presenta anche come martire del terrorismo islamico internazionale. Due miti trasformati abilmente in dogmi. La verità è assai diversa e drammatica. La politica estera francese si basa su tre pilastri: controllo finanziario, economico, politico delle colonie africane, destabilizzazione di Paesi sovrani in Medio Oriente, promozione del terrorismo salafista in Africa in stretta collaborazione con Arabia Saudita e Qatar (tra i migliori clienti della industria bellica francese). Avendo il controllo totale della Corte Penale Internazionale – CPI e sfruttando al meglio il suo seggio permanente presso il Consiglio di Sicurezza ONU, i vari governi francesi hanno fino ad ora evitato di essere sottoposti alla giustizia internazionale.

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Nov 30

Congo Rwanda. La difficile convivenza di due Paesi antagonisti

La pacifica convivenza tra Congo e Rwanda ruota attorno alla distruzione del gruppo terroristico ruandese FDLR preambolo obbligatorio per ogni sviluppo di integrazione socio economica regionale capace di relegare al passato le difficili, antagoniste e pericolose relazioni tra i due Paesi della Regione dei Grandi Laghi. Il fulcro centrale del problema risiede in una domanda di estrema importanza: il presidente Kabila ha la reale volontà politica di eliminare le FDLR in cambio di appoggi politici regionali per assicurarsi il potere in eterno?

di Fulvio Beltrami

Congo e Rwanda hanno una lunga e controversa storia di relazioni diplomatiche incentrate sulle problematiche etniche tra le popolazioni Bantu e quelle “nilotiche”. All’epoca dei dittatori Mobutu Sese Seko e Juvenal Habyarimana, i rapporti tra i due Paesi erano basati sul vassallaggio del regime HutuPower ruandese verso il Grande Zaire, una incontestabile potenza regionale negli Anni Settanta e Ottanta. Il dittatore congolese Mobutu nella fase più critica della evoluzione socio politica ruandese non esitò a concedere assistenza militare al regime HutuPower minacciato dalla guerra di liberazione condotta dal Fronte Patriottico Rwandes - FPR guidato da Paul Kagame.

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Ott 29

Rwanda. Quando degli Ambasciatori diventono complici del genocidio. (Parte Seconda)

I telegrammi diplomatici inviati dall’Ambasciata di Francia a Kigali tra il 1990 e il 1994, ora in possesso del governo ruandese evidenziano il ruolo dei due ambasciatori francesi coinvolti. L’Ambasciatore Georges Martres prima del olocausto impedí la diffusione dei piani genocidari e contribuí ad un maggior impegno militare della Francia a favore del regime razial nazista di Habyarimana. L’Ambasciatore Jean-Michel Marlaud assunse un ruolo di primo piano negli ultimi preparativi e nella gestione del Genocidio del 1994

di Fulvio Beltrami

Se l’Ambasciatore francese Georges Martres ha impedito alla comunità internazionale di venir a conoscenza della natura genocidaria del regime e contribuito ad un maggior impegno militare francese a favore di Habyarimana negli anni che precedettero l’Olocausto, il suo successore : Jean-Michel Marlaud assume un ruolo di primo piano negli ultimi preparativi e nell’attuazione del genocidio, limitando addirittura le azioni del Generale Canadese Dallaire, capo dei caschi blu ONU, intenzionato a fermare sul nascere ogni tentativo genocidario.

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Ott 25

Rwanda. Quando degli Ambasciatori diventono complici del genocidio. (Parte Prima)

Le relazioni tra Rwanda e Francia dal 1994 in poi sono caratterizzate da una guerra fredda senza esclusioni di colpi e da reciproche accuse che gravano attorno al genocidio. In queste settimane la Francia ha riaperto l’inchiesta sull’assassinio del presidente Juvenal Habiriamana che scatenò l’Olocausto Africano durato 100 giorni. Come risposta, Kigali, pubblica una nutrita serie di telegrammi diplomatici inviati dal 1990 al 1994 dall’Ambasciata di Francia in Rwanda. Telegrammi che evidenziano senza ombre di dubbio la complicità francese nel genocidio

di Fulvio Beltrami

Le relazioni tra Rwanda e Francia dal 1994 in poi sono state caratterizzate da una guerra fredda, reciproche accuse che gravano attorno al genocidio, un forte impegno finanziario e militare francese per provocare un cambiamento violento del governo guidato dal Fronte Patriottico Ruandese – FPR controbilanciato da una politica estera ruandese aggressiva nei confronti del vicino Congo, che ospita le principali forze genocidarie raundesi. La Cellula Africana dell’Eliseo (conosciuta come FranceAfrique) da vent’anni è ossessionata dal Impero Hima. Una vecchia teoria formulata nel 1990 dai massimi esponenti della ideologia razial nazista HutuPower con il supporto della Chiesa Cattolica a riguardo di un ipotetico piano occulto di instaurare un impero tutsi nella regione dei Grandi Laghi.

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Ago 20

Rwanda nel mirino del terrorismo salafista

Per la seconda volta nel 2016 le forze di sicurezza riescono a distruggere cellule terroristiche in Rwanda. Lo scorso gennaio una del DAESH e ora una del gruppo terroristico somalo Al-Shabaab. Il Paese è sempre stato risparmiato dal terrorismo internazionale. Quali allora le ragioni e, sopratutto chi i mandanti?

di Fulvio Beltrami

Governo e forze di sicurezza ruandesi si trovano costrette ad affrontare una nuova minaccia nazionale. Il terrorismo salafista di origini saudite. Dopo aver distrutto sul nascere una cellula di ISIL DAESH in gennaio le forze dell’ordine giovedì 18 agosto un terrorista ha ingaggiato un violento scontro a fuoco con la polizia nel distretto di Gasabo, presso la capitale Kigali durato tre ore prima di essere ucciso. Venerdì 19 agosto le forze di sicurezza hanno intercettato e distrutto una cellula del gruppo salafista somalo AL-Shabaab. La cellula era composta da tre terroristi somali uccisi a Bugarama, nel sud ovest del Paese. I primi rapporti internazionali sono stati pubblicati sulla BBC e da Ludovica Iaccino su Ibitimes Uk. Il governo ha calato una coltre di silenzio per non compromettere le indagini in corso senza però ostacolare troppo i media nazionali.  Si conosce solo l’identità del quarto terrorista abbattuto dalla polizia a Kigali. Trattasi di Channy Mbonigaba, cittadino ruandese risiedente nel distretto di Rubavu, provincia Orientale. Nessuna informazione riguardo l’identità dei tre terroristi somali uccisi a Bugarama.

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Mag 28

Ghana, Rwanda e Namibia rivoluzionano le politiche migratorie mondiali

Mentre in Europa e Stati Uniti si costruiscono muri creando dal nulla una inesistente emergenza presentata come una invasione di disperati dal Terzo Mondo, Ghana, Rwanda e Namibia si posizionano come i Paesi con le politiche migratorie più avanzate al mondo. I rispettivi governi hanno adottato il principio universale di libera circolazione delle persone, annullando visti e permessi di soggiorno a tutti i cittadini africani. Un passo avanti per l’unione del Continente e per il rispetto dell’essere umano a livello planetario

di Fulvio Beltrami

Ogni santo giorno i media occidentali iniettano nella società la xenofobia dello straniero tentando di convincerci che un’orda di barbari provenienti dal Terzo Mondo sta per invadere l’Europa distruggendo i suoi antichi valori. L’immigrazione (fenomeno assai ridimensionato rispetto alla propaganda trasmessa) è tramutato in una minaccia sociale. Un esercito di “discutibili” esperti ci spiegano dei pericoli mortali collegati a politiche permissive rispetto ai flussi migratori elogiando le politiche di contenimento. Politiche che paradossalmente violano i principi di dignità umana difesi da tutte le Costituzioni Europee.

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Feb 9

Radio France International. Primo media occidentale ad ammettere il genocidio in Burundi

Radio France International è il primo media occidentale ad ammettere senza parafrasare il genocidio in corso nel Burundi. Lo fa attraverso una intervista ai giornalisti Jean Francois Paquet coautore assieme a Jean Piere Chretien del libro inchiesta: “Burundi 2012 sull’orlo del genocidio” e Cedikaba corrispondente a Parigi della African Press e redattore del sito di informazione MondeAfrique.com. L’intervista ha una importanza storica in quanto RFI è il primo media occidentale che fa cadere il tabù sul genocidio nel paese africano. Si parla chiaramente di una escalation delle violenze, di 100 vittime al giorno per la maggior parte tutsi e, purtroppo in rapido aumento. Un duro colpo ai negazionisti europei che nei mesi scorsi avevano tentato di negare questa orribile verità, mettendosi consapevolmente o no al servizio del regime FDLR-CNDD e del ex presidente Pierre Nkurunziza. Riportiamo qui la traduzione parziale dell’intervista condotta da Francois Bernard

di Fulvio Beltrami

RFI - Radio France International. Il dibattito del giorno a cura di Francois Bernard.

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Lug 24

Congo pace e guerra. La risposta della Comunita' di Sant'Egidio

Si pubblica il comunicato stampa ricevuto dalla Comunità di Sant'Egidio riguardo agli articoli pubblicati in Italia, Africa Orientale e Francia sulla riunione segreta con il gruppo terroristico ruandese FDLR avvenuta il 26 giugno 2014 a Roma. Il comunicato è firmato dal fondatore Don Francesco Tedeschini

di Fulvio Beltrami

Roma 20 luglio 2014

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Lug 16

Italia. Libero ingresso ai terroristi africani

Nonostante l’impegno dell’Italia contro il terrorismo internazionale una riunione svoltasi a Roma il 26 giugno scorso con la partecipazione di terroristi ruandesi ricercati per crimini contro l’umanità, pone pesanti dubbi sulla reale intenzione del governo italiano a prevenire terrorismo e guerre nel mondo

di Fulvio Beltrami

La particolare posizione geografica che occupa il nostro paese porta l’Italia ad essere in prima linea nella lotta contro la minaccia terroristica. Con la legge 438/2001 sono state adottate misure urgenti per la prevenzione ed il contrasto dei reati commessi per finalità di terrorismo internazionale. Un nuovo reato è stato introdotto nel nostro Codice penale: il reato per finalità di terrorismo internazionale (art. 270 bis del Codice penale). La legge n. 431/2001 decreta la nascita del Comitato di Sicurezza Finanziario, presso il ministero dell’Economia e delle Finanze. Ente presieduto dal direttore generale del Tesoro e composto da rappresentanti dei ministeri Interno, Economia, Finanza, Giustizia e Affari esteri, oltre alla Banca d’Italia, la Commissione nazionale per le Società e la Borsa (Consob), Associazione Bancaria Italiana, forze di Polizia, Carabinieri, Guardia di finanza e Direzione nazionale Antimafia. Il Comitato è incaricato di prevenire l’utilizzo del sistema finanziario italiano da parte di organizzazioni terroristiche.

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Lug 11

Rwanda. Un paese comandato dalle donne

Il paese africano vittima dell’Olocausto è al primo posto mondiale nella rappresentanza delle donne negli universi politico ed economico. Un primato che pone il paese africano praticamente sotto il comando femminile. Una rivoluzione rosa che nemmeno le femministe occidentali degli anni Settanta sono riuscite a concretizzare. Dedicato a tutte le donne rwandesi che, soppravissute all’Olocausto, hanno reso possibile la rinasciata sociale ed economica del Rwanda

di Fulvio Beltrami

Il Rwanda è il primo paese al mondo con la più alta percentuale di donne al governo (64%) e ai posti manageriali del settori privato e pubblico (42%) secondo la classifica redatta il 1 maggio 2014 da Inter-Parliamentary Union delle Nazioni Unite. Al secondo e terzo posto troviamo Andorra (50%) e Cuba (48,9%). Nella classifica dei primi dieci paesi con maggior partecipazione femminile al parlamento solo due paesi occidentali sono presenti: la Svezia al quarto posto (45%) e la Finlandia all’ottavo posto (42,5%). Gli altri posti sono occupati da paesi cosiddetti del “terzo mondo”: Sud Africa (quinta con 44,8%), Seychelles (sesta con 43,8%), Senegal (settimo posto con 43,3%), Nicaragua (nono con 42,4%) ed Ecuador (decimo con 42,6%).

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Lug 8

Guerre in Congo. Rinviare le soluzione porta all’aggravarsi del problema

La recente proposta delle Nazioni Unite di trasformare il gruppo terroristico ruandese FDLR, responsabile di un milione di morti nel 1994, in un partito politico riconosciuto dall’attuale governo, apre interrogativi sul diverso trattamento riservato ai due olocausti: quello ebreo e quello ruandese

di Fulvio Beltrami

La scorsa settimana si è svolto a Luanda, Angola, un summit sulla sicurezza in cui hanno partecipato gli stati membri della Comunità Economica dell’Africa del Sud (SADC) quelli della Conferenza Internazionale sulla Regione dei Grandi Laghi (CIRGL) e alti rappresentanti delle Nazioni Unite. Da questo summit è scaturita la decisione di concedere un tempo di sei mesi al gruppo armato ruandese Forze Democratiche di Liberazione del Rwanda (FDLR) attive all’est del Congo, per disarmarsi ed arrendersi. Il porta parola del governo congolese, Lambert Mende Omalanga si è spinto a rivendicare la necessità di un dialogo inter ruandese tra l’attuale governo di Paul Kagame e le FDLR. Per rendere possibile questo dialogo si richiede a Kigali di riconoscere le FDLR come un partito politico a condizione di un disarmo e alla rinuncia della lotta armata. Una proposta apparentemente sensata che in altre parti del mondo è stata la chiave per la soluzione di decennali crisi e guerre.

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Giu 24

Onu: i campi rifugiati ruandesi in Zaire: una vergogna internazionale. Parte Seconda

Nonostante le evidenti azioni eversive compiute dal governo genocidario in esilio, Unhcr, Unicef e le Ong internazionali continuarono a offire un aiuto umanitario che permise la riorganizzazione delle forze genocidarie per invadere il Rwanda. Solo la Ong francese Medici Senza Frontiere ebbe il coraggio di ritirarsi denunciando l’operato dell’Onu

di Fulvio Beltrami

Grazie alla copertura offerta dalle Nazioni Unite nei campi profughi nello Zaire, il governo hutu in esilio, la FAR (Forze Armate Ruandesi) e le milizie genocidarie continuarono la loro opera terroristica avente due obiettivi: impedire il rientro volontario dei rifugiati e lanciare azioni terroristiche nel Ruanda per destabilizzare il paese e preparare il terreno per la sua riconquista militare. Tra il novembre 1994 e giugno 1996 la FAR e le milizie genocidarie attuarono numerose azioni terroristiche in territorio Ruandese. Queste operazioni avevano l’obiettivo di “creare la massima instabilità nelle province ruandesi confinanti con lo Zaire e indebolire il nuovo governo di Kigali”. Per quasi due anni unità di commando della FAR e delle milizie genocidarie penetrarono nel territorio ruandese dai loro santuari umanitari nel sicuro Zaire. La zona di operazione era circoscritta nelle prefetture di Giseny (la città ruandese frontaliera di Goma), Ruhengeri e Kibuye. I target erano politici del nuovo governo, uomini d’affari, insegnanti, dottori e testimoni sopravvissuti al genocidio.

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Giu 24

Onu: i campi rifugiati ruandesi in Zaire: una vergogna internazionale. Parte Prima

Grazie ad un'operazione umanitaria dell’esercito francese avvallata dalle Nazioni Unite, l’esercito genocidario ruandese nel luglio 1994 riuscì a rifugiarsi nel vicino Congo obbligando 3 milioni di persone a divenire profughi. I genocidari presero il controllo dei campi profughi con la complicità delle Agenzie Onu e Ong internazionali

di Fulvio Beltrami

Di fronte all’avanzata del Fronte Patriottico Ruandese (FPR), quello che rimaneva del governo genocidario, delle forze armate e delle milizie Interahamwe costrinse circa quattro milioni di civili hutu a rifugiarsi nei paesi confinanti: Tanzania, Burundi e Zaire sotto copertura della missione “umanitaria” internazionale coordinata dall'esercito francese: Operazione Turchese. L’esercito ruandese entrò nello Zaire (attuale Repubblica Democratica del Congo) virtualmente intatto. Il presidente zairese, Mobutu Sese Seko, storico alleato di Habyrimana assicurò un santuario sicuro per l’esercito sconfitto e i rappresentanti del governo hutu che avevano scatenato l’Olocausto. Accettando di accogliere le forze genocidarie, Mobutu cercò di riavvicinarsi alla Francia che, nonostante le prese di distanza dal dittatore zairese, aveva un disperato bisogno di riorganizzare le forze ancora disponibili per tentare un’offensiva contro il FPR per riprendersi il controllo del Ruanda e per fermare l’offensiva anglofona che avrebbe seriamente indebolito la sfera d’influenza francese sull’Africa e la possibilità di controllare le risorse naturali.

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Giu 21

Genocidio Ruandese. Svezia e Norvegia contribuiscono alla giustizia

La condanna all’ergastolo inflitta dal tribunale di Stoccolma a Stanislas Mbanenande, accusato di genocidio, riconferma la volontà del paese scandinavo di contribuire alla giustizia del genocidio in Rwanda nel 1994, seguendo l’esempio della Norvegia. Italia, Francia e Vaticano rifiutano ancora di collaborare con la giustizia internazionale

di Fulvio Beltrami

Giovedì 19 giugno la corte d’appello di Stoccolma ha riconfermato la condanna inflitta a Stanislas Mbanenande per la sua partecipazione al genocidio compiuto nel 1994 in Rwanda. Mbanenande, 55 anni, cittadino ruandese con attuale cittadinanza svedese, sconterà la pena all'ergastolo in una prigione di stato. La sentenza chiude il primo processo a dei criminali ruandesi nel paese. Mbanenande, all’epoca 35enne, organizzò tra l’aprile e il giugno 1994 omicidi di massa, stupri collettivi e rapimenti presso la prefettura di Kibuye nell'ovest del Rwanda. La difesa accusò la giuria di aver ricevuto prove inventate dal governo ruandese dichiarando che il suo cliente è in realtà una vittima del regime di Kigali essendo un noto oppositore politico. Gli argomenti della difesa non sono stati sufficienti per convincere la corte d’appello di Stoccolma a invalidare la condanna decisa dal tribunale il 5 novembre 2012.

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Giu 18

Rwanda. Paul Kagame spiega la sua lotta contro il terrorismo

Il 5 giugno 2014 il presidente ruandese ha dichiarato che ogni terrorista attivo nel paese deve essere abbattuto in pieno giorno. La dichiarazione ha suscitato forti critiche da parte americana. Paul Kagame spiega le ragioni in una intervista rilasciata a Jeune Afrique

di Fulvio Beltrami

La Ong Americana in difesa dei diritti umani Human Rights Watch (HRW) due settimane fa ha rilasciato un rapporto accusando il Rwanda di attuare arresti arbitrari e sparizioni di propri cittadini sospettati di sostenere il gruppo terroristico Forze Democratiche di Liberazione del Rwanda (FDLR). Il rapporto è stato ripreso dal Dipartimento di Stato americano. Secondo vari osservatori regionali il rapporto non sarebbe neutrale e tenderebbe a trasformare il diritto di uno stato sovrano a difendere il proprio territorio e la propria popolazione in un atto di repressione.

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Mag 14

Rwanda. Les Faits sont têtus. I Fatti sono Testardi

Continue sono le opere di revisionismo storico sul genocidio ruandese, supportate anche da alcuni gruppi cattolici italiani. Il Professore Deo Koya Ntarugera ci propone una riflessione sull’argomento denunciando senza mezzi termini tutte le energie spese per mantenere vivi i fantasmi del passato genocidio, nella speranza che questo passato ritorni

di Fulvio Beltrami

Les Fait sont têtus (i fatti sono testardi). Questa la frase pronunciata dal presidente ruandese Paul Kagame durante l’inaugurazione delle celebrazioni del ventesimo anniversario dell’Olocausto Africano avvenuto nel 1994.

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