Corte Penale Internazionale. Lo strumento eversivo della giustizia Europea

Frammenti Africani

Frammenti Africani è un resoconto giornalistico di tematiche complesse del Continente Africano, futuro epicentro economico mondiale, dove coesistono potenze economiche e militari, crescita economica a due cifre, guerre, colpi di stato, masse di giovani disoccupati e una borghesia in piena crescita.
Un mosaico di situazioni contraddittorie documentate da testimonianze di prima mano e accuratamente analizzate per offrire un'informazione approfondita sulla politica, economia e scoperte scientifiche di un mondo in evoluzione pieno di paradossi.

Fulvio Beltrami

Fulvio Beltrami
Originario del Nord Italia, sposato con un'africana, da dieci anni vivo in Africa, prima a Nairobi ora a Kampala. Ho lavorato nell’ambito degli aiuti umanitari in vari paesi dell'Africa e dell'Asia.
Da qualche anno ho deciso di condividere la mia conoscenza della Regione dei Grandi Laghi (Uganda, Rwanda, Kenya, Tanzania, Burundi, ed Est del Congo RDC) scrivendo articoli sulla regione pubblicati in vari siti web di informazione, come Dillinger, FaiNotizia, African Voices. Dal 2007 ho iniziato la mia carriera professionale come reporter per l’Africa Orientale e Occidentale per L’Indro.
Le fonti delle notizie sono accuratamente scelte tra i mass media regionali, fonti dirette e testimonianze. Un'accurata ricerca dei contesti storici, culturali, sociali e politici è alla base di ogni articolo.

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Ott 17

Corte Penale Internazionale. Lo strumento eversivo della giustizia Europea

La Corte Penale Internazionale da strumento di giustizia internazionale contro i genocidi e i crimini contro l’umanità si è trasformata in un mero strumento delle potenze europee che la finanziano e ne decidono la politica. Un lungo percorso degenerativo dalla sua creazione nel luglio 2002 alla prima uscita di uno Stato membro nel 2015, il Sud Africa che ci fa capire cosa è diventata in realtà la Cpi: un tribunale dei bianchi che l’Africa ora rigetta in toto

di Fulvio Beltrami

corte penale internazionale

La International Criminal Court (ICC) o Corte Penale Internazionale (Cpi) è un organismo giudiziario sovranazionale e un tribunale internazionale creato il primo luglio 2002 a seguito dell’entrata in vigore dello Statuto di Roma adottato durante la conferenza tenutasi a Roma il 17 luglio 1998 dove si stabilirono le basi di una giustizia internazionale contro i crimini di genocidio, crimini di guerra, crimini contro l’umanità e crimini di aggressione contro Stati sovrani. Al 6 gennaio 2015, 123 Stati hanno aderito allo Statuto di Roma. La Cpi è basata nella città di Hague (Aia) in Olanda. Dal 2010 è soggetta a pesanti critiche internazionali ed accusata di applicare una giustizia selettiva che colpisce solo l’Africa per favorire le mire coloniali dell’Occidente.

L’Unione Europea fin dall’inizio è stata il principale sponsor della creazione della Corte Penale Internazionale. Una volta che essa divenne realtà l’Unione Europea è diventata la principale fonte di finanziamento. Nel 2012 l’Unione Europea assicurò il 57,7% del budget della Cpi. Cinque i principali finanziatori europei: Germania (12% del budget, 62,9 milioni di euro), Gran Bretagna (10%, 10,6 milioni di euro), Francia (9%, 9,9 milioni di euro), Italia (7,5%, 8,06 milioni di euro), Spagna (5%, 5,1 milioni di euro). I primi tre paesi sono anche due ex potenze coloniali e una potenza europea che non fa mistero del suo imperialismo economico a livello europeo. Sono queste tre nazioni che dettano legge assieme agli Stati Uniti all’interno della Cpi, influenzando gli orientamenti e decidendo quali indagini giudiziarie avviare e quali no. Italia e Spagna hanno una voce di capitolo molto ridotta rispetto ai loro finanziamenti, sospettati di essere una semplice tassa da pagare per ragioni di prestigio.

La dipendenza finanziaria della Cpi verso le potenze europee è in netto contrasto con la necessaria indipendenza giuridica che questo organismo sovra nazionale dovrebbe avere.La Corte Penale Internazionale è de facto uno strumento politico dell’Unione Europea e degli Stati Uniti per indebolire o distruggere la sovranità di Stati nemici.” Così viene descritto il Tribunale dell'Aia dal Commendatore americano George F. Will. “Il finanziamento dell’Unione Europea alla Cpi è talmente spropositato e consistente da creare seri dubbi che si sia innescato un processo di assimilazione tra le due organizzazioni”, afferma l’ex Commissario Europeo Chirs Patten. L’Unione Europea ha duramente lavorato per cinque lunghi anni alla realizzazione della Cpi, ha curato alla stesura dello Statuto e ha svolto un intenso lavoro di lobby al fine di convincere più nazioni possibili (specialmente del Terzo Mondo) a diventare Stati membri.

L’Unione Europea è divenuta la voce internazionale della Cpi e la sua arma diplomatica. Questa simbiosi ha trasformato uno strumento di giustizia nato per essere imparziale in una lunga mano e strumento di pressione dell’Unione Europea che, assieme agli Stati Uniti influiscono sulle scelte compiute, indirizzando la giustizia verso i nemici dell’Occidente e proteggendo dalle indagini i loro amici: da Israele all’Arabia Saudita”, spiega Michael Bourguignon esperto politico belga. “Al Parlamento Europeo è stato affidato il compito di assicurare il supporto politico alla Cpi, incoraggiando nuovi membri aderenti allo Statuto di Roma includendo l’adesione come una delle condizioni principali per ogni trattato economico tra l’Unione Europea e gli Stati del Terzo Mondo. L’adesione alla Cpi è stata trasformata in prerequisito anche per gli aiuti umanitari ai vari Paesi. L’Unione Europea ha incoraggiato la nascita e totalmente finanziato varie Ong del Terzo Mondo in difesa dei diritti umani a condizione che si dichiarassero disponibili a sostenere e promuovere le attività della Cpi nel mondo” spiegano i giornalisti Jan Wouters e Sudeshna Basu.

Il supporto finanziario europeo dei primi cinque anni è arrivato a coprire il 75% del budget annuale della Cpi, attestandosi ora al 57,7% grazie al contributo di altre nazioni reso obbligatorio in cambio di trattati economici e aiuti umanitari. Mentre il contributo degli altri paesi membri non da diritto a poter influenzare le scelte della Cpi per rispettare l’indipendenza della magistratura della Cpi prevista dallo Statuto di Roma, il finanziamento dei cinque paesi europei di fatto trasforma l’organismo giuridico internazionale in una loro proprietà. Per assicurarsi che la Cpi orienti il suo lavoro in conformità con obiettivi ed esigenze coloniali l’Unione si è assicurata anche il controllo fisico del Tribunale dell'Aia, denominato in Africa il “Tribunale dei Bianchi”.

Il 52% dei giudici e degli investigatori della Cpi sono francesi, accuratamente scelti da Parigi. L’esercito di giudici bianchi (che il totale arriva al 78% dei giudici della Cpi) è completato da professionisti scelti da Gran Bretagna, Olanda, Italia e Spagna. I giudici di nazionalità africana (il Continente più colpito dalle inchieste della Cpi) non arrivano al 2% escluso il posto di Procuratore Capo assegnato a giudice del Gambia Faou Bebsouda ex Sostituto Procuratore della Cpi. Una nomina dettata più da esigenze di marketing che per garantire la rappresentanza africana. Una donna e in più negra fa sempre comodo a condizione che non abbia alcun potere decisionale. Stesse percentuali si riscontrano nel personale di supporto presso l’Aia e nel personale specializzato incaricato di compiere le indagini all’estero. Indagini che spesso sono condotte su una mancanza di prove dirette e basate su “testimonianze dubbie” e su rapporti redatti da parti in conflitto o da associazione non governative che ricevono forti finanziamenti dalla Unione Europea. I rapporti di forza all’interno della Cpi (detenuti da Gran Bretagna, Francia e Germania) rispecchiano quelli all’interno del Parlamento Europeo, considerato il simulacro della democrazia europea.

Nel 2008 il quotidiano The Economist riportò i commenti del presidente Ceco Vaclav Klaus sulla presidenza del suo paese dell’Unione Europea che ruota tra gli stati membri ogni sei mesi. Parlando con l’ambasciatore Europeo a Parigi, Klaus affermò che la presidenza ceca era insignificante in quanto ogni decisione era preventivamente stata presa da Francia, Gran Bretagna e Germania. Come nel caso della Cpi i principali finanziatori della Unione Europea sono le tre potenze assieme all’Italia. Nel caso del nostro paese il suo enorme contributo non offre una posizione di reale influenza all’interno delle scelte economiche e politiche della UE ma viene generosamente ricambiato da un'assistenza economica che permette all’Italia di non dichiarare la bancarotta come nel caso della Grecia. “L’Unione Europea è di fatto un'organizzazione non democratica controllata da un ristretto club di potenze europee che sono le stesse che hanno creato l'instabilità nel Vecchio Continente per secoli e scatenato due guerre mondiali. Stesso dicasi per la Cpi. Il Parlamento Europeo e il la Corte dell'Aia sono due diramazioni dello stesso potere esecutivo e decisionale mantenuto dai tre paesi storicamente amici-nemici: Francia, Germania e Gran Bretagna” fa notare il ricercatore israeliano Seth Frantzman.

Il controllo dell’Europa sulla Cpi assicura anche il lavoro di lobby presso le Nazioni Unite. Fin dalla presentazione del primo rapporto Cpi presso il Palazzo di Vetro a New York nel novembre 2005 l’Unione Europea si è sempre assicurata che le Nazioni Unite e il Consiglio di Sicurezza avvallino tutte le decisioni prese dal Tribunale dell'Aia che in realtà sono le decisioni prese da Gran Bretagna, Francia e Germania. Il lavoro della lobby europea all’interno dell'Onu è quello di evitare pericolose opposizione che rendano difficile la giustizia selettiva e strumentale della Cpi. Le tre istituzioni pilastro della UE (Parlamento, Affari esteri e Cooperazione giuridica e poliziesca) sono i bracci armati della Cpi. Il Tribunale dell'Aia, fin dalla sua nascita ha colpito solo Paesi africani. “La Cpi e i suoi bracci armati si comportano in Africa come un'organizzazione terroristica. Rapiscono con l’uso della forza signori della guerra, politici ed ex Capi di Stato, impediscono la loro estradizione e li rinchiudono nelle prigioni processandoli nella lontana Europa. Gli imputati non possono scegliere gli avvocati difensori che vengono aggiudicati d’ufficio dalla Cpi e spesso servono come mero simulacro di giustizia” accusa Seth Frantzman.

Le indagini e i processi condotti contro “criminali” in Africa sono strettamente collegati alle esigenze di controllo imperialistico dell’Europa sulle risorse naturali del Continente. L’ex signore della guerra e leader dell’opposizione congolese Jean Pierre Bemba è stato arrestato e sottoposto a processo per eliminare un pericoloso rivale politico che poteva compromettere la tenuta del regime del presidente Joseph Kabila e del governo congolese che fino ad ora hanno permesso alle multinazionali tedesche, inglesi e francesi di rapinare le risorse naturali del Congo a scapito della popolazione che versa in condizioni di vita dell’Ottocento. Laurent Gagbo ha subito la stessa sorte per rendere irreversibile il controllo francese sulla Costa d’Avorio tramite la carica presidenziale ottenuta da Allassane Ouattara nel 2011 grazie all’intervento militare di Parigi. Charles Taylor è stato processato e condannato per rafforzare la tenuta del regime della presidente Ellen Johson Sirleaf in Liberia.

Spesso i criminali hanno un lungo passato di collaborazione con le potenze imperialiste europee. Il rischio che rivelino crimini e responsabilità dei soci europei che sono allo stesso tempo i principali finanziatori della Cpi, il Tribunale dell’Aia nomina degli avvocati difensori che rientrano nei suoi libri paga come dipendenti o consulenti. Essi hanno il compito non di difendere adeguatamente gli imputati ma di evitare ogni imbarazzo per le potenze europee. Nonostante questa vergognosa astuzia giuridica, spesso le prove contro questi criminali africani evidenziano in maniera lampante le responsabilità europee. Nel tentativo di trovare una metodologia adeguata per imputare i crimini agli imputati africani senza coinvolgere Francia, Inghilterra o Germania, la Corte Penale Internazionale prolunga a dismisura l’iter giudiziario obbligando gli imputati a decenni di prigionia senza processo o a subire processi in cui non si intravvede la fine. Se i finanziatori europei individuano i criminali da processare individuano anche i criminali che la Cpi deve garantire la totale immunità.

Un'immunità che di fatto è garantita per tutti i paesi europei e gli Stati Uniti. La Cpi non ha aperto alcun'inchiesta sui massacri di civili e l’aggressione illegale della Francia in Libia contro il colonnello Geddafi. Al contrario è stato proprio il colonnello Geddafi, presidente di una nazione aggredita dall’Occidente ad essere indagato. Visto che i complici europei dei crimini di Geddafi erano evidenti il dittatore libico trovò la morte al momento della sua cattura con gran sollievo di Bonn, Londra, Parigi e Roma. La Cpi non ha aperto nessun'inchiesta contro la Francia per le destabilizzazioni attuate in Mali e Repubblica Centrafricana, per il supporto attivo al genocidio di musulmani ad opere di milizie cristiane che sta avvenendo nella Repubblica Centrafricana e per il recente supporto finanziario e organizzativo al fallito colpo di stato nella Burkina Faso.

Anche le potenze mondiali sono esentate: Stati Uniti, Russia e Cina. Esse comunque non riconoscono la autorità della Cpi. Esentati anche gli alleati strategici: Israele, Qatar, Kuwait e Arabia Saudita dove le donne sospettate di adulterio sono lapidate a morte nelle pubbliche piazze e gli atei e gli omosessuali sono condannati alla pena capitale. L’Arabia Saudita ora è alla presidenza del Consiglio per la Difesa dei Diritti Umani presso le Nazioni Unite... Protetti anche i soci d’affari africani. Allassane Ouattara, attuale presidente della Costa d’Avorio è in realtà un Signore della Guerra su cui spalle gravano vari crimini contro l’umanità e pogrom etnici compiuti dalle sue milizie durante le due guerre civili combattute nel paese. L’ex presidente burundese Pierre Nkurunziza non è oggetto di un'inchiesta sui crimini contro l’umanità che sta compiendo nel Burundi per mantenere illegalmente il potere. Si parla ormai di genocidio.

La presidente liberiana Ellen Johson Sirleaf non è indagata per aver finanziato e orchestrato le due guerre civili nel paese: quella di Charles Taylor contro il dittatore Samuel Doe e quella successiva attuata da un'accozzaglia di gruppi ribelli contro Charles Taylor nè per dirigere la Liberia nella totale mancanza di libertà e di rispetto dei diritti umani. Al contrario nel 2001, due mesi primi delle clamorose frodi elettorali che le fecero ottenere il secondo mandato e della brutale repressione della popolazione che aveva osato contestare in piazza la validità dei risultati elettorali, la Sirleaf si vide aggiudicare il Premio Nobel per la Pace.

Dopo un decennio di sporco lavoro, ora la Cpi si trova sul punto della sua estinzione. Gli Stati Uniti scoraggiano apertamente le altre nazioni ad aderire. Nel 2004 il Congresso americano ha adottato il “Nethercutt Amendment” (il decreto contro il Tribunale dell'Aia) che sancisce il diritto del governo americano di aumentare la cooperazione economica e gli aiuti umanitari a tutti i Paesi del Terzo Mondo che non aderiscono allo Statuto di Roma e di penalizzare quelli che vi aderiscono. Il processo al presidente presidente sudanese Omar El Bashir per presunti crimini di guerra commessi in Darfur è reso impossibile dalla strenua difesa del dittatore da parte dei Paesi africani. Il processo al presidente keniano Uhruru Kenyatta per crimini contro l’umanità commessi durante le violenze post elettorali del dicembre 2007 gennaio 2008 è stato archiviato mentre quello del vicepresidente William Ruto, ancora in corso, seguirà la stessa sorte.

Ma il colpo mortale alla Cpi e al castello di intrighi creato dalle potenze coloniali europee è giunto dal governo del Sud Africa che ha dichiarato ufficialmente la sua uscita dallo Statuto di Roma, creando un precedente che sarà seguito dalla maggioranza dei Paesi africani. Il declino della Cpi è strettamente legato a quello della Europa nel continente africano che intende sganciarsi dal dominio occidentale per diventare una potenza economica e politica alleata a Russia, Cina, India e Brasile. I dieci anni di operato del Tribunale dell’Aia unilateralmente orientato contro certi criminali africani ha evidenziato una giustizia selettiva e legata alle logiche di potere che ha di fatto distrutto i concetti universali della giustizia e della difesa dei diritti umani vittime delle logiche imperialiste delle potenze europee che sono le prime ad ignorarli.

Alcuni osservatori internazionali sono preoccupati dal vuoto giuridico che si creerà in Africa con la probabile reazione a catena che porterà la maggioranza dei Paesi a non riconoscere più l’autorità della Cpi. Affermano che il Continente non è pronto per creare un'istituzione giudiziaria sovra nazionale credibile ed efficiente. Gli osservatori africani ribattono che la mancanza di credibilità è una prerogativa unica alla Cpi e affermazioni del genere sono basate dal atavico razzismo bianco verso l’Africa. Uno stratagemma imperialistico adottato dall’Occidente per attivare la “giustizia dei bianchi considerando che per statuto l’intervento della Cpi è possibile solo dove vi sia una comprovata incapacità del paese di amministrare la propria giustizia. Chi lo ha detto che gli africani sono incapaci di amministrare la giustizia anche contro i loro dittatori? La Burkina Faso è un esempio che dimostra l’esatto contrario.

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