Frammenti Africani

Frammenti Africani è un resoconto giornalistico di tematiche complesse del Continente Africano, futuro epicentro economico mondiale, dove coesistono potenze economiche e militari, crescita economica a due cifre, guerre, colpi di stato, masse di giovani disoccupati e una borghesia in piena crescita.
Un mosaico di situazioni contraddittorie documentate da testimonianze di prima mano e accuratamente analizzate per offrire un'informazione approfondita sulla politica, economia e scoperte scientifiche di un mondo in evoluzione pieno di paradossi.

Fulvio Beltrami

Fulvio Beltrami
Originario del Nord Italia, sposato con un'africana, da dieci anni vivo in Africa, prima a Nairobi ora a Kampala. Ho lavorato nell’ambito degli aiuti umanitari in vari paesi dell'Africa e dell'Asia.
Da qualche anno ho deciso di condividere la mia conoscenza della Regione dei Grandi Laghi (Uganda, Rwanda, Kenya, Tanzania, Burundi, ed Est del Congo RDC) scrivendo articoli sulla regione pubblicati in vari siti web di informazione, come Dillinger, FaiNotizia, African Voices. Dal 2007 ho iniziato la mia carriera professionale come reporter per l’Africa Orientale e Occidentale per L’Indro.
Le fonti delle notizie sono accuratamente scelte tra i mass media regionali, fonti dirette e testimonianze. Un'accurata ricerca dei contesti storici, culturali, sociali e politici è alla base di ogni articolo.

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Set 20

Burundi. Il Vaticano accusa il regime di promuovere una dottrina diabolica

Continua l’opera di denuncia della Santa Sede rivolta contri il regime dittatoriale del ex Presidente Pierre Nkurunziza. Monsignor Jachim Ntahondereye, presidente della Conferenza Episcopale del Burundi accusa i leader del regime burundese di essere dei bugiardi ipocriti che promuovono una dottrina diabolica di morte

di Fulvio Beltrami

Dopo i risultati della inchiesta condotta dalla Commissione ONU in Burundi che hanno rivelato vari crimini contro l'umanità e una precisa strategia genocidaria contro la minoranza tutsi aprendo così le porte ad una inchiesta internazionale presso la CPI, il Vaticano interviene lanciando dure accuse all regime del dittatore Pierre Nkurunziza e chiedendo seri colloqui di pace. Domenica 10 settembre il presidente della Conferenza Episcopale, Monsignor Joachim Ntahondereye, noto per le sue denunce contro il regime, ha scritto un duro intervento che è stato letto durante l'omelia domenicale in tutte le chiese cattoliche del Paese. Nel suo intervento Monsignor Ntahondereye denuncia una dottrina diabolica perseguita da dei "bugiardi ipocriti" e tesa a creare odio e violenza in Burundi. Il riferimento al regime è palese. Monsignor Ntahondereye ha inoltre esortato il governo ad accettare seri colloqui di pace con tutti gli attori politici della crisi burundese e l'opposizione in esilio. I negoziati sono ad un punto morto da oltre 8 mesi

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Mar 26

Burundi. Il governo non collaborerà con la commissione ONU sui diritti umani

Il Burundi, entrato in una grave crisi sociale e politica nell’aprile 2015, è accusato di gravi violazioni dei diritti umani e di preparare un genocidio contro la minoranza tutsi. Martin Nivyabandi, Ministro dei diritti umani ha informato il Palazzo di Vetro a New York che il governo non collaborerà con la commissione ONU di inchiesta sui diritti umani nel paese. Le Nazioni Unite deplorano la mancata collaborazione definendola una atto grave

di Fulvio Beltrami

Sabato 25 marzo il Ministro dei diritti umani, Martin Nivyabanda, ha annunciato che il governo non collaborerà con la commissione delle Nazioni Unite incaricata di indagare sulle numerose denunce ricevute di gravi violazioni dei diritti umani commesse dal regime del ex presidente Pierre Nkurunziza illegalmente al potere dal luglio 2015. Il Palazzo di Vetro a New York il 10 marzo scorso aveva informato le autorità burundesi del invio di esperti in diritti umani per incontrare le vittime e raccogliere le testimonianze sulle violazioni dei diritti umani registrate in Burundi dall’inizio della crisi socio politica: aprile 2015.

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Apr 8

Le attività nocive della ENI in Congo Brazzaville

La Repubblica del Congo è considerata dal governo italiano come un paese prioritario per la politica energetica nazionale causa la presenza della multinazionale ENI, accusata dall’opposizione e società civile congolesi di sostenere la dittatura del Presidente Denis Sassou N’Guesso e di gravi danni ambientali. Accusa che oltrepassa i confini del paese africano diventando internazionale. La ENI usa in Congo metodologie di estrazione petrolifera tra le più dannose per l’ambiente e la salute umana, mentre il governo sembra ignorare le varie denunce internazionali sottoposte

di Fulvio Beltrami

La Repubblica del Congo lunedì 04 ottobre ha visto l’attacco della guerriglia Ninjas alla capitale Brazzaville in reazione del terzo mandato ottenuto lo scorso marzo dal presidente Denis Sassou N’Guesso grazie a delle frodi elettorali. Il paese africano è considerato dal governo italiano come prioritario per la politica energetica nazionale causa la presenza della multinazionale ENI, accusata dall’opposizione e società civile congolesi di sostenere la dittatura del Presidente Denis Sassou N’Guesso e di gravi danni ambientali. Accusa che oltrepassa i confini del paese africano diventando internazionale. Il Network di Fede e Giustizia Africa Europa (AEFJN) ha recentemente dichiarato che “Le attività del gigante petrolifero italiano ENI in Congo-Brazzaville sono un interessante esempio di comportamento dubbioso delle multinazionali europee che operano all’estero, in particolare nei Paesi in Via di Sviluppo” 

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Giu 25

Quanto è trasparente Unhcr?

Nonostante ricerche, rapporti, audit finanziari esterni e denunce giornalistiche Unhcr, l'agenzia Onu per i rifugiati, continua ad essere poco trasparente a livello finanziario mettendo in dubbio l’efficacia del suo operato

di Fulvio Beltrami

L’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati (Unhcr) fu fondato il 14 dicembre 1950 dall’Assemblea generale delle Nazioni Unite con l’obiettivo di assistere i rifugiati nel mondo. L’Agenzia ha iniziato ad essere operativa il 1° gennaio 1951 assistendo fino ad ora 50 milioni di persone e vincendo due premi Nobel per la pace, rispettivamente nel 1954 e nel 1981. Con un budget annuale di 300.000 dollari nel 1950, Unhcr è divenuta una vera e propria holding umanitaria con 4,3 miliardi di dollari nel 2012. I fondi provengono per il 86% dai governi, 6% da alter organizzazioni intergovernative, 6% da donazioni private (fondazioni, ditte e donazioni individuali), 2% dal budget delle nazioni che copre i costi amministrativi. I principali finanziatori sono: Commissione Europea, Giappone, Olanda, Stati Uniti e Svezia. Il successo di Unhcr sembra continuare contrariamente ad altre Agenzie Onu come quella incaricata per le missioni di pace che devono affrontare pesanti tagli finanziari. Nel giugno 2013 il budget a disposizione ammontava a 5,3 miliardi di dollari dei quali 1,3 miliardi messi come riserva per crisi impreviste.

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Feb 18

Il Baratto Ugandese: Presidenza, Petrolio e Omosessualità

Il Presidente Yoweri Museveni ha accettato di firmare la legge anti gay durante un meeting del partito presso Kyankwanzi. La decisione é frutto di uno scambio politico: legge anti omosessualità in cambio del supporto alla Presidenza per permettere a Museveni di gestire la delicata fase di avvio della produzione petrolifera. Ipocrite ed inefficaci le reazioni della Chiesa Cattolica e del Presidente Barak Obama

di Fulvio Beltrami

Durante il meeting del National Revolutionary Army (NRM), svoltoso la scorsa settimana presso la località Kyankwanzi, Domenica 16 febbraio 2014 il Presidente Yoweri Museveni ha promesso ai quadri del suo partito di firmare la controversa legge anti-gay approvata dal Parlamento il 20 dicembre 2014.

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Gen 24

Sud Africa. Dilaga il TTD, stupro collettivo conto le lesbiche

Il Sud Africa é considerato un paradiso sicuro per il rispetto dei diritti gay. La Costituzione considera ogni atto omofobico come un crimine contro l'umanità mentre il Codice Penale condanna duramente sia gli atti omofobici che le discriminazioni legate alle scelte sessuali. Nonostante questa protezione costituzionale e legislativa dal 2001 é sorto il fenomeno dello stupro collettivo contro le lesbiche, fenomeno in costante aumento

di Fulvio Beltrami

Essere gay in Africa é un lotta quotidiana per difendere il diritto di orientamento sessuale e la dignità personale. Le cause sono molteplici: cultura macho, pregiudizi, miti popolari come per esempio che l'omosessualità sia una malattia infettiva o una degenerazione importata dall’Occidente. Vari Governi, politici e leader religiosi (siano essi cattolici, protestanti o mussulmani) spesso strumentalizzano la situazione per diffondere sentimenti omofobici tra la popolazione. I loro obiettivi non sono rivolti necessariamente contro gay o lesbiche che, spesso, diventano un comodo pretesto per aumentare la propria popolarità o distogliere l’attenzione pubblica da gravi problematiche nazionali.

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Gen 23

Uganda. Il caso di Bernard Randal

L’incredibile storia di un cittadino britannico in Uganda vittima della rivincita del fronte anti gay alla decisione del Presidente Yoweri Museveni di non approvare la legge anti omossessuali

di Fulvio Beltrami

Dal Novembre 2013 Bernard Randal, 65 anni, ex esperto di informatica del Kent, é stato all’attenzione dei media ugandesi e britannici a causa del suo arresto e del processo subito.

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Gen 9

Israele. Le origini dell’odio

Qual è stato il percorso che ha portato la nazione fondata dai profughi dell’Olocausto ad un'isteria razziale collettiva contro gli immigrati africani? Un tentativo di spiergalo tramite una retrospettiva dell’origine dell’odio degli ultimi tre anni

di Fulvio Beltrami

Dal 2006 circa 60.000 immigrati africani sono arrivati in Israele attraversando il deserto del Sinai per fuggire da povertà, persecuzioni, pulizie etniche e genocidio. La maggioranza di essi è originaria del Sudan e della Eritrea, due tra i più brutali regimi ancora esistenti in Africa.

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Gen 8

Israele. La rivolta degli Africani

Tel-Aviv, domenica 5 gennaio. Gli immigrati africani hanno proclamando uno sciopero di tre giorni per protestare contro le condizioni disumane in cui vivono, le reclusioni senza processo e i tentativi di espulsione. Un'accurata inchiesta sulle politiche immigratorie del governo israeliano e le origini della protesta

di Fulvio Beltrami

Trentamila sui cinquantacinquemila immigrati africani presenti nel paese hanno protestato organizzando una manifestazione nella capitale israeliana. La maggioranza di essi proviene dall’Eritrea e dal Sudan, due paesi governati da regimi tra i più dittatoriali e brutali dell’Africa. Molti di essi vivono e lavorano in Israele da anni ma la loro posizione non è mai stata regolarizzata dalle autorità. Una manifestazione di minore entità si è svolta anche presso la città di Eilat dove gli immigrati si sono radunati all’esterno del ministero degli Interni.

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