Frammenti Africani

Frammenti Africani è un resoconto giornalistico di tematiche complesse del Continente Africano, futuro epicentro economico mondiale, dove coesistono potenze economiche e militari, crescita economica a due cifre, guerre, colpi di stato, masse di giovani disoccupati e una borghesia in piena crescita.
Un mosaico di situazioni contraddittorie documentate da testimonianze di prima mano e accuratamente analizzate per offrire un'informazione approfondita sulla politica, economia e scoperte scientifiche di un mondo in evoluzione pieno di paradossi.

Fulvio Beltrami

Fulvio Beltrami
Originario del Nord Italia, sposato con un'africana, da dieci anni vivo in Africa, prima a Nairobi ora a Kampala. Ho lavorato nell’ambito degli aiuti umanitari in vari paesi dell'Africa e dell'Asia.
Da qualche anno ho deciso di condividere la mia conoscenza della Regione dei Grandi Laghi (Uganda, Rwanda, Kenya, Tanzania, Burundi, ed Est del Congo RDC) scrivendo articoli sulla regione pubblicati in vari siti web di informazione, come Dillinger, FaiNotizia, African Voices. Dal 2007 ho iniziato la mia carriera professionale come reporter per l’Africa Orientale e Occidentale per L’Indro.
Le fonti delle notizie sono accuratamente scelte tra i mass media regionali, fonti dirette e testimonianze. Un'accurata ricerca dei contesti storici, culturali, sociali e politici è alla base di ogni articolo.

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Frammenti Africani

Apr 22

Sud Sudan. Il governo vuole tassare le agenzie umanitarie

Il governo di Juba a corto di valuta estera causa le spese belliche affrontate dallo scoppio della guerra civile (dicembre 2013) e dalla conseguente drastica riduzione della produzione petrolifera ora intende imporre una tassa su ogni operatore umanitario straniero. ONG e Agenzie ONU si oppongono a questa misura da loro considerata inaccettabile

di Fulvio Beltrami

La comunicazione del governo dell’introduzione di una tassa su ogni operatore umanitario presente nel Sud Sudan è giunta improvvisamente incrinando le già difficili e compromesse relazioni con le ONG internazionali e Agenzie ONU. In realtà non si tratterebbe di una nuova tassa ma di un aumento spropositato del permesso di lavoro attualmente di 100 dollari. Per ogni operatore umanitario delle ONG il costo per ottenere il permesso di lavoro che il governo vuole imporre è di 10.000 dollari. Per gli operatori umanitari delle Nazioni Unite: 2.000 dollari. Tutto su base annua.

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Apr 3

Rwanda Burundi. I propositi di Papa Francesco diventano realtà

Lo storico incontro tra il Santo Padre e il Presidente ruandese Paul Kagame delinea un nuovo corso politico di Papa Francesco nella Regione dei Grandi Laghi. Un orientamento che sembra essere messo in pratica dai vescovi del Burundi e Rwanda. In una serie di azioni e comunicati comuni i vescovi cattolici dei due Paesi si sono di fatto schierati contro il regime razziale del ex presidente Pierre Nkurunziza in Burundi

di Fulvio Beltrami

Durante lo storico incontro con il Presidente ruandese Paul Kagame avvenuto il 20 marzo scorso, il Santo Padre, dopo aver riconosciuto le responsabilità della Chiesa Cattolica nel genocidio avvenuto nel 1994 in Rwanda, ha chiarito che il Vaticano promuoverà una diversa politica estera nella Regione dei Grandi Laghi ove vengono predilette pace e integrazione tra i popoli. Una svolta che interrompe 70 anni di attiva collaborazione della Chiesa Cattolica alla ideologia di supremazia razziale HutuPower, di cui epilogo è l’Olocausto Africano. Una volontà politica che mette in serie difficoltà il clero africano e le congregazioni cattoliche italiane legate all’ala conservatrice della Santa Sede storicamente famosa per il suo odio razziale verso le popolazioni della regione di etnia tutsi.

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Apr 1

Africa Centrale. La CEMAC si ribella alla Francia a favore della Cina

Le ex colonie africane della Francia membri della CEMAC accellerano il processo di delocalizzazione economica rendendo convertibile lo Yuan cinese per facilitare gli investimenti con il Dragone Rosso e sottrarli dal controllo finanziario della Banca Centrale della Francia. Una mossa non gradita da Parigi. Si sospetta che la risposta sia indirizzata verso finanziamenti occulti del terrorismo nella regione per creare caos e instabilità sociale

di Fulvio Beltrami

La Comunità Economica Monetaria dell’Africa Centrale è una comunità economica nata nel 1964 grazie al Trattato di Brazzaville ed entrata in vigore nel 1966. Trattasi di un accordo di mercato comune e libero commercio che impone una unione delle dogane, tariffe comuni per l'esportazione e una unica moneta: il Franco CFA. I Paesi fondatori furono: Camerun, Ciad, Gabon, Repubblica Centro Africana e Congo Brazzaville. A partire dalla fine degli anni Ottanta la CEMAC viene progressivamente allargata ad altri Paesi: Angola, Burundi, Guinea Equatoriale, Sao Tomè e Principe, Rwanda. Come si nota la CEMAC è prevalentemente formata da ex colonie francesi. Attraverso il Franco CFA la Banca Centrale della Francia controlla l’economia di questa unione commerciale assicurando una situazione di quasi monopolio regionale agli investitori francesi. Causa il controllo finanziario e le interferenze politiche di Parigi la CEMAC non è mai riuscita ad evolversi sul modello della Unione Europea rimanendo sempre allo stadio larvale di mercato comune. L’economia dei Paesi CEMAC è ancora legata all’economia coloniale: esportazione di materie prime in Francia ed importazione di prodotti finiti dalla Francia.

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Mar 30

Sud Sudan. Le Nazioni Unite insistono su una forza di pace

Le Nazioni Unite stanno insistendo sulla necessità di inviare un contingente militare di interposizione per far rispettare gli accordi di pace del 2015 e porre fine alle pulizie etniche in atto nel Sud Sudan che si stanno avviando a situazioni di genocidio. Il governo del ex presidente Salva Kiir si oppone energicamente

di Fulvio Beltrami

Dopo una breve visita a Juba, capitale del Sud Sudan, il Capo del Dipartimento ONU Missioni di Pace: Hervè Lasdous ha annunciato che una forza militare internazionale di interposizione sarà inviata nel Paese africano tra poche settimane con il compito di far rispettare gli accordi di pace firmati nel 2015 e porre fine alle pulizie etniche in atto che si stanno avviando a situazioni di genocidio. La forza militare sarà forte di 4.000 soldati probabilmente scelti da Paesi africani. Esclusi Etiopia, Kenya, Sudan e Uganda, Paesi considerati coinvolti nella guerra civile e quindi di parte. L’annuncio di Ladsous è stato preceduto da un incontro con l’ex presidente Salva Kiir che occupa illegalmente la carica dal 2015 avendo annullato le elezioni.

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Mar 26

Burundi. Il governo non collaborerà con la commissione ONU sui diritti umani

Il Burundi, entrato in una grave crisi sociale e politica nell’aprile 2015, è accusato di gravi violazioni dei diritti umani e di preparare un genocidio contro la minoranza tutsi. Martin Nivyabandi, Ministro dei diritti umani ha informato il Palazzo di Vetro a New York che il governo non collaborerà con la commissione ONU di inchiesta sui diritti umani nel paese. Le Nazioni Unite deplorano la mancata collaborazione definendola una atto grave

di Fulvio Beltrami

Sabato 25 marzo il Ministro dei diritti umani, Martin Nivyabanda, ha annunciato che il governo non collaborerà con la commissione delle Nazioni Unite incaricata di indagare sulle numerose denunce ricevute di gravi violazioni dei diritti umani commesse dal regime del ex presidente Pierre Nkurunziza illegalmente al potere dal luglio 2015. Il Palazzo di Vetro a New York il 10 marzo scorso aveva informato le autorità burundesi del invio di esperti in diritti umani per incontrare le vittime e raccogliere le testimonianze sulle violazioni dei diritti umani registrate in Burundi dall’inizio della crisi socio politica: aprile 2015.

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Feb 15

Est del Congo. Migliaia di congolesi privati del diritto di voto

La registrazione dei cittadini aventi diritto al voto al est del Congo è dominata da gravi irregolarità compresa quella di offrire carte elettorali a stranieri e rifugiati. Il fenomeno è stato riscontrato dalla società civile nel Sud Kivu ma è il Nord Kivu la provincia più colpita. Se le irregolarità e il collegato clima di violenze sui civili continueranno il 42% dei cittadini corrono il rischio di essere esclusi dalle elezioni. Un dato che mette in discussione trasparenza e credibilità delle future elezioni presidenziali previste per il 2018. Secondo un recente sondaggio il presidente Kabila potrebbe contare solo sul 3,6% dei voti al est del Congo

di Fulvio Beltrami

La registrazione su tutto il territorio nazionale dei cittadini alle future elezioni presidenziali, amministrative e provinciali è stata individuata dal regime di Kinshasa come una tra le principali scuse per annullare le elezioni previste per il novembre 2016, riportate al 2018. Una strategia che ha permesso al presidente Joseph Kabila (con mandato presidenziale scaduto il 19 dicembre 2016) di mantener il potere. Le operazioni di iscrizione degli elettori, sotto diretta responsabilità della Commissione Elettorale Nazionale Indipendente - CENI, sono iniziate il 13 dicembre 2016 e dovrebbero finire verso il 20 marzo 2017. Nelle province est (nord e sud Kivu) la registrazione degli aventi diritto al voto si sta svolgendo in un clima di insicurezza e violenze contro i civili: dalle pulizie etniche contro la tribù Nande al ritorno del gruppo armato Banyarwanda M23.

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Feb 6

Sudafrica. Il 2017 sarà un anno rivoluzionario, promette il marxista Malema

Apertura di sedi e cellule di partito su tuto il territorio nazionale, radicale riforma agraria, politiche sociali, nazionalizzazioni economiche. Il leader marxista Julius Malema offre un programma rivoluzionario restando fuori da ogni coalizione di governo regionale, per attirare i militanti del ANC e trasformare il Economic Freedom Fighters nel primo partito sudafricano

di Fulvio Beltrami

Lunedì 23 gennaio in una conferenza stampa, Julius Malema leader del partito marxista Economic Freedom Fighters – EFF (i Combattenti per la Libertà Economica) ha rivelato la sua strategia politica per il 2017 in previsioni delle elezioni del 2019. L’attacco al Capitale boero e al African National Congress -ANC è stato duro e difficile da controbattere essendo le accuse basate su evidenze. Malema ha definito il Sudafrica un Paese collassato, senza leadership, su pilota automatico. “Il African National Congress sta collassando su se stesso portando il Paese alla rovina. L’unica istituzione che rimane ancora in piedi, ispirando fiducia è la Magistratura.

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Gen 20

Djibouti. La prima base militare Saudita in Africa

Il governo di Djibouti firma un accordo di cooperazione con l’Arabia Saudita permettendo l’apertura della prima base militare in Africa. La monarchia saudita, con la scusa della lotta contro la pirateria nel Golfo del Aden, intende utilizzare la base militare come supporto logistico alla guerra contro lo Yemen e come base per operazioni evversive nel Continente a favore dei principali gruppi terroristici salafisti. La presenza dei soldati sauditi rappresenterà anche un ostacolo per l’espansione politica ed economica del Iran nel Continente

di Fulvio Beltrami

Il governo di Djibouti ha firmato un accordo di cooperazione con l’Arabia Saudita che permette alla monarchia medio orientale di installare la prima base militare in Africa, rivela il Financial Times. Per Riyadh l’accordo è di estrema importanza ufficialmente per proteggere la navigazione mercantile nel Golfo del Aden contro la pirateria somala nonostante che gli attacchi alle navi sono in forte calo dal 2015 causa la presenza di varie marine militari occidentali e asiatiche in protezione di questo strategico tratto marittimo che collega il mar Mediterraneo con i mercati asiatici grazie al canale di Suez.

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Gen 19

Le truppe ECOWAS invadono il Gambia

Le truppe senegalesi hanno invaso il Gambia dopo il rifiuto del presidente Yaya Jammeh di rispettare l’esito delle urne. Pieno appoggio delle Nazioni Unite, mentre il rivale Adama Barrow ieri 19 gennaio veniva investito in Senegal alla Presidenza. Il dittatore non da segni di cedere e promette un bagno di sangue. Esercito diviso e mercenari assoldati per difendere il dittatore

di Fulvio Beltrami

Nel pomeriggio di giovedì 19 gennaio reparti d'élite senegalesi hanno oltrepassato la frontiera con il Gambia. Una corazzata nigeriana, la NNS Unity, è entrata nelle acque territoriali gambiane con il compito di assicurare il fuoco d’artiglieria necessario per supportare le truppe della ECOWAS (la Comunità Economica dell’Africa Occidentale). Al momento non si hanno notizie di scontri. Le truppe senegalesi si sono attestate a 60 km dalla capitale Banjul in attesa che il contingente nigeriano oltrepassi la frontiera per congiungere le forze. Probabilmente l’ex presidente Yaya Jammeh (da 24 ore trincerato in un bunker) tenterà di organizzare la resistenza nella capitale.

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Gen 18

African Voices l’informazione globale della Rinascita Africana

Agli inizi degli anni Duemila il monopolio cattolico della informazione sull’Africa viene messo in crisi da una nuova generazione di giornalisti italiani legati al Pan Africanismo e alla Rinascita Africana. Alcune testate laiche colgono l’importanza di un Continente destinato a diventare a breve il Quarto Polo Economico Mondiale offrendo ampi spazi di informazioni precedentemente assenti sui media tradizionali. Tra esse: Rete Luna, L’Indro, Il Fatto Quotidiano, African Express. Ma la più importante rivoluzione dell’informazione in Italia è rappresentata da African Voices. Un portale di informazione sull’Africa nato dalla passione personale del suo redattore. Un hub giornalistico internazionale divenuto in sei anni una delle più autorevoli fonti di informazioni mondiali sul Continente Nero

di Fulvio Beltrami

Per quasi sessanta anni l’informazione sugli avvenimenti africani in Italia è stata monopolizzata dal mondo cattolico. Riviste come Mondo Missionario, Nigrizia e l’Agenzia Stampa MISNA erano le uniche fonti disponibili per tentare di capire il Continente. Un network informativo legato alle logiche della politica estera del Vaticano che portava ad un filtraggio delle notizie, nascondendosi dietro a una presunta imparzialita'. Il mondo delle ONG italiane aveva tentato di porsi come alternativa ma con scarso successo. L’informazione era troppo incentrata sulle tematiche della assistenza umanitaria. Rari i giornalisti “laici” interessati alle realtà africane. Agli inizi del Duemila crollano i tradizionali cliché sul Continente: fame, carestie, povertà, sottosviluppo, colonialismo, dittature e guerre tribali. La fase storica della destabilizzazione occidentale post indipendenza si avviava al suo termine, sostituita dalla fase di Rinascita Africana e dal Black Dignity (dignità nera).

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Gen 7

Costa d'Avorio. Gli ex miliziani si ribellano a Ouattara

Una ribellione scoppiata nella città di Bouake la notte tra giovedì 5 e venerdì 6 gennaio si è estesa in poche ore a varie regioni del Paese. Autori della rivolta gli ex ribelli delle FRCI che misero al potere nel 2011 l’attuale presidente Alassane. I miliziani ora controllano 4 città. Il governo sceglie la negoziazione allo scontro militare mentre la Francia sta studiando la situazione per comprendere come difendere i propri interessi nel Paese africano

di Fulvio Beltrami

Tra la notte di giovedì 5 e venerdì 6 gennaio ex ribelli de-mobilizzati delle Forze Repubblicane della Costa d’Avorio (FRCI), hanno attaccato due caserme di polizia della città di Bouake, l’ex capitale della ribellione capitanata dal attuale presidente Alassane Ouattara durante la guerra civile. Dopo aver depredato le armerie delle caserme i miliziani hanno preso controllo dell’intero centro urbano. L’attacco è stato lanciato alle 02: 00 di mattina ore locali. La notizia è stata confermata dalla Reuters e dal quotidiano francese Le Monde. Venerdì la circolazione urbana è timidamente ripresa tra i posti di blocco eretti dai miliziani. Non si registrano violenze sui civili. Le scuole sono rimaste chiuse come misura di sicurezza a protezione di alunni e insegnanti.

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Dic 2

Rwanda. Genocidio 1994. Kigali mette sul banco degli imputa­ti Francia e Vaticano

Un Olocausto non si dimentica facilmente come non si dimenticano le vittime e gli assassini. Nella eterna lotta diplomatica tra Rwanda e Francia, Kigali apre una inchiesta giudiziaria su vari alti ufficiali dell’esercito francese, sostenendo che ha le prove del loro coinvolgimento diretto nello sterminio di un milone di persone. Una accusa molto pesante

di Fulvio Beltrami

La Francia si presenta all’opinione pubblica internazionale come un Paese difensore dei valori di libertà, democrazia e rispetto dei diritti umani. Si presenta anche come martire del terrorismo islamico internazionale. Due miti trasformati abilmente in dogmi. La verità è assai diversa e drammatica. La politica estera francese si basa su tre pilastri: controllo finanziario, economico, politico delle colonie africane, destabilizzazione di Paesi sovrani in Medio Oriente, promozione del terrorismo salafista in Africa in stretta collaborazione con Arabia Saudita e Qatar (tra i migliori clienti della industria bellica francese). Avendo il controllo totale della Corte Penale Internazionale – CPI e sfruttando al meglio il suo seggio permanente presso il Consiglio di Sicurezza ONU, i vari governi francesi hanno fino ad ora evitato di essere sottoposti alla giustizia internazionale.

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Nov 30

Congo Rwanda. La difficile convivenza di due Paesi antagonisti

La pacifica convivenza tra Congo e Rwanda ruota attorno alla distruzione del gruppo terroristico ruandese FDLR preambolo obbligatorio per ogni sviluppo di integrazione socio economica regionale capace di relegare al passato le difficili, antagoniste e pericolose relazioni tra i due Paesi della Regione dei Grandi Laghi. Il fulcro centrale del problema risiede in una domanda di estrema importanza: il presidente Kabila ha la reale volontà politica di eliminare le FDLR in cambio di appoggi politici regionali per assicurarsi il potere in eterno?

di Fulvio Beltrami

Congo e Rwanda hanno una lunga e controversa storia di relazioni diplomatiche incentrate sulle problematiche etniche tra le popolazioni Bantu e quelle “nilotiche”. All’epoca dei dittatori Mobutu Sese Seko e Juvenal Habyarimana, i rapporti tra i due Paesi erano basati sul vassallaggio del regime HutuPower ruandese verso il Grande Zaire, una incontestabile potenza regionale negli Anni Settanta e Ottanta. Il dittatore congolese Mobutu nella fase più critica della evoluzione socio politica ruandese non esitò a concedere assistenza militare al regime HutuPower minacciato dalla guerra di liberazione condotta dal Fronte Patriottico Rwandes - FPR guidato da Paul Kagame.

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Nov 28

Burundi. La guerra segreta contro i giornalisti

In memoria a tutti i colleghi giornalisti burundesi barbaramente trucidati o costretti all’esilio per aver trovato il coraggio di denunciare i crimini contro l’umanità e i piani di genocidio del dittatore Pierre Nkurunziza

di Fulvio Beltrami

Dall’inizio della crisi burundese il regime razial nazista del CNDD-FDD controllato dal dittatore Pierre Nkurunziza ha compreso immediatamente l’importanza del controllo della informazione scatenando una lotta senza quartiere contro tutti i giornalisti e blogger non aderenti all’ideologia HutuPower. L’obiettivo è di impedire una informazione indipendente capace di far conoscere alla comunità internazionale i crimini contro l’umanità commessi e la preparazione del genocidio. La guerra lanciata nelle prime ore della contestazione popolare è stata combattuta dalle forze genocidarie senza pietà. Decine di giornalisti e blogger sono stati arrestati, torturati, trucidati. Spesso anche le loro famiglie hanno pagato con la morte. Grazie alla assistenza tecnica offerte da una ditta cinese il regime controlla ogni email e acconto Facebook, Twitter, WatsUp. La libera espressione delle proprie idee sui social networks diventa una auto condanna a morte.

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Nov 24

Congo Rwanda. La difficile convivenza di due Paesi antagonisti

Congo e Rwanda hanno una lunga e controversa storia di relazioni diplomatiche incentrare sul conflitto latente tra le popolazioni Bantu e quelle nilotiche. Due guerre regionali, due ribellioni all'est del Congo e un terribile gruppo terrorista ruandese padrone di un'area congolese vasta come la Francia. Un eterna instabilita' che potrebbe trovare una svolta grazie a dei accordi segreti...

di Fulvio Beltrami

Congo Rwanda. La difficile convivenza di due Paesi antagonisti.

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Nov 18

Congo. I Caschi Blu sotto attacco terrorista a Goma

Martedì 8 novembre 31 caschi blu ONU a Goma hanno subito un attacco terrorista non ancora rivendicato. Si tratta dell’attacco più violento e importante contro le forze di pace ONU registrato in Congo dal 1999 anno del inizio della missione di pace. Si sospetta che l’atto terrorista sia collegato con la mancata difesa dei civili da parte dei caschi blu nella provincia del Nord Kivu epicentro di una pulizia etnica contro la tribù Nande. L’attentato potrebbe essere collegato anche dal coinvolgimento della MONUSCO in un misterioso patto tra Kinshasa e Rwanda per eliminare il gruppo terroristico ruandese FLDR operativo all’est del Congo e per anni prezioso alleato militare e commerciale di Kinshasa e della MONUSCO

di Fulvio Beltrami

Martedì 8 novembre. Goma. Capoluogo della Provincia del Nord Kivu. Est del Congo. I caschi blu della missione di pace ONU in Congo: MONUSCO, sono stati vittime di un attacco terroristico avvenuto nelle prime ore del mattino presso il quartiere Kyshero (zona orientale di Goma). Il bilancio è di 31 soldati indiani feriti tra i quali alcuni gravemente. Si registrano vittime anche tra i civili. Un lavoratore pendolare ferito e una bambina di 8 anni che si stava recando a scuola. Per la piccola allieva non vi è stato nulla da fare. È deceduta all’istante. Per l’attacco sono state utilizzate delle bombe a mano gettate contro la colonna dei caschi blu indiani intenta a fare jogging nel quartiere. L’attentato è stato confermato ai media internazionali dal responsabile della informazione pubblica MONUSCO: Bilamekaso Tchagbele.

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Nov 4

Egitto. UNHCR rifiuta di assistere I rifugiati politici Oromo

Il suicidio di Getu Ayana, 26 anni, getta pesanti ombre sull’operato della Agenzia Umanitaria delle Nazioni Unite UNHCR in Egitto. Secondo la cominità etiope UNHCR rifiuterebbe di assistere i rifugiati politici Oromo, vittime di una terribile repressione nel loro Paese attuata dal governo etiope per rubare le loro terre a favore delle multinazionali

di Fulvio Beltrami

Il 21 luglio 2016, Getu Ayana, 26 anni, si suicida davanti alla sede del Cairo di UNHCR (Alto Commissariato ONU per i Rifugiati). Ayana, appartenente alla etnia Oromo, era fuggito dai primi massacri compiuti contro la sua etnia per ragioni economiche. Massacri che al momento attuale hanno provocato oltre 600 vittime tra i civili. Ayana si è dato fuoco per protestare sulla mancata assistenza di UNHCR ai rifugiati politici etiopi di origine Oromo. A seguito dell’incidente la sede UNHCR del Cairo è stata chiusa al pubblico per tre giorni.

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Ott 29

Rwanda. Quando degli Ambasciatori diventono complici del genocidio. (Parte Seconda)

I telegrammi diplomatici inviati dall’Ambasciata di Francia a Kigali tra il 1990 e il 1994, ora in possesso del governo ruandese evidenziano il ruolo dei due ambasciatori francesi coinvolti. L’Ambasciatore Georges Martres prima del olocausto impedí la diffusione dei piani genocidari e contribuí ad un maggior impegno militare della Francia a favore del regime razial nazista di Habyarimana. L’Ambasciatore Jean-Michel Marlaud assunse un ruolo di primo piano negli ultimi preparativi e nella gestione del Genocidio del 1994

di Fulvio Beltrami

Se l’Ambasciatore francese Georges Martres ha impedito alla comunità internazionale di venir a conoscenza della natura genocidaria del regime e contribuito ad un maggior impegno militare francese a favore di Habyarimana negli anni che precedettero l’Olocausto, il suo successore : Jean-Michel Marlaud assume un ruolo di primo piano negli ultimi preparativi e nell’attuazione del genocidio, limitando addirittura le azioni del Generale Canadese Dallaire, capo dei caschi blu ONU, intenzionato a fermare sul nascere ogni tentativo genocidario.

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Ott 25

Rwanda. Quando degli Ambasciatori diventono complici del genocidio. (Parte Prima)

Le relazioni tra Rwanda e Francia dal 1994 in poi sono caratterizzate da una guerra fredda senza esclusioni di colpi e da reciproche accuse che gravano attorno al genocidio. In queste settimane la Francia ha riaperto l’inchiesta sull’assassinio del presidente Juvenal Habiriamana che scatenò l’Olocausto Africano durato 100 giorni. Come risposta, Kigali, pubblica una nutrita serie di telegrammi diplomatici inviati dal 1990 al 1994 dall’Ambasciata di Francia in Rwanda. Telegrammi che evidenziano senza ombre di dubbio la complicità francese nel genocidio

di Fulvio Beltrami

Le relazioni tra Rwanda e Francia dal 1994 in poi sono state caratterizzate da una guerra fredda, reciproche accuse che gravano attorno al genocidio, un forte impegno finanziario e militare francese per provocare un cambiamento violento del governo guidato dal Fronte Patriottico Ruandese – FPR controbilanciato da una politica estera ruandese aggressiva nei confronti del vicino Congo, che ospita le principali forze genocidarie raundesi. La Cellula Africana dell’Eliseo (conosciuta come FranceAfrique) da vent’anni è ossessionata dal Impero Hima. Una vecchia teoria formulata nel 1990 dai massimi esponenti della ideologia razial nazista HutuPower con il supporto della Chiesa Cattolica a riguardo di un ipotetico piano occulto di instaurare un impero tutsi nella regione dei Grandi Laghi.

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Ott 25

Quando gli africani portarono la civiltà in America prima di Colombo

La storia occidentale celebra l’esploratore italiano Cristoforo Colombo attribuendogli la scoperta delle Americhe. In suo onore viene celebrato negli Stati Uniti il Columbus Day. Una versione tutta occidentale della storia. Le Americhe furono “scoperte” da altri popoli secoli prima della spedizione spagnola. Tra essi ricordiamo i Vichinghi, i Cinesi e gli esploratori africani. È proprio l’Africa ad assumere il ruolo di civilizzazione tra gli indigeni americani. Un paradosso visto le successive tragedie dello schiavismo e dell’apartheid istituzionalizzata dagli occidentali nelle Americhe

di Fulvio Beltrami

Nel 2014 un ricercatore presso l’Università di Harvard: Garikai Chengu pubblicò una interessante ricerca sul ruolo svolto da diverse popolazioni africane nello sviluppo sociale, economico e scientifico delle popolazioni indigene delle Americhe, secoli prima dell’arrivo di Cristoforo Colombo. Chengu per quattro anni ha raccolto prove archeologiche e riferimenti di antichi testi che rivelano frequenti viaggi oceanici di commercianti africani che avvenivano periodicamente prima della nascita di Cristo. L’Impero egiziano aveva sviluppato stretti legami culturali ed economici con varie popolazioni dell’America Centrale, importando la necessaria tecnologia per realizzare le piramidi Inca, Maya e Azteche.

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