Frammenti Africani

Frammenti Africani è un resoconto giornalistico di tematiche complesse del Continente Africano, futuro epicentro economico mondiale, dove coesistono potenze economiche e militari, crescita economica a due cifre, guerre, colpi di stato, masse di giovani disoccupati e una borghesia in piena crescita.
Un mosaico di situazioni contraddittorie documentate da testimonianze di prima mano e accuratamente analizzate per offrire un'informazione approfondita sulla politica, economia e scoperte scientifiche di un mondo in evoluzione pieno di paradossi.

Fulvio Beltrami

Fulvio Beltrami
Originario del Nord Italia, sposato con un'africana, da dieci anni vivo in Africa, prima a Nairobi ora a Kampala. Ho lavorato nell’ambito degli aiuti umanitari in vari paesi dell'Africa e dell'Asia.
Da qualche anno ho deciso di condividere la mia conoscenza della Regione dei Grandi Laghi (Uganda, Rwanda, Kenya, Tanzania, Burundi, ed Est del Congo RDC) scrivendo articoli sulla regione pubblicati in vari siti web di informazione, come Dillinger, FaiNotizia, African Voices. Dal 2007 ho iniziato la mia carriera professionale come reporter per l’Africa Orientale e Occidentale per L’Indro.
Le fonti delle notizie sono accuratamente scelte tra i mass media regionali, fonti dirette e testimonianze. Un'accurata ricerca dei contesti storici, culturali, sociali e politici è alla base di ogni articolo.

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Apr 22

Sud Sudan. Il governo vuole tassare le agenzie umanitarie

Il governo di Juba a corto di valuta estera causa le spese belliche affrontate dallo scoppio della guerra civile (dicembre 2013) e dalla conseguente drastica riduzione della produzione petrolifera ora intende imporre una tassa su ogni operatore umanitario straniero. ONG e Agenzie ONU si oppongono a questa misura da loro considerata inaccettabile

di Fulvio Beltrami

La comunicazione del governo dell’introduzione di una tassa su ogni operatore umanitario presente nel Sud Sudan è giunta improvvisamente incrinando le già difficili e compromesse relazioni con le ONG internazionali e Agenzie ONU. In realtà non si tratterebbe di una nuova tassa ma di un aumento spropositato del permesso di lavoro attualmente di 100 dollari. Per ogni operatore umanitario delle ONG il costo per ottenere il permesso di lavoro che il governo vuole imporre è di 10.000 dollari. Per gli operatori umanitari delle Nazioni Unite: 2.000 dollari. Tutto su base annua.

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Set 16

Gabon. Intrecci di famiglia e affari internazionali uniscono i due rivali

Il Gabon, uno tra i più ricchi paesi africani, è sprofondato in una pericolosa crisi politica post eletorale che vede contrapposti il presidente uscente Ali Bongo e il suo rivale Jean Ping. Una crisi che potrebbe degenerare in guerra civile. Dietro ai discosi pieni di demagologia dei due rivali si nascondo intrecci di famiglia e affari internazionali che li uniscono nella grande truffa ai danno del popolo gabonese

di Fulvio Beltrami

Il Gabon è sprofondato in una pericolosa crisi politica post elettorale che vede contrapposti il presidente Ali Bongo e il suo rivale Jean Ping. Il primo fa parte a pieno diritto della Famiglia Bongo, dal 1967 sostenuta dalla Francia. Il secondo è il nuovo uomo di Parigi dopo che si è consumato il divorzio con i Bongo nel 2014. Nelle riduttive croniche offerte dai media occidentali Bongo viene rappresentato come un despota assoluto e Ping la democratica salvezza per il popolo gabonese. Eppure entrambi sono sospettati di aver attuato frodi durante le elezioni presidenziali del 27 agosto e di aver scatenato le violenze avvenute nella capitale e nelle principali città la prima settimana di settembre. Entrambi i contendenti avrebbero armato i loro simpatizzanti incitandoli a commettere inaudite violenze contro il campo avverso.  

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Dic 26

Burundi. Discorso integrale del Colonnello Nshimirimana leader delle Forze Repubblicane del Burundi - FOREBU

Il 22 dicembre 2015 le forze armate burundesi prendono la decisione di combattere il presidente illegittimo Pierre Nkurunziza formando una esercito di liberazione denominato Forze Repubblicane del Burundi (FOREBU). L’annuncio è stato dato tramite un comunicato video redatto dal Colonnello Edouard Nshimirimana ex membro dello Stato Maggiore delle Forze Burundesi inviato ai maggiori media internazionali. Il FOREBU rifiuta ogni compromesso e ha come obiettivo abbattere il regime fermando il genocidio in atto nel paese. Riportiamo, tradotto, il testo integrale del messaggio del Colonnello Nshimirimana

di Fulvio Beltrami

Dichiarazione del Coordinamento delle forze di difesa e di sicurezza fedeli agli accordi di Arusha e alla Costituzione della Repubblica del Burundi.

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Lug 5

Se non combattete avrete l'opportunità di impugnare la penna e scrivere

Il recente conflitto in Sud Sudan viene spesso dipinto come etnico, nonostante le chiare ragioni economiche dettate dai giacimenti petroliferi. Sembra che tutti i sud sudanesi siano coinvolti. Al contrario la maggioranza della popolazione non vuole la guerra, come testimonia il commento di questo studente universitario

di Fulvio Beltrami

Miei cari compatrioti sudanesi, permettetemi di darvi un consiglio sulla guerra impostaci dal nostro presidente Kiir, quello che abbiamo votato nelle elezioni del 2010 e che doveva far nascere una grande e prospera nazione. La crisi è scoppiata senza che noi ci rendessimo conto e ora siamo costretti ad osservare impotenti la distruzione del nostro giovane paese. Ma questa guerra non è voluta né desiderata da noi giovani. A dimostrazione di quanto affermo, osservate l’alta percentuale di giovani che si sono rifugiati presso le basi Onu invece di combattere il “nemico” cioè i loro fratelli. Al posto di imbracciare il kalashnikov impugnate una penna e scrivete le vostre storie vissute a causa dei questa illogica guerra. Farete un servizio alla nazione e sarete considerati più patrioti dei vostri coetanei che combattono in una delle due fazioni in lotta. Purtroppo per noi, in questa guerra, non si può essere neutrali. Declinando il dovere di documentare le atrocità, ci si rende inevitabilmente responsabili.

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Mag 25

Siamo una oasi di pace stabilità e democrazia. Il discorso del Presidente della Somaliland

A distanza di 23 anni dalla auto proclamata dipendenza dalla Somalia la Somaliland non riesce a farsi riconoscere dalla Comunità Internazionale. Il presidente Ahmed Mohammed Mohamoud Silanyo ha lanciato una campagna di sensibilizzazione internazionale sul tema. Riportiamo la traduzione del suo discorso pubblicato sui maggior quotidiani africani

di Fulvio Beltrami

Il 18 maggio scorso la Somaliland ha celebrato il ventitreesimo anniversario dell’indipendenza decisa nel maggio 1991 per evitare di essere travolti dalla guerra civile senza fine della Somalia. Il Somaliland, collocato nel nord della Somalia tra Etiopia, Djibouti, la regione somala semi autonoma del Puntland e il Golfo di Aden, detiene gli stessi confini del Protettorato Britannico della Somaliland creato nel 1888 grazie ai trattati tra la corona britannica e Mohamoud Ali Shire  a capo del Sultanato del Warsangali. Dopo il breve periodo di occupazione italiana (1940 – 1941) la Somaliland ottenne l’indipendenza dalla Gran Bretagna il 26 giugno 1960. Quando il 01 luglio 1960 i territori italiani della Somalia ottennero a loro volta l’indipendenza le due entità decisero di formare la Repubblica della Somalia.

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Mag 19

La guerra civile nigeriana diventa mediatica

Il rapimento di 276 ragazze da parte di Boko Haram ha attirato l’attenzione dell’opinione pubblica internazionale. I grandi media hanno creato una campagna mediatica che fa scoprire il dramma della guerra civile in Nigeria ma rischia di nascondere le vere cause e responsabilitá del Governo Federale e delle potenze occidentali

di Fulvio Beltrami

C’è voluto il rapimento di 276 ragazze per far scoprire al largo pubblico internazionale la guerra civile in atto nella Nigeria contro la setta islamica Boko Haram. Questa guerra cominciò nel 2002 mentre la sua escalation è più recente: 2012. Il rapimento di massa di queste studentesse ha colpito l’immaginario collettivo aprendo un circolo vizioso tra noi giornalisti. Dalla prima volta che la notizia originale è stata diffusa fino ad ora e per altre due, tre settimane ogni giornalista che voglia scrivere un articolo sulla Nigeria, deve parlare di queste ragazze per essere sicuro che il suo articolo sia letto, il suo editore contento e il suo posto salvaguardato.

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Gen 22

Sud Sudan. Il gioco d’azzardo di Museveni

La decisione presa dal Presidente ugandese Yoweri Museveni di intervenire nel conflitto del Sud Sudan era stata appoggiata da Nazioni Unite e Washington. Si pensava ad un breve conflitto per ristabilire l’autoritá del Governo di Juba minacciato dalla ribellione del ex Vice Presidente Riek Machar. La realtá sul terreno indica un conflitto a lunga durata. Dubbi all’interno della lobby interventista e problemi finanziari per sostenere la guerra. Il Presidente Museveni si sta giocando tutto nel Sud Sudan

di Fulvio Beltrami

Il 22 dicembre 2013 il Presidente ugandese Yoweri Museveni ordina l’invio della Guardia Presidenziale a Juba con l’obiettivo di assistere alle operazioni di evacuazione dei stranieri intrappolati nel Sud Sudan dalla guerra civile scoppiata il 15 dicembre 2013. L’ordine é stato preceduto da una richiesta ufficiale del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite con avvallo di Washington, contemporanea alla richiesta del Presidente sud sudanese Salva Kiir.

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Gen 20

Sud Sudan. Mabior Garang spiega le cause del conflitto

La guerra civile nella Repubblica del Sud Sudan è stata etichettata dai media internazionali come una guerra etnica tra le principali etnie: Dinka e Nuer per l’egemonia sul paese. Di diverso parere Mabior Garang, figlio del leader storico del movimento sud sudanese: John Garang. Il conflitto in atto ha cause politiche e non etniche ed è stato provocato dal Presidente Salva Kiir che nega gli spazi democratici per conservare il potere, spiega Mabior addentrandosi nei misteri della piú giovane nazione africana

di Fulvio Beltrami

Il Sud Sudan è al centro dell’attenzione dei media internazionali. Il 15 dicembre 2013 è esplosa una guerra civile all’interno dell’esercito Sudan People’s Liberation Army (SPLA) irremidiabilmente diviso tra forze leali al Presidente Salva Kiir (in prevalenza di etnia Dinka) e quelle leali al ex Vice Presidente Riek Machar (in prevalenza di etnia Nuer).

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