Rwanda. Quando degli Ambasciatori diventono complici del genocidio. (Parte Prima)

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Frammenti Africani è un resoconto giornalistico di tematiche complesse del Continente Africano, futuro epicentro economico mondiale, dove coesistono potenze economiche e militari, crescita economica a due cifre, guerre, colpi di stato, masse di giovani disoccupati e una borghesia in piena crescita.
Un mosaico di situazioni contraddittorie documentate da testimonianze di prima mano e accuratamente analizzate per offrire un'informazione approfondita sulla politica, economia e scoperte scientifiche di un mondo in evoluzione pieno di paradossi.

Fulvio Beltrami

Fulvio Beltrami
Originario del Nord Italia, sposato con un'africana, da dieci anni vivo in Africa, prima a Nairobi ora a Kampala. Ho lavorato nell’ambito degli aiuti umanitari in vari paesi dell'Africa e dell'Asia.
Da qualche anno ho deciso di condividere la mia conoscenza della Regione dei Grandi Laghi (Uganda, Rwanda, Kenya, Tanzania, Burundi, ed Est del Congo RDC) scrivendo articoli sulla regione pubblicati in vari siti web di informazione, come Dillinger, FaiNotizia, African Voices. Dal 2007 ho iniziato la mia carriera professionale come reporter per l’Africa Orientale e Occidentale per L’Indro.
Le fonti delle notizie sono accuratamente scelte tra i mass media regionali, fonti dirette e testimonianze. Un'accurata ricerca dei contesti storici, culturali, sociali e politici è alla base di ogni articolo.

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Ott 25

Rwanda. Quando degli Ambasciatori diventono complici del genocidio. (Parte Prima)

Le relazioni tra Rwanda e Francia dal 1994 in poi sono caratterizzate da una guerra fredda senza esclusioni di colpi e da reciproche accuse che gravano attorno al genocidio. In queste settimane la Francia ha riaperto l’inchiesta sull’assassinio del presidente Juvenal Habiriamana che scatenò l’Olocausto Africano durato 100 giorni. Come risposta, Kigali, pubblica una nutrita serie di telegrammi diplomatici inviati dal 1990 al 1994 dall’Ambasciata di Francia in Rwanda. Telegrammi che evidenziano senza ombre di dubbio la complicità francese nel genocidio

di Fulvio Beltrami

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Le relazioni tra Rwanda e Francia dal 1994 in poi sono state caratterizzate da una guerra fredda, reciproche accuse che gravano attorno al genocidio, un forte impegno finanziario e militare francese per provocare un cambiamento violento del governo guidato dal Fronte Patriottico Ruandese – FPR controbilanciato da una politica estera ruandese aggressiva nei confronti del vicino Congo, che ospita le principali forze genocidarie raundesi. La Cellula Africana dell’Eliseo (conosciuta come FranceAfrique) da vent’anni è ossessionata dal Impero Hima. Una vecchia teoria formulata nel 1990 dai massimi esponenti della ideologia razial nazista HutuPower con il supporto della Chiesa Cattolica a riguardo di un ipotetico piano occulto di instaurare un impero tutsi nella regione dei Grandi Laghi.

Per impedire la realizzazione del fantapolitico Impero Tutsi, teoria mai supportata da prove concrete, gli esperti del Eliseo hanno fatto spendere alla Francia fortune inaudite nel sostegno del governo genocidario ruandese e successivamente delle Forze Democratiche di Liberazione del Rwanda – FDLR create nel 2000 da degli esperti militari francesi di stanza nelle provincie est del Congo. Le FDLR riunirono all’epoca tutte le forze genocidarie dell’esercito del vecchio regime e le milizie Interahamwe responsabili del Olocausto del 1994. Le FDRL sono state individuate da Parigi come affidabili interlocutori politici e militari per riconquistare il Rwanda. Dal 2000 le FDLR, col consenso francese, hanno attuato dall’est del Congo otto tentativi di invasione, tutti falliti per mancato supporto delle masse contadine hutu.

Tutti i tentativi di invasione sono stati caratterizzati da pulizie etniche contro la minoranza tutsi compiute dalle milizie FDRL prima di essere respinte oltre frontiera dall’esercito ruandese. Queste pulizie etniche sono state minimizzate o ignorate dai governi Sarkozy e Hollande per non rivelare la natura genocidaria di questo gruppo che dal 2004 rientra nella lista americana delle organizzazioni terroristiche internazionali. Il supporto francese alle forze genocidiarie ruandesi ha di fatto creato una instabilità permanente all’est del Congo e una situazione di conflittualità politica militare tra Congo e Rwanda, principale fattore di rallentamento della integrazione socio economica regionale.

Le richieste inoltrate dal governo ruandese di estradare i responsabili del genocidio sono state sistematicamente ignorate da Parigi. Alla caduta del regime (giugno – luglio 1994) i responsabili politici e militari raggiunsero la Francia dopo essersi rifugiati in Congo e Tanzania. Ricercati a livello internazionale questi criminali poterono mettersi in salvo grazie alla complicità della Chiesa Cattolica che fornì i mezzi finanziari, falsi passaporti congolesi e tanzaniani. Una volta giunti in Francia questi criminali ottennero immediatamente l’asilo politico. Tra essi la moglie del dittatore : Aghate Habyrimana, considerata la mente del genocidio. I rari processi contro criminali ruandesi in Francia sono stati permessi per convenienze politiche internazionali e pressione della opinione pubblica interna. Hanno comunque riguardato solo « pesci piccoli ». Il quartiere generale dell’ala politica del gruppo terroristico ruandese FDLR si trova a Parigi a 852 metri di distanza dal Eliseo.

La guerra condotta tra Kigali e Parigi per determinare le responsabilità del genocidio rappresenta una pagina tra le più vergognose della storia delle relazioni francesi in Africa. Le prove e testimonianze raccolte a livello internazionale compresa la Commissione d’Inchiesta ordinata nel 1998 dal Parlamento Francese, rivelano un cosciente e sistematico supporto di Parigi al governo HutuPower di Juvenal Habyarimana di cui epilogo fu il genocidio del 1994. Un supporto durato ventidue anni. Il governo ruandese cerca tutt’ora di ottenere giustizia e portare sul banco degli imputati i responsabili politici e militari francesi che appoggiarono il regime razial nazista. La Francia periodicamente apre inchieste sugli avvenimenti del 1994. Inchieste tese a dimostrare la responsabilità di Kagame nel genocidio, rafforzando la teoria che il Fronte Patriottico Ruandese abbia creato le condizioni per l’Olocausto al fine di prendere il potere. La giustizia ruandese ha sempre agito su prove inconfutabili riconosciute a livello internazionale. Quella francese sulla base di fumose teorie del complotto prive di prove plausibili e di testimonianze fornite dagli stessi autori del genocidio in esilio.

In questi giorni la Francia ha deciso di riaprire l’inchiesta sull'assassinio del presidente Juvenal Habyarimana avvenuto il 6 aprile 1994 data di inizio del genocidio. L’intento è quello di addossare l’intera colpa all’attuale presidente Paul Kagame. La nuova inchiesta si basa su testimonianze assai dubbie provenienti dal dissidente ed ex generale Kayumba Nyamwasa e da un gruppo d’opposizione in esilio negli Stati Uniti : il Rwandan National Congress composto da ex genocidari ruandesi di cui leader è proprio l’ex generale Nyamwasa. Phil Clark docente di politica internazionale presso l’Università di Soas, Londra, spiega in una intervista rilasciata al quotidiano britannico IBTimes UK che la riapertura della inchiesta non ha alcuna base giuridica. E’ in realtà una manovra del governo francese di destabilizzare il governo di Kagame in previsione delle elezioni presidenziali che si terranno nel 2017.

La natura politica e artificiosa della riapertura della inchiesta è evidenziata dalle conclusioni tratte dalla prima inchiesta del 1998 ordinata dalle commissioni francesi della Difesa Nazionale e degli Affari Esteri. Il rapporto, pubblicato il 15 dicembre 1998, chiarisce oltre ogni ragionevole dubbio, i risultati di una lunga e difficile indagine. Solo l’esercito di Habyrimana (Forces Armees Rwandais – FAR) era in possesso di missili terra aria, venduti dalla Francia. Il rapporto donato alle due commissioni francesi dall’associazione umanitaria americana Human Rights Watch fu ritenuto attendibile. Secondo questo rapporto nell’aprile 1994 in Rwanda esistevano 20 missili SAM-7, 30 SAM-16 e 15 missili Mistral in dotazione esclusiva della FAR. I ribelli del Fronte Patriottico Ruandese non disponevano di tale armi. La zona sovrastante l’aereoporto dove furono lanciati i due missili SAM-16 era sotto lo stretto controllo dell’esercito hutu di Habyrimana. Nessun attacco dei ribelli sulla collina di Kanombe fu segnalato prima del lancio dei missili.

L’inchiesta rivelò anche l’identità del famoso agente segreto denominato Étienne, citato dalla giornalista belga Colette Braeckman (considerata la più grande esperta della Regione dei Grandi Laghi), come l’esecutore fisico dell’attentato al presidente Habyarimana. Si trattava di Pascal Estevada, un militare francese che aveva partecipato alla operazione Noroit nel 1990 contro i ribelli ruandesi ed era presente in Rwanda nell’aprile 1994 con la funzione di Consigliere Militare presso l’Ambasciata di Francia a Kigali. Secondo testimonianze oculari di ex soldati FAR i missili terra aria furono lanciati da soldati bianchi, supervisionati da Estevada in persona. Le accuse rivolte al Fronte Patriottico Ruandese da Bernard Debré, Ministro della Cooperazione del Governo Balladur furono ritenute dalle due commissioni come speculazioni politiche fondate su prove impossibili da verificare e non credibili. Stesso dicasi dell’accusa sempre rivolta da Debré della partecipazione all’attentato di consiglieri militari belgi che avrebbero aiutato i ribelli ruandesi a lanciare i missili terra aria.

Se la rispolverata teoria che addossa a Paul Kagame la responsabilità dell’inizio del genocidio sembra insostenibile a livello giuridico e storico, di ben altra consistenza sono le prove raccolte sulla responsabilità degli Ambasciatori francesi nella preparazione del genocidio. Il governo ruandese è venuto in possesso di una lunga serie di telegrammi diplomatici inviati a Parigi dall’Ambasciata francese a Kigali tra il 1990 e il 1994. Questi telegrammi, a firma degli Ambasciatori Georges Martres e Jean-Michel Marlaud evidenziano una difesa ad oltranza del regime razial nazista e l’occultamento alla comunità internazionale dei preparativi genocidari. Nel settembre 1994 il governo francese tenterà di accreditare presso i media occidentali la teoria del « genocidio spontaneo ed imprevedibile ».

Ottobre 1990. L’esercito di liberazione del Fronte Patriottico Ruandese invade il Rwanda dal vicino Uganda supportato a livello logistico e finanziario dal Presidente Yoweri Kaguma Museveni, Stati Uniti e Gran Bretagna. La liberazione del Paese sarà impedita dal diretto coinvolgimento delle truppe e dell’aviazione militare francesi giunte in soccorso all’esercito del dittatore Habyarimana dopo le prime vittorie riportate dal FPR. I guerriglieri di Paul Kagame furono spinti oltre confine copstretti a spendere altri due anni per riorganizzarsi prima della seconda invasione : 1992. E’ parere di vari esperti africani che senza l’aiuto militare francese il FPR nel 1990 avrebbe conquistato il Paese in meno di due mesi evitando il genocidio del 1994.

All’epoca il governo francese giustificò il suo intervento militare in Rwanda come un atto dovuto in difesa di un governo democratico suo alleato. I telegrammi diplomatici dell’Ambasciatore Martres dimostrano che Parigi era consapevole della natura estremistica del regime di Habyarimana e della preparazione del genocidio. Lo stesso Ambasciatore Martres sarà costretto ad ammetterlo nel 1998 dinnanzi alla Commissione sugli avvenimenti in Rwanda voluta dal Parlamento francese : « Il genocidio era prevedibile dal 1990. Molti dirigenti hutu ne parlavano apertamente. Il Colonnello Serubuga, Capo dello Stato Maggiore dell’esercito si dimostrò entusiasta della invasione del FPR nel 1990 in quanto questa aggressione offriva al regime la scusa per attuare il genocidio. » afferma l’Ambasciatore Martres davanti alla Commissione Parlamentare.

I telegrammi diplomatici ora in possesso del governo ruandese dimostrano che il genocidio è iniziato non nel 1994 ma nel ottobre 1990. Con le stesse dinamiche repressive che assistiamo ora in Burundi, il regime di Habyarimana iniziò un genocidio silenzioso prendendo a pretesto l’invasione della guerriglia FPR. Tra l’ottobre 1990 e il gennaio 1991 furono arrestati e abbattuti 12.000 cittadini appartenenti alla classe sociale tutsi, accusati di essere la quinta colonna dei ribelli. Tra il 1992 e il 1993 il numero delle vittime aumentò a 26.000 arrivando al milione di civili uccisi tra aprile e luglio del 1994.

Durante un incontro diplomatico avvenuto nel giugno 1990 presso l’Ambasciata di Francia a Kigali, il capo della gendarmeria ruandese Pierre-Cèlestin Rwagafirita rivela all’Ambasciatore Martres e al Generale Jean Varret responsabile della cooperazione militare Francia-Rwanda, l’esistenza del piano genocidario, secondo un telegramma diplomatico a firma dell’Ambasciatore francese. « Sono una minoranza. Non raggiungono il milione. Sarà facile sterminarli in poco tempo » affermò Rwagafirita. Le gravi affermazioni del capo della gendarmeria furono riportate a Parigi con la raccomandazione dell’Ambasciatore Martres di non divulgarle alla stampa e di aumentare l’impegno francese in difesa di un governo democratico minacciato dalla guerriglia tutsi creata dall’Uganda. Martres assicurò Parigi che gli intenti del Generale Rwagafirita non erano condivisi dal governo ruandese. Le raccomandazioni di Martres furono prese in seria considerazione dal governo francese. L’Eliseo impedì ogni fuga di notizia e gli aiuti militari al Rwanda dal 1991 al 1993 furono triplicati, con la gran gioia della industria bellica francese. Come nel recente caso del Burundi, la Francia vendette al Rwanda armi sofisticate e costosissime con la consapevolezza che l’esercito ruandese non sarebbe mai stato in grado di utilizzarle.

In un Telegramma Diplomatico del 12 ottobre 1990 l’Ambasciatore francese descrive nei minimi dettagli la natura nazista e genocidaria del regine Habyarimana, tentando di giustificare i gravi crimini contro l’umanità commessi come una necessità per difendere la democrazia in Rwanda sotto attacco di forze reazionarie. Nel telegramma diplomatico del 13 ottobre 1990 Martres descrive la azioni di repressione e le pulizie etniche attuate dal regine nella capitale e nelle località di Kibilira e Gitarama. Descrive anche la totale incapacità militare dell’esercito genocidario di fermare la guerriglia del FPR invocando un intervento militare francese. « Le forze governative non riescono a fermare l’avanzata del Fronte Patriottico Ruandese. Mancano di mezzi e armi. La caduta del governo sembra imminente. Per evitarla si rende necessario un aiuto militare capace di rovesciare la situazione sconfiggendo il FPR. Il governo ruandese si appella alla storica amicizia con la Francia »

Il 6 dicembre 1990 il giornale estremista Kangura pubblica i famosi dieci comandamenti Hutu, un testo di puro odio razziale che sarà la base teorica giustificativa del genocidio. Il testo è pubblicato in prima pagina con una foto del presidente Francois Mitterand e la relativa didascalia : « Un vero amico del Rwanda. Solo nei momenti difficili si scoprono i veri amici ». L’Ambasciatore Martres, nel riportare la notizia a Parigi, consiglia di non intervenire sul governo ruandese per interrompere la diffusione dell’odio razziale, fatto da lui passare come un fenomeno passeggero di poca importanza.

Nel telegramma diplomatico del 24 gennaio 1991 l’Ambasciatore Martres supporta la tesi creata dal regime razial nazista di un complotto regionale per creare l’Impero Hima e suggerisce a Parigi la strategia per impedirlo. Nel telegramma diplomatico del 9 marzo 1992 Martres espone sinteticamente le pulizie etniche contro i tutsi avvenute a Bugesera (450 vittime) assicurando i suoi superiori gerarchici che si tratta di un fenomeno isolato. Martres non suggerisce alcuna misura per limitare gli effetti della politica estremista di Habyarimana.

Nel telegramma del 11 marzo 1992 l’Ambasciatore Martres giustifica l’assassinio di Stato ordinato dal Presidente Habyarimana della suora italiana Tonia Locatelli. «La religiosa italiana era conosciuta per le sue estremistiche prese di posizione politiche e la sua opposizione al borgomastro di Bugesera. La sua intervista a Radio France International contiene varie esagerazioni ». Tonia Locatelli fu assassinata a sangue freddo dai soldati ruandesi a seguito della intervista rilasciata a RFI sui massacri etnici in corso presso il comune di Bugesera denunciando il piano genocidario del governo ruandese. Il massacro di Bugesera fu considerato la prova generale prima del genocidio.

I telegrammi diplomatici dimostrano una connivenza e una amicizia personale tra l’Ambasciatore francese e il dittatore nazista Habyarimana. Evidenziano anche il ruolo di Martres nel far approvare a Parigi ogni richiesta di aiuto militare avanzata dal regime. « Il Presidente Habyarimana mi ha chiamato stamattina alle 8 per informarmi che il Fronte Patriottico Ruandese ha attaccato la città di Byumba e le località di Mukono e Kaniga. Consiglio vivamente allo Stato Maggiore di inviare al più presto un compagnia d'élite in rinforzo ai soldati francesi che proteggono l'aeroporto internazionale di Kigali. La natura degli attacchi evidenzia una offensiva ben organizzata e pericolosa. Occorre rinforzare immediatamente le truppe francesi presenti in Rwanda » scrive Martres il 5 giugno 1992.

L’Ambasciatore francese arriva addirittura a condannare la decisione del presidente Juvenal Habyarimana di firmare gli accordi di pace a Dar-es-Salam che prevedono la fine delle ostilità e la formazione di un governo di unità nazionale con il FPR. In un telegramma diplomatico del 09 marzo 1993 si legge : «Il Presidente Habyarimana ha rovinato tutto. La decisione è stata presa senza consultare il Comitato di Difesa Ruandese, che non ha potuto prendere visione del testo degli accordi di pace. » Nel telegramma Martres si spinge fino a consigliare a Parigi di considerare il Comitato di Difesa Rwandese – CDR come unico interlocutore politico ancora credibile in Rwanda.

Il CDR era un organismo di contro-potere creato dalla moglie del dittatore Aghate Habyrimana e da un ristretto numero di alti funzionari militari per difendere a tutti i costi la supremazia hutu in Rwanda. Contrario a qualsiasi compromesso con il nemico e fautore della soluzione finale, il CDR approverà l’assassinio del presidente avvenuto il 6 aprile 1994 presso l'aeroporto internazionale di Kigali al rientro da una riunione in Tanzania dove erano state definite le modalità pratiche del governo di unità nazionale e della integrazione di guerriglieri FPR nell'esercito regolare. Dopo un’ora dall’abbattimento dell’aereo presidenziale con missili terra aria, inizierà il genocidio durato 100 giorni.

 Per approfondire l’argomento.

French Probe into Rwandan genocide nothing do destabilizing Kagame. IBTimes U. K.

http://www.ibtimes.co.uk/french-probe-into-rwandan-genocide-nothing-do-destabilsing-kagame-1586264?utm_source=social& utm_medium=facebook&utm_campaign=%2Ffrench-probe-into-rwandan-genocide-nothing-do-destabilsing-kagame-1586264

Rwandan Genocide. New probe attempts destabilize Kagame Hide French Role. IBTimes U. K.

http://www.ibtimes.co.uk/rwandan-genocide-new-probe-attempt-destabilise-kagame-hide-french-role-massacres-1586003

Antonia Locatelli. Vittima della verità. L’Indro

http://www.lindro.it/rwanda-1992-antonia-locatelli-vittima-della-verita/

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