Burundi. Il Presidente dichiara che i gay sono la causa della pandemia Covid19

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Frammenti Africani è un resoconto giornalistico di tematiche complesse del Continente Africano, futuro epicentro economico mondiale, dove coesistono potenze economiche e militari, crescita economica a due cifre, guerre, colpi di stato, masse di giovani disoccupati e una borghesia in piena crescita.
Un mosaico di situazioni contraddittorie documentate da testimonianze di prima mano e accuratamente analizzate per offrire un'informazione approfondita sulla politica, economia e scoperte scientifiche di un mondo in evoluzione pieno di paradossi.

Fulvio Beltrami

Fulvio Beltrami
Originario del Nord Italia, sposato con un'africana, da dieci anni vivo in Africa, prima a Nairobi ora a Kampala. Ho lavorato nell’ambito degli aiuti umanitari in vari paesi dell'Africa e dell'Asia.
Da qualche anno ho deciso di condividere la mia conoscenza della Regione dei Grandi Laghi (Uganda, Rwanda, Kenya, Tanzania, Burundi, ed Est del Congo RDC) scrivendo articoli sulla regione pubblicati in vari siti web di informazione, come Dillinger, FaiNotizia, African Voices. Dal 2007 ho iniziato la mia carriera professionale come reporter per l’Africa Orientale e Occidentale per L’Indro.
Le fonti delle notizie sono accuratamente scelte tra i mass media regionali, fonti dirette e testimonianze. Un'accurata ricerca dei contesti storici, culturali, sociali e politici è alla base di ogni articolo.

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Ago 25

Burundi. Il Presidente dichiara che i gay sono la causa della pandemia Covid19

Il presidente burundese Evariste Ndayishimiye lunedì 24 agosto ha dichiarato che i gay sono la causa della pandemia Covid19 a livello mondiale. Un grave atto omofobico che mette a rischio i gay in un paese da cinque anni colpito da una grave crisi politica e numerosi crimini contro l’umanità. Mentre si da la colpa agli omosessuali, il Covid19 impazza nel paese contagiando migliaia di persone e uccidendone a decine

di Fulvio Beltrami

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Fulvio Beltrami 24 agosto 2020

Il presidente del Burundi: Evariste Ndayishimiye in un comizio pubblico tenutosi lunedì 24 agosto ha affermato che i gay sono la causa della pandemia Covid19. Come prova fa notare che i paesi occidentali che supportano o hanno legalizzato l’omosessualità sono i paesi più colpiti dalla pandemia. Questo è quanto riporta la rete televisiva Mashariki TV mostrando il video del comizio in lingua Kirundi. Il Presidente burundese ha anche pronunciato parole al vetriolo contro i leader dell’opposizione in esilio augurandogli di morire in quanto supportano i diritti dei LGBT.

Il discorso omofobico pronunciato dal Capo di Stato burundese preoccupa le associazioni in difesa dei diritti umani in quanto il paese africano sta attraversando una lunga crisi politica originata dall’intenzione del precedente presidente Pierre Nkurunziza di accedere ad un terzo mandato nell’aprile 2015. Le proteste popolari furono brutalmente represse nel sangue. Reso impopolare a causa della decisione politica e scampato per miracolo ad un golpe attuato dalle forze democratiche dell’esercito Nkurunziza trasformò l’ala giovanile del partito CNDD-FDD: Imbonerakure (quelli che vedono lontani) in una milizia armata per usarla contro la popolazione inerme e si alleò politicamente e militarmente con i terroristi ruandesi FDLR (Forze Democratiche di Liberazione del Ruanda) responsabili del genocidio in Ruanda del 1994.

Dall’aprile 2005 in Burundi si è scatenata una orgia di sangue che impazza tutt’ora. Il regime compie regolarmente e quotidianamente assassini, violazione dei diritti umani e istiga l’odio razziale e sociale. In questo clima colpevolizzare gli omosessuali di essere la causa della pandemia che sta mettendo in ginocchio l’intero pianeta e che in Burundi è causa di numerosi lutti, può incoraggiare le milizie Imbonerakure a compiere aggressioni e ad uccidere i gay burundesi se essi sono ancora nel paese non avendo scelto la via dell’esilio come altri 400.000 cittadini divenuti profughi in vari paesi africani e in Europa.

Nel 2001 la camera bassa del parlamento burundese ha approvato una legislazione che criminalizza le relazioni omosessuali e tutti gli atteggiamenti “forvianti” delle persone lesbiche, gay, bisessuali e transgender. La legge fu respinta dal Senato in quanto discriminatoria ma il Presidente Nkurunziza annullò la decisione e firmò la legge il 22 aprile 2003. Le condanne vanno da tre mesi a due anni di reclusione e una multa non ben quantificata. Per sostenere la legge nel 2003 fu organizzata a Bujumbura (ex capitale del Burundi) una marcia contro l’omosessualità dove parteciparono 10.000 persone. La marcia era stata indetta dall’ala giovanile del partito: le Imbonerakure non ancora divenute un’organizzazione paramilitare. La legge del 2003 rappresentò una marcata regressione dei diritti civili garantiti dalla Costituzione. Precedentemente le relazioni omosessuali erano legali.

Pronunciando questo violentissimo discorso omofobico il Presidente Evariste Ndayishimiye ha commesso un grave errore. Dopo la repressione delle manifestazioni popolari dell’aprile 2015 l’allora Presidente Nkurunziza, l’intero governo e vari Generali dell’esercito furono oggetto di una inchiesta presso la Corte Penale Internazionale per crimini contro l’umanità. Per sottrarsi al giudizio il Burundi decise di uscire da Stato membro della CPI. Nel 2016 Stati Uniti e Unione Europea imposero pesanti sanzioni economiche a causa dei crimini contro l’umanità commessi dal regime. Le sanzioni hanno fatto collassare l’economia del paese africano.

Evariste Ndayishimiye è stato nominato Presidente due mesi fa a seguito di palesi frodi elettorali. La maggioranza schiacciante della popolazione aveva votato per il leader dell’opposizione: Agathon Rwasa. Il suo governo è composto principalmente da Generali e Colonelli, compreso il Maresciallo Alain-Guillaume Bunyoni a cui è stata affidata la carica di Primo Ministro nonostante sia sotto inchiesta presso la CPI per il ruolo attivo nel massacro di migliaia di manifestanti indifesi e pacifici avvenuto durante le proteste dell’aprile 2015. Gli Stati Uniti gli hanno imposto delle sanzioni Ad Personam.

Nelle prime settimane del suo mandato il Presidente Ndayishimiye ha giocato la carta del riformatore, favorito dalla improvvisa morte del dittatore Pierre Nkurunziza. In nuovo Capo di Stato aveva promesso varie aperture democratiche riuscendo così ad aprire un dialogo con l’Unione Europea, divenuta possibilista nell’abolire le sanzioni economiche a condizione di veri e propri cambiamenti verso la democrazia. Il vento riformatore è durato meno di un mese. I colloqui di pace con il vicino Ruanda sono stati sospesi mentre le violenze sulla popolazione si sono duplicate.

Ora i minacciosi discorsi omofobici creano un altro ostacolo per la ripresa delle relazioni economiche con la Unione Europea in quanto sia essa che gli Stati Uniti sono particolarmente sensibili a tutto quello che riguarda le minacce contro le minoranze sessuali e considerano (giustamente) come crimine ogni discorso omofobico, peggio ancora se pronunciato da un Presidente. Un motivo in più per rafforzare l’isolamento del regime dal resto del mondo e per mantenere le sanzioni economiche.

L’affiancamento tra omosessualità e Covid19 è l’ennesimo capitolo di una drammatica saga nella gestione della pandemia in Burundi. Nel febbraio 2020 quando tutti gli altri paesi africani prendevano misure preventive per contenere la pandemia che aveva mietuto migliaia di vittime in Cina, Asia ed Europa, il Presidente Nkurunziza aveva affermato che il Burundi era stato risparmiato da Dio e che il Coronavirus era una invenzione degli occidentali. Il rifiuto di contenere la pandemia era motivato dalla necessità di indire le elezioni nel maggio 2020. Durante la campagna elettorale il regime incoraggiò i comizi politici con decine di migliaia di persone contribuendo a favorire il contagio. Chi osava portare una mascherina veniva arrestato. I contagiati in grave stato di salute che si recavano all’ospedale venivano prelevati dalla polizia e fatti sparire.

Attualmente il Burundi è tra i paesi più esposti al Covid19 ma il regime continua a negare la realtà. Dal diniego assoluto si è passati alla sottostima dei casi e dei decessi. Secondo il Ministero della Sanità ad oggi sono stati registrati solo 143 casi di contagio e 1 decesso. Dati irrealistici in quanto nella sola Bujumbura la popolazione riporta la scorsa settimana 14 morti da Covid19. Notizia confermata da fonti sanitarie della ex capitale burundese, mentre la Caritas Burundi conferma 10 morti a livello nazionale tra cui un giovane prete di 35 anni.

La confusione sui dati è dovuta dall’assenza di un serio monitoraggio della pandemia. I centri Covid19 mancano di appropriate attrezzature e si registra una spaventosa rottura di reagenti che impedisce di fare i test di laboratorio. L’aeroporto internazionale rimane chiuso in quanto il regime non ha fondi a sufficienza per apportare le necessarie modifiche sanitarie internazionali.

Per far fronte alla pandemia il governo ha ricevuto dalla comunità internazionale 14 milioni di dollari. Recenti inchieste hanno dimostrato che il regime ha fatto sparire 10 milioni di dollari sottratti alla lotta contro la pandemia. Ironia della sorte il dittatore Pierre Nkurunziza è morto per complicazioni dopo aver contratto il Covid19. Secondo la versione ufficiale Nkurunziza sarebbe invece morto per un non precisato arresto cardiaco.

Il discorso omofobico del nuovo dittatore burundese e' visionabile sulla piattaforma informativa MEDIUM al seguente link: 

https://medium.com/@fulviobeltrami/burundi-gays-are-the-cause-of-the-covid19-pandemic-says-president-ndayishimiye-47728ae41cab

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