Sud Africa. Dilaga il TTD, stupro collettivo conto le lesbiche

Frammenti Africani

Frammenti Africani è un resoconto giornalistico di tematiche complesse del Continente Africano, futuro epicentro economico mondiale, dove coesistono potenze economiche e militari, crescita economica a due cifre, guerre, colpi di stato, masse di giovani disoccupati e una borghesia in piena crescita.
Un mosaico di situazioni contraddittorie documentate da testimonianze di prima mano e accuratamente analizzate per offrire un'informazione approfondita sulla politica, economia e scoperte scientifiche di un mondo in evoluzione pieno di paradossi.

Fulvio Beltrami

Fulvio Beltrami
Originario del Nord Italia, sposato con un'africana, da dieci anni vivo in Africa, prima a Nairobi ora a Kampala. Ho lavorato nell’ambito degli aiuti umanitari in vari paesi dell'Africa e dell'Asia.
Da qualche anno ho deciso di condividere la mia conoscenza della Regione dei Grandi Laghi (Uganda, Rwanda, Kenya, Tanzania, Burundi, ed Est del Congo RDC) scrivendo articoli sulla regione pubblicati in vari siti web di informazione, come Dillinger, FaiNotizia, African Voices. Dal 2007 ho iniziato la mia carriera professionale come reporter per l’Africa Orientale e Occidentale per L’Indro.
Le fonti delle notizie sono accuratamente scelte tra i mass media regionali, fonti dirette e testimonianze. Un'accurata ricerca dei contesti storici, culturali, sociali e politici è alla base di ogni articolo.

TAGS

BLOGROLL

Newsletter
Frammenti Africani

Gen 24

Sud Africa. Dilaga il TTD, stupro collettivo conto le lesbiche

Il Sud Africa é considerato un paradiso sicuro per il rispetto dei diritti gay. La Costituzione considera ogni atto omofobico come un crimine contro l'umanità mentre il Codice Penale condanna duramente sia gli atti omofobici che le discriminazioni legate alle scelte sessuali. Nonostante questa protezione costituzionale e legislativa dal 2001 é sorto il fenomeno dello stupro collettivo contro le lesbiche, fenomeno in costante aumento

di Fulvio Beltrami

sud africa, diritti umani, diritti gay, stupri correttivi, clare carter, gay, lesbiche

Essere gay in Africa é un lotta quotidiana per difendere il diritto di orientamento sessuale e la dignità personale. Le cause sono molteplici: cultura macho, pregiudizi, miti popolari come per esempio che l'omosessualità sia una malattia infettiva o una degenerazione importata dall’Occidente. Vari Governi, politici e leader religiosi (siano essi cattolici, protestanti o mussulmani) spesso strumentalizzano la situazione per diffondere sentimenti omofobici tra la popolazione. I loro obiettivi non sono rivolti necessariamente contro gay o lesbiche che, spesso, diventano un comodo pretesto per aumentare la propria popolarità o distogliere l’attenzione pubblica da gravi problematiche nazionali.

Tra dicembre 2013 e gennaio 2014 la lobby anti gay ha tentato di portare imporatnti attacchi legislativi contro la libertà e la dignità umana in due paesi: Nigeria e Uganda. Il primo tentativo é stato coronato dal successo. Una nuova legge anti gay é stata approvata dal Parlamento il 7 gennaio scorso. La legge rende illegale le relazioni con lo stesso sesso, le organizzazioni omosessuali, luoghi di ritrovo e club gay. Anche le associazioni per i diritti umani e i giornalisti possono rischiare severi provvedimenti se prendono le difese della comunità gay grazie al divieto di propagare idee che favoriscono comportamenti sessuali devianti nel paese.

A differenza del Presidente Yoweri Museveni, il suo omologo nigeriano Jonathan Goodluck ha firmato il testo di legge approvato dal Parlamento, rendendolo effettivo.

Il Sud Africa é considerato un paradiso sicuro. La Costituzione considera ogni atto omofobico come un crimine contro l'umanità mentre il Codice Penale condanna duramente sia gli atti omofobici che le discriminazioni legate alle scelte sessuali.

Nonostante questa protezione costituzionale e legislativa dal 2001 é sorto il fenomeno dello stupro collettivo contro le lesbiche, fenomeno in costante aumento.

Negli ultimi 14 anni sono stati riportati 31 stupri collettivo contro delle lesbiche. Nel 2007 il caso di Sizakele Sigasa, lesbica e attivista per di diritti gay fece scalpore. Fu aggredita da 10 uomini tra cui 4 minorenni, torturata, stuprata e uccisa con un colpo di pistola alla testa. Il suo corpo fu trovato legato ad un palo con le sue mutande sporche di escrementi sulla testa. Nonostante la promessa della polizia di effettuare accurate indagini tutt’oggi gli autori di questo orrendo omicidio non sono stati perseguiti nonostante che vi siano numerosi indizi e che i loro nomi siano stati riferiti alla polizia.

Dal 2012 i casi di stupro correttivo riportati ogni anno sono saliti a 25. Le associazioni per i diritti umani ipotizzano che il fenomeno abbia dimensioni più estese e che molti casi di violenza non vengano riportati alle autorità.

Il Sud Africa detiene il triste primato con la più alto numero di stupri al mondo: 500.000 all’anno, attirando l’attenzione e la condanna dell’Ufficio contro il Crimine e la Droga delle Nazioni Unite.

Preoccupante é il constato che una gran parte della popolazione maschile sud africana (senza distinzione di razza) sembra giustificare questi atti criminali. Secondo un sondaggio eseguito presso la popolazione maschile della Provincia del Eastern Cape nel 2013 dalla Ong CIET in collaborazione con il Medical Research Council, il 20% degli intervistati ritiene che siano le stesse vittime a chiedere lo stupro per provare una nuova esperienza sessuale. Il 15% ha confessato, sotto protezione di anonimato, di aver partecipato almeno una volta a dei stupri collettivi definiti: Gang-bang o Jackrolling. La situazione é catastrofica tra gli studenti e le bande giovanili che considerano il Jackrolling come un eccitante divertimento. All’interno del Jackrolling esiste una variante denominata “TTD” (test the dick – riferimento al membro maschile), una forma di stupro correttivo rivolto alle lesbiche.

Nel 2011 la fotoreporter americana Clare Carter effettuò un reportage di due anni sugli stupri collettivo recentemente pubblicato.

Clare Carter ha intervistato 45 vittime lesbiche, preti, poliziotti, operatori umanitari, attivisti gay, amministratori e anche alcuni stupratori, rivelando all’opinione pubblica internazionale l’esistenza del spaventoso universo dello stupro correttivo in Sud Africa, normalmente concentrato a Durban, Johannesburg, Cape Town e Port Elizabeth.

Tra le varie testimonianze spiccano quelle di Pearl Mali e Simphiwe Thandeka.

Pearl risiedente a Cape Town, é stata stuprata per la prima volta all'età di 12 anni sotto l’iniziativa di sua madre che, avendo intuito il suo orientamento sessuale, chiese ad un uomo di cinquant’anni di effettuare il TTD, al fine di convertirla all'eterosessualità.

In seguito Pearl fu costretta a sposare il suo stupratore che trasformò il matrimonio in una inusuale quanto perversa fonte di reddito, facendo stuprare la moglie da gruppi di uomini sotto ricompense finanziarie, grazie alla complicità della madre di Pearl. Gli stupri collettivi durarono quattro anni durante i quali Pearl denunciò il crimine alla polizia per ben due volte senza essere creduta. Fu infine salvata da un’associazione in difesa dei diritti umani.

Il dramma di Simphiwe Thandeka, che abita a Pietermaritzbur la capitale della fervente Provincia cristiana del KwaZulu-Natal, inizia all'età di 13 anni quando fu stuprata per la prima volta. Quando riferì l’accaduto a sua madre, quest’ultima le impedì di denunciare l’aggressore in quanto membro della famiglia. Come nel caso di Pearl la madre aveva chiesto all’aggressore (uno zio) di effettuare un TTD poiché sospettava la figlia di essere lesbica. Successivamene la madre forzó Simphiwe a sposare un ragazzo del quartiere.

Simphiwe dopo il matrimonio fu vittima di stupri collettivi per tre anni, venendo violentata per un totale di 42 uomini e contraendo l’AIDS. Questi stupri collettivi erano organizzati da suo marito che infine la ripudiò rimandandola a casa dei genitori con una breve nota scritta: “Questa puttana lesbica non diventerà mai normale. Ci rinuncio”. La famiglia non ha mai sporto denuncia dei crimini. Simphiwe scappò dalla casa materna e ora vive a Johannesburg con i suoi due bambini nati da differenti padri ignoti e miracolosamene sieronegativi. In entrambi i casi Simphiwe ha rifiutato di abortire e alleva i suoi figli con amore. Un’associazione per i diritti gay le ha trovato un lavoro dignitoso per sostene la sua famiglia.

Come dimostrano queste due testimonianze la complicità familiare nel stupro correttivo é comune quanto la negligenza della comunità e delle autorità locali.

La Costituzione difende il diritto alla sessualità ma non riesce a proteggere le vittime dei stupri correttivi. L’accesso alla giustizia é difficile e spesso legato a problematiche finanziarie in quanto le vittime non hanno soldi sufficienti per pagare le spese per un causa, nonostante che la polizia dovrebbe trattare d’ufficio questi casi che sono crimini vietati dalla Costituzione.

Esistono anche contesti sociali e culturali che penalizzano la vittima difendendo i carnefici. La violenza in molti quartieri poveri é all’ordine del giorno. L'omosessualità é considerata come una morbo occidentale. Il Patriarcato regna indisturbato.”, spiega Funeka, Fondatrice della Ong in difesa delle lesbiche Free Gender. Spesso il contesto socio culturale viene giustificato dai leader religiosi protestanti e cattolici.

David Hessey, attivista del Gay and Lesbiabian Association, condanna la polizia e il sistema giudiziario.

Il TTD, stupro correttivo, non viene preso sul serio. Occorrono oltre due anni prima che un tribunale si decida a trattare un caso di TTD, nonostante che la nostra procedura legislativa sia la più veloce del Continente. Il processo può durare anche oltre sei anni con ingenti costi finanziari. Questi ritardi portano molte vittime a non denunciare il crimine”.

Una gran parte della popolazione si sente oltraggiata a sentir parlare di diritti gay e si infuria se una persona dichiara la sua omosessualità. La società patriarcale, associata alla povertà, mancanza di istruzione, disoccupazione, frustrazione, alcolismo e abuso di droghe crea una situazione di sadismo collettivo a cui la vittima difficilmente riesce a sottrarsi se non riuscendo a fuggire fisicamente per andare a vivere da un’altra parte del paese.

La passività delle forze dell’ordine, intente a massacrare i minatori in sciopero, chiude il cerchio di impunità favorendo gli stupri correttivi.

Una giovane lesbicia, Muvleni fu sequestrata e violentata da 35 uomini per due settimane. Nessuna inchiesta é stata aperta e la sua denuncia archiviata.

Fulvio Beltrami

Kigali Rwanda

© Riproduzione riservata

Commenti
Lascia un commento

Nome:

Indirizzo email:

Sito web:

Il tuo indirizzo email è richiesto ma non verrà reso pubblico.

Commento: