Usoni. L’Africa come unica speranza di vita

Frammenti Africani

Frammenti Africani è un resoconto giornalistico di tematiche complesse del Continente Africano, futuro epicentro economico mondiale, dove coesistono potenze economiche e militari, crescita economica a due cifre, guerre, colpi di stato, masse di giovani disoccupati e una borghesia in piena crescita.
Un mosaico di situazioni contraddittorie documentate da testimonianze di prima mano e accuratamente analizzate per offrire un'informazione approfondita sulla politica, economia e scoperte scientifiche di un mondo in evoluzione pieno di paradossi.

Fulvio Beltrami

Fulvio Beltrami
Originario del Nord Italia, sposato con un'africana, da dieci anni vivo in Africa, prima a Nairobi ora a Kampala. Ho lavorato nell’ambito degli aiuti umanitari in vari paesi dell'Africa e dell'Asia.
Da qualche anno ho deciso di condividere la mia conoscenza della Regione dei Grandi Laghi (Uganda, Rwanda, Kenya, Tanzania, Burundi, ed Est del Congo RDC) scrivendo articoli sulla regione pubblicati in vari siti web di informazione, come Dillinger, FaiNotizia, African Voices. Dal 2007 ho iniziato la mia carriera professionale come reporter per l’Africa Orientale e Occidentale per L’Indro.
Le fonti delle notizie sono accuratamente scelte tra i mass media regionali, fonti dirette e testimonianze. Un'accurata ricerca dei contesti storici, culturali, sociali e politici è alla base di ogni articolo.

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Feb 7

Usoni. L’Africa come unica speranza di vita

Un serial fiction keniota descrive un mondo alla rovescia dove milioni di disperati fuggono da un’Europa in rovina per tentare di rifarsi una vita in una Africa sviluppata e ricca. La fiction è ambientata nel 2063. Il fenomeno sembra già iniziato ai nostri giorni e coinvolge anche molti nostri connazionali spesso in situazioni illegali e precarie presso vari paesi africani tra cui l’Uganda

di Fulvio Beltrami

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2033. L’Europa è devastata da ormai trentanni di crisi economica e sociale e da un inquinamento totale dell’aria e delle falde idriche. La disoccupazione ha raggiunto livelli allarmanti, condannando milioni di persone alla povertà assoluta. L’Unione Europea si è disintegrata e sono ritornati i nazionalismi. Nel disperato tentativo di contenere le rivolte vari paesi hanno instaurato dittature fasciste che si concentrano sulla repressione interna non avendo le risorse finanziarie necessarie per attuare guerre imperialiste. L’unica salvezza e speranza di vita è l’Africa, divenuta un continente industrializzato dominato da tre potentissimi blocchi economici che controllano, assieme all’Asia, l’economia mondiale.

Milioni di Francesi, Inglesi, Greci, Italiani, Spagnoli, Tedeschi tentano di raggiungere le coste africane della Somalia, Eritrea, Libia e Tunisia attraversando il Mediterraneo. Le marine militari dei Paesi Africani affondano senza pietà le imbarcazioni dei clandestini lontano dalla acque territoriali per evitare fughe di notizie e scandali sui media africani.

Olivier, un esperto di informatica vive con Pauline una insegnante, ambedue disoccupati da sei anni. La situazione in Francia è insopportabile a causa della dittatura fascista, povertà e disoccupazione. La giovane coppia tenta di immigrare clandestinamente in Africa. Scelgono come meta il Kenya spendendo gli ultimi soldi dei genitori per comprarsi i biglietti per la lunga attraversata oceanica.

Arrivati in Kenya, vengono arrestati dalla polizia di frontiera e rinchiusi in un centro di accoglienza immigrati clandestini secondo la propaganda del Governo, in realtà un lager dove regna l’assenza assoluta dei diritti umani. Sono in attesa di essere rimpatriati in Francia. Oliver riesce ad evadere e comincia la sua vita di clandestino fin quando non recupera i documenti di un europeo morto in un incidente automobilistico regolarmente emigrato e si impossessa della sua identità.

Nel frattempo Pauline viene riscattata da una famiglia borghese keniota che la assume come cameriera. La speranza di una nuova vita rinasce in Pauline, purtroppo senza conoscere le ragioni di questo riscatto...

Questa è la trama della nuova serie televisiva del Kenya che sarà messa in onda a partire dal novembre 2014.

La serie, realizzata dal regista Sylvestre Amaussou e prodotta da Denver Ochieng, racconta le peripezie di una giovane coppia francese che fugge dall’Europa in rovina per raggiungere l’eldorado in Africa. Ma per realizzare il “Sogno Africano” i due giovani devono prima di tutto superare il razzismo verso i bianchi, evitare la mafia locale e la polizia, fare enormi sacrifici e non perdere mai la speranza.

La puntata pilota è stata proiettata nel novembre 2013 presso la United States International University. Gli autori di USONI sperano che la serie dopo il Kenya sia trasmessa anche da altri canali televisivi africani ed internazionali. Si parla di un contratto con la Fox, tutto da confermare.

Il regista Sylvestre Amoussou spiega cosa lo ha portato a realizzare questa originale serie televisiva. “USONI intende dimostrare quali sono le condizioni degli immigrati africani in Europa, invertendo i ruoli dove i Paesi Africani applicano le frontiere chiuse, ammazzano i clandestini in alto mare o li sfruttano nei loro paesi. Proprio quello che sta avvenendo oggi in Europa”.

Sylvestre Amaoussou è un regista africano di fama internazionale. Nel 2007 il suo film “Africa Paradis” ha ricevuto tre premi al Festival Pan Africano del Cinema di Ouagadougou, Burkina Faso, un premio in Francia, un Gran Premio del Festival Internazionale di Verona e un premio in Spagna.

E se USONI non fosse una fiction ma una futura prossima realtà?

Se si pensa all’orientamento economico dei due Continenti, USONI potrebbe non essere frutto di una fervida fantasia. Dal 2010 è iniziata un'immigrazione dall’Europa all’Africa taciuta dai media occidentali. Questi “Rifugiati Economici”, come vengono chiamati in Africa, raggiungono il Continente nella speranza di una vita migliore proprio come Olivier e Pauline, i protagonisti della fiction Keniota. Una significativa percentuale di Spagnoli sta emigrando in Marocco e centinaia di migliaia di Portoghesi si rifugiano nelle loro ex colonie africane: Angola e Mozambico.

Secondo i dati forniti dal Osservatore Portoghese della Emigrazione l'emigrazione portoghese verso l’Africa è aumentata del 400% in 7 anni: dal 2003 al 2010.

Anche quella Italiana è in netto aumento e le mete preferite sono Kenya e Uganda. Purtroppo il fenomeno migratorio italiano è all’attenzione delle autorità dei due Paesi Africani che sospettano infiltrazioni di Mafia, soprattutto a Malindi e Mombasa, Kenya. Queste attività sono state ampiamente denunciate dai media kenioti, trovando una timida risposta da parte dell’Ambasciata Italiana di Nairobi.

In Uganda alcuni nuovi emigrati italiani arrivati dal 2012 svolgono attività economiche senza permesso di lavoro attraverso continui ed illegali rinnovi di visto turistico ottenuti grazie alla corruzione delle autorità locali. Una situazione comune nel Paese anche tra le comunità Tedesca, Inglese, Pakistana e Cinese.

Secondo la legge in vigore nel paese, per attuare attività economiche occorre ottenere un visto “Business” che richiede la comprovata disponibilità di 100.000 dollari depositati presso una banca in Uganda.

Ostacolo quasi insormontabile per questi rifugiati economici che, dotati di modeste somme (dai 10 ai 30.000 euro) giungono nel Paese con l’illusione di far fortuna e speculare sulla pelle di coloro che definiscono razzisticamente “negri”.

L’ostacolo viene aggirato grazie alla complicità delle autorità locali e l’aiuto di “broker” (intermediari) tra cui anche un ex dipendente ugandese dell’Ambasciata Italiana a Kampala con perfetta conoscenza della lingua italiana.

Spesso questi connazionali sono reduci di fallimenti economici in Italia e con vertenze legali in atto. Arrivati in Uganda con il sogno di arricchirsi rapidamente grazie alla stupidità dei “negri”, aprono attività destinate al fallimento a causa dei loro atteggiamenti razzisti verso la clientela a maggioranza ugandese e dopo un paio di anni lasciano il paese in bancarotta ritornando in Italia in una situazione economica peggiore di quando sono emigrati.

Alcuni lavorano per imprenditori locali di ditte di costruzioni Ugandesi (alcuni di essi con uno statuto di immigrati clandestini e continuamente ricattati dagli imprenditori Ugandesi). Altri hanno costituito dei partenariati societari con catene di grande distribuzione alimentare gestite da cinesi, lavorando in realtà per gli imprenditori cinesi che hanno il pieno controllo delle finanze e delle attività, decidendo spese e margini di profitto. Spesso questi connazionali “rifugiati economici” hanno scarsi contatti con l’Ambasciata Italiana a Kampala o addirittura non segnalano la loro presenza nel paese ai nostri uffici Consolari.

Le autorità ugandesi hanno iniziato le inchieste su queste presenze illegali di pseudo imprenditori. Alcune deportazioni sono già iniziate presso gli immigrati clandestini tedeschi, pakistani e cinesi. Secondo indiscrezioni ricevute presto sarà aperta un’inchiesta sugli immigrati Italiani e Inglesi. Inchiesta che prevede l’espulsione forzata dal paese entro 5 giorni dalla notifica giudiziaria in caso di posizione irregolare con l’Immigrazione ugandese.

Per il Governo Ugandese sta diventando una priorità l’individuazione di immigrati clandestini soprattutto quelli che aprono attività commerciali danneggiando il paese tramite evasione fiscale e non permettendo alle competenti autorità di ottenere precise informazioni sulla loro fedina penale attraverso l’Interpol serio deficit che fa correre il rischio al paese di infiltrazioni terroristiche e mafiose.

Nel 2012 quattro immigrati di nazionalità bulgara compirono una serie di truffe telematiche ai danni di varie banche ugandesi. A seguito delle indagini dopo il loro arresto vi era il sospetto di un quinto complice di nazionalità italiana. Nel dicembre 2013 una domestica ugandese fu vittima di un stupro collettivo organizzato dal suo datore di lavoro pakistano, commerciante e immigrato illegale.

Occorre comunque distinguere tra il fenomeno italiano di rifugiati politici italiani completamente irrispettosi della cultura e delle leggi locali e le realtà imprenditoriali italiane serie promosse dal 2012 attraverso un servizio per l’imprenditoria italiana dell’Ambasciata Italiana in Uganda, iniziativa dell’Ambasciatore Stefano Antonio Dejak: Business Club Italia, un club di aziende per rafforzare la presenza italiana in Uganda. L’associazione è composta da una cinquantina di imprese, tra cui la Saipem.

La consulenza alle ditte italiane non si ferma a quella istituzionale. L’azienda di consulenze economiche Universo Italia, con sede a Kampala rappresenta i prodotti Made in Italy e offre consulenze personalizzate per la penetrazione del mercato ugandese e quelli regionali: Rwanda, Kenya, Sud Sudan, Tanzania.

Entrambe le iniziative mirano a promuovere i prodotti italiani sinonimo di millenaria esperienza, eleganza, funzionalità, passione e alta tecnologia ma ignorati dai mercati africani a causa della atavica ed anacronistica ignoranza dell’imprenditoria italiana per quanto riguarda l’Africa a tutto vantaggio di Cina, India, Israele, Sud Africa, Tunisia.

A quanto pare in Africa il futuro descritto dalla fiction USONI sembra già iniziato.

Il trailer del Video USONI è visionabile su YouTube :

http://www.youtube.com/watch?v=XjXsP5P04nA

© Riproduzione riservata

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