Rwanda. Paul Kagame spiega la sua lotta contro il terrorismo

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Fulvio Beltrami

Fulvio Beltrami
Originario del Nord Italia, sposato con un'africana, da dieci anni vivo in Africa, prima a Nairobi ora a Kampala. Ho lavorato nell’ambito degli aiuti umanitari in vari paesi dell'Africa e dell'Asia.
Da qualche anno ho deciso di condividere la mia conoscenza della Regione dei Grandi Laghi (Uganda, Rwanda, Kenya, Tanzania, Burundi, ed Est del Congo RDC) scrivendo articoli sulla regione pubblicati in vari siti web di informazione, come Dillinger, FaiNotizia, African Voices. Dal 2007 ho iniziato la mia carriera professionale come reporter per l’Africa Orientale e Occidentale per L’Indro.
Le fonti delle notizie sono accuratamente scelte tra i mass media regionali, fonti dirette e testimonianze. Un'accurata ricerca dei contesti storici, culturali, sociali e politici è alla base di ogni articolo.

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Giu 18

Rwanda. Paul Kagame spiega la sua lotta contro il terrorismo

Il 5 giugno 2014 il presidente ruandese ha dichiarato che ogni terrorista attivo nel paese deve essere abbattuto in pieno giorno. La dichiarazione ha suscitato forti critiche da parte americana. Paul Kagame spiega le ragioni in una intervista rilasciata a Jeune Afrique

di Fulvio Beltrami

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La Ong Americana in difesa dei diritti umani Human Rights Watch (HRW) due settimane fa ha rilasciato un rapporto accusando il Rwanda di attuare arresti arbitrari e sparizioni di propri cittadini sospettati di sostenere il gruppo terroristico Forze Democratiche di Liberazione del Rwanda (FDLR). Il rapporto è stato ripreso dal Dipartimento di Stato americano. Secondo vari osservatori regionali il rapporto non sarebbe neutrale e tenderebbe a trasformare il diritto di uno stato sovrano a difendere il proprio territorio e la propria popolazione in un atto di repressione.

Le FDLR sono composte dalle forze che attuarono il genocidio nel 1994, che dal settembre 2013 stanno cercando di invadere il Rwanda per abbattere l’attuale regime con la forza. Governo di Kinshasa e la missione di pace Onu sono accusati di supportare il gruppo terroristico, Kinshasa con appoggio in armi e logistico, Monusco di non intervenire militarmente nonostante il suo nuovo mandato di “full combat operation” ricevuto nel giugno 2013. La situazione è ora ancora più critica a seguito degli scontri di frontiera avvenuti la scorsa settimana e dall’indicazione data dal presidente di abbattere ogni terrorista sul posto.

Il presidente Paul Kagame ha rilasciato un’intervista al mensile Jeune Afrique per spiegare la nuova politica di tolleranza zero contro il terrorismo. Si riporta la traduzione integrale. Nell’intervista Kagame evita accuratamente di menzionare le responsabilità del Congo e della missione di pace Onu.

Jeune Afrique: Il suo discorso a Rambura del 5 giugno scorso è stato interpretato come un risposta alle accuse ricevute dal Dipartimento di Stato Americano e del rapporto di Human Rights Watch relativo alle operazioni militari delle forze di sicurezza nel nord ovest del Rwanda. È corretto?

Non ci sono novità rispetto a quello che affermato dinnanzi ai cittadini del distretto di Nyabihu. Lo sviluppo del paese non può essere raggiunto senza sicurezza e stabilità. Il nostro popolo ha sofferta sufficientemente per comprenderlo. Il messaggio riportato nel meeting del 5 giugno è collegato a due recenti avvenimenti. Il primo è l’aumento della instabilità registrato nelle ultime settimane nel nord ovest del Rwanda. Sono stati attuati diversi omicidi compreso il figlio del Sindaco della città di Musanze (ex Ruhengeri).

L’origine di questi attacchi terroristici proviene da gruppi armati operativi nel est della Repubblica Democratica del Congo. Il secondo avvenimento sono le dichiarazioni e il rapporto provenienti dagli Stati Uniti pubblicate senza sentire il parere del governo ruandese. Voglio essere chiaro. Gli stranieri ci possono sostenere o criticare, possono aiutarci o contribuire a destabilizzarci ma alla fine dei conti la responsabilità delle sicurezza compete esclusivamente a noi. Il mio avvertimento è rivolto ai terroristi che lanciano le granate: difenderemo la stabilità del paese e la sicurezza del nostro popolo con pieno rispetto della legge. Siamo consapevoli di essere sottoposti allo scrutinio dell’opinione pubblica internazionale ma rimaniamo fermi nell’assicurare una difesa ferma e pro-attiva contro il terrorismo.

Questo giustifica gli arresti e le sparizioni di cui è accusato il Governo Ruandese?

Di cosa stiamo parlando? Le nostre forze di sicurezza e le autorità legali hanno già offerto le loro spiegazioni alle Ong che hanno ricevuti dettagliate informazioni su chi è stato arrestato, i motivi, e i contesti giuridici. Il rapporto pubblicato da HRW non ha menzionato queste informazioni. Nessuno sparisce in Rwanda e nessuno è arrestato senza un valido motivo. Siamo abituati a confrontarci con delle false accuse.

Quando lei afferma pubblicamente che i nemici devono essere abbattuti sul campo in pieno giorno, dovrebbe aver preventivato la reazione internazionale...

Ovvio. Quello che volevo dire è che non esiteremo a compiere ogni atto necessario per la nostra difesa nel rispetto della legge. Non è sufficiente convincere i nostri nemici a rinunciare al terrorismo, in quanto stanno commettendo atti terroristici nel paese che devono essere fermati. Trovo assai paradossale che un governo che non si fa scrupoli nell’utilizzare droni per uccidere civili in vari paesi del mondo sotto il pretesto della lotta contro il terrorismo internazionale, si permetta di criticare duramente il nostro diritto di difenderci dai terroristi. Il Rwanda ha avuto il coraggio di abolire la pena di morte e di attuare una riconciliazione nazionale, quando le nostre prigioni erano piene di genocidari che meritavano la morte per quello che hanno fatto nel 1994.

Il suo discorso non era una forma di avvertimento ad alcuni paesi regionali: “Se aiutate le FDLR subirete le conseguenze”?

Siamo responsabili delle nostra sicurezza. Questo significa che chiunque sia associato ai terroristi deve rispondere dei suoi atti. Per esempio nel tentato assassinio del sindaco di Misanze la polizia ha scoperto che l’attentatore ha agito su ordini di suo fratello che è un quadro delle FDLR.

Quindi lei conferma che si tratta di un avvertimento?

Scusi ma dove vuole arrivare? Occorre comprendere che dinnanzi al terrorismo non si può avere delle premure. Se si facilita l’infiltrazione di terroristi nel nostro paese quando questi uccidono dei civili inermi gettando delle bombe nei mercati, non credo ci si possa attendere una posizione amichevole da parte nostra. Non si tratta di una minaccia ma di un avvertimento: Non resteremo passivi e chiunque è complice dovrà accettare le conseguenze.

Alla fine di tutto, nonostante i rapporti e le critiche lei si sente in diritto di neutralizzare chiunque sia sospettato di rappresentare un pericolo alla sicurezza del Rwanda...

Noi ci riserviamo il diritto di eliminare chiunque tenti di sterminarci. Quando dico eliminare non intendo stragi o esecuzioni extra giudiziarie. In Rwanda, come in Europa e in America, esiste la legge, anche quella di emergenza nazionale. I cosiddetti esperti devono comprendere che il Rwanda è vittima di un attacco terroristico e non continuare a pubblicare sui giornali notizie non veritiere. Siamo determinati ad assicurare la pace nel paese. Non credo di poter ricevere insegnamenti da nessuno.

Mercoledì 18 giugno gli Stati Uniti hanno annunciato la nomina del nuovo ambasciatore in Rwanda, Erica J. Barks-Ruggles, ex Console americano in Sud Africa e deputata alla rappresentanza americana presso le Nazioni Unite per i diritti umani e politiche economiche. La Ruggles sostituisce l'ambasciatore Donald W. Koran che fu nominato il 8 agosto 2011.

Le operazioni di polizia per smantellare il network terroristico istallato dalle FDRL sono condotte con la partecipazione della popolazione che collabora ad individuare gli elementi eversivi, secondo quanto riportano le testimonianze raccolte sul terreno.

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