Kwibuka20. I mandanti del Genocidio Ruandese

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Frammenti Africani è un resoconto giornalistico di tematiche complesse del Continente Africano, futuro epicentro economico mondiale, dove coesistono potenze economiche e militari, crescita economica a due cifre, guerre, colpi di stato, masse di giovani disoccupati e una borghesia in piena crescita.
Un mosaico di situazioni contraddittorie documentate da testimonianze di prima mano e accuratamente analizzate per offrire un'informazione approfondita sulla politica, economia e scoperte scientifiche di un mondo in evoluzione pieno di paradossi.

Fulvio Beltrami

Fulvio Beltrami
Originario del Nord Italia, sposato con un'africana, da dieci anni vivo in Africa, prima a Nairobi ora a Kampala. Ho lavorato nell’ambito degli aiuti umanitari in vari paesi dell'Africa e dell'Asia.
Da qualche anno ho deciso di condividere la mia conoscenza della Regione dei Grandi Laghi (Uganda, Rwanda, Kenya, Tanzania, Burundi, ed Est del Congo RDC) scrivendo articoli sulla regione pubblicati in vari siti web di informazione, come Dillinger, FaiNotizia, African Voices. Dal 2007 ho iniziato la mia carriera professionale come reporter per l’Africa Orientale e Occidentale per L’Indro.
Le fonti delle notizie sono accuratamente scelte tra i mass media regionali, fonti dirette e testimonianze. Un'accurata ricerca dei contesti storici, culturali, sociali e politici è alla base di ogni articolo.

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Apr 8

Kwibuka20. I mandanti del Genocidio Ruandese

Ieri, 07 aprile 2014 presso lo stadio Amahoro a Kigali, capitale del Rwanda, sono iniziate le celebrazioni del Ventesimo anniversario del Genocidio. I media internazionali dedicano pagine intere all’avvenimento dimenticandosi di citare i mandanti internazionali. Il dovere storico viene assolto da un nostro collega blogger

di Fulvio Beltrami e Dragor Alphandary

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Nella notte tra il 5 e il 6 aprile 1994 l’aereo presidenziale che trasportava il Presidente ruandese Juvenal Habyariamana e quello burundese Cyprien Ntaryamira fu abbattuto durante la fase di atterraggio presso l'aeroporto internazionale di Kigali, capitale del Rwanda. L’attentato diede il via a 100 orribili giorni in cui centinaia di migliaia di cittadini furono brutalmente massacrati dalle Forze Armate Ruandese (FAR) e dalle milizie para militari

Interahamwe. Sul totale delle vittime vi sono dati contrastanti. Le Nazioni Unite stimano i morti a 800.000, il Governo ruandese 1.071.000.

 Ieri, 07 aprile 2014, presso il Memoriale del Genocidio a Kigali (capitale del Rwanda) è stata accesa la Fiamma Eterna del Ricordo e il Presidente Paul Kagame ha tenuto un discorso alla nazione presso lo stadio Amahoro teatro di uno dei più terribili massacri avvenuti durante i 100 giorni in cui l’inferno regnò sulla terra. Il periodo di commemorazioni durerà fino al 4 luglio, quando il Rwanda celebrerà il Giorno della Liberazione. Il 4 luglio 1994 il Fronte Patriottico Ruandese (FPR), aiutato da reparti dell’esercito ugandese e consiglieri militari americani, prese il controllo del Paese, ponendo fine al genocidio.

I media internazionali fanno a gara per ricordare l’Olocausto Africano evitando però di menzionare i mandanti.

Dragor Alphandary blogger e direttore del sito: Journal Intime, esce dal coro delle commemorazioni per far nomi e cognomi di tutti coloro che resero possibile il Genocidio fin dal 1957.

Frammenti Africani riporta il suo articolo pubblicato sul blog del collega

http://dragor.typepad.com/journal_intime/2014/04/dopo-20-anni-c%C3%A8-ancora-chi-non-ha-capito-o-finge-di-non-capire-come-sono-andate-le-cose-ho-letto-una-quantit%C3%A0-di-com.html

FRANÇOIS MITTERAND, presidente francese. Voleva tenere il Rwanda nell’orbita francofona e usarlo come base per depredare lo Zaire (attuale Repubblica Democratica del Congo). Ha sostenuto la sanguinaria dittatura razziale di Juvénal Habyarimana, armato e addestrato l’esercito governativo, inquadrato le milizie Interahamwe. Alla morte del dittatore, nell’attentato del 6 aprile 1994, il Presidente Mitterand ha appoggiato l’esercito nella guerra contro il FPR di Paul Kagame. Persa la guerra, ha lanciato l’Operazione Turquoise per far fuggire i genocidari e distruggere le prove della partecipazione francese al genocidio da lui definito “un genocidio senza importanza”.

ALAIN JUPPÈ, attuale sindaco di Bordeaux, nel 1994 Ministro degli Esteri. Capo dei falchi che volevano l’eliminazione dei Tutsi, ha combattuto con ogni mezzo i soli che cercavano di arrestare il genocidio: i militari del FPR di Paul Kagame. Quando ha lanciato l’Operazione Turquoise, di cui è stato il principale promotore, ha incaricato il generale Lafourcade di andare in Rwanda a “casser du Tutsi”, massacrare i Tutsi, da lui definiti “ribelli” anche mentre il genocidio era in atto.

JUVENAL HABYARIMANA, presidente ruandese. Dopo avere fatto imprigionare e successivamente assassinare il suo predecessore Grégoire Kaybanda, ne ha continuato la politica razzista costellata di pogrom contro i Tutsi, affiancato da un vescovo nominato da Roma. Dopo avere firmato gli accordi di Arusha per permettere il ritorno dei rifugiati Tutsi, dichiara gli accordi in questione “carta straccia”. Ma l’esercito e sua moglie Agathe lo considerano troppo arrendevole con i Tutsi, così il 6 aprile 1994 tirano 2 missili contro il jet privato che lo riporta a Kigali da Arusha. E’ l’inizio del genocidio. La magistratura francese tenterà in seguito di addossare la colpa dell’attentato al Fronte Patriottico Ruandese e all’attuale Presidente del Rwanda: Paul Kagame.

 ANDRÈ PERRAUDIN, prete svizzero e capo della chiesa cattolica ruandese. Nel 1955 il Mwami Mutara III (il Re ruandese), allevato dai preti per essere un buon cattolico, si ribellò contro il protettorato belga, pronunciando la storica frase: "non esistono Tutsi, Hutu e Twa ma soltanto Ruandesi”. Il Re Mutara III chiese successivamente all’ONU l’indipendenza e la partenza dei missionari, accusandoli di praticare una politica razzista e divisionista per governare meglio. D’accordo con il governo belga, Perraudin si vendicò scrivendo il “Manifesto del Popolo Hutu” , la base del Hutu Power, demonizzando i Tutsi in tutta la regione dei Grandi Laghi e creando la cosiddetta democrazia etnica. Nel 1959 Padre Perraudin partecipò al complotto per assassinare Mutara all’ospedale Prince Ragwasore di Bujumbura (Burundi). Dopo il genocidio del 1994, pensionato in Svizzera, Padre Perraudin affermò pubblicamente “i Tutsi se lo sono meritato”.

BADOUIN, re belga. Fervente cattolico, durante il protettorato ordinò al residente militare Guillaume Logiest e ai missionari di combattere i Tutsi con ogni mezzo. Si dice che sia stato lui a ispirare l’assassinio di Mutara III. La sua politica è in gran parte responsabile del “genocidio di Natale”, (1959, 300.000 morti). Re Badouin fece manipolare le elezioni per insediare al potere il dittatore Grégoire Kaybanda. Il Re belga muori nel 1994, un anno prima del grande genocidio che ha ispirato con la sua politica razzista.

KAROL WOJTYLA, capo della chiesa cattolica. Diventato papa nel 1977, non spese mai una parola per denunciare i periodici massacri di Tutsi in Rwanda. Sostenne la dittatura di Juvénal Habyarimana, ordinando ai missionari di predicare divisionismo e razzismo. Papa Woityla nominò un vescovo come consigliere personale del dittatore ruandese. Nel 1994 Papa Wojtyla uscì dal silenzio per denunciare il genocidio mentre preti e missionari partecipano ai massacri. Dopo il genocidio Papa Wojtyla protesse gli assassini a spada tratta. Famosa la protezione accordata a Athanase Séromba, assassino di 2000 Tutsi, rifugiato in Italia. Almeno 80 preti hutu che parteciparono attivamente al genocidio ora sono sotto protezione del Vaticano con false identità. La Santa Sede li ha collocati in varie diocesi sparse per l’Italia.

Contemporaneamente alle commemorazioni del Ventesimo Anniversario del Genocidio, il gruppo terroristico ruandese Fronte Democratico per la Liberazione del Rwanda, operativo al est della Repubblica Democratica del Congo, dal agosto 2013 è impegnato nei preparativi di invasione del Rwanda per attuare un cambiamento di regime con la forza e terminare il lavoro sospeso fin dal 1994.

Informazioni da fonti attendibili informano che i preparativi di invasione stanno ricevendo il supporto della Francia (grande assente alle Commemorazioni a Kigali del 07 aprile 2014), del Governo di Kinshasa e con la complicità dei caschi blu della MONUSCO, contrariamente alla propaganda di false vittorie promossa dalle Nazioni Unite con l’obiettivo di far credere che vi sia in atto un serio tentativo di distruggere questo gruppo terroristico da parte dell’esercito congolese e dei caschi blu.

Le FDLR hanno già tentato di invadere il Rwanda nel settembre 2013. Tentativo sventato grazie alle informazioni ricevute dal Governo di Kigali dai servizi segreti americani e ugandesi.

Per approfondire il tema:

Kiwibuka20 Sito ufficiale del Governo Ruandese sul Genocidio

http://www.kwibuka.rw/

Journal intime

http://dragor.typepad.com/journal_intime/

Rwanda 1994: un genocidio senza fine 

http://www.lindro.it/politica/2014-04-07/125599-rwanda-1994-un-genocidio-senza-fine

Congo. Monusco. False vittorie e nuovo mandato

http://www.lindro.it/politica/2014-03-21/123716-false-vittorie-e-nuovo-mandato

Operazione Abacunguzi 

http://www.lindro.it/politica/2013-09-18/100202-operazione-abacunguzi

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