Burundi. Chi finanzia il regime genocidario?

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Frammenti Africani è un resoconto giornalistico di tematiche complesse del Continente Africano, futuro epicentro economico mondiale, dove coesistono potenze economiche e militari, crescita economica a due cifre, guerre, colpi di stato, masse di giovani disoccupati e una borghesia in piena crescita.
Un mosaico di situazioni contraddittorie documentate da testimonianze di prima mano e accuratamente analizzate per offrire un'informazione approfondita sulla politica, economia e scoperte scientifiche di un mondo in evoluzione pieno di paradossi.

Fulvio Beltrami

Fulvio Beltrami
Originario del Nord Italia, sposato con un'africana, da dieci anni vivo in Africa, prima a Nairobi ora a Kampala. Ho lavorato nell’ambito degli aiuti umanitari in vari paesi dell'Africa e dell'Asia.
Da qualche anno ho deciso di condividere la mia conoscenza della Regione dei Grandi Laghi (Uganda, Rwanda, Kenya, Tanzania, Burundi, ed Est del Congo RDC) scrivendo articoli sulla regione pubblicati in vari siti web di informazione, come Dillinger, FaiNotizia, African Voices. Dal 2007 ho iniziato la mia carriera professionale come reporter per l’Africa Orientale e Occidentale per L’Indro.
Le fonti delle notizie sono accuratamente scelte tra i mass media regionali, fonti dirette e testimonianze. Un'accurata ricerca dei contesti storici, culturali, sociali e politici è alla base di ogni articolo.

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Burundi. Chi finanzia il regime genocidario?

Il regime di Nkurunziza, impegnato in un genocidio contro il suo stesso popolo, abbandonato dai principali finanziatori della Comunita Internazionale, versa sull'orlo della bancarotta. Eppure riesce a trovare soldi per comprare armi e pagare i mercenari che lo difendono. Chi sono i suoi finanziatori occulti? Dopo mesi di silenzio spuntano dei nomi. Angola, Congo-Brazzaville, Repubblica Democratica del Congo e, immancabile: la Francia

di Fulvio Beltrami

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Il budget per l'anno finanziario 2016 presentato dal governo burundese rispecchia una bancarotta non dichiarata ma reale. Il budget 2016 presenta un deficit di 400 miliardi di franchi burundesi causati dalla sospensione degli aiuti economici della Unione Europea e Stati Uniti pari al 35% del budget annuale. I tagli forzati colpiscono duramente i settori della sanità (- 87,9% rispetto al 2015), educazione (- 87,9% rispetto al 2015), agricoltura (- 86,7% rispetto al 2015). Sospese anche le sovvenzioni statali sul carburante che creeranno un drastico aumento dei prezzi di trasporto e generi alimentari contribuendo all'aumento della inflazione. Questi drammatici tagli sono dovuti ad una unica ragione: le casse delle Stato sono vuote. Le riserve di valuta pregiata (Dollaro Americano ed Euro) esaurite. La situazione ė talmente grave che il pagamento della tredicesima ai dipendenti statali ė stato sospeso.

In realtà la tredicesima del 2015 non verrà mai pagata. Eccezione fanno le buste paga dei soldati e dei poliziotti, indispensabili strumenti di repressione da usare contro il popolo. Anche qui si cela un inganno. Decine di migliaia di stipendi e tredicesime non verranno versate ai soldati e poliziotti che hanno preferito disertare (fuggendo o unendosi alla opposizione armata) piuttosto di essere complici del genocidio in atto. I milioni risparmiati serviranno ad onorare i contratti con i mercenari ingaggiati: i terroristi ruandesi FDLR e le milizie estremistiche bantu congolesi denominate Mai Mai inviate in questi mesi dal presidente Joseph Kabila come gesto di sostegno a Pierre Nkurunziza.

Il regime affamato di soldi per finanziare il massacro contro la sua popolazione instaurerà presto un prestito nazionale obbligatorio su tutti i conti correnti dei suoi cittadini con la menzognera promessa di restituirlo entro uno o due anni. Non si conosce la percentuale di questo prestito. Alcuni osservatori economici avvertono della possibilità che i conti correnti vengano semplicemente depredati di tutti i loro fondi. I conti correnti in valuta estera appartenenti alle associazioni umanitarie internazionali presto saranno soggetto al divieto di prelievo e di pagamenti in divisa estera. Sara' possibile prelevare o pagare solo in franchi burundesi ad un tasso stabilito dal governo e nettamente irrealistico. Sempre secondo gli osservatori economici questo rappresenterebbe uno stratagemma per nascondere la realtà: i conti in valuta straniera delle associazioni umanitarie internazionali sarebbero stati già svuotati per far fronte allo sforzo di guerra contro la propria popolazione.

Il governo ė stato costretto ad ammettere che vi sono fondi a sufficienza per pagare gli stipendi dei funzionari pubblici solo fino a febbraio senza specificare quali misure verranno adottate da marzo in poi. Già dal ottobre 2015 gli stipendi dei funzionari pubblici periferici non vengono regolarmente versati. Spariti il 1,5 milioni di dollari americani versati recentemente dalle Nazioni Unite per pagare le truppe burundesi impegnate nelle missioni di pace in Somalia e Repubblica Centrafricana. Notizia smentita dal governo terrorizzato che queste truppe (che non ricevano la paga da diversi mesi) rientrino nel paese per reclamare quanto loro dovuto e combattere il regime.

La situazione in cui versa il paese dall'inizio del caos sociale (aprile 2015) e della guerra civile (maggio 2015) ė destinata a peggiorare nel 2016. All'interno del paese i casi di malnutrizione infantile e adulta sono aumentati del 38% e la mortalità del 42% a causa dei mancati finanziamenti a sanità ed agricoltura. Il paese sta sprofondando in una spirale economica di iper inflazione, mancanza di liquidità, disoccupazione, stipendi non pagati e povertà che fa da cornice alla guerra civile e al genocidio in atto.

Questa situazione finanziaria catastrofica dovrebbe essere il preludio di una imminente disfatta del regime. La guerra economica condotta da Unione Europea e Stati Uniti per svalutare il franco burundese e il congelo degli aiuti economici puntano a rendere il regime insolvibile impedendogli di trovare i fondi necessari per la sua difesa. Al contrario stiamo assistendo alla sua sopravvivenza e ad un afflusso continuo di armi e munizioni. Negli scontri tra l'opposizione armata e le milizie Imbonerakure supportate dai terroristi ruandesi, questi ultimi hanno a disposizione una quantità impressionante di munizioni che gli permette un nutrito volume di fuoco. Un caricatore di Kalasnikov costa 30 dollari e viene normalmente svuotato in 42 secondi di fuoco automatico. Una razzo RPG costa 380 dollari. I caricatori delle mitragliatrici pesanti 280 dollari. Dove trova tutti questi soldi il regime?

Esclusa la possibilità di accedere a dei prestiti. Chi sarebbe cosi' pazzo da concedere prestiti per acquistare armi ad un regime appeso al filo del rasoio? Il regime ci ha tentato in dicembre lanciando una gara d'appalto rivolta agli istituti finanziari, banche e altri enti interessati a prestare 15 miliardi di franchi burundesi. Nonostante che la gara d'appalto sia stata lanciata due volte nessun ente finanziario sembra aver risposto. Due le ragioni. Tutti sanno che il regime non e' solvibile. La seconda: ogni prestito bancario viene tracciato a livello internazionale... Rimane solo la pista dei finanziamenti occulti. Una pista che porta diritto all'Angola e forse la Russia. Ma il principale finanziatore occulto rimane la Francia, ex potenza coloniale che non ha mai sconfessato il sostegno all'ideologia nazista del HutuPower. Sostegno divenuto discreto ma pur sempre vivo con tutta la sua carica eversiva e la sua scia di vittime innocenti.

L'appoggio del presidente angolano José Eduardo Dos Santos al regime di Nkurunziza data dal periodo della guerra civile quando il CNDD-FDD era una organizzazione militare ribelle che combatteva contro il governo tutsi del presidente Pierre Buyoya, Come nel caso della confinante Repubblica Democratica del Congo, l'alleanza Luanda-Bujumbura è dettata da una storica diffidenza di Dos Santos verso Uganda e Rwanda considerate due potenze rivali da contenere. Le alleanze con Bujumbura e Kinshasa si sono differenziate nei metodi e nelle convenienze. Per il Burundi l'appoggio angolano si è sempre limitato al finanziamento degli sforzi di guerra e la motivazione puramente politica (contenere l'influenza ugandese e ruandese nella Regione dei Grandi Laghi). L'Angola non ha particolari interessi economici in Burundi.

Diverso il caso del Congo. Tra il 1999 e il 2002 l'Angola si impegno' militarmente inviando quattro divisioni a combattere al fianco del presidente Desire Kabila e successivamente di suo figlio Joseph Kabila. L'esercito angolano riusci' ad impedire una facile vittoria di Kampala e Kigali costringendo i due paesi ad una lunga guerra di posizione. Gli interessi in gioco erano puramente economici: accessibilità allo sfruttamento delle materie prime congolesi svendute a prezzi ridicoli. Il mancato rispetto degli accordi presi durante la Seconda Guerra Pan Africana hanno spinto dal 2010 Dos Santos a prendere le distanze con il regime di Kinshasa ed ad appoggiare la ricca provincia del Katanga stringendo una amicizia profonda con l'ex governatore Moise Katumbi candidato alle presidenziali del 2016 prima che il dittatore Joseph Kabila le annullasse, riportandole tra quattro anni.

Durante la crisi burundese del 2015 l'appoggio angolano non è cambiato di metodologia e di natura, pur subendo una trasformazione sul livello diplomatico. L'Angola è stato l'unico paese africano a esternare chiaramente il suo appoggio al regime di Nkurunziza. Il presidente Dos Santos fu il primo a condannare il colpo di stato del maggio 2015 affermando di sostenere “la difesa dell'ordine costituzionale attuata dalle forze leali al presidente della Repubblica di cui legittimità non può essere messa in discussione” Questo appoggio incondizionato fu dato nonostante che i servizi segreti angolani fossero a conoscenza della presenza nel paese e del ruolo attivo dei terroristi ruandesi FDLR come dei piani di sterminio etnico.

Il 20 agosto l'Angola fu il primo paese a salutare con entusiasmo la vittoria illegittima alla presidenza di Pierre Nkurunziza ottenuta con elezioni farsa in un clima di guerra civile non dichiarata. Il secondo paese fu la Guinea Equatoriale. Tutti gli altri paesi africani preferirono un dignitoso silenzio. Il fervente appoggio diplomatico termina dopo le dichiarazioni genocidarie del presidente del Senato e di Nkurunziza e i due tentativi di genocidio: 07 novembre e 11 dicembre 2015. La posizione presa dall'Angola ufficialmente si allinea a quella degli altri paesi africani che condannano le violenze in corso in Burundi.

Una condanna di facciata che nasconde la continuazione dell'appoggio al regime, divenuta ora segreto. Un appoggio in fondi ma sopratutto in armi. Due le consegne di armi avvenute secondo testimoni burundesi attraverso cargo atterrati presso l'aeroporto di Bujumbura nel luglio e nel settembre 2015. L'appoggio in denaro sembra modesto in quanto l'Angola sta subendo una crisi economica causa la caduta del prezzo del petrolio grezzo. Il non aver diversificato l'economia di petrodollari durante il boom petrolifero risulta ora una miopia economica di Dos Santos di cui il paese subisce le conseguenze.

La presenza di mercenari angolani in Burundi sembra legata a dei contratti commerciali più che a volontà politica del governo di Dos Santos. A dimostrazione della tesi vi è il ritiro dei mercenari angolani ai primi segni di difficoltà finanziaria del governo burundese emersi nel ottobre 2015. Alcuni osservatori politici africani affermano che l'Angola avrebbe accettato il ruolo di mediatore per finanziamenti occulti della Russia al regime di Nkurunziza. Purtroppo questa accusa non è supportata da nessuna prova concreta. In assenza di esse si deve solo prendere atto della presa di distanze al regime voluta dal presidente Vladimir Putin.

La Cina ha supportato il regime di Nkurunziza fino agli inizi di novembre quando i propositi genocidari del regime sono emersi alla luce del sole. La Cina nutre grosse ambizioni per lo sfruttamento delle miniere burundesi di nichel che rappresentano il 6% delle riserve mondiali. Il nichel ha spinto Pechino ad inviare nel settembre 2015 seicento soldati d'élite in Burundi in una missione non dichiarata. La loro presenza, estremamente discreta e protetta da una cappa di omertà dei media internazionali, è stata di breve durata. I soldati di élite scomparsi come neve al sole quando Pechino ha compreso la piega genocidaria della crisi burundese.

La Cina ha peso le distanze dal regime non volendo essere associata ad un eventuale genocidio. Un rischio che Pechino non può correre causa il prevedibile biasimo internazionale e la messa in discussione della sua politica di non ingerenza negli affari interni dei paesi africani che fino ad ora ha dato ottimi risultati e rafforzato gli scambi economici tra Cina e Africa. La notizia messa in circolazione due settimane fa dal regime dell'impegno finanziario cinese pari a 500 milioni di dollari è stata smentita dal governo di Pechino. Una smentita credibile su tutti i punti di vista.

I finanziamenti occulti della Angola e forse della Russia al regime di Nkurunziza non eguagliano per costanza e consistenza quelli offerti dalla Francia, alleato storico del regime di Nkurunziza e del partito HutuPower CNDD-FDD fin dai tempi della precedente guerra civile (1993 – 2004). Contemporaneamente la Francia ė il principale alleato del gruppo terroristico ruandese FDLR autore del genocidio in Rwanda del 1994. Il Comando Supremo militare e politico delle FDLR ha sede a Parigi. A Goma (Congo, provincia del Nord Kivu) dal 2013 si registra la presenza di consiglieri militari francesi con il compito di addestrare le FDLR e coordinare non specificate azioni di questo gruppo terroristico.

A Goma circola libero e senza problemi uno dei principali quadri dell'organizzazione del genocidio in Rwanda del 1994 e leader militare delle FDLR: il Generale Sylvestre Mudacumura. Il Generale terrorista ė stato più volte visto in locali pubblici della capitale del Nord Kivu in compagnia di alti ufficiali francesi presenti nella città congolese. Il Generale Mudacumura ė responsabile della struttura militare delle FDLR in Congo, dei tentativi di invasione del Rwanda (due fino ad ora tentati dal settembre 2013 ed entrambi falliti) e delle operazioni militari delle FDLR in Burundi a difesa del regime di Pierre Nkurunziza.

Fino al giugno 2015 la Francia ha preferito giocare la carta ufficiale della neutralità mentre i principali partner del Burundi (Stati Uniti, Belgio, Olanda) si erano da diversi mesi espressi pubblicamente contro il terzo mandato di Pierre Nkurunziza. Lunedì 01 giugno 2015 il presidente francese Francois Hollande si pronuncia per la prima volta sulla crisi burundese. “Il processo costituzionale deve essere rispettato e le elezioni organizzate in tutta trasparenza” afferma. Il 30 settembre 2015 il Partito Socialista Francese dichiara di sostenere l'opposizione burundese CNARED. Opposizione formata in maggioranza da ex membri del CNDD-FDD che sono stati liquidati da Pierre Nkurunziza nel corso dei suoi dieci anni al potere. Una mossa classica della diplomazia francese che, dinnanzi all'incertezza cerca di trovare un docile sostituto a precedenti alleati.

Dopo l'inizio della fase genocidaria iniziata lo scorso novembre la Francia si ė unita al coro delle condanne internazionali per la palese violazione dei diritti umani e contro i crimini di guerra commessi dal regime burundese. Non dobbiamo prestare fede a queste dichiarazioni. Fanno parte della diplomazia francese verso l'Africa storicamente caratterizzata da discorsi pubblici in difesa dei diritti umani che coprono una politica segreta e sovversiva combattuta a colpi di stato, finanziamento di guerriglie, sostegno di dittatori amici e destabilizzazione di governi africani “ostili”. Guardiamo piuttosto ai fatti.

La Francia ė stata la prima nazione europea a condannare senza riserve il tentativo di colpo di stato fatto nel maggio 2015 da alcuni generali dell'esercito burundese per ristabilire la democrazia ed evitare un genocidio. Le elezioni farsa del giugno 2015 non hanno trovato critiche aperte da parte della Francia e il governo di Parigi ufficialmente riconosce tutt'ora a Pierre Nkurunziza la carica del presidente. All'interno del Consiglio di Sicurezza ONU ha sempre lavorato affinché non venga riconosciuta la guerra civile in corso da sei mesi, il genocidio “soft” attuato in Burundi, preferendo parlare di “rischi” e di “pericolosa deteriorazione della sicurezza”.

La diplomazia francese in questi ultimi mesi ha lavorato dietro le quinte affinché nessuna forza di pace ONU sia inviata nel paese. Stesso dicasi per la decisione della Unione Africana di inviare un contingente militare in Burundi per fermare le violenze. Dopo l'opposizione dichiarata dal governo burundese (avvertendo che la forza di pace africana sarà considerata alla stregua di un esercito di invasione e combattuta con le armi), l'Unione Africana ha tentato di porre l'invio delle truppe di pace alla votazione degli Stati Membri. In caso di comprovato genocidio l'Unione Africana ha il potere di inviare truppe nel paese vittima previa votazione e raggiungimento del 75% dei pareri favorevoli espressi dai suoi membri, anche senza il consenso del governo del paese soggetto al provvedimento.

Questa votazione non ė fino ad ora avvenuta causa le ingerenze francesi che hanno bloccato di fatto ogni intervento internazionale capace di restaurare la pace nel paese africano.La diplomazia francese sta conducendo un lavoro febbrile per contrastare la risolutezza dimostrata da Stati Uniti e Belgio impedendo ogni risoluzione delle Nazioni Unite e della Unione Africana che possa compromettere la tenuta del governo in Burundi. È propensa a facilitare un compromesso e accordi di pace di facciata anche essi volti alla sopravvivenza dell'attuale governo burundese” afferma una fonte diplomatica occidentale coperta da anonimato sotto sua richiesta.

Se il piano diplomatico testimonia le attività della Francia a favore del regime ė sul terreno che l'amicizia francese al CNDD-FDD e a Pierre Nkurunziza evidenzia il ruolo eversivo di Parigi, nonostante che sia consapevole che il vero potere in Burundi sia ora detenuto dagli organizzatori del Olocausto ruandese del 1994 (le FDLR) e dell'esistenza reale dei piani genocidari del regime burundese per contrastare l'opposizione armata e mantenersi al potere. L'appoggio eversivo si traduce in finanziamenti occulti, appoggio militare e fornitura di armi tramite due “hommes de frappe” africani: il presidente Denis Sassou Nguesso del Congo-Brazzaville e il presidente Joseph Kabila della Repubblica Democratica del Congo.

La maggioranza dei finanziamenti francesi al regime illegale di Nkurunziza passano attraverso dei conti correnti di banche congolesi a Brazzaville ufficialmente inseriti nelle relazioni bilaterali tra Francia e Congo-Brazzaville. Per non rischiare che i finanziamenti possano essere tracciati, se effettuati tramite transazioni su banche burundesi, vengono consegnati a mano da emissari del presidente Nguesso a bordo di aerei privati che atterrano per qualche ora presso l'aeroporto internazionale di Bujumbura. Tre sarebbero state le consegne fino ad ora effettuate per un valore totale di 8 milioni di Euro, dei quali 6 milioni sono serviti a corrompere gli ufficiali dell'esercito burundese che dovevano attaccare la radio televisione nazionale RTNB e la Presidenza durante il colpo di stato tentato nel maggio 2015.

La conferma arriva indirettamente dal sito di informazione “La Voix dd'Afrique au Canada”. In un articolo pubblicato il 14 settembre 2015 “Joseph Kabila, a-t-il envoye des militaires congolais en renfort a' Pierre Nkurunziza au Burundi?” si afferma che una “potenza straniera ha inviato i fondi necessari per corrompere alcuni comandanti chiave del golpe del maggio 2015”. L'autore dell'articolo: Jean-Luc Kienge direttore esecutivo della associazione “Les Oublies de la planete” (I Dimenticati del Pianeta) è un famoso attivista dei diritti umani congolese che possiede fonti di informazione dirette e provenienti dalle stanze del potere di Kinshasa e Congo-Brazzaville. Il mancato attacco alla RTNB e alla Presidenza fece fallire il colpo di Stato.

Una quarta consegna di denaro dalla entità non conosciuta deve essere effettuata nelle prime settimane di gennaio per permettere al regime di far fronte ai pagamenti dei soldati, poliziotti rimasti fedeli e ai pagamenti dei mercenari assoldati. Un finanziamento diretto dalle casse della Banca Centrale del Congo-Brazzaville è stato effettuato con le stesse modalità (trasporto con aereo privato atterrato a Bujumbura) tre settimane prima delle elezioni presidenziali in Burundi (21 luglio 2015) per permettere a Pierre Nkurunziza di avere la liquidità necessaria per convincere i partiti di opposizione a partecipare alle elezioni farsa di cui risultato (la vittoria del CNDD-FDD) era stata decisa a tavolino. La partecipazione dei partiti di opposizione alle elezioni era considerata di vitale importanza per offrire un minimo di credibilità al processo democratico stravolto dalla decisione incostituzionale del terzo mandato. I fondi non servirono a corrompere i partiti di opposizione. Dinnanzi ad un loro netto rifiuto il denaro fu utilizzato per scopi ignoti.

L'appoggio francese al regime di Nkurunziza tramite il Congo-Brazzaville deve far fronte anche alle richieste pratiche del presidente Denis Sassou Nguesso che si trova nella stessa situazione di Nkurunziza: accedere al terzo mandato contro la volontà popolare. Il quotidiano congolese Brazza News il 25 ottobre 2015 rivela lo scambio di favori tra Nkurunziza e Nguesso avvenuto grazie alla mediazione francese. Pur trovandosi in estrema difficoltà e necessitando di tutte le forze disponibili per fronteggiare la resistenza popolare e l'inizio della opposizione armata, Pierre Nkurunziza invia a Brazzaville 87 ufficiali della polizia e dell'esercito. Questa task force, che indossava tenute militari nere non in ordinanza presso le forze armate burundesi, aveva il compito di aiutare le forze di repressione congolesi per impedire una rivolta popolare a seguito del referendum farsa organizzato dal Nguesso per giustificare il terzo mandato.

La task force burundese (di cui si sospetta la partecipazione di alcuni elementi scelti tra il gruppo terrorista ruandese FLDR) ha affiancato il Generale Ndengue e il Comandante Gopaka, capi della Guardia Repubblicana che controllano anche le milizie paramilitari denominate “l'Escadron de la mort” (Lo Squadrone della morte). I mercenari burundesi erano presenti tra le forze dell'ordine che hanno contenuto la manifestazione contro il terzo mandato di Nguesso organizzata dalla opposizione e tenutasi martedì 20 ottobre 2015 sul Boulevard Alfred Raoul. Durante la manifestazione molte testimonianze riportano la presenza di mercenari vestiti in nero che parlavano francese con l'inconfondibile accento burundese.

Nelle settimane successive i mercenari burundesi assieme a dei elementi dello squadrone della morte hanno penetrato i quartieri popolari dove si registrava maggiore resistenza politica e visitato i principali leader della opposizione minacciandoli di morte in caso continuassero ad opporsi al terzo mandato. Le tattiche usate sono identiche a quelle ben conosciute dai quartieri di Nyagabiga, Musaka, Cibitoke, Jabe, Bwiza nella capitale del Burundi: Bujumbura. Le operazioni intimidatorie sembrano al momento aver funzionato. L'opposizione di Brazzaville si è spostata sui canali meno pericolosi dei social networks senza organizzare manifestazioni di piazza di un certo rilievo. I mercenari burundesi rimangono in Congo-Brazzaville pronti a offrire la loro “esperienza” nella eliminazione veloce e discreta di eventuali dissidenti non sufficientemente scaltri a comprendere il messaggio dato dal regime di Nguesso: “Il terzo mandato non affar vostro”.

L'appoggio francese tramite la Repubblica Democratica del Congo è di natura prevalentemente militare e facilitato dalla storica amicizia e intrecci di convenienze politiche tra Pierre Nkurunziza e Joseph Kabila. Una amicizia nata nel 2001 (quando Joseph Kabila eredito' il potere dopo l'assassinio di suo padre: Desire Kabila) e basata sul comune odio verso i tutsi burundesi (all'epoca al potere) e verso il Rwanda. Tra il 2001 e il 2002 Joseph Kabila accetta la richiesta di Pierre Nkurunziza di aiutarlo di diventare capo indiscusso del CNDD-FDD. Oltre ad un sostanziale sostegno finanziario per corrompere vari dirigenti CNDD-FDD e convincerli a sostenere Nkurunziza, Kabila elimina fisicamente alcuni dirigenti militari del della guerriglia FDD presenti al est del Congo più ostinati e contrari alla linea di Nkurunziza.

Tra il 2008 e il 2014 l'ala militare del secondo partito di opposizione hutu burundese: Fronte di Liberazione Nazionale – FNL, avente le sue basi nel Sud Kivu, è stata soggetta a continui attacchi attuati dall'esercito regolare congolese FARDC. Varie volte l'esercito burundese ha oltrepassato la frontiera senza preavviso per ingaggiare battaglia contro il FNL senza la minima protesta da parte di Kinshasa. Durante la crisi burundese iniziata lo scorso aprile il governo congolese ha chiuso due giornali e una radio di dissidenti burundesi operanti nel Sud Kivu arrestando i giornalisti e consegnandoli alle milizie di Nkurunziza. Ha inoltre arrestato un numero imprecisato di burundesi rifugiatesi all'est del Congo secondo liste (della morte) redatte dal governo di Bujumbura, sicuramente sulla base di denunce anonime tra i rifugiati burundesi in Congo. I sospetti sedicenti sono stati consegnati alle milizie Imbonerakure senza interrogarsi del loro destino.

Dal maggio 2015 il sostegno di Kabila si basa sull'invio di miliziani congolesi denominati Mai Mai e di alcuni reparti della Guardia Repubblicana gestiti dal Generale Delphin Kayimbi, inviato lo scorso giugno dal presidente congolese per coordinare il sostegno miliare a Nkurunziza. Le Guardie Repubblicane congolesi non partecipano ai combattimenti contro l'opposizione armata al contrario dei miliziani congolesi Mai Mai. Hanno il compito di controllare la strategica penisola di Gatumba, città burundese frontaliera al Congo, divenuta il passaggio per la consegna delle armi fornite dalla Francia e provenienti da Kinshasa e Brazzaville. I continui rifornimenti consistono nelle classiche armi delle guerre africane comprate dalla Russia e dalla Cina tramite triangolazioni commerciali: Kalasnikov, RPG, mitragliatrici pesanti dai costi di munizioni relativamente a buon mercato. Le consegne notturne di armi (fino ad ora 14 secondo fonti locali) avvengono partendo dal “Villaggio dei pescatori” per via fluviale penetrando dal Lago Tanganika il fiume Ruzizi. La seconda via utilizzata è quella della strada denominata “Chaussee d'Uvira”.

La scelta di inviare il Generale Kayimbi sarebbe stata suggerita dai consiglieri militari francesi presenti a Goma. Parigi ritiene il Generale Kayimbi una persona particolarmente adatta a collaborare con il gruppo terroristico ruandese FDLR (autore del genocidio in Rwanda del 1994). I legami tra Kayimbi e le FDLR sono consolidati dal 2009 quando il generale congolese crea una società mafiosa con i terroristi ruandesi per il commercio illecito di oro e minerali del est del Congo. Un milione di dollari esentasse al mese. Il Generale Kayimbi nella società mafiosa rappresenta gli interessi di Zoe Kabila, il fratello del presidente Joseph Kabila. Nel 2012 – 2013 il Generale Kayimbi fu uno dei principali personaggi che convinsero le FDLR a combattere contro la ribellione Banyarwanda del M23.

Lo scorso settembre il presidente Francois Hollande ufficializza la sospensione della cooperazione militare con il Burundi causa le violazioni dei diritti umani perpetuate dal regime. La Francia ha avuto un ruolo fondamentale, assieme al Belgio e alla Olanda, nell'addestrare la polizia burundese autore dei massacri etnici e del genocidio strisciante. L'addestramento militare avvenuto dal 2005 al 2014 è costato alla Unione Europea circa 8 milioni di euro.

Gli istruttori francesi delle squadre anti sommossa hanno addestrato i poliziotti burundesi nonostante che non fosse un mistero i loro precedenti crimini contro inermi civili commessi durante la guerra civile. L'obiettivo era di trasformare dei guerriglieri in poliziotti regolari efficaci e rispettosi dei diritti umani. Le orribili cronache di morte del 2015 dimostrano senza ombra di dubbio che il secondo obiettivo (diritti umani) non è stato raggiunto. Dopo gli accordi di Arusha, Nkurunziza fece entrare nei reparti della polizia la maggioranza dei suoi guerriglieri CNDD-FDD selezionando gli elementi più estremisti e sanguinari con l'intento di avere un reparto militare a lui fedele capace di contrastare l'esercito trasformato di apparato di difesa multi etnico (hutu-tutsi), quindi inaffidabile e pericoloso. Nonostante la sospensione della cooperazione militare, testimoni oculari affermano la presenza estemporanea e molto discreta in Burundi di ufficiali francesi nella veste di consiglieri militari. Si tratterebbero dei consiglieri militari di stanza a Goma (Congo) che dal 2013 hanno il compito di addestrare e coordinare i terroristi ruandesi FDLR.

Non è la prima volta che la Francia utilizza intermediari congolesi per le sue opere di destabilizzazione. Nel 2002 la Francia utilizzo' i miliziani del Movimento di Liberazione del Congo - MLC comandati dal Signore della Guerra congolese Jean Pierre Bemba per difendere il regime di Ange-Felix Petasse' nella Repubblica Centrafricana minacciato dalla guerriglia Oltre ai miliziani congolesi del MCL la Francia chiese aiuto al Colonnello Gheddafi che invio' soldati d'élite libici. Aiuti tardivi in quanto il putrefatto regime di Petasse' crollo come un castello di carta dinnanzi alla forza d'urto delle truppe di Bozize.

Denis Sassou Nguesso rimane il mediatore preferito da Parigi negli sporchi affari africani. Nguesso fece da tramite per i finanziamenti francesi versati a Francois Bozize per prendere il potere e successivamente ai finanziamenti francesi versati al gruppo terroristico islamico Seleka guidato da Michel Djotodia con il compito di rovesciare Bozize divenuto un alleato incontrollabile. Le interferenze francesi nella Repubblica Centrafricana hanno sprofondato il paese in una guerra civile e ad una pulizia etnica contro la minoranza mussulmana perpetuata da milizie cristiane.

I fondi francesi per finanziare il colpo di stato fallito in Burkina-Faso sono stati elargiti sempre grazie alla mediazione di Nguesso. I fondi furono versati al Generale Gilbert Ndiendere (leader del golpe ed ex Capo dello Stato Maggiore sotto il regime di Blaise Compaore) dal emissario congolese Jean Dominique Okemba. La consegna avvenne a Parigi un mese prima del colpo di stato sotto il monitoraggio dei servizi segreti francesi. Due milioni di euro fatti passare al aeroporto Charles De Gaulle dove Okemba era atterrato per compiere la sua missione. Il ruolo di mediatore fa comodo a Nguesso per ricucire gli strappi createsi nel tempo con la Francia. Come nel caso del Burundi anche le condanne pronunciate da Parigi nei confronti del terzo mandato di Nguesso fanno parte del repertorio del famoso teatrino diplomatico francese basato sul principio di ipocrisia. Ad eccezione della Siria, normalmente una condanna ad un regime pronunciata dalla Francia nasconde un appoggio occulto.

Il sostegno della Francia al Burundi è dettato da ragioni economiche e politiche. La Francia risulta particolarmente interessata ai giacimenti di nichel, attualmente gestiti da compagnie minerarie sudafricane. È inoltre interessata ai giacimenti di petrolio e gas naturale che si trovano nel bacino del fiume Ruzizi, non ancora sfruttati sia per la situazione precaria del Burundi sia per i mancati accordi di sfruttamento congiunto con il Congo essendo questi giacimenti transfrontalieri. Il coinvolgimento del Congo-Brazzaville è particolarmente interessante per Parigi in quanto indebolisce l'alleanza tra il Congo-Brazzaville e il Rwanda creata nel 2012 grazie agli sforzi diplomatici del presidente ruandese Paul Kagame. Un'alleanza in chiave anti Kabila.

Sul piano politico la Francia considera vitale la tenuta del regime di Nkurunziza per mantenere l'influenza francofona sul Burundi. L'indirizzo politico di resistenza contro il potere HutuPower che la popolazione ha intrapreso e la strategia genocidaria decisa dal regime, portano alla diretta conseguenza di una rottura radicale con il passato in caso di vittoria della opposizione. Il Burundi post Nkurunziza sarà più propenso ad adottare il modello ruandese per ricostruire il tessuto sociale ed economico del paese. L'influenza del Rwanda e quindi delle potenze occidentali anglofone sul Burundi sostituirà progressivamente l'influenza francese.

Il sostegno offerto al regime di Nkurunziza dal presidente Francois Hollande è tenuto segreto in quanto fonte di forte imbarazzo per la Francia. A distanza di venti due anni la Francia si ritrova a sostenere nella regione un altro regime con chiare tendenze genocidarie come fu nel caso del Rwanda 1994. L'appoggio diventa ancora più imbarazzante dinnanzi alla attuale realtà burundese. Approfittando della crisi politica militare e della debolezza del regime di Nkurunziza, i terroristi ruandesi delle FDLR hanno progressivamente preso il potere in Burundi. Ora controllano il paese e l'ex presidente Nkurunziza assieme al CNDD-FDD sono loro ostaggi. Meri esecutori delle decisioni prese dagli alti comandi FDLR a Goma (Congo) e a Parigi (Francia).

Le FDLR nell'assumere il controllo del Burundi intravvedono per la prima volta dopo la sconfitta subita nel 1994 e inferta dal Fronte Patriottico Ruandese, la possibilità di gestire un paese, seppur piccolo, confinante al Rwanda. Il primo obiettivo è quello di consolidare il potere in Burundi (gestito in superficie dal CNDD-FDD e da Nkurunziza) per poi rafforzarsi politicamente, economicamente e militarmente in previsione della invasione del Rwanda. Il Burundi verrebbe trasformato dalle FDLR in una vacca da mungere e in una base per l'invasione del Rwanda. Obiettivo: rovesciare il presidente Paul Kagame, terminare il genocidio lasciato a meta' e ristabilire un governo HutuPower strettamente legato alla Francia ritornando alle “ottime relazioni” con Parigi che hanno caratterizzato i trenta anni di regime HutuPower ruandese fino al genocidio.

Parigi non può essere ignara che le FDLR hanno di fatto il potere in Burundi, visto che i consiglieri militari francesi sono all'interno del alto comando FDLR a Goma con il compito di addestrare questi terroristi. L'amore tra FDLR e l'Eliseo è di lunga data. Alla sconfitta inevitabile dinnanzi all'offensiva del Fronte Patriottico Ruandese in pieno genocidio, la Francia diede ordine al suo continente militare della scellerata “Operazione Turchese” di assicurare la ritirata dell'esercito e delle milizie genocidarie in territorio zairese al fine di salvarli dal annientamento e riorganizzarli per la riconquista del Rwanda. Per il salvataggio delle forze che in tre mesi avevano macellato un milione di persone, la Francia riprese le buone relazioni con il dittatore zairese Joseph Mobutu Sese Seko, in cambio del suo appoggio. Per due anni: 1994 – 1996 la Francia ha finanziato, armato ed addestrato le milizie genocidarie ruandesi coordinando i vari attacchi (falliti) in territorio ruandese.

Dopo la Prima Guerra Pan Africana combattuta in Congo e la caduta di Mobutu, nel 2000 Parigi accoglie con entusiasmo la proposta di alcuni ex leader del governo di Habyrimana rifugiatesi in Francia di riorganizzare le truppe sbandate dei genocidari creando il Fronte Democratico di Liberazione del Rwanda – FDLR. L'appoggio alle FDLR (formate da macellai e genocidari che compirono l'Olocausto del 1994) offerto da Parigi rappresenta una delle pagine più vergognose della storia imperiale francese e un esempio di cinismo incomprensibile attuato per raggiungere lo scopo di rovesciare il regime di Paul Kagame in Rwanda.

La Francia fin dall'inizio è stata consapevole che uno degli obiettivi delle FDLR è quello di completare il genocidio del 1994 trasformando il Rwanda in un paese mono-etnico hutu. I recenti arresti di alcuni ricercati genocidari ruandesi effettuati in Francia non devono farci trarre in inganno. L'Alto Commando politico delle FDRL, composto da genocidari ricercati dalla Corte Penale Internazionale, rimane intatto ed agisce indisturbato a Parigi. Molti di questi leader hanno addirittura mantenuto le loro identità originarie per richiedere l'asilo politico nel paese europeo. Sono stati sempre rifiutate le richieste di estradizione emesse dalla magistratura ruandese.

L'appoggio subdolo, silenzioso ma incondizionato ai terroristi genocidari delle FDRL spiega le manovre della Francia per impedire una qualsiasi presenza di caschi blu o di truppe africane in Burundi. La presenza prolungata di forze di pace straniere prima o poi riuscirebbe a scoprire il ruolo da padroni giocato dalle FDLR in Burundi comprendendo che tutti i tentativi di colloqui di pace effettuati a livello internazionale hanno in realtà come interlocutori non un regime illegale ma un gruppo armato iscritto nella lista delle organizzazioni terroristiche internazionali considerato pericoloso e criminale quanto Boko Haram, Al Qaeda e ISIL-DAESH. Il sostegno al regime burundese si tramuta in un sostegno al terrorismo internazionale. Niente male per un governo occidentale culla della Rivoluzione! I cittadini francesi potranno rimanere shoccati, sopratutto i familiari delle vittime dell'attacco a Parigi ma, vi assicuro, il sostegno ai terroristi FDLR è perfettamente inserito nella strategia della politica estera francese cosi' come il sostegno offerto da Parigi a Boko Haram e al ISIL-DAESH. Quante verità occultate, non vi pare?

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