Benvenuti nel mio nuovo blog dedicato a tutti coloro che come me hanno tante passioni e curiosità. La mia nasce dai viaggi, dal desiderio di raccontare le mie esperienze e condividere tutto ciò che incontro durante il mio cammino. Per viaggio intendo non solo itinerari in Italia e nel mondo, non solo alberghi e ristoranti, centri benessere ma anche eventi sportivi, culturali, festival e manifestazioni. Nelle mie pagine troverete idee, curiosità, novità; farò recensioni e vi darò suggerimenti, in sostanza dei “consigli in pillole”. La pillola per la felicità è desiderare ciò che si vuole ascoltando se stessi. A volte basta veramente poco: un buon libro, un bel film, un bicchiere di vino. Ognuno potrà curiosare e cercare la sua pillola per prevenire o curare a seconda delle proprie necessità. E poi dal mondo dello spettacolo, della moda, del cinema, dello sport e del gossip interviste a uomini e donne Vip e molto altro ancora per farci sorridere e vivere con un po’ di leggerezza.
Manuela Muttini
Sono diplomata in Lingue e laureata in Scienze politiche con indirizzo sociologico. Fin da bambina ho praticato sport a livello agonistico fino a raggiungere la serie B in ambito tennistico. Nel 2010 ho presentato al salone internazionale del libro di Torino il mio primo manoscritto dal titolo “Il principe imperfetto”, dove interpreto il variegato mondo femminile ed indago su emozioni e sentimenti. Oltre ad essere iscritta all’Ordine nazionale dei giornalisti e a collaborare con diverse testate, nel corso degli anni ho maturato un’esperienza significativa come consulente d’immagine e comunicazione di vari personaggi Vip del mondo dello spettacolo (cinema, teatro, musica, moda, sport, arte). Ho organizzato eventi e festival, convention, incentive e campagne pubblicitarie sia a livello nazionale che internazionale, occupandomi in qualità di responsabile delle pubbliche relazioni sia della progettazione che della loro supervisione.
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Nov 8
di Manuela Muttini
Quando il giovane artista Edoardo Sylos Labini partì da Pomezia per conquistare Roma, portava con sé molto più dell’ambizione di un ragazzo in cerca di successo: portava, in modo del tutto inconscio, un bagaglio invisibile e prezioso: la provincia. Non come qualcosa da dimenticare, ma come quella linfa sotterranea che da sempre spinge chi cresce lontano dai grandi centri a realizzare i propri sogni.
La storia dell'arte e della cultura italiana, d'altronde, si regge proprio su questo filo conduttore invisibile, ma fortissimo: quel legame viscerale in cui gli artisti non subiscono la provincia, ma la eleggono a madre segreta della propria creatività, il vero motore ispiratore dei giganti del nostro passato.
La storia, del resto, insegna. È la stessa energia sensuale e vibrante che si respira a Chioggia — quell’angolo di laguna così intenso da aver nutrito il teatro di Goldoni e acceso la leggenda d’amore tra la Duse e D’Annunzio, che Sylos Labini ha fatto rivivere sui nostri palcoscenici — o nell’incanto di Sorrento, rifugio intimo per i poeti e i musicisti del nostro passato. C’è una linea segreta che unisce i campi nebbiosi di Busseto alle note immortali di Giuseppe Verdi, o la terra riarsa del Caos agrigentino alla rivoluzione teatrale di Luigi Pirandello. Da Petrarca nei silenzi dei Colli Euganei fino alle grandi voci del Novecento, la provincia non è mai stata una prigione da cui fuggire, ma il battito segreto che ha reso universale la loro arte.
Ed è proprio da qui che si apre il dibattito. È quanto è emerso anche nella prestigiosa cornice della Pinacoteca di Brera, durante la presentazione del volume Le città identitarie, con l’autore Edoardo Sylos Labini in dialogo con il direttore della Pinacoteca Angelo Crespi, sotto la guida e la moderazione del caporedattore de Il Giornale Vittorio Macioce.
Se in passato la “fame” di riscatto e il legame con la propria terra erano tra i motori capaci di forgiare grandi maestri, oggi la globalizzazione rischia di omologare i pensieri e trasformare i territori in semplici cartoline commerciali. Eppure, proprio mentre la vita contemporanea impone ritmi sempre più veloci, cresce il bisogno di riscoprire quella dimensione più lenta che i borghi continuano a custodire.
Ed è proprio da questo percorso umano e culturale — arricchito dal successo del format televisivo Radix — che nasce Le città identitarie (Rai Libri): un viaggio attraverso quei luoghi dove il passato non è una memoria da conservare, ma una chiave per leggere il presente e ritrovare, nella quotidianità, il valore delle piccole cose.
Una prospettiva che affonda le radici nella stessa storia d’Italia, mosaico policentrico unico al mondo: per secoli, la sfida tra comuni, principati e ducati ha prodotto un’esuberanza patrimoniale straordinaria. La forza degli italiani, l’orgoglio della patria e la resilienza che ci contraddistingue sono parte di un patrimonio che non deve essere divorato dalla modernità, ma può trovare nel passato una chiave per affrontare il futuro.
Riscoprire dunque le città identitarie non è solamente un nostalgico esercizio di memoria, ma una necessità del nostro tempo: un invito a sottrarsi alla velocità e ai ritmi serrati della vita metropolitana, alla sterilità di un’esistenza sempre più omologata, per riscoprire il piacere di un tempo lento, quello dei borghi e dei luoghi ancora poco conosciuti, dove ritrovare autenticità, identità e un rapporto più vero con il territorio.
È anche un raggio di speranza da consegnare alle giovani generazioni, insieme alla certezza che la grandezza della nostra patria non appartiene soltanto al passato, ma è un fuoco vivo da alimentare, capace di illuminare il futuro e riaccendere l’universale.
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