Siria. La comunità cristiana e lo Stato Indipendente di Rojava

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Fulvio Beltrami

Fulvio Beltrami
Originario del Nord Italia, sposato con un'africana, da dieci anni vivo in Africa, prima a Nairobi ora a Kampala. Ho lavorato nell’ambito degli aiuti umanitari in vari paesi dell'Africa e dell'Asia.
Da qualche anno ho deciso di condividere la mia conoscenza della Regione dei Grandi Laghi (Uganda, Rwanda, Kenya, Tanzania, Burundi, ed Est del Congo RDC) scrivendo articoli sulla regione pubblicati in vari siti web di informazione, come Dillinger, FaiNotizia, African Voices. Dal 2007 ho iniziato la mia carriera professionale come reporter per l’Africa Orientale e Occidentale per L’Indro.
Le fonti delle notizie sono accuratamente scelte tra i mass media regionali, fonti dirette e testimonianze. Un'accurata ricerca dei contesti storici, culturali, sociali e politici è alla base di ogni articolo.

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Mar 1

Siria. La comunità cristiana e lo Stato Indipendente di Rojava

I cristiani in Siria (denominati Assyrian) rappresentano il 4% della popolazione. Durante questi tre anni di guerra civile i cristiani siriani, discretamente armati e finanziati dal governo, si limitano a difendere le loro principali città nella regione di al-Jazeera bilanciandosi tra la difesa del governo e la collaborazione con la ribellione Curda che vuole creare lo Stato Indipendente del Rojava

di Fulvio Beltrami

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La comunità cristiana in Siria rappresenta il 4% della popolazione. È maggiormente concentrata nella capitale Damasco e nel nord del paese nella regione di al-Jazeera dove i cristiani Assyrian rappresentano il 30% della popolazione. Vivono per la maggior parte nella città di Qamishle, creata dagli Assyrian della Turchia e del Kurdistan iracheno che riuscirono a fuggire dal genocidio del 1915 attuato dall'Impero Ottomano e dalla milizie Curde.

La città di Qamishle diventò un protettorato francese fino al 1946 quando nacque il paese arabo della Siria. Qamishle è il principale centro culturale ed economico della minoranza cristiana non solo della Siria ma della regione.

La comunità cristiana in Siria cercò di non farsi coinvolgere nelle tumultuose vicende storiche del Paese dal nazionalismo arabo all'avvento al potere di Hafez Assad e del regime Baath, descritto come una dittatura che creò uno Stato di polizia e fautore del terrorismo internazionale o come un fattore di stabilizzazione nazionale e potenza regionale in grado di controbilanciare l’imperialismo israeliano (soprattutto in Libano), secondo le due chiavi di lettura attualmente disponibili.

Storicamente gli Assyrian della Siria, come i loro fratelli in Iraq, erano visti come un comune pericolo nel Medio Oriente di entità leggermente inferiore a quello Curdo. Durante il regime di Hā fiẓ al-Asad alla comunità cristiana furono garantiti i diritti civili e la libertà di culto ma negati i diritti politici. Con l’avvento al potere del figlio Bashā r al-Asad vari diritti politici furono ristabiliti ad esclusione della possibilità di creare partiti cristiani. Per raggirare l’ostacolo gli Assyrian crearono un'associazione: la Assyrian Democratic Organization.

Sotto il regime di Bashā r al-Asad la comunità cristiana ha goduto di una sicurezza proficua alle loro attività economiche, una delle spiegazioni dell’attuale appoggio di molti cristiani siriani al governo Assad.

La convivenza tra Cristiani e Curdi nella regione di al-Jazeera è segnata da un atteggiamento ambiguo, soprattutto da parte degli Assyrian. Negli anni Ottanta il governo Siriano proibì ai Curdi di aprire attività commerciali nella Provincia e nella città di Qamishle. I Curdi provenienti dalla Turchia non potevano accedere alla cittadinanza e venivano considerati profughi sottoposti a varie restrizioni tra le quali il divieto di dedicarsi al commercio.

Si nutrono sospetti che queste discriminazioni etniche siano state appoggiate dall'influente comunità dei commercianti cristiani che individuavano i Curdi come una minaccia sul semi monopolio del commercio regionale, condiviso con gli Arabi. Nello stesso tempo vari commercianti Curdi riuscirono ad aprire attività commerciali grazie all’assistenza della comunità cristiana che forniva loro false identità Assyrian.

La precaria convivenza tra Assyrian e Curdi è a rischio dal marzo 2011 quando la rivolta siriana iniziò nella città di Daraa nel sud del paese. La dura repressione del regime provocò la rivolta di una parte della popolazione.

La creazione dei gruppi armati fu possibile solo grazie alla sostegno degli Stati Uniti, dell'Europa e dei Paesi della Penisola Araba che intravidero un’ottima occasione per sbarazzarsi di un governo considerato ostile ai loro interessi nel Medio Oriente, condannando il paese ad un'atroce guerra civile che dura da tre anni.

La comunità cristiana reagì dividendosi tra l’appoggio al regime e quello ai gruppi rivoluzionari armati. Una minoranza di essi formarono dei propri gruppi che si sono trasformati in bande di criminali. L’opposizione ufficiale della Assyrian Democratic Organization è quella di non prendere parte attiva nella guerra civile pur riconoscendo le autorità attuali e formando milizie per l'autodifesa della comunità, prevalentemente contro le milizie islamiche straniere.

La situazione attuale della Siria è un caos generalizzato dove due schieramenti internazionali si contendono il futuro del Paese. Da una parte l’alleanza formata da Stati Uniti, Francia, Germania, Inghilterra, Arabia Saudita, Qatar e Turchia. Dall’altra Cina, Iran e Russia.

Diversi attori regionali sono intervenuti direttamente nel conflitto: milizie turche e gruppi terroristici islamici legati ad Al Qaeda hanno rafforzato l’opposizione armata, trasformando la Siria in un immenso campo di addestramento per i gruppi islamici del terrorismo internazionale.

Il Libano (attraverso gli Hezbollah) e l’Iran hanno inviato le “brigate internazionali” in sostengo del governo Siriano. Si sospetta anche la presenza dei reparti speciali dell'esercito iraniano denominati “Guardiani della Rivoluzione”.

Europa e Stati Uniti sostengono finanziariamente e con la fornitura di armi i gruppi armati siriani, offrendo contemporaneamente sostegno politico alla Free Syrian Army teoricamente rappresentante della rivoluzione siriana, in realtà un'entità politica creata artificialmente dall’Occidente senza alcun contatto ed influenza tra i gruppi armati operanti in Siria.

La Free Syrian Army è ormai divenuta uno tra i principali ostacoli per una soluzione pacifica al conflitto in quanto le sue proposte politiche sono orientate dalle potenze occidentali e sistematicamente ignorate dai gruppi armati che combattono in Siria che seguono obiettivi clanici o religiosi.

L’iniziale guerra civile dal 2012 si sta progressivamente trasformando in una guerra di aggressione che non serve gli interessi della popolazione siriana. La maggior parte delle milizie schierate da entrambe le parti sono straniere.

Almeno il 50% della popolazione continua a sostenere il governo terrorizzate dal regime di violenza, caos e fanatismo islamico che si instaurerebbe dopo la sconfitta di Assad. Le dimostrazioni di massa a favore del governo tenutesi nelle principali città siriane sabato 15 febbraio 2014 rappresentano un'evidente testimonianza.

Il Partito Democratico Curdo (PYD), la succursale siriana del Partito Karkerin Kurdistan (PKK) nel 2012 ha dichiarato l’intenzione di creare uno Stato autonomo nella Provincia di al-Jazeera denominata Rojava in lingua curda, nord della Siria. Il nuovo Stato avrebbe come capitale Qamishle e sarebbe considerato come la parte occidentale della futura Confederazione del Kurdistan che comprenderebbe i territori curdi di Iran, Iraq, Siria e Turchia.

Il progetto dello Stato Indipendente del Rojava coinvolge direttamente la comunità cristiana che rischia di subire un duro regime curdo dettato anche da conti da regolare causati dalla difficile coabitazione tra le due comunità. Fonti quali la AINA NEWS, l’organo ufficiale delle diaspore Assyrian siriane e irachene, informano che dal 2013 si sta registrando un aumento dell'emigrazione verso i Paesi occidentali tra la comunità cristiana della Provincia di al-Jazeera.

Secondo esperti regionali vi sono poche probabilità di realizzazione di uno Stato indipendente Curdo nel nord della Siria, nonostante il sospetto che questo progetto sia appoggiato dagli Stati Uniti.

I Curdi rappresentano una minoranza della popolazione dominata da Cristiani Assyrian e Arabi che potrebbero reagire militarmente alla creazione di uno Stato Curdo.

A diminuire le possibilità di realizzare contribuisce la lotta politica all’interno del Partito Democratico Curdo tra il clan di Masoud Barzani, propenso all’indipendenza, e il clan Abdullah, propenso ad un'autonomia amministrativa. Una lotta interna prevalentemente concentrata sul controllo delle risorse naturali della regione e sul commercio. Importanti giacimenti petroliferi sono ubicati nelle prossimità della città di Rmelan, vicina al Qamishle, il capoluogo commerciale della Provincia di al-Jazeera.

Il PYD avrebbe creato una propria milizia senza sferrare attacchi ai giacimenti petroliferi. Questa milizia curda non è impegnata direttamente contro il Regime di Assad, limitandosi a controllare il territorio e in attività di estorsione rivolte contro i commercianti Assyrian e Arabi.

Anche l'esercito siriano sembra essere estremamente attento nell'evitare confronti seri con la guerriglia curda seguendo le direttive del governo di Assad.

La tattica del governo Siriano è quella di creare un'alleanza politico-militare con i Curdi e la comunità Cristiana assicurando una condivisione dei profitti petroliferi della regione con il PYD Curdo e le attività commerciali degli Assyrian. Il governo è estremamente attento a non indebolire la comunità cristiana considerata un baluardo contro la formazione dello Stato indipendente.

Gli Assyrian, discretamente armati e finanziati dall’esercito regolare siriano, si limitano a difendere la città di Qamishle e i loro principali insediamenti nella Provincia attuando una difficile ma costante mediazione politica tra il governo e il PYD Curdo con l’obiettivo di mantenere una relativa pace in al-Jazeera.

Nel 2013 i commercianti Assyrian si sono aggregati al Consiglio Misto divenendo i suoi principali finanziatori. Il Consiglio Misto è un'iniziativa congiunta del governo Siriano e del PYD di creare una rappresentanza delle tre comunità (Assyrian, Araba e Curda) con il compito di evitare tensioni e salvaguardare la pace.

La comunità cristiana ora tenta di influenzare il PYD per dirigerlo verso la creazione di una Provincia semi autonoma a statuto speciale, una proposta accettata dal governo Siriano.

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