Nel mondo post Coronavirus sparirà il denaro in contati?

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Fulvio Beltrami

Fulvio Beltrami
Originario del Nord Italia, sposato con un'africana, da dieci anni vivo in Africa, prima a Nairobi ora a Kampala. Ho lavorato nell’ambito degli aiuti umanitari in vari paesi dell'Africa e dell'Asia.
Da qualche anno ho deciso di condividere la mia conoscenza della Regione dei Grandi Laghi (Uganda, Rwanda, Kenya, Tanzania, Burundi, ed Est del Congo RDC) scrivendo articoli sulla regione pubblicati in vari siti web di informazione, come Dillinger, FaiNotizia, African Voices. Dal 2007 ho iniziato la mia carriera professionale come reporter per l’Africa Orientale e Occidentale per L’Indro.
Le fonti delle notizie sono accuratamente scelte tra i mass media regionali, fonti dirette e testimonianze. Un'accurata ricerca dei contesti storici, culturali, sociali e politici è alla base di ogni articolo.

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Apr 19

Nel mondo post Coronavirus sparirà il denaro in contati?

La pandemia da Coronavirus potrebbe portare alla morte del denaro reale aprendo le porte all’era dell’economia digitale raffigurataci come una proficua evoluzione del genere umano. Dietro si nascondono rischi di monopolio, di dittatura finanziaria attraveso l’imposizione di monete virtuali sfruttando il terrore del contagio. Monete virtuali bel lontane dall’essere sicure rispetto a quelle reali. Secodo alcuni economisti fuori dal coro una società senza contanti non è nel nostro interesse

di Fulvio Beltrami

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Fulvio Beltrami 19/04/2020

Nel decreto Aprile 2020 CdM n. 22, riguardante la Fase 2 della crisi sanitaria nazionale da Coronavirus, si parla finalmente di riapertura, graduale ma riapertura che permetterà alla gente di interrompere l’attuale vita virtuale e sospesa per ritornare alla realtà per produrre e guadagnare. Attente misure per evitare il contagio sono state pensate dal “pool di esperti” oggi così tanto in moda da assumere un potere assoluto che mette in ombra istituzioni già esistenti come il Ministero della Finanza, quello dell’Interno o l’ordine dei medici, rendendole di fatto inutili.

Alcune delle misure ideate da questi "esperti" comporteranno ulteriori spese per le piccole e medie attività, già sull’orlo del collasso a causa del Lockdown di una intera nazione. Altre misure pongono seri dubbi sulla privacy e le libertà personali. Ma vi è una misura in particolare che ha attirato l’attenzione degli esperti e del mondo della finanza: i negozi dovranno limitare al massimo l’uso dei contanti sostituendolo con i pagamenti elettronici.

La misura è giustificata dal rischio che il virus da Covid-19 si possa comodamente installare su banconote e monetine in attesa di sistemarsi meglio all’interno del corpo umano. Un rischio reale che però vale anche per la carta di credito in plastica. Un rischio che può essere evitato con una maggiore pulizia delle mani evitando di toccarsi gli occhi, mangiarsi le unghie o “scaccolarsi”.

Incoraggiare o imporre l’uso del denaro elettronico per diminuire il contagio da Coronavirus, non è una prerogativa italiana. Altri paesi occidentali stanno imponendo le medesime misure preventive. Oltre a diminuire le possibilità di contagio abbandonando l’uso dei contanti si avranno altri vantaggi, affermano gli “esperti”. Verranno velocizzate le transazioni commerciali, aumenterà la sicurezza finanziaria, aumenterà la possibilità del fisco di lottare contro l’evasione e diminuirà la corruzione.

Dietro a tutti questi vantaggi collegati all’uso del denaro elettronico si nascondono però immensi interessi finanziari e forti rischi per la gente comune che gli “esperti” sembrano aver dimenticato di annoverare nei “contro”. Per esempio le banche potrebbero accelerare il processo di chiusura dei distributori automatici di denaro e azzerare il numero di impiegati agli sportelli, i servizi di sicurezza e trasporto valuta. Posti di lavoro perduti che contribuiranno ad aumentare i livelli di povertà nonostante il “reddito di cittadinanza”. Identiche convenienze le hanno le grandi catene di supermercati. Addio cassiere grazie all’introduzione di macchine adibite al pagamento. Non si tratta di fantascienza. Queste macchine esistono già. Sono denominate “Self-service pay machine” e sono state già introdotte in alcuni supermercati americani e giapponesi.

Anche i governi tarerebbero dei vantaggi in quanto aumenterebbe il controllo fiscale. Tramite il pagamento elettronico tutti i prodotti o servizi acquistati vengono registrati per categoria e i dati vengono registrati presso il Fisco in modo da permettergli di calcolare se la denuncia dei redditi del singolo contribuente corrisponda al tenore di vita registrato tramite gli acquisti. Pratica comune nei Paesi del Nord Europa. L’aumento del controllo fiscale di per se non è certo un male, ammesso che le maggior entrate vengano utilizzate per rafforzare lo Stato Sociale e i servizi pubblici e non per pagare gli interessi sui fin troppi debiti che lo Stato italiano ha contratto, compresa la futura sorpresina che ci riserva il MES qualora verrà firmato.

Il sogno di sostituire il denaro contante con quello elettronico fino ad ora si è infranto con la reticenza dei consumatori ad accettare il denaro “virtuale”. In Europa nel 2016 i pagamenti con denaro contante erano nettamente superiori a quelli con uso di carte di credito o altre forme di pagamento elettronico: 1,9 trilioni di euro rispetto a 1,2 trilioni. Negli Stati Unite solo il 53,5% della popolazione usa regolarmente il denaro elettronico. In Sud America, Africa e Asia (escluso Corea del Sud, Hong Kong, Singapore e Giappone) questa percentuale scende al 30%.

Sono almeno sei anni che l’alta finanza sta spingendo verso la direzione di eliminare il denaro contante per imporre quello elettronico che porterebbe a indiscussi vantaggi, soprattutto per banche e multinazionali nell’era dei monopoli. La pandemia da Coronavirus sembra essere arrivata come una divina provvidenza. Il denaro contante è fonte di veicolazione del virus quindi va eliminato per la sicurezza sanitaria del singolo cittadino e della comunità. Se questo messaggio passa l’individuo stesso si sentirebbe a disagio o colpevole a utilizzare il contante correndo il rischio di infettarsi o di infettare gli altri.

Il denaro elettronico è sicuro? Nonostante la propaganda in suo supporto, il denaro elettronico è ben lontano dalla sicurezza. “I pagamenti con denaro elettronico non sono più sicuri rispetto a quelli con il denaro reale. Al contrario si aprono le porte ad una serie di truffe telematiche inesistenti con l’utilizzo dei contanti. Una vera e propria manna per gli hackers. Creazione di false ditte virtuali, intercettazione della transazione inviando falsi email della ditta contattata per l’acquisto che danno disposizioni di pagamento su conti correnti ad essa non abbinati. Possibilità di intercettare le passworld della carta di credito o del conto bancario online per poter impossessarsi della identità virtuale del consumatore e utilizzare il suo denaro a sua insaputa. Furto di dati personali da rivendere al mercato nero della Alta Tecnologia. Questi sono solo alcuni esempi di una svariata gamma di rischi, destinati ad aumentare con il maggior uso del denaro elettronico. Crimini che Banche, ditte e polizie non sono ancora del tutto attrezzate per fronteggiarli.” A spiegarcelo è Jan Bellens esperto di Global Banking & Capital Markets.

Nell’era del denaro virtuale anche i ladri saranno virtuali. Potranno colpire in tempo reale, lontani anche migliaia di km dal luogo del crimine, protetti dalla anonimità che offre la rete. Potranno rapidamente intercettare transizioni commerciali o svuotare conti in banca correndo meno rischi di essere scoperti e arrestati rispetto ai rapinatori classici. Le Banche assicurano i loro clienti che sono già in funzione sofisticati meccanismi di protezione delle transazioni di denaro virtuale che hanno diminuito sensibilmente il rischio di furti telematici. Peccato che non vi siano al momento statistiche relative al numero di furti telematici per il semplice motivo che quando accadono le banche tendono a coprirli rimborsando il cliente per evitare pubblicità negativa sui loro sistemi di protezione. Il sistema finanziario e le banche non vedono l’ora di avere una società senza contanti ma l’economia digitale è ben lontana dall’essere sicura come si vuol far credere.” Spiega Bellens.

Oltre al rischio di un vertiginoso aumento dei furti e truffe e di un deterioramento della privacy tramite il furto dei dati personali o il controllo di essi da parte di enti governativi o privati, esiste anche il rischio di esclusione e controllo sociale. L’utilizzo del denaro elettronico da libera scelta diventerà obbligatorio se si associa il denaro reale al rischio di contagio da Coronavirus o da qualsiasi altro virus. Chiunque non potrà adeguarsi alle nuove tecnologie per ragioni di età o bassa scolarizzazione o chiunque non potrà sostenere i costi (attualmente non indifferenti) collegati all’uso del denaro elettronico, rischia di essere escluso dai consumi e, di conseguenza dalla società.

Anche il controllo sociale e il potenziamento di Stati di polizia rischia di aumentare. Il denaro virtuale permette di tracciare ogni momento della vita del singolo cittadino, di individuare sia i sui gusti che le sue tendenze ideologiche e politiche. È inoltre utilissimo in caso di necessità di reprimere movimenti di contestazione in quanto i manifestanti sono iper tracciabili. Non è un caso che durante le proteste a Hong Kong contro lo Stato autoritario cinese i manifestanti preferivano utilizzare i contanti per evitare che i loro spostamenti venissero immediatamente tracciati.

I contro collegati all’utilizzo del denaro virtuale sono molteplici e tutti a scapito dei cittadini eppure l’avvento del Coronavirus potrebbe facilitare un gran numero di persone ad accettare acriticamente il suo uso per la paura di contagiare o essere contagiati utilizzando banconote e monetine. Questa psicosi è già stata presa in considerazione dai giganti della Alta Tecnologia e dalla Finanza che da anni posizionano l’uso dei pagamenti elettronici al primo posto delle strategie finanziarie. Il mondo post Coronavirus potrebbe facilmente realizzare il sogno di un sviluppo nazionale e pubblico del sistema di pagamento elettronico, attualmente ancora limitato dalle reticenze dei consumatori. La pandemia rappresenta per i giganti della Alta Tecnologia e per la Finanza una occasione d’oro per imporre nuove abitudini a loro esclusivo vantaggio.

Non è un caso che giganti come Apple, Google o Amazon stiano puntando sui “cashless store” le vendite senza contanti, divenuti il cardine delle loro strategie aziendali. I vantaggi sono molteplici: riduzione del personale umano, aumento di vendita dei software, possibilità di raccogliere una valanga di informazioni e dati personali da rivendere sui mercati nazionale e internazionale.

I giganti della Alta Tecnologia sono intenzionati a giocare un ruolo di primo piano nel futuro mondo del denaro virtuale, divenendo anche attori finanziari. Google sta progettando una sua carta di credito: la “Google Card” prendendo accordi con le principali banche mondiali. In attesa che questa carta di credito venga riconosciuta dal circuito bancario, si sta avviando il Google Pay un sistema di transazioni finanziarie interno che permette pagamenti online tramite l’utilizzo delle carte di credito già esistenti.

Apple nel 2019 ha lanciato una sua carta di credito. In Asia i competitori di Google e Apple sono WeChat Pay e Alipay. Agiscono con le stesse logiche che si basano sul controllo delle tecnologie avanzate e la diffusione di device come gli smartphone che permettono lo sviluppo della economia digitale e il boom delle soluzioni finanziarie “non tradizionali”.

L’era dell’economia digitale indotta dal terrorismo psicologico creato dalla pandemia da Coronavirus, beneficerà anche ai circuiti tradizionali della carte di credito: American Express, MasterCard, Visa e tutti gli esistenti circuiti di pagamento virtuale, come PayPal o di pagamenti tramite telefonino come Venmo, Zelle, Swish, M-Pesa che si stanno rafforzando anche nei Paesi del Terzo Mondo in quanto danno la possibilità ai poveri di effettuare transazioni commerciali anche modestissime senza la necessità di possedere un conto bancario.

E che dire della criptomonete? Bitcoin rappresenta l’esempio più enigmatico. Una moneta virtuale che segue meccanismi occulti e scollegati dalla finanza ma convertibile in valuta reale. Proprio per queste sue caratteristiche non chiare e spesso speculative, il Bitcoin è illegale in molti Paesi soprattutto in Africa. Anche se l’esperimento del Bitcoin potrebbe essere destinato a fallire, ha comunque aperto la porta a un mondo di possibilità.

Non è un caso che il gigante dei social media: Facebook ha inventato la sua criptomoneta: la Libra con l’obiettivo di imporla come valuta digitale internazionale, concorrente alle valute ufficiali ma sganciata dal controllo delle Banche Centrali. Come giustamente fa notare Mark Carney, governatore della Bank of England “La Libra cela una seria di preoccupazioni sulla privacy, sulla legalità finanziaria, sulla protezione dei consumatori. La Libra potrebbe facilitare il riciclaggio di denaro e intaccare la stabilità finanziaria internazionale”.

La scomparsa del denaro reale e l’introduzione della moneta elettronica potrebbe portare ad un caos generalizzato, infliggendo grossi danni all’economia e ai consumatori” avverte David Brich, eperto di alta finanze e autore del saggio: “Before Babylon Beyond Bitcoin: From Moneny we understant to moeny that understand us” (Prima della Babilonia, Dietro il Bitcoin. Dal denaro che comprendiamo al denaro che ci comprende).

Se vogliamo avviarci ad una società di denaro virtuale occorre che le banche centrali possano controllare in toto l’introduzione e l’uso di massa del denaro elettronico tramite una rigorosa regolamentazione in tutela delle economie nazionali e dei consumatori. Se l’era del denaro virtuale è lasciata al libero mercato i danni saranno inimmaginabili mentre i profitti per il settore privato sicuri e colossali. Se non si pongono controlli e regolamentazioni il denaro virtuale aumenterà in maniera esponenziale i furti, le frodi, il riciclaggio di denaro, la corruzione e il mercato nero. Guarda caso tutti crimini che i fautori dell’economia digitale imputano all’utilizzo del denaro contante” spiega Carney.

Banche, compagnie come AmericanExpress, Visa, MasterCard, istituti di denaro virtuale via telefonino, criptomonete, speculatori finanziari, giganti della Alta Tecnologia, sono i principali beneficiari di una eventuale accelerazione dell’uso del denaro virtuale dettata dal rischio (reale o indotto) del contagio da Coronavirus o da altri virus. Si corre il rischio che si scateni una spietata lotta per l’egemonia dell’economia digitale ai danni della stabilità economica e delle popolazioni.

Nel avventurarsi nella economia digitale occorre comprendere bene certi concetti espressi dal filosofo marxista Antonio Gamsci al riguardo. Il suo concetto di egemonia è riferito al rischio che potenti monopoli riescano a condizionare gli aspetti psicologici, culturali ed economici di intere popolazioni facendo passare speculazioni finanziarie come soluzioni naturali e inevitabili per il progresso umano.

Nessuno vent’anni fa sarebbe stato disposto a utilizzare del denaro che non può toccare o vedere. Ora sempre più persone accettano l’esistenza del denaro virtuale considerandolo naturale anche se sfugge al tatto e alla vista. Questo è il diretto risultato di un sofisticato progetto egemonico portato avanti dalle istituzioni finanziarie. Credetemi una società senza contanti non è nel nostro interesse. Al contrario l’economia digitale rafforzerà i monopoli, la dittatura finanziaria e la sorveglianza di massa

Questa analisi non proviene da un nostalgico intellettuale di sinistra ma da Brett Scott, un scafato broker della Borsa di New York, convinto sostenitore del Capitalismo e autore del saggio: “The Heretic’s Guide to Global Finance. Hacking the Future of Money” (La guida eretica della Finanza Globale. La pirateria del futuro del denaro). La sua analisi sull’economia digitale, che suona come avvertimento e campanello d’allarme, è stata pubblicata sul quotidiano inglese The Guardaian, tempo prima della Pandemia Coronavirus: nell’agosto del 2018.

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