Israele. Il tradimento della memoria

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Fulvio Beltrami

Fulvio Beltrami
Originario del Nord Italia, sposato con un'africana, da dieci anni vivo in Africa, prima a Nairobi ora a Kampala. Ho lavorato nell’ambito degli aiuti umanitari in vari paesi dell'Africa e dell'Asia.
Da qualche anno ho deciso di condividere la mia conoscenza della Regione dei Grandi Laghi (Uganda, Rwanda, Kenya, Tanzania, Burundi, ed Est del Congo RDC) scrivendo articoli sulla regione pubblicati in vari siti web di informazione, come Dillinger, FaiNotizia, African Voices. Dal 2007 ho iniziato la mia carriera professionale come reporter per l’Africa Orientale e Occidentale per L’Indro.
Le fonti delle notizie sono accuratamente scelte tra i mass media regionali, fonti dirette e testimonianze. Un'accurata ricerca dei contesti storici, culturali, sociali e politici è alla base di ogni articolo.

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Feb 1

Israele. Il tradimento della memoria

Da vittima a persecutore. Com'è cambiato il ruolo dello stato ebraico nell'autocelebrativa Giornata della memoria. L'aiuto del Vaticano con cui molte SS riuscirono a fuggire e a trovare rifugio nel Sud America rendono ancora oggi difficile la ricerca di una verità oggettiva, assoluta. Uno scenario drammatico, che per molti ebrei ha potuto portare assistenza per il dramma subìto, ma oscuro, che per molti altri è un diritto non ancora riconosciuto

di Fulvio Beltrami

israele

Quale peggior tradimento può essere commesso nell’utilizzare la nostra sofferenza per giustificare la sofferenza inferta oggi ad altri popoli? Una cinica strumentalizzazione che spiega come mai il governo israeliano non si cura di noi sopravvissuti. Siamo testimoni scomodi di un presente basato sulla ingiustizia in nome del diritto di esistere dello Stato israeliano a scapito di altre popolazioni.” Esther Frank sopravvissuta ai campi di concentramento di Theresienstadt e Auschwitz e morta di stenti nel 2007 in Israele causa la totale indifferenza del governo.

Il 27 gennaio del 1945 la Prima Brigata Ucraina dell’Armata Rossa arrivò alle porte del campo di concentramento di Auschwitz Birkenau, dopo furiosi combattimenti contro l’esercito nazista, costretto a ripiegare trenta km dopo Auschwitz nel tentativo di riorganizzare il fronte e fermare l’offensiva sovietica. Le SS che custodivano il campo e macellavano quotidianamente i prigionieri erano fuggite prime dell’arrivo dei soldati russi. Avevano fatto saltare i forni crematori e distrutto la meticolosa documentazione amministrativa che gestiva lo sterminio di massa attuata nel campo di prigionia. Avevano ricevuto dal responsabile del campo, il generale Schmauser, l’ordine di sterminare tutti i prigionieri ancora in vita e bruciare i corpi nel vano tentativo di eliminare le prove. Al contrario preferirono fuggire per salvarsi la vita.

Alcuni soldati tedeschi sopravvissuti ai combattimenti presso il campo di concentramento di Mandando, liberato un anno prima, avevano riferito che i sovietici avevano allestito un tribunale militare, condannando tutte le guardie del campo per crimini contro l’umanità. Le guardie arrese furono tutte fucilate sul posto. I soldati della Prima Brigata Ucraina trovarono ancora in vita 6.000 persone. Nelle vicinanze scoprirono altri 1.600 prigionieri che erano fuggiti quando le SS avevano abbandonato il campo. Erano quelli che ancora si reggevano in piedi... I sopravvissuti rappresentavano una percentuale insignificante sul totale dei prigionieri uccisi ad Auschwitz: 1.100.000 persone. L’orrore del campo di concentramento più attivo nella “soluzione finale”, assieme al campo di Treblinka, non fu riportato dalla stampa sovietica se in non una breve notizia pubblicata sulla Pravda il 2 febbraio 1945.

Alcuni storici pensano che la ragione di questo incomprensibile silenzio risieda nelle evidenti prove che i campi di concentramento erano stati ideati per sterminare in primo luogo gli ebrei, che non erano visti bene dallo Stalinismo. La propaganda sovietica non accennò mai al genocidio degli ebrei ma solo a stermini di massa di vittime del fascismo. Anche la stampa occidentale preferì non dare rilievo alla liberazione di Auschwitz e degli altri campi di concentramento. I motivi erano principalmente due. I campi erano stati liberati dall’Armata Rossa, dimostrando che la caduta del nazismo era principalmente dovuta dallo scontro tra Germania e Russia e dallo sforzo sovietico di distruggere il nazismo. Il secondo motivo era il timore che l’opinione pubblica occidentale scoprisse che gli alti comandi militari e i governi degli Alleati conoscevano l’esistenza dei campi di concentramento fin dal 1942 ma non avevano mai concentrato gli sforzi per liberare i prigionieri o bombardare le infrastrutture.

Il risultato di questo silenzio da entrambi i fronti fu che l’olocausto avvenuto ad Auschwitz fu conosciuto dall’opinione pubblica mondiale solo tra il 1946 e il 1947. Il campo di concentramento detiene anche un altro triste primato. Delle 6.500 SS stanziate ad Auschwitz e scappate prima dell’arrivo dei soldati sovietici solo 750 furono successivamente catturate e condannate dall’Armata Rossa o dal regime stalinista imposto da Mosca alla Germania dell’Est. La maggioranza delle SS riusci a fuggire in Sud America. Molte di esse grazie all’operazione Ratline, organizzata da Papa XII (per l’anagrafe: Eugenio Pacelli). Un'operazione che salvò centinaia di SS e gerarchi nazisti tedeschi e croati che riuscirono a raggiungere Stati Uniti, Canada e Argentina grazie a passaporti del Vaticano. L’operazione Ratline è stata meticolosamente documentata da due storici di fama mondiale: Avro Manhattan (nel suo saggio: The Vatican’s Holocaust, Edizioni Ozark Books 1986) e John Cornwell, autore di Il papa di Hitler. La storia segreta di Pio XII (Edizioni Garzanti 2002).

Gli ebrei sopravvissuti al campo di concentramento di Auschwitz Birkenau, dopo che gli Alleati negarono loro la giustizia e i loro aguzzini furono aiutati a fuggire, trovarono finalmente rifugio nella terra promessa: la Palestina, fondando assieme ad altre migliaia di ebrei Israele. Erano tutti determinati a dimenticare gli orrori del passato e ad impegnarsi nella costruzione della giovane nazione ebraica. A differenza di quanto ci ha fatto credere la storiografia ufficiale e la propaganda dei vari governi israeliani, questi sopravvissuti sono stati dimenticati da Israele. La maggioranza di essi hanno ottenuto lavori mal pagati, e hanno vissuto di stenti. Nel gennaio del 2013 la Fondazione per il Beneficio delle Vittime dell’Olocausto, rivelò i sorprendenti dati di un loro sondaggio. Il 60% dei 192.000 ebrei sopravvissuti al nazismo risiedenti in Israele viveva in uno stato di indigenza intollerabile con meno di 830 dollari al mese (il salario medio in Israele è di 1.550 dollari).

Soffrivano di malnutrizione causata dalla difficoltà di accedere ad una regolare alimentazione, vivevano in case insalubri e il 14% di essi non aveva nemmeno i soldi per comprare le medicine. Almeno 10.000 di essi, vivevano da soli e due terzi erano donne vedove. Anche i sopravvissuti che ancora possedevano una famiglia durante il sondaggio affermarono di avere rari contatti con i loro parenti e di avere la sensazione che rappresentassero una vergogna.

Il governo israeliano ha creato sette ministeri speciali incaricati di prendersi cura dei sopravvissuti all’olocausto. Nonostante questo solo 56.275 sopravvissuti ricevono una qualche forma di assistenza sociale dal governo. Il resto è alla mercé di se stessa o accede agli aiuti delle associazioni private caritatevoli. Il mancato aiuto da parte del governo viene spiegato dall'estrema burocratizzazione di questi ministeri e dall'indifferenza dei funzionari pubblici pagati per lo scopo. Le varie forme di assistenza non sono state mai divulgate al pubblico e rimangono pressoché sconosciute anche ai funzionari della Sicurezza Sociale, secondo quanto rivelato dalla Fondazione per il Beneficio delle Vittime dell’Olocausto.

Anche la percezione della Soha tra le nuove generazioni di israeliani che non hanno vissuto la tragedia è estremamente labile e contorta. In uno studio effettuato dalla Fondazione per il Beneficio delle Vittime dell’Olocausto sempre nel gennaio 2013 il 57% dei teenager israeliani hanno sviluppato una percezione totalmente distorta dell’Olocausto. Originalmente la Soha aveva rafforzato la consapevolezza degli ebrei e degli israeliani di vivere in armonia e in pace con gli altri popoli e di farsi garanti che nessun altro Olocausto avvenisse nel mondo. L’attuale percezione è invece impregnata su un nazionalismo estremizzato di matrice dell’ultra destra e sulla convinzione dei giovani israeliani che il mondo intero, non solo gli arabi, desideri che scompaia il popolo ebreo dalla faccia della terra.

Queste convinzioni riportano la società israeliana indietro ai sentimenti nazionalistici degli anni sessanta quando gli israeliani si nascosero dietro ad un nazionalismo esasperato come reazione al tentativo dei paesi arabi di cancellare Israele”, spiega la direttrice della Fondazione: Aya Ben Naftali. Solo il 20% dei giovani israeliani è convinto che i valori democratici, la solidarietà ad altre nazioni e popoli che soffrono l’oppressione e la necessità di vivere in pace con i palestinesi siano fattori che possano evitare un altro Olocausto. La maggioranza è convinta che solo il nazionalismo, la forza militare e l’occupazione dei territori in Palestina, possano salvaguardare il popolo israeliano dal ripetersi dell'immane tragedia degli anni Quaranta.

La follia dello Stato israeliano, che nel tempo ha preso fin troppe similitudini col nazismo, è storicamente un nostro grave errore”, spiega Sharif Ali Ahmed un potente imprenditore siriano che opera in Uganda e nella regione dei Grandi Laghi. “Negli anni Cinquanta gli ebrei che arrivarono in Palestina avevano intenzione di dividere i territori con i palestinesi in quanto i due popoli erano parte integrante della storia del paese da millenni. Le politiche anti sionistiche portate avanti dai paesi arabi, spesso per nascondere gravi deficienze interne e regimi dittatoriali, portò progressivamente gli ebrei a sentirsi nuovamente minacciati dopo meno di 15 anni dall’Olocausto.

Questo sentimento di paura, che rafforzava la determinazione di combattere e difendere non solo la nuova patria ma la stessa propria vita, fu irreversibile dopo la prima guerra araba, cioè il primo ed evidente tentativo dei paesi arabi della regione di cancellare dalla cartina geografica Israele e gli ebrei. All’epoca noi siriani come gli egiziani e tanti altri nostri fratelli eravamo convinti di poter vincere, senza comprendere che Israele poteva contare sull’appoggio dell’Occidente reo di aver permesso l’Olocausto nazista vent'anni prima. La nostra guerra distrusse ogni speranza di pace e offrì ai Palestinesi e al mondo intero l’attuale atroce presente di cui tutti conosciamo”, spiega Sharif.

La triste condizione degli ebrei sopravvissuti all’Olocausto, la cinica indifferenza del governo israeliano e la visione completamente distorta della storia e dei valori umani che le nuove generazioni israeliane nutrono grazie alla propaganda governativa attiva fin dai primi anni di scuola, assieme al razzismo verso i palestinesi e verso gli africani e la fobia verso il mondo arabo musulmano, rappresentano la drammatica realtà che vive il popolo che fu vittima del penultimo olocausto del Ventesimo secolo. L’ultimo fu quello avvenuto in Rwanda nel 1994. In ultima analisi l’Olocausto è stato nel tempo strumentalizzato dai vari governi israeliani per giustificare la loro politica di repressione contro i Palestinesi (c’è chi parla di un olocausto silenzioso in atto in Palestina).

Ad ogni critica formulata, tutti i governi israeliani e parte dell'intellighenzia ebraica mondiale si trincerano dietro l’Olocausto accusando le voci critiche di antisemitismo, il principio che ispirò l’ideologia nazista e rese possibile l’orrendo crimine contro l’umanità. Quest'aberrante strumentalizzazione giustificata dal diritto di difendere l’esistenza del popolo ebraico (diritto riconosciuto da qualsiasi persona di buon senso, ma non a scapito di altri popoli) porta il governo israeliano e ogni ebreo che lo supporta, sia esso cittadino di Israele o appartenente alla diaspora sparsa nel mondo, a commettere un altro orrendo crimine: Il tradimento della memoria. La sorte riservata ai sopravvissuti della furia nazista è la più drammatica quanto vergognosa prova.

Stiamo vivendo una situazione critica. Le porte della storia si stanno chiudendo davanti a noi. Tra cinque anni la bilancia demografica renderà inutile qualsiasi aiuto ai sopravvissuti dell’Olocausto in quanto saranno morti prima di ricevere la dovuta assistenza”, ammonisce Aya Ben Naftali.

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