Alessia e Livia devono tornare a casa!

Il diritto di crescere

È il blog che pone l'attenzione sulle tematiche e sui diritti dei minori, che racconta quel che succede nel mondo con l'intento di dar voce a chi, ancora oggi, è invisibile. Ampliando e diffondendo la conoscenza delle problematiche legate a chi è potenzialmente esposto alla minaccia di comportamenti abusanti o inopportuni, di realtà più svantaggiate, dalla schiavitù alle violenze domestiche, dalla discriminazione ai conflitti armati, dalla povertà alla libera espressione. Perché non rimanga consegnato al silenzio e non si ripeta in futuro.
Con la convinzione che garantire i loro diritti, nel loro bisogno di crescere armonicamente come individui e come esseri sociali, non dia sollievo soltanto a chi soffre ma contribuisca anche al benessere dell'intera comunità, locale e globale.

Gabriele Paglialonga

Gabriele Paglialonga
Ho iniziato a operare nel settore umanitario nel 2004, aderendo alla missione del governo italiano nel sud-est asiatico per l'emergenza tsunami. Dal 2009 rivesto l’incarico di Coordinatore per i Diritti dei minori nella sezione italiana di Amnesty International di cui faccio parte dal 2007. Non è facile raccontare né tantomeno essere ascoltati. Essendo amante della verità, io continuerò a dar voce, da oggi, anche come blogger.

Noemi Fantoni

Noemi Fantoni
Sono Laureata Magistrale in Scienze Internazionale con la passione verso i diritti dei minori. Ciò mi ha portato ad intraprendere ulteriori studi e un percorso professionale incentrato sulla tutela del minore, con un approccio olistico. I bambini sono anime pure, innocenti e fiduciose verso il futuro. Penso che questo blog sia un'ottima occasione per tenerci aggiornati e scovare le lacune ma anche i pregi del nostro sistema.

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Il diritto di crescere

Dic 1

Alessia e Livia devono tornare a casa!

di Gabriele Paglialonga

minori scomparsi, 116000

Alessia Vera Schepp e Livia Clara Schepp, sorelle gemelle nate il 7 ottobre 2004, sono sparite con il papà nel gennaio del 2011, avevano sei anni. E da allora, delle due piccoline non si è saputo più nulla. Alessia insieme alla gemella Livia è stata vista l'ultima volta intorno alle 13 del 30 gennaio 2011 a Saint-Sulpice, sobborgo a 5 km da Losanna (Svizzera), sulla riva nord del lago Lemano. Le due bambine avevano trascorso la mattina a giocare a casa di amici di famiglia. Il padre, Matthias Kaspar Schepp, ingegnere svizzero di origine canadese, è andato a prendere le due bambine per portarle nella sua villetta. Le gemelle avevano trascorso il fine settimana affidate a lui, separato un anno prima dalla moglie Irina Lucidi, avvocato svizzero di origini italiane, che viveva con le figlie non lontano dalla sua abitazione. Le ragazze erano le uniche figlie della coppia.

Irina e Matthias si sono conosciuti nel 2004 (sposati nel luglio dello stesso anno ad Ascoli Piceno), nell’azienda dove lavoravano, una multinazionale del tabacco dove avevano ruoli diversi. Lui, ingegnere, si occupavava dello sviluppo dei filtri di sigarette, lei avvocato, responsabile della parte normativa. Due carriere ottime, con stipendi da favola, ma certamente Irina era sulla rampa di lancio per obiettivi ancora più ambiziosi, a differenza di Matthias che faticava ad avere relazioni fluide anche professionalmente. 

Voleva l’affidamento di Livia e Alessia, Matthias, ma Irina su questo non era disposta a trattare. Su tutto il resto invece Irina era stata conciliante. Era stata lei ad andarsene dalla casa coniugale, una villa sul lago, spostandosi in un appartamento in centro e aveva rinunciato a chiedere un assegno adeguato per evitare storie. Permetteva all’ex marito di vedere le bambine sempre, anche oltre gli accordi di separazione, tanto che a Natale, nonostante il parere contrario dei suoi genitori, aveva mandato le gemelline tre settimane in vacanza alle Antille con il padre.

Ma a Matthias non bastava. Per lui era inaccettabile perdere quella famiglia perfetta che Irina gli aveva regalato, piena di calore, amici, parenti affettuosi. Per questo insisteva nel voler tornare con lei. «Sono disperato non posso vivere senza di te», le scrive nell’ultima cartolina. Per questo, probabilmente, l’ultima mail spedita da Irina, mercoledì pomeriggio in cui si chiedeva la definizione del divorzio, è diventata il detonatore di questa tragedia. Un fulmine a ciel sereno il sentir parlare la moglie di divorzio.

L’ultima persona che ha visto l’uomo la mattina di domenica 30 gennaio è stato il vicino di casa al quale aveva affidato le figlie, dalle 10 alle 13 circa di domenica. Anche il giorno precedente, sabato 29 gennaio, Schepp aveva chiesto ai vicini se potevano tenergli le figlie. Ma loro quel giorno erano impegnati. Alle 14:30, poiché il figlio voleva giocare ancora con Alessia e Livia, il vicino è andato a citofonare a casa Schepp ma non gli ha risposto nessuno.

Da quel momento delle due bambine si sono perse le tracce e non si hanno certezze sui loro spostamenti con il padre.

Alle 15.50 il cellulare di Matthias Schepp è stato captato nei pressi di Morges. Alle 18:21 da Annecy Schepp ha inviato un sms alla moglie: “Non ti porto le bambine questa sera, ma le porto direttamente domani io a scuola”. Alle 19:38 ha acceso e spento il cellulare; ricevendo un messaggio nei pressi dell’aeroporto di Lione.

Quando Irina Lucidi si è recata a casa del marito, la sera del 30 gennaio verso le 21, ha trovato in forno una lasagna non consumata e due bicchieri sul tavolo. C’erano anche gli zaini delle bimbe e i peluches con i quali le piccole amano dormire. Dalla casa mancano le fotocopie dei documenti delle bambine, oltre a due valigie: un borsone nero con rotelle di tela grande circa 83 cm per 40 cm, marca “Marine Plus”, e una borsa blu scura di media dimensione.

Giovedì 3 febbraio Irina Lucidi ha ricevuto da Marsiglia una cartolina del marito, con la foto di un coniglio, nella quale diceva di volere l’affidamento delle bambine e chiedeva aiuto. Immediatamente è partita per la città francese, dove si è rivolta alla polizia per fare una segnalazione di scomparsa, rendendosi necessario denunciare anche un furto d’auto per far scattare ricerche più tempestive ed efficaci. Schepp è stato ripreso dalle immagini delle telecamere di videosorveglianza mentre ritirava del denaro, circa 7.500 euro, dai due sportelli bancomat dell’agenzia della banca del Credit Agricole situata a Rue de la Republique a Marsiglia. Anche qui Matthias Schepp è stato ripreso dalle telecamere. E’ sempre solo, senza le gemelline. Vicino a questa banca c’è un parcheggio e anche le telecamere situate all’interno hanno ripreso Matthias Schepp sempre da solo.

Sempre il 3 febbraio avrebbe pranzato in un ristorante di Vietri sul Mare (Salerno). Intorno alle 23 dello stesso giorno, Matthias Schepp si è tolto la vita in Italia, lanciandosi sotto il treno Eurostar Milano-Bari in transito alla stazione di Cerignola (Foggia). Davanti alla stazione è stata trovata la sua auto, una Audi A6 station wagon 1.9 TDI nera con targa svizzera VD328321, ma all'interno non sono state trovate tracce delle figlie. Nei suoi abiti sono stati trovati i documenti e circa 100 euro. Irina Lucidi ha ricordato che nel dicembre del 2010 lei e il marito avevano trascorso un bel week end a Vietri sul Mare (Salerno), mentre non si erano mai recati né a Cerignola né a Foggia. 

Matthias Schepp era ordinato, meticoloso, avaro di se stesso e anche di denaro. Con gli estranei era formale, molto educato, gentile. In famiglia, con Irina, e solo con lei, manifestava invece un'altra personalità, schiacciandola con una violenza psicologica, facendola sentire inadeguata. Matthias non era solo una persona, ma due, come dice il cognato Valerio che è la roccia a cui si aggrappa Irina, decisa nonostante tutto a credere ancora che Matthias la abbia solo voluta punire senza fare del male alle gemelline.

Anche agli inquirenti venne in mente che il corpo del suicida potesse non essere del padre delle bimbe e per questo fu fatto l'esame del dna. Il macchinista del treno dal quale Matthias Schepp si è fatto investire fece un'intervista alla trasmissione di Rai 3 "Chi l’ha visto", esprimendo tutto il suo dolore per la morte dell’uomo: “Davanti non abbiamo visto nulla. Ci siamo fermati perché in quelle zone a volte si trovano in mezzo ai binari delle cose, nel momento in cui sono sceso ho visto una scena terribile. Io sento che le gemelline sono vive e vorrei abbracciarle”.

Ma il 9 marzo del 2011 il capo della squadra mobile di Foggia, Alfredo Fabbrocini, chiarisce i dubbi sul cadavere ritrovato sui binari: “Il portafogli, i documenti e la fede riportano all’ingegnere svizzero, così come le impronte digitali, che sono le stesse ritrovate nella sua casa a St-Sulpice. L'esame del DNA darà i suoi risultati solo tra qualche tempo, ma gli inquirenti non si attendono sorprese”.

Sulla vicenda di Alessia e Livia le inchieste sono sempre aperte.

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