Alle radici del radicamento ecclesiale

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Alle radici del radicamento ecclesiale

Il padre Max Anselmi continua a guidarci in un interessante itinerario alla scoperta del carisma della congregazione religiosa dei passionisti

di P. Max Anselmi c.p.

Padre Max Anselmi, dal monte Orlando, indica la località della Madonna della Catena
Padre Max Anselmi, dal monte Orlando, indica la località della Madonna della Catena

CORSO IN QUATTRO QUADRI

per conoscere

S. Paolo della Croce

e il suo invito a lavorare

per la felicità delle persone

Come vorrei – anche per un istante –

fermare il tempo

per raggiungere un Pellegrino d'Assoluto

ed insieme camminare

su sentieri di primavera

che conducono

... all'infinito

a cura di

Padre Max Anselmi Passionista

*****

TERZO QUADRO

(su quattro)

Dalla intelligenza altissima del carisma della Passione

alla sua materializzazione

di Max Anselmi Passionista

Poalo, superata positivamente la prova dei 40 giorni di ritiro, in totale povertà e assoluta preghiera, dal 22 novembre 1720 al 1° gennaio 1721, vorrebbe passare alla seconda fase, quella di realizzare l’opera della Congregazione dei “Poveri di Gesù”. Il vescovo però in questo non può essergli di aiuto, perché per fondare una comunità religiosa occorre l’approvazione del Papa o comunque della Santa Sede. Di questo Paolo era consapevole perché ne troviamo un accenno anche nel Diario, nel resoconto del 27 novembre 1720, così: “So d’aver avuto anche impulso particolare d’andar a Roma per questa gran maraviglia di Dio”. Egli, convinto della bontà dell’impulso che aveva avuto e motivato pure dal fatto che attorno a lui si erano riuniti una ventina e più di giovani che lo appoggiavano, decide di recarsi dal Papa.

Elenchiamo, prima di continuare il racconto, i giovani che intendevano unirsi a Paolo.

Il P. Francesco Antonio Capriata Cappuccino, castellazzese, ricorda nel 1777, al Processo di Alessandria per la causa del Santo, che Paolo “con il suo esempio e con le sue buone insinuazioni a fuggire il mondo, non solo ha edificato la gioventù nel Castellazzo, ma anche ha indotti vari giovani ad abbandonarlo e a rendersi religiosi, e chi si è fatto servita, fra i quali specialmente due fratelli Gaffori, e due altri delle famiglie Pellati ed altri due delle famiglie Gambarotta, come pure li già da me nominati padri Gasti ed Aiachini; chi si è fatto agostiniano, e specialmente certo padre Gasti che è attualmente priore in San Martino in detto luogo; chi si è fatto cappuccino, fra i quali mi ricordo altri due delle famiglie Gasti, cioè il Padre Eugenio ed il fu frate Alessio, il fu padre Giovanni Battista Pellati ed il fu padre Giuseppe Maria da Castelspina, ed io fra gli altri che riconosco da lui la mia risoluzione di farmi cappuccino, che ho ricevuto da lui le istruzioni dell’orazione mentale (...) Ed io per me l’ho sempre reputato moltissimo, ed il mio genio sarebbe stato di seguirlo, se egli non mi avesse detto che San Francesco mi voleva fra i suoi...” (cf. I Processi. Vol. II Testimonianze dei processi informativi di Alessandria, Gaeta, Orbetello, Corneto, Roma 1973, pp. 50-51).

Tramite queste notizie del Padre Francesco Antonio Capriata, se vengono integrate con quelle di altri testimoni, si riesce ad individuare il nome dei giovani che Paolo aveva conquistato alla Parola della Croce: si tratta di un numero davvero considerevole, una trentina! Proviamo a contarli, suddividendoli in due elenchi.

Primo elenco: 1. P. Francesco Antonio Capriata Cappuccino; 2. due fratelli Gaffori Servi di Maria; 3. due delle famiglie Pellati Servi di Maria; 4. due delle famiglie Gambarotta Servi di Maria; 5. Padre Gasti e Padre Aiachini Servi di Maria; 6. un Gasti Agostiniano; 7. due delle famiglie Gasti: Padre Eugenio e Fra Alessio Cappuccini; 8. Padre Giovanni Battista

Pellati e Padre Giuseppe Maria da Castelspina Cappuccini. Già solo da questo primo elenco veniamo a sapere che ben 14 giovani seguivano Paolo!

Secondo elenco: 9. Padre Giovanni Battista Stortiglioni Cappuccino che pure lui depose al Processo di Alessandria; 10. Padre Giovanni Battista Stortiglioni aggiunge altri due nomi: Fra Giuseppe da Montaldo Cappuccino e un certo maestro di scuola di Castellazzo Scaramuzza; 11. i sacerdoti della diocesi: Paolo Sardi; arcip. Cristoforo Pellati; can. Trotti; don Trotto; i due fratelli: don Giovanni Battista e don Paolo Dolchi; can. Moccagatta; il teste al Processo di Alessandria per la Causa di Paolo: don Antonio Francesco Lamborizi. Con questo secondo elenco veniamo a conoscere che ben altri 11 giovani facevano parte del gruppo di Paolo! Se alle due cifre: 14 + 11, aggiungiamo i due fratelli Danei arriviamo a quota 27!

Si tratta davvero di una schiera sbalorditiva, che intendeva unirsi a Paolo per dar vita alla nuova Aggregazione o Congregazione! Non era una immaginazione, come ci confermano i testimoni al Processo di Alessandria, ma pura realtà. Da qui, da un fondamento solido del genere, si riesce pure a comprendere e spiegarci come egli abbia osato... a pensare di ottenere addirittura una approvazione immediata dal Papa stesso! No, non era un utopista... sconsiderato a mettersi in cammino per Roma!

Egli dovette però rimandare di qualche mese il viaggio, perché il 19 marzo moriva Clemente XI e solo l’8 maggio 1721 veniva eletto il nuovo Pontefice, Innocenzo XIII.

Lasciata passare la calura maggiore dell’estate, anche per evitare il rischio, mettendosi in viaggio, di prendere la malaria, Paolo chiede la benedizione del vescovo e decide di recarsi a Roma, per parlare direttamente al Papa dell’ispirazione che aveva di fondare una nuova Congregazione. Alla fine di agosto 1721, accompagnato da suo fratello Giovanni Battista, Paolo si reca a Genova. Al momento della partenza Giovanni Battista vorrebbe salire sulla nave con lui, ma questi non vuole e lo rimanda indietro. Allora Giovanni Battista pronuncia le profetiche parole: “Voi anderete, ma poi ritornerete, né potrete stare senza di me”. E così fu. Paolo si recò a Roma, ma dovette prendere atto che così come si presentò - senza lettere di raccomandazione e anche per la foggia tanto miserabile del vestito - non poté essere accolto per un colloquio personale con il Papa.

A questo punto, prima di rimettersi in viaggio e ritornare a Castellazzo, decise di recarsi a S. Maria Maggiore e qui, davanti alla Madonna, Salus Populi Romani, Paolo emise il voto di promuovere la riconoscente e amorevole memoria di Gesù Crocifisso, suo figlio! Il voto emesso testimonia la sua totale fiducia nella Madonna: Lei penserà a tutto. E tutto andò bene.

A chi ritenesse che quello sia stato un voto privato, di semplice devozione, va detto che quello è stato invece un consapevole, esplicito voto della Passione di Paolo quale fondatore! È lui stesso a ricordarlo molti anni più tardi, esattamente quando il 15 agosto 1769, giorno solenne dell’Assunta, si fece portare a S. Maria Maggiore, con lo scopo di “ringraziare il Signore e la sua Ss.ma Madre della grazia [che il Papa Clemente XIV aveva generosamente approvato, oltre le Regole, la Congregazione in quanto tale], giacché avanti quella sagra immagine, circa 50 anni sono, feci, per la prima volta, il voto di promuovere la divozione alla Ss.ma Passione, e di adunar compagni per quest’effetto” (cf. Giovanni Maria Cioni, Annali, n. 547).

Ritornato a Castellazzo Bormida, il vescovo, non avendo voluto vestire i due giovani proposti da Padre Colombano, lo Schiaffino e il Michelini - li ritroveremo a Gaeta, alla Madonna della Catena - i quali intendevano aggregarsi a Paolo, il vescovo accettò, invece, la richiesta di Paolo, a condizione o con la promessa che avrebbero lasciato presto la diocesi, di vestire suo fratello Giovanni Battista.

Questo avvenne il 28 novembre 1721. In attesa di partire, Giovanni Battista andò a vivere con suo fratello nella casa adiacente alla chiesa di S. Stefano in Castellazzo Bormida. Qui egli, come ne abbiamo notizia dai testimoni, teneva gli “Oratori sulla Passione”, ossia gli “Incontri di preghiera sulla Passione”. Da questo dettaglio si scopre che non solo Paolo aveva il carisma della contemplazione della Passione, ma anche Giovanni Battista.

Come precedentemente è stato segnalato, solo dopo tre anni che avevano lasciato il loro paese, il 21 maggio 1725, i due fratelli, Paolo e Giovanni Battista, recatisi a Roma per il Giubileo, ebbero la gioia di poter parlare alla chiesa della Navicella con il Papa Benedetto XIII, il quale, “a viva voce”, diede loro il permesso di aggregare altre persone interessate alla loro comunità che, fino a quel momento, non poteva essere che di loro due. Confortati da questo permesso e d’accordo con il vescovo, Mons. Carlo Pignatelli, si recarono di nuovo a Gaeta per cercare di concretizzare la nuova comunità religiosa. Fecero il primo tentativo alla Madonna della Catena, - dove, assieme a Paolo e a Giovanni Battista, vi erano altri romiti: Antonio Schiaffino, Michelangelo Michelini, fr. Francesco, fr. Biagio e il chierico Nicola Tommaso Ricinelli -, ma senza risultato. L'insuccesso non è però da addebitare ai romiti, con i quali Paolo era in buoni rapporti, ma al marchese Gattola Tommaso (e sua moglie: Maria Rosa Spiriti), patrono della chiesetta, che si oppose recisamente in forza dei diritti di giuspatronato che vantava non solo a loro, ma anche alla curia vescovile, obbligando quindi tutti ad andarsene altrove. Infatti lo Schiaffino si recò al Monte Argentario, accettando di abitare nell'eremo dell'Annunziata, dove pure Paolo era stato. (Quanto fosse stato perentorio il diniego a Paolo di avviare qui la fondazione della nuova Congregazione lo possiamo dedurre da documenti degli anni 1759-1760. Da questi documenti risulta infatti che per definire e porre termine alla lite circa l'appartenenza e la dipendenza della Chiesa della Catena, sorta tra il patrono, marchese Tommaso Gattola, e la Curia Vescovile di Gaeta, la Chiesa stessa, con dispaccio delle Segreteria dell'Ecclesiastico dell'11 agosto 1759, fu dichiarata di mero patronato laicale, salvo soltanto alla Curia il diritto della spiritualità (cf. Mons. Paolo Capobianco, La Madonna della Civita. Nel 150° Anniversario di fondazione delle Suore Adoratrici del Sangue di Cristo. Gaeta 1984, p. 26).

Per chi non conosce il Romitorio della Madonna della Catena, dove doveva sorgere la prima casa della Congregazione Passionista, deve sapere che si erge sopra una specie di dosso, da cui parte la catena dei monti Aurunci. Ai tempi di S. Paolo della Croce era isolato, mentre attualmente è intensamente abitato, per cui, visitandolo, non ci si può più fare neppure l'idea che sia stato luogo di eremiti! Il luogo è conosciuto infatti ormai come Contrada della Catena. Tra il Romitorio e il Monte Orlando e la Montagna Spaccata la distanza non è grande: di mezzo c'è solo la rinomata spiaggia di Sérapo. Nel mare, proprio di fronte al Romitorio, si estende lo Scoglio grande, detto la "Nave di Sérapo". Il luogo scelto da Paolo per fondare la Congregazione era davvero meraviglioso, perché permetteva di godere sia di un clima piacevolissimo che di un panorama splendido. Il titolo "Madonna della Catena" è legato alla tradizione di un prodigio avvenuto a Palermo nel 1392, noto come "miracolo delle catene". Il Comune di Gaeta, quanto alla chiesa, fornisce, tra le altre, queste notizie: "La Chiesa di Santa Maria della Catena, costruita sopra la spiaggia di Fontania nel luogo anticamente denominato "Santa Fortunata", ebbe origine nel Seicento (1635). Nel corso dei secoli fu luogo di ritiro di santi e fu sempre abitato da eremiti".

In riferimento e a continuazione del centenario della dichiarazione a Santo di Paolo della Croce (29 giugno 1867) si ebbe la felice idea di portare anche qui l'urna con il corpo del Santo (5 maggio 1969). A ricordo dell'evento sulla facciata della chiesetta è stata apposta una lapide con un breve scritto commemorativo nel quale vengono evocati i primi tempi dell'esperienza carismatica di Paolo. Lo riportiamo.

NEGLI INEFFABILI SILENZI

di questo piccolo Sacro Ritiro

tra lo splendore opulento di una natura

ricca di sole e di verde

sotto il dolce sorriso

della Gran Madre di Dio

SAN PAOLO DELLA CROCE

E IL FRATELLO GIOV. BATTISTA

chiamativi dal vescovo di Gaeta

MONS. CARLO PIGNATELLI

trascorsero i loro giorni

in preghiera ed elevazioni

a varie riprese dal 1723 al 1726

Il profumo della virtù

del Santo Penitente

Fondatore della Congregazione

dei PP. Passionisti

che è rimasto e si respira

rivive oggi un'ora di ardore spirituale

nel passaggio trionfale

della sua spoglia mortale qui fermatasi

durante il pellegrinaggio nella Regione.

La sera del 5 maggio 1969

(Statio della "Peregrinatio Pauli a Cruce"

guidata da Padre Disma Giannotti Passionista)

Non potendo più restare alla Madonna della Catena, su consiglio del vescovo, fecero un secondo tentativo al santuario della Madonna della Civita sopra Itri (LT). Alla Madonna della Civita vi andarono subito dopo Pasqua che nel 1726 cadeva il 21 aprile. Il Santuario della Madonna della Civita si trova in cima ad un monte di quasi 700 metri di altezza della catena dei Monti Aurunci: va detto che si tratta di un posto incantevole. Da una parte si può vedere Fondi, Terracina e S. Felice al Circeo. Dall'altra parte lo sguardo percorre la meravigliosa valle itrana fino a raggiungere il mare e Gaeta. Ammirando il posto meraviglioso, di pace totale, dove il santuario sorge, al pellegrino e alla pellegrina viene spontaneo esclamare: - La Madonna ha scelto bene!

È caratteristica di questo bel santuario che siano i singoli pellegrini, mentre sono in preghiera e fissano lo sguardo sulla lucente immagine della Vergine Ss.ma, con le braccia aperte ad accogliere tutti, e Gesù Bambino sulle ginocchia che tiene in mano una piccola croce, simbolo della tenerezza del suo cuore, a riconoscere: - Io pure ho scelto bene a venire qui, per questo contemplo, prego, amo, come invita una poesia!

Assorti, sospesi, in muto silenzio,

in uno spazio senza tempo:

ammirando fissi l'Immagine della Vergine Maria

avere il coraggio di scendere liberi

a scrutar nel nostro profondo dell'anima,

per trovare e capire le ragioni ai perché,

poi, riemergere vigili, in un respiro d'aria buona

con gioioso ardore,

per essere pieni di vita divina,

come note di musiche sacre senza confini,

in dialogo costante col nostro cammino,

nella luce della Donna vestita di Sole,

la Madre del Signore e di tutti noi.

Che meraviglia! Grazie.

Paolo e suo fratello passarono alla Civita cinque mesi di Paradiso, dedicando alla contemplazione, tra notte e giorno, dalle 10 alle 15 ore quotidiane. Dopo prolungati colloqui con le autorità civili, prendendo atto che anche qui, per ragioni di proprietà, non era loro concesso di avviare l'Opera, intorno alla metà di settembre, decisero di recarsi a Roma, convinti che dovevano trovare una via di soluzione diversa. Rimasero a Roma, a servizio di malati contagiosi nel nuovo ospedale S. Gallicano, per quasi due anni: dal 21 settembre 1726 alla fine di febbraio o all'inizio di marzo 1728, quando si trasferirono in forma definitiva al Monte Argentario.

Pensando a Paolo della Croce quale fondatore e alla sua avventura carismatica viene spontaneo confrontarsi con il tema della materializzazione di un carisma. Non è facile, soprattutto quando si tratta di un carisma teologico e altamente spirituale come è il suo: promuovere la riconoscente memoria della Passione del nostro Signore e Redentore, perché sentendosi amate le persone cambino il cuore. San Paolo della Croce, per ottenere un primo radicamento ecclesiale all’opera da lui fondata, impiegò infatti 20 anni, precisamente dal 1721 al 1741: c’è da restare altamente meravigliati che non si sia stancato, invece no, sempre di nuovo viaggi, strapazzi, rifiuti, umiliazioni, ma avanti sempre, finché il 15 maggio 1741 si guadagnò da parte del Papa l’approvazione delle Regole sia pur in forma semplice, ma approvazione era ed era quello che Paolo cercava e voleva. Per lui il radicamento ecclesiale era essenziale.

È importante imparare da questi testimoni, perché ci insegnano che un'opera per quanto bella e santa, se non trova spazio di accoglienza e approvazione ecclesiale, vale poco o niente.

A noi, troppo spesso manca questa visione ecclesiale delle cose, per cui riteniamo che sia già tanto o almeno sufficiente avere una idea o avviare una iniziativa, senza tener presente che il valore e la consistenza di ogni idea e di ogni azione dipende dal suo radicamento ecclesiale. Spesso si va anzi in crisi se delle idee, non diciamo opere, perché non lo sono, ma semplicemente delle proposte, vengono frenate o non approvate subito.

Per un autentico cammino spirituale ci vuole invece molta più attenzione al progressivo radicamento ecclesiale. La vera maturità spirituale di una persona dipende infatti dal suo farsi Chiesa. Se per ogni autentico cammino spirituale il radicamento ecclesiale è indispensabile, lo è pure, anzi di più per un’opera carismatica che coinvolge altre persone. Solo con il radicamento ecclesiale di tipo istituzionale è possibile lo sviluppo in pienezza dell’opera carismatica. Quando lo si raggiunge si è molto consolati.

In effetti la più grande consolazione di Paolo è stata proprio quella di aver ottenuto l’approvazione delle Regole e con l’approvazione un posto nella Chiesa, nella comunità del Signore risorto che appunto per questo possiede il connotato dell'immortalità. Colpisce il fatto che individui, come Paolo, dopo anni e anni di fatiche, strapazzi, opposizioni... riescano a presentarsi persone pacificate, senza amarezze, senza delusioni, addirittura poeti della propria vocazione e del servizio alle comunità di Gesù risorto. Il motivo è subito detto: sono stati devoti in modo elevato e illimitato della Vergine Ss.ma! La Vergine Ss.ma contemplata presso Gesù in croce fu infatti per loro ispiratrice di resistenza! Inoltre hanno imparato da lei ad essere sempre e comunque felici e a lavorare indefessamente per la felicità degli altri.

Poetico incanto serale di Paolo della Croce e di suo fratello Giovanni Battista,

in arrivo e ritorno al Monte Argentario (primavera 1722 - primavera 1728)

dove il carisma troverà una materializzazione nel primo Ritiro

Le tenebre della sera stanno calando

dolcemente sulle chiome

dei pini della Giannella.

Un gigantesco sole rosso

se ne va in una irreale sinfonia di colori,

e il silenzio avvolge la laguna.

Mentre un gabbiano

vorrebbe lasciarsi cullare

da un brivido di vento.

Come vorrei – anche per un istante –

fermare il tempo

per raggiungere due Pellegrini d'Assoluto.

Ed insieme camminare

su sentieri di primavera che si perdono

in quel sole rosso del tramonto.

(S.C.di Orbetello - GR)

Sabato 22 marzo 2025

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