Vecchio e Nuovo Feudalesimo di fronte strategie di guerra e strategie di pace

Ultimi articoli
Newsletter

l'economia globale contro la guerra

Vecchio e Nuovo Feudalesimo di fronte
strategie di guerra e strategie di pace

Grande impresa globale e Pace dalla stessa parte della barricata. E l'ultimo Premio Nobel per la Pace va all'associazione di reduci da Hiroshima e Nagasaki, attivi contro ogni possibile ritorno all'uso dell'ordigno nucleare

di Sergio Bevilacqua

Terumi Tanaka per Nikon Hidankyo, Premio Nobel per la Pace 2024
Terumi Tanaka per Nikon Hidankyo, Premio Nobel per la Pace 2024

L’ultimo Premio Nobel per la Pace è stato assegnato a un’associazione di reduci dai bombardamenti nucleari di Hiroshima e Nagasaki, “Nikon Hidankyo” (Giapponesi colpiti), con la seguente motivazione: “…for its efforts to achieve a world free of nuclear weapons and for demonstrating through witness testimony that nuclear weapons must never be used again” (per i suoi sforzi per realizzare un mondo libero dalle armi nucleari e per aver dimostrato attraverso le testimonianze che le armi nucleari non devono mai più essere utilizzate).

La società del secondario, il settore delle creazioni scientifico-industriali, e del terziario, il settore sei servizi e dei saperi intangibili, ha superato da quasi un secolo, col suo valore aggiunto umano e professionale, i primitivismi del primario, il settore del sostentamento della specie umana e delle materie prime, e ha dominato l'intero ambito economico. Nel campo primario, agricoltura e allevamento sono secondarizzati e l'artigianato può avere suoi cicli completi worldwide anche microscopici grazie alla capillare razionalizzazione del prodotto/mercato via internet. Resta invece l'estrattivo, anch'esso evoluto, ma caratterizzato da un'enorme incidenza del capitale e patrimonio sul valore economico prodotto, cioè bassissimo valore aggiunto all'interno degli enormi ricavi.

L'economia secondaria e terziaria è globalizzata, bello o brutto che sia considerato il fenomeno: cioè, l'industria e i suoi effetti hanno raggiunto più o meno ogni possibile grado logico di espansione. Conflitti enormi, le “guerre mondiali”, che oggi sarebbero inevitabilmente nucleari, possono solo danneggiare tali interessi consolidati e fondamentalmente virtuosi, anche se con chiaroscuri: per la prima volta nella storia, l'economia mondiale non è dalla parte della guerra.

Eccezion fatta per quella primaria, che nelle grandi distruzioni ha il vantaggio di alimentare il valore delle proprie forniture e, casomai, aprirsi un varco in un secondario maturo a livello globale: ecco perché per i secondari la guerra è un enorme rischio strategico, mentre per i primari è sempre un affare e anche un’opportunità, anche se penosi.

Per questo l'America del nord e l'Europa, forze antropologiche soprattutto secondarie e terziarie, a fronte di pressioni belliche anche endogene ma soprattutto esterne, quando ci sono rischi di catastrofe, usano sanzioni economico-finanziarie, embargo, dazi e misure economico-commerciali e invece i Paesi primari usano la guerra, cioè il sangue dei loro popoli. Sono due strategie palesemente differenti, che dipendono dalle caratteristiche dei Paesi coinvolti, l’evoluzione profonda del mondo figlio della creazione scientifica e tecnologica e la sostanziale semplice apparenza presentata da minatori ripuliti. Mettiamo poi sul piatto della bilancia che il valore aggiunto (o anche plus-valore in accezione un poco antica di origine marxiana), sistema di contributo e corresponsione del lavoro umano in economia, ormai soprattutto creativo, fondamentale e rilevantissimo nel secondario, è la vera anima del valore prodotto dall’ingegno tecnologico e organizzativo, e la partita delle perequazioni (valore al lavoro o ai profitti?) umanitarie tra operatori (il vecchio “conflitto di classe” di marxiana memoria) si gioca in quelle ampiezze.

Il cambiamento è avvenuto e non si torna indietro: la specie è interconnessa e dialoga grazie a cultura olistica e traduzioni automatiche, i processi operativi sono slegati dalla geografia e/o supportati dai trasporti veloci e dalle plausibili rilocalizzazioni conseguenti di persone fisiche e giuridiche. Il “Sistema” (aperto, anche se in modo dinamico, non mostro o idra sanguinaria…) oggi vede dunque la logistica planetaria funzionale alle opportunità dell’aumento del valore, adeguatamente sostenuta da appropriati strumenti informativi e di mobilità. I nostri giovani, cioè, possono guardare concretamente al mondo, ovviamente non senza onesto lavoro e apertura mentale, per fare valere le proprie qualità e dare il proprio contributo, oppure anche a orizzonti più limitati: mondo e orizzonti locali non sono in conflitto, ma rappresentano due strade di opportunità per dare senso all’uomo e alle sue ancora non saggiate ricchezze profonde.

È proprio quindi considerando le imperfezioni dell’Uomo e la sua etologia, il comportamento della specie umana, che rileviamo una possibile evoluzione antropologica con la nuova integrazione planetaria su base economica: c'è fondamentale coerenza tra sviluppo economico e sviluppo antropologico, dunque principalmente filosofico e morale. La pace, ripulsa della guerra come condizione dell’umano, cioè la resistenza alla peggiore forma dell’ostilità intrinseca all’umano, disegnata dalla psicanalisi e fronteggiata dallo Yoga, sta finalmente dalla parte di uno strumento forte, non il semplice convincimento degli individui, così ondivago e fragile. E quello strumento è l’Economia.

Valentin Serov - Portrait of Alfred Nobel (1909) - Oil on canvas, 87.5 114 cm
Valentin Serov - Portrait of Alfred Nobel (1909) - Oil on canvas, 87.5 114 cm

Anche un emblematico personaggio dell'era manifatturiera moderna, l’inventore e industriale della dinamite (non a caso…) Alfred Nobel se n'era accorto. Non per senso di colpa, infatti, ma per visione del futuro, aveva istituito, tra i suoi celeberrimi premi all’Umano, il Premio Nobel per la Pace e NON quello per l'economia, istituito tardivamente, poiché per lui, come per tutti gli operatori socioeconomicamente maturi, il destino proattivo e benefico dell'economia (mondiale e regolato dalle logiche dell’organizzazione, dal buon senso dell’efficienza e dell’efficacia) era già chiaro, mentre meno chiara era la visione ideologico-politica del mondo: ecco il senso pragmatico di “quel” premio Nobel, dedicato a gratificare i contributi che hanno operato in quel senso, soprattutto a livello politico (senza però dimenticare l’uso ogni tanto opportunistico di tale blasone…).

Contro questo faticoso e virtuoso percorso dovuto alla maturazione economica, ci sono i colpi di coda di una pericolosissima restaurazione fideistico-ideologica parzialmente ignorante di sociologia economica e organizzativa: questa proterva ottusità opera viceversa a sostegno di un Feudalesimo antico, quello geo-politico integrale, anziché il moderno Feudalesimo mondiale di settore economico, in dialettica con il potere democratico territoriale degli Stati.

Il vecchio feudalesimo geografico (da non confondersi con il trumpiano America First, che è fenomeno diverso) è primitivo e violento, e considera, opportunisticamente prima che filosoficamente, la guerra come strumento e condizione innata dell’umano; i suoi principi agiscono ancora, fuori dalle democrazie, che tendono a esserne antidoto, invece nelle diverse forme dei totalitarismi, da meno a più brutali, soprattutto a causa del consolidamento tra potere economico territoriale delle aziende primarie e potere degli Stati. Invece, il Feudalesimo di settore economico, evoluzione della società umana resa possibile dalla nuova economia globale, va a comporsi per sua natura in modo dialettico con l’autonomo potere di Stati preferibilmente democratici, che sono più dialogici e dovrebbero essere permeabili dalle idee, dall’evoluzione e il più possibile consapevoli. Ciò, all’interno degli Stati, per uffici ed eletti, significa soprattutto essere professionali, sia nello stimolare e accogliere le attività economiche globali sia nel garantire specializzazione e qualità della vita a persone e famiglie con lo scopo, in entrambi i casi, da accoglierne le residenze e i conseguenti effetti e relativi contributi.

Il Nuovo Feudalesimo Mondiale di settore economico rappresenta certo un fenomeno ancora in corso di regolazione, che può e deve essere migliorato dall’interno e rispetto al quale è opportuno resistere alle sirene dei localismi radicali e dei sovranismi rozzi. Certo, il parto è stato lungo e difficile, ma l’umanità mai come oggi ne ha goduto, con la moltiplicazione delle sue popolazioni e la crescita verticale dell’aspettativa di vita, e dunque occorre vigilare attentamente che il prezioso bambino non venga buttato via con l’acqua sporca…

(testo A. I. free)

Venerdì 4 aprile 2025

© Riproduzione riservata

62 visualizzazioni

Commenti
Lascia un commento

Nome:

Indirizzo email:

Sito web:

Il tuo indirizzo email è richiesto ma non verrà reso pubblico.

Commento: