Parigi, movimento a favore della prostituzione contro la legge che mira ad abolirla

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si cita il manifesto pro aborto del 1979, promosso da de beauvoir

Parigi, movimento a favore della prostituzione
contro la legge che mira ad abolirla

«Che le nostre relazioni carnali siano a pagamento o meno, non potremmo mai fare a meno del consenso del partner. Rifiutiamo che dei deputati emanino norme sui nostri desideri e sui nostri piaceri»

di Silvia Tozzi

Frédéric Beigbeder
Frédéric Beigbeder

PARIGI | Lo scrittore Frédéric Beigbeder, l’umorista Nicolas Bedos, il polemista Éric Zemmour e altri hanno pubblicato un testo - detto il Manifesto dei 343 mascalzoni - per difendere il sesso a pagamento in Francia.

LA LEGGE | IL manifesto si schiera contro il nuovo progetto di legge sulla prostituzione che si ispira al modello proibizionista svedese e punire con 1.500 euro di ammenda, raddoppiata in caso di recidiva chi compra prestazioni sessuali. L'obiettivo: abolire la prostituzione.

IL MANIFESTO | Si legge: «Che le nostre relazioni carnali siano a pagamento o meno, non potremmo mai fare a meno del consenso del partner. Allo stesso tempo noi pensiamo che ciascuno abbia il diritto di vendere liberamente le sue virtù, e persino di trovarlo appagante. Rifiutiamo che dei deputati emanino norme sui nostri desideri e sui nostri piaceri».

IL PRIMO FIRMATARIO | Beigbeder è un ex pubblicitario, critico letterario e apprezzato scrittore. Curò la campagna presidenziale del candidato comunista Robert Hue, è stato l’editore di Flammarion ed ora dirige la rivista Lui (testata francese di erotismo e letteratura sul modello di Playboy, e qui si riallaccia il manifesto). Il Manifesto dei 343 mascalzoni fa il verso allo storico Manifesto delle 343 sgualdrine del 1971 pubblicato sul Nouvel Observateur e relativo l'aborto, allora illegale. Fu redatto da Simone de Beauvoir e sottoscritto da Marguerite Duras e Catherine Deneuve.

IL LOGO | Anche il logo è una citazione: una mano aperta con la scritta Touche pas à ma pute, «Giù le mani dalla mia puttana», che ricalca lo slogan di Sos Racisme degli anni Ottanta Touche pas à mon pote , «Giù le mani dal mio amico».

I MOTIVI | «Abbiamo deciso di combattere con lo humour per una causa seria - dice la direttrice di Causeur, Élisabeth Lévy, che ha pubblicato l'appello - Noi difendiamo la libertà, e quando il Parlamento si impiccia di cose che non lo riguardano, come la sessualità, la libertà di tutti è minacciata». La filosofa femminista Élisabeth Badinter è con loro: «Il progetto di legge proibizionista si fonda su un clima generale che tende sempre a fare delle donne le vittime e gli uomini i colpevoli. Giusto punire gli sfruttatori e il racket, ma non chi offre senza costrizioni una prestazione sessuale, o chi la compra. Il sesso non è sempre legato all’amore, e quello a pagamento non è sempre frutto di disperazione o schiavitù».

IL MINISTRO | Il ministra per i Diritti delle Donne Najat Vallaud-Belkacem ha bollato la proposta: «Le 343 sgualdrine chiedevano di disporre del proprio corpo, i 343 mascalzoni vogliono disporre del corpo degli altri».

LEGA EI DIRITTI DELLE DONNE | Una delle sgualdrine del 1971, Anne Zalensky, oggi presidente della Lega dei diritti delle donne, ha convenuto: «Questo appello umilia le donne. Nessuno è libero: né chi si prostituisce, costretto da ragioni economiche o psicologiche, né il cliente, preso in un sistema di relazioni uomo-donna fondato sul malinteso e la paura».

Venerdì 1 novembre 2013

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