Santi dell'ultima ora, come bambini

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Santi dell'ultima ora, come bambini

Cosa permette l'accesso al Regno dei Cieli? Se la strada è stretta, occorre farsi piccoli

di Giovanni Lazzaretti

Tiziano, "Gesù Cristo e il buon ladrone"
Tiziano, "Gesù Cristo e il buon ladrone"

Nel Vangelo di Matteo c’è la parabola degli operai mandati nella vigna: vengono pagati tutti un denaro, sia che abbiano faticato per l’intera giornata, sia che abbiano lavorato un’ora sola.

Bruce Marshall ha dedicato alla parabola un romanzo: “A ogni uomo un soldo”.

L’abate Gaston ha il rovello di questa parabola, e alla fine del romanzo capta una soluzione.

Stava pensando ai misteri del Signore e riflettendo che lui li capiva in modo molto imperfetto. Uno, però, gli pareva di cominciare a capirlo, e cioè perché tutti gli operai della vigna ricevevano un denaro, sia che avessero portato il peso della giornata e del caldo oppure no.

Pensava che la ragione era questa: che tanta parte del lavoro era ricompensa a se stessa, come tanta parte del mondo era castigo a se stesso. E a un tratto Gaston si rese conto che lui, da prete, era stato molto felice.

È una possibile spiegazione: il lavoro degli operai della prima ora non è un male, è un bene: è esso stesso l’extra che Dio concede, oltre alla moneta uguale per tutti.

Ma, anche con questa possibile spiegazione, gli operai dell’ultima ora non godono in generale di molta attrattiva.

Pensate alla figura di Carlotta Nobile sulla quale era incentrato un mio precedente articolo, e diamo la parola a un severissimo operaio della prima ora.

«Giovanni, ma come puoi pensare che Carlotta Nobile venga dichiarata beata? Fino a quel fatidico 4 marzo 2013 vive da laica, poi riceve gratis la fede (senza studio, senza fatica), si confessa, dice le preghiere, scopre il Rosario, tutte cose banali per qualunque cattolico praticante. Certo, ha sofferto atrocemente: ma quanti sono quelli che soffrono e che nessuno pensa minimamente di fare beati?»

Il ragionamento ha una sua logica.

Se penso a San Giovanni Bosco, vedo che ha fatto opere ricchissime. Se penso a Carlotta Nobile, constato effettivamente che non ha fatto nulla di eclatante.

E quindi ho torto a ritenerla sicura patrona della mia nipotina Carlotta, nata il 20 dicembre come Carlotta Nobile?

***

Do la parola a un operaio della prima ora, don Galasso Andreoli, che descrive la vita cristiana di un operaio dell’ultima ora, Enzo Ferrari, fondatore della grande casa automobilistica. L’ultima ora di Carlotta Nobile durò 134 giorni, quella dell’ingegner Ferrari ancora meno: 73 giorni.

Il don Galasso era cappellano di fabbrica della Ferrari dal 1957: per 31 anni, senza fretta, “tiene marcato” Ferrari con una visita mensile, e con la proposta ricorrente di atti concreti di bontà. Ferrari faceva pubblica professione di ateismo (ricordo ancora un’intervista trasmessa alla Domenica Sportiva, dove parlava degli “uomini che hanno inventato Dio”), don Galasso sa benissimo che non saranno quelle opere di bene a salvarlo, ma sa anche che «questi gesti l’hanno preparato all’incontro col Signore».

Il 9 maggio 1988 don Galasso scopre le carte «Ingegnere, deve mettere ordine nella sua anima, se vuole reincontrare le persone che ha tanto amato». Ferrari vacilla. Si confesserà e comunicherà il 3 giugno, alla vigilia della Messa di Papa Giovanni Paolo II all’autodromo di Fiorano Modenese. Ci sarà una lunga telefonata tra il Papa e Ferrari e un soffocante abbraccio del Papa a don Galasso il 4 giugno, “felici della stessa gioia”.

L’ultima ora del buon ladrone durò il breve spazio di un colloquio affannato tra appesi alla croce. Beatificato da Gesù in persona.

Per trovare un’ultima ora ancora più breve dovete rivolgervi alla poesia: a Giovannino Guareschi nel racconto “Giacomone”. Guareschi con tre pennellate trasforma l’ubriacone e bestemmiatore Giacomone in un santo: muore tra le nevi usando il tabarro per riscaldare un crocifisso di legno.

Il vecchio prete del paese rimase a lungo a guardare quella strana faccenda.

Certo, era da meditare a lungo. Il prete doveva decidere se aveva davanti un santo o un deficiente. Perché solo un santo o un deficiente potevano fare la pazzia che vedeva coi suoi occhi. O poteva farla un bambino. Ma Giacomone non era un bambino. Decide per il santo.

Fece seppellire Giacomone nel piccolo cimitero del paesino e fece incidere sulla pietra queste parole: «Qui giace un cristiano - e non sappiamo il suo nome - ma Dio lo sa - perché è scritto nel libro dei Beati».

***

Io credo che il 4 marzo 2013, quando Carlotta Nobile esce dal coma “guarita nell’anima”, credo che in quel momento sia nata una bambina.

Da quel momento tutto per Carlotta è gioiosa scoperta ed entusiasmo esplosivo, come una bimba per la quale tutto è nuovo. Tutto viene condito nei suoi scritti da punti esclamativi a grappoli. Al mattino non dice le preghiere, ma dice «tante belle preghierine», come una bimba.

«Ciao mamma! Mi è venuto il lampo di genio (ma come ho fatto a non pensarci prima? ??) IO mi DeVo CONFESSARE! !! Stamattina, venerdì santo, cerco una chiesa, un prete! !! Ti adoro! !!»

Lasciate la frase così, con le sue maiuscole e minuscole, e coi? ?? !! ! ripetuti, e immaginate la professionista ventiquattrenne malata di cancro, che alle ore 10 deve andare in RAI, e che si comporta come una bimba: ha fatto una scoperta, scoppia di gioia, deve dirlo alla mamma.

Il Papa è il dolce Cristo in terra, e gli scrive una letterina come la scriverebbe al suo papà. Vuole incontrarlo. Per fare lunghi colloqui religiosi o filosofici? No, per dire insieme due mezze righe di Padre Nostro.

Anche don Galasso diceva che Enzo Ferrari (che aveva fatto realizzare un orologio speciale da donare a Giovanni Paolo II) «sembrava un bambino che avesse preparato un regalo per il papà».

«Se non vi convertirete e non diventerete come i bambini, non entrerete nel Regno dei Cieli»: i santi dell’ultima ora ci rivelano l’essenziale.

Non c’è più tempo per le opere per Carlotta Nobile, per il novantenne Enzo Ferrari, per il buon ladrone o per Giacomone.

Ma c’è tempo per l’opera, l’unica opera.

Gli dissero allora: «Che cosa dobbiamo compiere per fare le opere di Dio?».

Gesù rispose loro: «Questa è l'opera di Dio: che crediate in colui che egli ha mandato».

Buon anno a tutti!

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Martedì 14 gennaio 2020

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