La Pasqua ai tempi del Covid-19

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La Pasqua ai tempi del Covid-19

Una Pasqua che ci ricorderemo come quella col coronavirus, da quarantena

di Gianluca Valpondi

Uscire dal sepolcro
Uscire dal sepolcro

Arieccoci, caro Mirko, al nostro dialogo continuato; e lo sappiamo...la verità è dialogica. Siamo a Pasqua, nella tempesta del Covid, soprattutto tempesta di morte. Ma la Pasqua ci dice altro: “chi mangia la mia carne e beve il mio sangue ha la vita eterna”. Anche al di là della messa, riuscirai a strappare la comunione? E la confessione (a distanza di sicurezza, si capisce)?

Buongiorno caro Gianluca, grazie di cuore innanzitutto per l’opportunità che mi concedi di fare gli auguri di buona Pasqua a tutti, che sia veramente una Pasqua di resurrezione, che possiamo veramente scoprire che solamente vivendo appieno il dono di un rapporto autentico con chi ci è caro, con chi ci è prossimo, con chi soffre, con chi è in difficoltà, possiamo riscoprire le ragioni per cui siamo chiamati anche ad un impegno di vita pubblica. Innanzitutto, quello che dici in apertura è verissimo: la verità è dialogica, la verità si scopre nella sua essenza di pienezza di ragione attraverso un dialogo serrato con chi ci sta davanti come te, e questo nostro dialogo ne è la conferma ogni volta. Credo che questa Pasqua la vivrò prima di tutto nella riscoperta di un rapporto personale e famigliare con Dio, che è un po^ quello che è avvenuto in queste settimane di quarantena vissute a casa. Credo che prima di tutto siamo chiamati proprio a riscoprire il bisogno di avere sete. Io era da tempo che non lo avvertivo, l’ho dichiarato anche pubblicamente, era da tempo che preso dagli impegni, dal tran tran quotidiano, dalle responsabilità a cui sono chiamato, la messa o l’andare in chiesa diventava come... a volte correvi il rischio di considerarlo come un appuntamento da mettere in agenda. E invece mi sono accorto alcune domeniche, alcuni momenti infra settimana, del bisogno, proprio come quando uno ha sete e deve andare a prendersi un bicchiere d’acqua, di andare in chiesa per abbeverarmi alla fonte, perché lo spirito, come la carne, ha bisogno di essere nutrito. Quindi prima di tutto questo, e lo riscopro in un dialogo quotidiano proprio, in pieno stile don Camillo con Gesù, in cui ti arrabbi, discuti, dialoghi, magari ti capita il momento in cui ti sfoghi anche; sfoghi le tue paure, sfoghi la tua rabbia, sfoghi il tuo malumore, e poi dopo ti riconcilii nella bellezza dell’abbraccio suo, che è un abbraccio di perdono totale rispetto ai nostri limiti, alle nostre pochezze. L’eucarestia purtroppo non la riuscirò a ricevere perché appunto le messe sono sospese; credo che dobbiamo stare in questa linea, che abbiamo anche condiviso in questi ultimi giorni, di incontro ragionevole tra le esigenze di tutela sanitaria e il bisogno di fede, o di religione come diceva Van Gogh, di ognuno di noi. Per quanto riguarda la confessione, credo che ci sono delle possibilità che sono consentite e credo appunto che me ne avvarrò in queste ore insomma di attesa di resurrezione. Naturalmente ce n’è un gran bisogno di confessione, almeno parlo per il sottoscritto, perché proprio c’è il bisogno di aprire il proprio cuore, aprire tutto di noi, soprattutto e prima di tutto i nostri limiti, i nostri errori, di cui siamo pieni, pieni zeppi, e offrirli come occasione di conversione, di conversione del nostro cuore; e quindi sicuramente il fatto di avere allentato col lavoro, con gli impegni ti permette molto di guardarti allo specchio, di fare i conti con te stesso, di fare quelli che De Gasperi chiamava i bilanci, e ogni tanto fare un po^ di bilanci aiuta. Per quanto riguarda la mia modesta persona, ne ho fatti in questi giorni un po^ di bilanci, e l’unica cosa che spero e che auspico è che tutto l’impegno e la passione profusi possano aver generato almeno in qualcuno un pizzico di bene in più rispetto a quello che aveva nella propria vita.

Nel “libera Chiesa in libero Stato” di cavouriana memoria si può far tranquillamente la fila al supermarket, meno tranquillamente la fila per la distribuzione dell’eucarestia (anche, ripeto, al di là della messa con popolo); farmacie aperte a go go, ma niente farmaco dell’immortalità? Di quale pane vive l’uomo? Non essenziale quello che discende dal cielo? Salute e salvezza, e salute dell’anima, e cibo dell’anima. Anime morte possono occuparsi bene della salute propria ed altrui? E morte, dico, non perché nel digiuno eucaristico (che anzi potrebbe essere finanche salutare!), ma perché, conoscendolo, spregiano il fatto dell’incarnazione del Verbo. E chi di noi può dirsi innocente?

Caro Gianluca, credo che abbiamo fatto sentire penso come Popolo della Famiglia ma anch’io personalmente il nostro grido di dolore per alcune questioni che per noi non erano profondamente chiare, profondamente corrispondenti ad un equilibrio ragionevole tra tutela della salute e rispetto di una delle grandi libertà previste nella nostra Costituzione, che è la libertà religiosa e la sua pratica diffusa in una vita pubblica. Credo che in questi ultimi giorni ci sia stata una conciliazione ragionevole e l’apertura delle chiese per andare a pregare naturalmente con l’impossibilità dell’assembramento per le sante messe, vada in quest’ottica. È chiaro che nella parte iniziale abbiamo visto questa contraddittorietà dei supermercati aperti o di tutti i negozi aperti e nell’immediatezza della chiusura delle chiese. È chiaro che poi col passare dei giorni questo si è superato. Si è trovato un equilibrio secondo estremamente di buon senso e ragionevole. Io credo che adesso sta a noi adesso la sfida; la sfida è nostra, le chiese sono aperte, se siamo veramente così bisognosi di andare a nutrire lo spirito come diciamo, prendiamo i nostri cinque, dieci minuti che ci sono concessi, mentre andiamo a fare la spesa o mentre andiamo a prenderci le medicine o mentre andiamo a fare ciò che dobbiamo fare e, come è importante andare a lavorare per chi deve andare a lavorare, andare a fare acquisti per chi deve fare acquisti, andiamo a nutrire lo spirito inginocchiandoci davanti al tabernacolo, pregando e offrendo la nostra sofferenza in preghiera. Credo che questo sia l’appello a cui siamo chiamati, se vogliamo riscoprire una dimensione di vita spirituale vera e autentica, perché poi, come sempre, un conto è gridare slogan, un conto è vivere quel dolore che uno ha dentro di sé. Non sopporto chi grida slogan e poi dopo nella sua vita privata quegli slogan non trovano radici. Allora io preferisco, come ho sempre fatto, poco esibizionismo della vita spirituale privata, infatti nei miei profili trovate ben poco su questo piano, ma una forte testimonianza di vita pubblica orientata alla luce di una fede vissuta, con tutti i limiti, gli errori, che sono figli del tentativo umano di vivere la ragione illuminata dalla fede, perché nessuno è perfetto, anzi facendo si sbaglia e dall’errore si impara, col tempo e con l’umiltà di accogliere il perdono. Ora credo che questo sia un tempo di verifica, soprattutto della nostra fede.

Il primato dello spirito sulla materia non eleva e nobilita la materia stessa, dove invece il primato della materia sullo spirito svilisce entrambe? E basta la cultura, se chiusa in un orizzonte di finitudine? Lo spirito che nega lo spirito non è l’angelo delle tenebre? Non c’è niente sopra la natura? La grazia non varrebbe più della vita? Chi mangia quel Corpo e beve quel Sangue non può morire, anche se muore; diventa portatore attivo della resurrezione e della vita, diventa – per partecipazione – la resurrezione e la vita. Se ha fede. E sposta le montagne, le leggi degli uomini e le leggi della natura. Non per niente, se lo Stato è di diritto naturale, la Chiesa è di diritto soprannaturale. Sopra, appunto. Innegabile che la Chiesa sia più grande dello Stato. E allora non sarebbe quasi l’ora di invertire il motto massonico e proclamare un più ragionevole “libero Stato in libera Chiesa”?

Beh, credo che quello che tu dici abbia un forte senso di realismo e di concretezza. Sì, credo che oggi più che mai una libera Chiesa fa bene a un libero Stato, è una riflessione che don Giussani faceva, quindi la libertà della Chiesa è un bene per tutti, e quindi il fatto che la libertà religiosa sia garantita tra le libertà essenziali anche in tempo di decretazioni d’urgenza per stato di emergenza nazionale sia importante, infatti abbiamo fatto sentire con forza la nostra voce in questo periodo così difficile e così complicato. Lo abbiamo fatto con la speranza non di creare polemica sterile, men che meno con le nostre autorità ecclesiastiche, ma di dare un contributo affinché le istituzioni pubbliche nel dialogo con le autorità religiose potessero trovare un punto di conciliazione di buon senso. La parte prima della Costituzione, che è quella dei diritti, è una parte fondamentale; quando si interviene su quella bisogna intervenire con saggezza, con rispetto e con grande delicatezza, e credo che abbiamo trovato un equilibrio sano e intelligente. Spesso purtroppo, si vuole sempre andare ad intervenire sulla libertà della Chiesa per affermare la libertà dello Stato e questo purtroppo è un errore di uno Stato laicista e non laico. Lo Stato laico dovrebbe riconoscere semplicemente la libertà della Chiesa e dentro questo riconoscimento della libertà trovare la forma e i modi con cui affermare la propria stessa ragionevole esistenza, perché ci sono delle libertà e delle istituzioni che vengono prima dello Stato. L’articolo 29, su cui abbiamo fatto battaglia per anni come Popolo della Famiglia, e prima ancora come Family Day, ne è la conferma; c’è una società naturale che viene prima delle leggi e dello Stato stesso. Ecco, credo che anche la libertà religiosa sia tutto questo. E tutto l’ambito della prima parte della Costituzione, dei diritti, ne è la conferma, perché sono riconosciuti dentro il quadro costituzionale che fonda lo Stato e non istituiti dallo Stato stesso. E credo che questo sia un passaggio fondamentale, un passaggio decisivo: l’allargamento fatto poi in Costituzione di andare oltre i diritti naturali aggregandoci anche i diritti sociali, penso al diritto al lavoro, il diritto alla salute etc...è la conferma del grande laboratorio che i cristiani hanno alimentato dialogando con le altre forze politiche di diversa ispirazione all’interno dell’Assemblea costituente. Abbiamo bisogno di questo spirito anche oggi, uno spirito che porti i cristiani a porre il tema della libertà religiosa, di garantire nella vita pubblica l’alimentarsi dello spirito come fonte di nutrimento paritetica a quella della carne, riconosciuta dentro alle grandi libertà in tempi di emergenza sanitaria come questa. Un augurio a tutti di vivere questa Pasqua col sorriso nel cuore e nel volto e nello spirito, un sorriso autentico che sia portatore di speranza per tutti perché il cristiano trova forza in una speranza contro ogni speranza.

Sabato 11 aprile 2020

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