Su Bipolarismo e Sociatria Organalitica. La strada della giusta clinica psichiatrica

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PSICHIATRIA E SOCIATRIA ORGANALITICA: come la psicanalisi rivive con l'organalisi

Su Bipolarismo e Sociatria Organalitica
La strada della giusta clinica psichiatrica

La cura delle patologie individuali identificate dalla psichiatria ha nella Sociatria Organalitica un’alleata per ottenere risultati tramite cambiamenti societari/organizzativi prodotti all’interno delle società di appartenenza del paziente

di Sergio Bevilacqua

Bipolarismo nelle maschere teatrali
Bipolarismo nelle maschere teatrali

Sociatria Organalitica è neologismo per una nuova scienza, la evoluzione scientifica della Sociologia, che è clinica societaria basata su un metodo, l’Organalisi, di mia definizione originale, che è figlio dalla tecnica della psicanalisi freudiana, da cui deriva un sapere differente sulla società umana e quindi una nuova scienza sociologica. La Sociatria Organalitica è stata sperimentata clinicamente in diversi campi sanitari di concerto con le terapie individuali, come nel campo delle iposensorialità, dei disturbi nutrizionali e dei disturbi psichiatrici. Come la psicanalisi, l’organalisi si basa sulla produzione di consapevolezza nel soggetto societario per la realizzazione di miglioramenti che riguardano il suo funzionamento organizzativo, anche finalizzata al benessere dei soggetti umani che ne fanno parte. Si parla quindi di clinica societaria diretta oppure di clinica societaria indiretta, e, mentre il primo caso è autoevidente, il secondo caso si riferisce a soggetti societari trattati al fine di una loro evoluzione o cambiamento per fare fronte a problemi di loro componenti o di altri soggetti societari esterni.

Il caso delle patologie individuali identificate dalla medicina umana ha nella Sociatria Organalitica indiretta un’alleata per ottenere effetti di cura tramite cambiamenti societari/organizzativi prodotti all’interno delle società di appartenenza del paziente. La prassi metodologica consiste nel condividere con gli appartenenti della società di riferimento il ciclo clinico formato da anamnesi, diagnosi, definizione della cura e sua attuazione. Il risultato sarà tipicamente un mutamento nelle caratteristiche di funzionamento delle società e quindi di ruolo da parte del paziente, sia attraverso interventi di tipo logico-operativo (ad esempio l’abolizione di barriere), di tipo psico-organizzativo (ad esempio la produzione di un diverso stile di gestione della società da parte dei suoi organi direzionali) oppure di tipo socio-culturale (adozione di valori e comportamenti adeguati al soggetto debole).

Nella cura delle patologie psichiatriche, il farmaco agisce spesso da sovrapposizione patologica: due azioni contrarie (quella del sintomo e quella della medicina) si compensano, simulando un equilibrio. Ciò è particolarmente emblematico nelle cosiddette patologie bipolari, che si qualificano lungo tutta la gamma delle patologie psichiatriche con la caratteristica di un alternarsi smodato tra stati opposti, di pressoché tutti i tipi, emotivi cioè e cognitivi.

La diffusione della diagnosi di bipolarismo (alcuni punti percentuali sulla popolazione soprattutto dell’Occidente sviluppato) documenta la difficoltà attuale degli individui umani di trovare un significativo stato stazionario nelle diverse manifestazioni nel quale riconoscersi e stabilizzare una personalità e un temperamento. Senza questa condizione, le emozioni e il pensiero vagano tra estremi anche opposti, e producono stati soggettivi che non trovano riscontri appropriati nella condizione vissuta, provocando lo scollamento del soggetto rispetto alla realtà vissuta, sia sul piano intellettivo che su quello emozionale. Tali stati sono fortemente ondivaghi, pronti cioè a convertirsi nel loro opposto, impedendo spesso condizioni di vita positive e danneggiando i rapporti interpersonali e quelli organizzativi, che richiedono una stabilità e la capacità di modellare i propri comportamenti verso obiettivi condivisi con altri.

La clinica sociatrica identifica nel bipolarismo è la malattia del secolo, perché i sistemi societari (famiglia, amici, lavoro, ecc.) stanno cambiando vertiginosamente in quantità e natura con la Società di Grande Massa, quella che vede le appartenenze societarie moltiplicarsi e perdere la propria gerarchia, cosicché i singoli finiscono in una deriva anomica (priva di regole) di tutto e il contrario di tutto. La medicina di “specialità” (la fase in cui siamo immersi ad esempio in Italia) trova già difficoltà nella composizione del quadro clinico individuale di livello sistemico ed è del tutto avulsa per cultura e prassi dal considerare le opportunità cliniche e le responsabilità patologiche proprie del contesto societario vissuto dal paziente. In questa situazione, la farmacologia, individuale rischia di essere opportunismo clinico e bombardamento sul fastidio sociale delle patologie.

Gli psichiatri non sono preparati su che cos'è il soggetto societario, non lo conoscono clinicamente, lo confondono con la meccanica di gruppi e semplici comunità (psicologia sociale, cui fa riferimento un primitivo conio della parola “sociatria”, dovuta agli studi di psicologia sociale effettuati da Jacob Levi Moreno) e quindi ragionano sul solo singolo caso individuale, anche in chiave di composizione nei gruppi o comunità: quello è il loro magari prezioso sapere, ma che non include il versante clinico societario. Psichiatri, psicologi, neurologi hanno solo un vago sentore di ciò che accade a livello sovrasistemico, cioè nelle appartenenze non gruppali o comunitarie, ma concretamente soggettuali e societarie di cui i loro pazienti sono semplici organi. Inoltre, siamo da qualche lustro in una fase meccanicista della storia della psichiatria, dovuta soprattutto alle importanti scoperte delle neuroscienze. Questa fase corrente soffre delle difficoltà dei clinici della psiche di ottenere la opportuna esperienza clinica societaria, e anche del senso politico “scorretto” di trovare nelle patologie individuali cause esterne, societarie e organizzative. Eppure, un grande numero di casi clinici individuali ha una eziologia nel contesto organizzativo-societario e quindi tale formazione si presenterebbe davvero utile, o, quanto meno, la composizione frequente con le competenze dei sociatri organalitici.

In particolare, il disturbo definito bipolare ha una certa attinenza con la funzione di regolazione dei comportamenti affidata alla famiglia, dove una disfunzione degli assetti logico operativi di quest’ultima inibisce la capacità sistemica del soggetto di trovare il proprio equilibrio nelle varie scale di eccessi tipiche della patologia.

In sintesi, rimane vera la posizione scientifica di alcuni decenni fa, che vede la malattia mentale dovuta spesso a nuclei patogeni societari e praticamente sempre interattiva con essi. Per questo motivo, fatto salvo qualche aiutino chimico che possa attenuare i sintomi, la terapia avviene sempre grazie a regolazione di sistema aperto interno del paziente individuale e di sistema aperto esterno della sua costellazione societaria, cioè con psicanalisi e organalisi. Ed è proprio in questa dimensione massimamente reale che l’individuo esce dalla sua prigione personale, e che anche l’analisi individuale (psicanalisi) ritrova freschezza ed efficacia integrandosi con l’analisi societaria (organalisi appunto).

(testo A.I.free)

Sabato 5 aprile 2025

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