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Verso un nuovo modello di sviluppo

L'amico, ontologo ed auditor, Roberto Roggero ci suggerisce un percorso

di Gianluca Valpondi

Roggero con Pirovano sul nuovo modello di sviluppo
Roggero con Pirovano sul nuovo modello di sviluppo

Buongiorno, Roberto. “Siamo ad un cambiamento d’epoca più che in un’epoca di cambiamenti”, ha affermato papa Francesco al convegno ecclesiale di Firenze. Condivide tale affermazione? E se sì, in cosa consisterebbe, secondo lei, questo “cambiamento d’epoca”?

Spero si accorga che la sua è una domanda epocale, non si aspetti una risposta breve. Condivido del tutto l’affermazione del Papa di vivere un cambio d'epoca, e da parecchi anni.

Il motivo tecnico-scientifico per cui sta cambiando l'epoca è che stiamo sostituendo la logica costruttiva interna alla Realtà Storica in cui viviamo, o siamo costretti a sostituirla. La scelta non è più nelle mani dell'uomo, in modo definitivo perché la socio-economia industriale ad espansione infinita che ci ha accompagnato fin qui non ci sta in un mondo che invece dei confini li ha. Ormai se ne sono accorti tutti, alla fine siamo arrivati a comprenderlo.

Non resta che spiegare quale estensione ha, e soprattutto avrà, questo cambiamento d'epoca: è un cambiamento universale della logica che anima tutto l'agire umano che siamo abituati a distinguere in religioso, profano, sociale, economico, personale… Proprio di tutto l'agire, senza eccezione. E quindi del pensare degli uomini che questo agire lo devono progettare, almeno si spera che lo facciano.

Una primissima avvisaglia l'abbiamo avuta, per esempio, con il Covid-19 che non possiamo toglierci di torno senza che l'umanità agisca organicamente, anche nelle regioni più sperdute della terra. Ma sarà così per tutto l’agire umano, a meno che pensiamo sia meglio suicidarci come realtà storica industriale.

Agire organicamente”: può specificare meglio?

Questa domanda è centralissima perché il cambio d’epoca sta tutto lì, ed ovviamente immensa. Provo a darne un’idea. L’agire organico è ciò che siamo abituati a vedere, per esempio, in una partita di calcio dove la velocità del passaggio, la precisione del cross, e la perfetta deviazione nel 7 della porta fanno urlare di gioia al gol i tifosi amici, ed applaudire gli altri per la bellezza di quello che hanno visto. L’organicità dunque è la precisione e l’armonia di un ballo.

Ma in realtà l’organicità a cui mi riferisco è questo e molto di più di questo perché si applica alla trasmissione della vita. Va oltre la sincronizzazione e determina la presenza stessa (o assenza) di ciò che sto osservando.

La primissima presa d’atto che accompagna la nostra esistenza è che “io sono vivo”, che prendo atto di avere un inizio e quindi “non mi sono fatto da me”. La vita viene trasmessa e mancare la trasmissione significa che non c’è. Quando vita ed io non fossero organici, semplicemente non ci sono. Quando l’azione che mi ha fatto non fosse organica semplicemente non ci sarebbe né il ciclo della vita né io.

In pratica qual è la differenza più evidente: quando sbaglio un passaggio, perdo la palla ma posso riprovare alla prossima occasione; nel secondo caso quando manca l’organicità manca la trasmissione della vita, e quindi anche la mia esistenza, oppure si entra in una spirale di autodistruzione.

E quest’ultimo è il caso dell’umanità che non volesse “cambiare epoca”, decidendo finalmente di entrare nell’epoca dove tutto l’agire è finalizzato alla trasmissione della vita.

Tutte le caratteristiche organiche sono nella Mostrazione che ho appena fatto notare, c’è moltissimo altro ma mi fermo qui. È sufficiente?

Perché tutto l’agire sia finalizzato alla trasmissione della vita, occorre una motivazione per vivere. È forse questa che è venuta a mancare?

Una casa viene costruita da ciò che c’è, non da ciò che manca. La realtà storica è stata costruita sulla deificazione della persona umana. Con buone intenzioni, s’intende. Tuttavia la persona umana in sé stessa non è in grado né di trasmettere la vita né di fare comunità. Si sono avuti, di conseguenza, due effetti micidiali che trova entrambi in potenza dentro la Mostrazione:

  1. l’incapacità dell’uomo di vedersi come organismo vivente, e quindi di riconoscere la vita in quanto tale come diversa da sé.

  2. L’incapacità della persona di riconoscersi come cellula viva di una società viva, con il compito finale di trasmettere la vita. Badi bene il senso biologico è uno dei cinque sensi.

Il risultato finale è stata la costruzione di due modelli sociali che costruivano cose diverse dalla vita: il marxismo ha costruito la rivoluzione del proletariato, mentre il liberismo consumista che ora stiamo vivendo costruisce solo l’economia.

Ma purtroppo, come vede nella Mostrazione (io sono vivo e non mi sono fatto da me), è l’uomo stesso che deve costruire il ciclo vitale, senza la sua azione l’umanità cessa di esistere.

Ripeto quello che ho affermato inizialmente, il cambiamento umano riguarda tutti i tipi di azione, compresa quella religiosa. Anche questo “cambiamento” lo stiamo vivendo, ed anche questo è legato alla presa di coscienza della Mostrazione. Cambiamento tra virgolette, perché legato alla Mostrazione lo è sempre stato. Mi permetta di citare la prima lettera di Giovanni che evidenzia il legame Assoluto tra religione e Vita: «Ciò che era fin da principio, ciò che noi abbiamo udito, ciò che noi abbiamo veduto con i nostri occhi, ciò che noi abbiamo contemplato e ciò che le nostre mani hanno toccato, ossia il Verbo della vita (poiché la vita si è fatta visibile, noi l'abbiamo veduta e di ciò rendiamo testimonianza e vi annunziamo la vita eterna, che era presso il Padre e si è resa visibile a noi)» (1Gv 1, 1-2). Qualora qualcuno volesse approfondire questo legame tra Vita eterna e vita organica vada sempre in Giovanni, nel vangelo, e rilegga il Prologo che appunto significa pro-logo, per capire, in particolare faccia attenzione al versetto «In lui era la vita e la vita era la luce degli uomini» (Gv 1, 4).

Roggero sulla scia di Demaria
Roggero sulla scia di Demaria

Non resta che concludere che tanto l’azione religiosa cristiana quanto l’azione profana hanno lo stesso fondamento e fine.

Non è mancata tanto la voglia di vivere quanto la capacità di costruire la Realtà Storica per nutrire i modelli di sviluppo vitalmente operanti, è mancata perché la nostra intellighenzia profana non è riuscita ad individuarla, almeno questa è l’evidenza. In questo senso negli attuali modelli di sviluppo “manca la voglia di vivere”.

Il senso biologico è uno dei cinque sensi? In che senso? Forse spiegando questo si capirà meglio anche cosa intende quando afferma che il compito finale della persona umana è trasmettere la vita. Se “la persona umana in se stessa non è in grado né di trasmettere la vita né di fare comunità”, com’è possibile che “è l’uomo stesso che deve costruire il ciclo vitale, senza la sua azione l’umanità cessa di esistere”? La natura, senza la grazia, non ce la fa a compiersi? E la scienza, senza la fede?

In questo momento siamo limitati dalla mancata corrispondenza delle evidenze osservate e quindi per noi le parole assumono significati diversi.

La diversità è piccola, come un granello di sabbia, ma poiché è universale si introduce in tutto l’agire producendo a poco a poco una valanga.

L’uomo organismo

Perciò occorre necessariamente partire dal granello di sabbia, che è costituito dalla mancata osservazione della Mostrazione: io sono vivo e non mi sono fatto da me. Essa è una auto-di-Mostrazione semplicissima, universale nello spazio e nel tempo, e perciò oggettiva e incontestabile che porta al suo interno diversi soggetti: c’è il soggetto “io” unico e irripetibile ma anche c’è la vita molteplice e ripetibile. “Non mi sono fatto da me” significa infatti che qualcun altro vivo mi ha trasmesso la vita.

Il ciclo della trasmissione della vita, la Mostrazione che stiamo osservando, mostra come la persona singola non sia in grado di trasmettere la vita proprio perché “non si è fatta da sé”. Tutti noi lo sappiamo benissimo, poiché probabilmente ciascuno di noi è “caduto vivo nel mondo” come figlio, all’interno di una comunità familiare.

Ciascuno di noi può solo prendere atto di essere “caduto” nell’esistenza senza aver fatto nulla per farlo, e testimoniare come fin dall’inizio del suo esistere sia necessaria una comunità. Dal punto di vista delle logiche auto-costruttive, all’apparire del primo uomo era già presente la razionalità auto-costruttiva e super-personale della comunità familiare.

L’uomo realtà complessa organica.

Siamo caduti nel mondo vivi, ossia entità umane che per esistere hanno bisogno di autocostruirsi in modo coerente ed univoco nello spazio e nel tempo.

Quali razionalità possiede questa azione auto-costruttiva?

  1. Ci siamo trovati alla nascita con una razionalità auto-costruttiva di tipo biologico già bell’e fatta, quella del corpo, che noi non possiamo modificare con la nostra volontà. Se lo potessimo probabilmente rimarremmo tutti vivi eternamente. Questa dimensione umana è l’individuo automatico.

  2. Ci siamo trovati però anche con la logica auto-costruttiva di un “io libero” della persona, che, al contrario, è tutta da fare. Ciò che siamo alla nascita è diverso da ciò che siamo alla morte: Hitler e San Francesco hanno la persona con la medesima dignità, ma si sono costruiti come persona in modo diverso, tanto da morire decisamente diversi. Possiamo anche osservare come la dignità di San Francesco dipenda dal fatto di essersi costruito come vitale vitalmente operante come è la dialettica contenuta nella Mostrazione. Anche la persona ha la necessità di auto costruirsi, ma si costruisce come libera esclusivamente quando questa auto-costruzione corrisponde al proprio essere vitale e vitalmente operante. Si spiega così come mai io che non mi drogo sono più libero di chi si droga, io che riabilito mia figlia nonostante il suo parere contrario non sono il suo carnefice, io padre posso costringere mia figlia a fare i compiti nonostante che lei pianga e batta i piedi,… Eccetera. La libertà è in costruzione come la persona perché io ho reso libera mia figlia riabilitandola, rendendola capace di camminare, aprire i rubinetti, aprire il frigo, leggere, … e ho liberato anche l’altra mia figlia rendendola capace di sopravvivere nella civiltà in cui vive. La seconda dimensione dell’uomo è la persona libera in quanto vitale e vitalmente operante.

  3. La terza dimensione dell’uomo è la sua partecipazione al genere umano attraverso il ciclo della trasmissione della vita che abbiamo già notato nella Mostrazione. Quindi siamo realtà complessa di individuo, persona, e genere umano.

    Non ci inoltriamo oltre ad illustrare le altre dimensioni contenute nella Mostrazione. Al momento non ci servono per rispondere a questa domanda.

    Riconosciuto qual è il granello di sabbia che blocca il meccanismo la risposta alle domande diventa automatica.

    Il senso biologico è uno dei cinque sensi? In che senso?

    Certo, lo abbiamo appena osservato.

    Forse spiegando questo si capirà meglio anche cosa intende quando afferma che il compito finale della persona umana è trasmettere la vita.

    È diventato ovvio perché una delle dimensioni della persona è per chiunque l’esser parte del genere umano. Essa si può realizzare completamente esclusivamente partecipando al ciclo della vita che osserviamo nella Mostrazione e costruendolo, auto-costruendo così noi stessi individuo-persona-comunità. Ciò che possiamo aggiungere è che la trasmissione della vita supera il “sesso e concepimento” che dura un attimo. I genitori sanno bene che tutto questo è seguito da una vita di educazione alla costruzione del proprio essere, di educazione alla costruzione della comunità, di educazione alla costruzione dell’individuo, di educazione alla costruzione della società, di educazione alla costruzione dell’economia, di educazione alla costruzione ambientale. In pratica è un processo che non finisce mai nemmeno nel caso decidessi di non sposarmi o non avessi figli. Perché comunque la trasmissione della vita è la realizzazione del mio essere realtà complessa di organismo, della mia libertà, e per questo della mia felicità. Ci sono persone, come i sacerdoti, che si dedicano alla trasmissione della vita e nello stesso tempo non si sposano.

    Se “la persona umana in se stessa non è in grado né di trasmettere la vita né di fare comunità”, com’è possibile che “è l’uomo stesso che deve costruire il ciclo vitale, senza la sua azione l’umanità cessa di esistere”?

    Anche qui la risposta diventa automatica: perché l’uomo non è solo persona; abbiamo visto le prime tre dimensioni che sono contenute nella Mostrazione: una di queste è la persona libera e viva che deve accettare di costruire il genere umano incarnandolo. All’uomo non basta la sua propensione alla trasmissione della vita biologica che chiamiamo sesso, tanto è vero che quando non vi è coinvolta la libertà della persona lo chiamiamo stupro e, giustamente, lo condanniamo perché non coinvolge tutte le dimensioni umane, nemmeno queste tre. Da solo nessuno può auto-costruirsi come comunità, da solo nessuno può trasmettere la vita; solo decidendo liberamente di auto-costruirci come persona-cellula del genere umano (comunità familiare) incarnando questo tipo di razionalità il genere umano prosegue nello spazio e nel tempo. Mi fermo qui anche perché non credo che ci sia cosa più evidente.

    La natura, senza la grazia, non ce la fa a compiersi?

    Ti dovrebbe bastare la risposta dell’enciclica Caritas in veritate. Anche qui la risposta è automatica e discende dalla Mostrazione (io sono vivo e non mi sono fatto da me). Ma, caspita, mi spieghi come fa a realizzarsi il ciclo vitale organico senza la vita? È ovvio che per restare organismo vivo hai bisogno della razionalità della vita! Il problema è solo capire che la natura umana viva, non è viva una volta per sempre, è un ciclo che si auto-costruisce, ha bisogno quindi di realizzare istante per istante la razionalità della vita che da qualche parte deve prendere. Se tu consideri uomo solo l’individuo di carne questo non lo vedi, perché la natura-individuo si auto-sostiene. Ma quando osservi l’auto-costruzione della persona le cose cambiano.

    Questo passaggio di razionalità viva, o Logos, dalla vita in quanto tale all’uomo vivo è appunto la grazia o azione di Dio che dona razionalità viva a chi glielo chiede: «A quanti però l'hanno accolto, ha dato potere di diventare figli di Dio: a quelli che credono nel suo nome, i quali non da sangue, né da volere di carne, né da volere di uomo, ma da Dio sono stati generati» (Gv 1, 12-13).

    Ma questo è un discorso lungo, di carattere teologico per la fonte del dato, che non voglio affrontare approfonditamente. Mi limito ad osservare che la vita è una razionalità increata. Quando noi partissimo dalla Mostrazione e ci domandassimo chi mai ci ha trasmesso la vita, dovremmo dire “mio padre e mia madre”; se poi proseguiamo di generazione in generazione arriveremmo a dire, una volta giunti alla prima cellula viva, che ci si presentano solo due possibilità:

    1. la vita è stata creata da Dio. Errore! Errore perché Dio per creare doveva essere vivo, ossia capace di vivere ed agire a titolo proprio. Quindi la vita non è stata creata dal nulla come tutte le altre cose, ma è esistita da sempre: «In principio era il Verbo (Logos della vita), il Verbo era presso Dio e il Verbo era Dio. Egli era in principio presso Dio: tutto è stato fatto per mezzo di lui, e senza di lui niente è stato fatto di tutto ciò che esiste. In lui era la vita e la vita era la luce degli uomini» (Gv 1, 1-4). In questo modo Dio è rientrato per via metafisica nella Realtà Storica come garante dell’essere.

      1. Anche gli agnostici o gli atei devono rispondere da dove venga la vita-razionalità. Ma non potendo per definizione ammettere Dio creatore, non resta loro che sostenere che la razionalità della vita è stata presente da sempre…E anche in questo caso la Vita-in-quanto-tale torna garante dell’essere Realtà Storica attraverso la Mostrazione (“Io sono vivo e non mi sono fatto da me”).

        E la scienza, senza la fede?

        C’è un rapporto strettissimo tra scienza e fede, ma non nel senso che l’essere scienziati comporti un atto di fede religioso. Possono essere agnostici, ma solo nel senso di Caritas in veritate, io non aggiungerei altro. L’azione di Dio passa sempre attraverso la realtà (o verità) perché crea sempre, e lo scienziato non fa altro che studiarla nel suo lato creato. Ci può essere contrasto tra scienza e fede? Giammai, perché il contrasto non c’è nella creazione e lo scienziato è vincolato alla verità. Anche per lo scienziato vivo vale la Mostrazione, e, come ho appena indicato tre righe più sopra, la Mostrazione organica, per il fatto che evidenzia la distinzione tra io unico e irripetibile e vita molteplice e ripetibile, introduce nella storia la necessità di Dio-Vita comunque lo si voglia chiamare. Anche e soprattutto per lo scienziato.

Venerdì 29 ottobre 2021

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