Seppellimento dei feti abortiti una scelta di autentica civiltà

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Seppellimento dei feti abortiti
una scelta di autentica civiltà

L'amico Enrico Masini, bioeticista, ci regala una bella pagina di umanità

di Enrico Masini

Enrico Masini, bioeticista, membro dell'Associzione-Comunità Papa Giovanni XXIII, fondata da don Oreste Benzi
Enrico Masini, bioeticista, membro dell'Associzione-Comunità Papa Giovanni XXIII, fondata da don Oreste Benzi

«Avevo bisogno di abbracciare il mio bambino. Non è possibile buttare nel bidone il corpo di un figlio. È stato importante effettuare la sepoltura, metterlo in un luogo preciso, concreto, insieme al nonno». Così raccontava Lara Maestri a Tv2000 il 2 novembre scorso mentre Papa Francesco si apprestava a visitare il Campo degli Angeli al Cimitero Laurentino di Roma. Una visita in silenzioso raccoglimento, in preghiera, con la deposizione di un mazzo di fiori sulla tomba di uno dei tanti feti umani lì sepolti. Solo alla fine un saluto privato ad alcuni genitori presenti in disparte. Non è dato di sapere se in lutto per aborto spontaneo o volontario. Sono 1600 anni che nella Chiesa si dibatte sulla loro sorte. Solo recentemente si è aperta ufficialmente la possibilità di crederli salvati lasciando cadere l’ipotesi del limbo come unica possibile destinazione delle loro anime. Fino al Concilio Vaticano II non ne venivano accolte le spoglie in terra consacrata. Ora sì e dal 1987 è raccomandata ufficialmente la loro sepoltura, fin dal concepimento. Eppure già dall’antichità giungono testimonianze di sepolture di feti, anche deceduti a poche settimane di gravidanza. Dall’antico Egitto, in epoca romana, persino dalla preistoria. I paleoantropologi studiano le sepolture nel ricercare l’inizio della specie umana. Un segno distintivo della dignità umana raramente violato nel corso della storia. La normativa italiana prescrive il seppellimento almeno dalle 20 settimane di gestazione, raccomandandolo anche prima. PURTROPPO IN GENERE VENGONO ASSIMILATI AI RIFIUTI SPECIALI e con essi inceneriti o trasformati in combustibile solido. Se qualche tensione hanno provocato le richieste di seppellirli tutti, mai sono emerse contrapposizioni quando si effettua su richiesta o delega dei genitori. Questa pratica non solo rispetta la dignità del non nato ma anche quella dei genitori e dell’intera società. Rappresenta un passaggio cruciale per l’elaborazione del lutto. Un processo e una sofferenza ormai riconosciuta come del tutto analoga a quella della perdita di un famigliare già nato. La perdita di un figlio/a durante la gravidanza provoca una sofferenza quasi sempre sopita e repressa, minimizzata e negata che lascia spesso una ferita profonda. La sepoltura e i suoi riti concorrono invece alla collettivizzazione del lutto: soffrire insieme lenisce il dolore e fa uscire dalla solitudine.

Lunedì 28 gennaio 2019

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