Quando il pavone fece il verso a Draghi... Ne emerge una lezione per i pavoni umani

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Draghi ha esclamato sorridendo: «Sentiamo se il pavone dice qualcosa...»

Quando il pavone fece il verso a Draghi...
Ne emerge una lezione per i pavoni umani

Un’illustrazione di Igor Belansky si ispira al simpatico siparietto tra il presidente del Consiglio Mario Draghi e un pavone vero nel Palacio de Cristal di Oporto, durante la conferenza stampa conclusiva del vertice Ue informale dello scorso maggio

di Antonio Rossello

Mario Draghi e il pavone
Mario Draghi e il pavone

Un’illustrazione di Igor Belansky si ispira al simpatico siparietto tra il presidente del Consiglio Mario Draghi e un pavone vero nel Palacio de Cristal di Oporto, durante la conferenza stampa conclusiva del vertice Ue informale dello scorso maggio. Per certi pavoni umani, dalla circostanza emerge la lezione che se l'adulazione compunta, senza stile, non serve, nemmeno quella colta serve. Fare i gigioni delle élite, che palle!

Lo scorso maggio, uno spiritoso fuoriprogramma è avvenuto durante la conferenza stampa del premier Mario Draghi a Porto, a margine del Consiglio informale europeo e del vertice Ue-India. Nei giardini della splendida cornice di Palacio de Cristal si aggiravano liberamente dei pavoni di grossa taglia: l'acuto verso di uno di essi ha interrotto più volte il divertito primo ministro, durante le sue risposte ai giornalisti…

La scena è stata interpretata dall’illustratore genovese Igor Belansky, che con originale uso di chiaroscuri ha messo in risalto l’aplomb del premier e la vanità del volatile.

 E, se in diretta Draghi ha tenuto a tutti una vera e propria lezione di vita, potremmo pensare che, laddove la flemma non gli dovesse più bastare, per lui un pò di humour potrebbe alla lunga essere l’ingrediente indispensabile, in uno scenario istituzionale dominato dal fatto indubitabile che l’unica alternativa credibile a sé stesso è la sua incoronazione come re repubblicano. Infatti, alla sua parabola è affidata la ricorrenza di un periodo di riforme serie, di ristrutturazione del sistema Paese, chissà che altro.

Draghi è, quindi, uno spettacolo di intelligenza e di talento, dunque vive nell’aurea di un carisma sobrio, non ha troppo bisogno di parlare, sappiamo da dove viene e che lingua da sempre parla, quindi è così che si fa capire.

E se è capitato a tutti i suoi predecessori, non poteva non capitare anche a lui che, sgomitando per aggiudicarsi un posticino nel suo cerchio magico, per aiutarlo a non soffocare nell’ovatta, arrivasse quella variegata torma di – sedicenti o meno – intellettuali e notabili della cultura accademica, esponenti del giornalismo militante, politologi del senso comune, soloni del moralismo e del prossenetismo nazionale. 

Reportage e comunicati, interviste e editoriali sono poi la melassa con cui certe penne al servizio si prodigano sui media noti e meno noti, radio e televisioni pubbliche e private testate su carta e online, scegliendo titoli sensazionali per mettere il premier al centro della scena, come se non ci fosse già di per sé abbastanza, puntando sulle sue virtù migliori e rovesciando come un guanto le sue eventuali pecche.

I nomi sono tanti, non potremmo citarli tutti (o comunque non tutti insieme, ma che confusione!), alcuni piuttosto bene li conosciamo e un luogo dove intercettarli sono i social e le chat. Anche in questo mondo virtuale, icastico, geniale e turbolento per essenza, con alacre impegno, infatti profondono, talora poco tacitiane, opinioni.

Tra verità supposte e tante apparenze, ormai è chiaro che questi signori intenderebbero suggestionare noi, che abbiamo dimostrato di essere generalmente un uditorio sonnecchiante e poco reattivo ai flussi e riflussi della politica, spesso gli apoti, che non se la bevono, che ascoltano tutte le campane facendosi un'idea personale,... a parte qualche banalotto. E, se non ci fossero pure questi ultimi, sarebbe una tragedia: dovremmo vivere in assenza di quel mantra quotidiano rappresentato dalla dialettica tra mainstream e complottismo!

Per mettersi in mostra, enumerando tante belle qualità e doti, per blandire il potente di turno ai fine di trarne un tornaconto personale, bisogna saperci fare. Una razza molto diffusa, che infesta ogni ambiente, in ogni età è quella dei pavoni, che fanno i ruffiani.

Una davvero-troppo-facile pretesa di captatio benevolentiae che fa sorgere una domanda, giacché a coloro che la praticano non basta mica l’adulazione, ci va il corteggio delle buone battute, la bienséance, l’occhio vispo e lucido che vede anche gli aspetti minori del fenomeno con noncuranza e carità, le difficoltà, le tiritere, le continuità inevitabili: tra l’essere seriosamente compresi nella parte dei rigorosi e critici filologi e questo velleitario florilegio di ammiccamenti esiste una via intermedia?

A nostro avviso, se esiste sta nell’atteggiamento tenuto da Draghi nella già menzionata circostanza, trovandosi innanzi non penosi pavoni uomini ma pavoni veri, a mostrargli la coda in un bel giardino.

Ebbene, a più riprese, le risposte e le dichiarazioni del premier sono state interrotte da un pavone. «Questo pavone ci accompagna da stamane», ha dichiarato Draghi, divertito da queste imprevedibili incursioni. «Sente? ha risposto lui», ha aggiunto, poi, riferendosi alla domanda di una giornalista. E, al termine dell’incontro, Draghi ha esclamato sorridendo: «Sentiamo se il pavone dice qualcosa...».

Lunedì 26 luglio 2021

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