Morire senza i tuoi congiunti vicino questo è più terribile della morte stessa

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Morire senza i tuoi congiunti vicino
questo è più terribile della morte stessa

Ancora più drammatico è il fatto che chi muore in questo momento, lascia questa vita senza l’affetto dei parenti che non possono avvicinarsi per non essere contagiati

di Francesca Camponero

Mano nella mano
Mano nella mano

Fino a ieri il dramma del corona virus non mi aveva toccato da vicino, ma ora è toccato anche a me capire cosa vuol dire perdere qualcuno così, improvvisamente in soli 15 giorni, perchè contagiato dal male del momento.

Per fortuna non si tratta di un parente stretto, Michele R. era un amico, socio anche lui del circolo in cui teniamo la barca. Un grande sportivo, sempre abbronzato, pieno di vita, mai un'assenza dalla spiaggia in tutte le giornate estive, insomma, tutto avremmo pensato fuorchè non di non rivederlo più fra noi quest'estate. Ed invece non ce l'ha fatta. Il corona virus è stato più forte di lui e ce l'ha portato via. Un dramma.

Ma ancora più drammatico è il fatto che lui come altri in questi giorni sono morti in isolamento, senza l’affetto dei parenti che non possono avvicinarsi per non essere contagiati. Suo figlio ci ha raccontato che ha potuto avvicinarsi solo qualche istante al padre (e pensate che è un infermiere professionista!). Questa è una realtà straziante che sta capitando quotidianamente negli ospedali, a Bergamo, a Brescia, a Cremona ed evidentemente anche a Genova.

Francesca Cortellaro, primario del pronto soccorso del San Carlo Borromeo racconta così: La sensazione più drammatica in questo momento è vedere i pazienti morire da soli, ascoltarli mentre t’implorano di salutare figli e nipotini. I pazienti Covid-19 entrano soli, nessun parente lì può assistere e quando stanno per andarsene lo intuiscono. Sono lucidi, non vanno in narcolessia. È come se stessero annegando, ma con tutto il tempo di capirlo. L’ultimo è stato stanotte. Lei era una nonnina, voleva vedere la nipote. Ho tirato fuori il telefonino e gliel’ho chiamata in video. Si sono salutate. Poco dopo se n’è andata. Ormai ho un lungo elenco di video-chiamate. La chiamo lista dell’addio”. 

E questa lista dell'addio fa male al cuore perchè l'atrocità di questa situazione nega il bisogno ultimo di avere una mano che prenda la tua. Di un gesto di compagnia finale. Per fortuna sono tante le infermiere e infermieri che accompagnano questo desiderio estremo con l’orecchio, ascoltando il dolore della solitudine, prendendo per mano chi sta partendo per l'ultimo viaggio. Il dolore di chi se n’è andato senza congedo diventa ferita nel cuore di chi resta. 

Ma la tragedia non finisce qui. Proibiti anche i funerali, niente ultimo saluto, nè in vita, nè post mortem. La morte ai tempi del coronavirus è ancora più spietata. E chi rimane precipita in un abisso senza fine. Compito degli psicologi aiutare a superare un trauma così forte e inaspettato. "La mancanza del funerale è ulteriormente traumatica - spiega all'AGI Isabella Cinquegrana, presidente della Sipem SoS Lazio (Sipem SoS Federazione - Società italiana di Psicologia dell'Emergenza) - perché è un rito di passaggio che consente di chiudere una pagina a livello emotivo, di prepararsi al commiato e iniziare lentamente la rielaborazione del lutto. Senza riti di nessun tipo è molto più difficile".

Concludo con una frase di Eduordo de Filippo: Ha da passà 'a nuttata" che chiude con una nota di speranza il terzo atto della sua commedia Napoli milionaria. Lì eravamo in tempo di guerra, ma la situazione non è tanto diversa da quella odierna.

Mercoledì 25 marzo 2020

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