Morire in silenzio

La violenza sulle donne è un tema sempre attuale. I dati sono allarmanti. Migliaia di donne ogni giorno in Italia e nel mondo subiscono violenze per mano dei loro aguzzini. Donne che finiscono in ospedale, maltrattate, violentate, ferite, e nel peggiore dei casi uccise. Pervase dal silenzio e dalla rassegnazione, laddove molto spesso, la denuncia, rimane l'ultima drammatica ipotesi. Affinché il rispetto dei diritti umani non sia un'occasione perduta.

Roberto Fonte

Roberto Fonte
Editore di Reteluna.it, è presidente fondatore e ad del gruppo. Ha fondato questo portale nel 2005, senza ricevere alcun finanziamento pubblico. Giornalista. Ha collaborato con La Gazzetta del Mezzogiorno - Edisud, Canale Otto, Reteotto, PlayRadio - Rcs Corriere della Sera, Radio Dara - Brindisi, Il Paese Nuovo, Il Gallo di Tricase, Ditutto Magazine. Prodotto e coordinato la produzione, l'impaginazione e la stampa di riviste locali Liberamente e Un grande progetto per Sannicola.
Come pianista, ha partecipato a numerosi concorsi e rassegne di musica classica e musica melodica italiana con repertorio classico e canzoni inedite, per rassegne di rilevanza regionale come il Canta Puglia di Enzo Zambetta, Bari, Antenna Sud. Membro della Studio Orizzonti Srl fino al 2012, società di produzione cinematografica. È responsabile per Amnesty Lecce della campagna contro la violenza sulle donne. È socio onorario dell'associazione culturale Rodogallo «Marcello Musca» di Sannicola, su proposta del produttore Rai, Nello Marti.

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Dic 25

Il coraggio di Don Attilio e il suo impegno per i rifugiati

Una visita nella Casa della Carità di Lecce, struttura della Caritas Diocesana, ci fa vedere i volti e le storie di uomini disperati, alla continua ricerca del proprio futuro. Nella struttura ubicata nel centro storico, trovano ospitalità emarginati e derelitti. Dove ogni cosa deve funzionare bene tutto l'anno. Anche nel giorno di Natale

di Roberto Fonte

Quando vedo un prete mi chiedo sempre cosa lo abbia portato a indossare quella tonaca. Ore e ore a celebrare la messa. E devi pure confessare, portarti il peso di quello che la gente combina là fuori, lontano dalla parola di Dio, e dell’ascolto non ti puoi rifiutare. Se poi sei come don Attilio Mesagne, le cose si complicano. Ci sarò stato vicino sì e no una ventina di minuti. Una visita interminabile in cui il cellulare gli sarà squillato almeno una volta ogni cinque minuti. Il tempo di fare un giro nella Casa della Carità: un insieme di appartamenti nel centro storico della città, completamente ristrutturati e accorpati, adibiti a dimora per rifugiati. Mi giro e vedo uomini di ogni colore. Pakistani, curdi, palestinesi, in ogni caso esiliati. Nessuno parla italiano. L’inglese invece lo sanno un po’ tutti e allora scambiamo due chiacchiere per sapere come stanno. Il viaggio sembra un ricordo sbiadito, nessuno ha certezze per il futuro. Tutti uomini. Sono loro a chiederci cosa possiamo fare per loro. Perché il soggiorno è bello, ma loro lo sanno che non ci potranno stare per sempre. Da lì è difficile volersene andare. È tutto in ordine, le stanze sono piccole ma confortevolissime. Ci sono bagni ovunque, anche per disabili. La cucina coi frigo separati, ordinata, pulitissima. C’è il riscaldamento in ogni stanza e pure il clima per l’estate.

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Gen 27

Per non dimenticare le vittime ebraiche (e palestinesi) nel giorno della memoria

La giornata della memoria come ogni anno è il pretesto per discutere di fascismo e comunismo come qualcosa di ancora radicato nella nostra società

di Roberto Fonte

La giornata della memoria come ogni anno è il pretesto per discutere di fascismo e comunismo come qualcosa di ancora radicato nella nostra società. Anche le dichiarazioni di oggi di Silvio Berlusconi, e le repliche di Pier Luigi Bersani, non hanno fatto altro che consolidare la stessa, solita, canzone: quella che vede Berlusconi al centro dell'attenzione e tutto il resto messo da parte come fosse qualcosa di secondario. Fatto sta che, in un mondo in cui di “deportazioni” ce ne sono tante, la dichiarazione di Berlusconi è senza dubbio la più pacifica.

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Nov 27

Impavide, coraggiose, lavoratrici. Sono le donne di Gaza

Le donne di Gaza non si disperano mai. Se piangono è perché provano un sentimento estremo, il dolore per la morte dei figli. La compassione non gli appartiene

di Roberto Fonte

Le donne di Gaza non si disperano mai. Se piangono è perché provano un sentimento estremo, il dolore per la morte dei figli. La compassione non gli appartiene. Sono donne impavide, affrontano il pericolo con coraggio. Come Amjad, medico. Ha salvato tante vite. Mai avrebbe pensato di sentirsi così impotente di fronte a quelle dei propri figli, sepolte dai bombardamenti israeliani sotto le macerie del suo ambulatorio.
Eccola, l'altra faccia di Gaza. Prudente, protegge l'innocenza dei figli. Spregiudicata, sfida la coscienza dei militari sionisti. Linda Abu Taqiyya è una madre di trent'anni. È una delle tante donne che ha perso il suo futuro. Quando la sorella Hanady è scesa in strada ad Al-Kinz, nel centro di Gaza, sono stati i vicini a darle la tragica notizia. I nipoti erano riversi a terra. Tutti e tre. Compreso Ahmad, che quel giorno aveva fatto i capricci per non andare a scuola, e Osama, il fratello maggiore, diligente, ce lo aveva accompagnato a forza.

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Ott 14

Quell'alba che il Pakistan non riesce a trovare

Si dice che quando hai paura di qualcosa forse ne sei anche attratto. Paura dell'altro, di un altro che crede in un dio, ma al quale non si rivolge come fai tu

di Roberto Fonte

Si dice che quando hai paura di qualcosa forse ne sei anche attratto. Paura dell'altro, di un altro che crede in un dio, ma al quale non si rivolge come fai tu. Forse lo fa meglio, o forse non ha capito nulla e hai ragione tu. Quale che sia la verità, sta di fatto che in Pakistan, come in Italia, le violenze di una condizione arcaica, primitiva, spingono un gruppo di balordi a stuprare e uccidere.

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Ott 9

Sarah come Begm, due donne in cerca di libertà

Partecipare a un funerale non sempre è utile per dimostrare il proprio dolore. A volte, meglio starsene a casa. Specie quando a chiederlo è l'opinione pubblica

di Roberto Fonte

Partecipare a un funerale non sempre è utile per dimostrare il proprio dolore. A volte, meglio starsene a casa. Specie quando a chiederlo è l'opinione pubblica. L'ha fatto nei confronti della famiglia Misseri, che in questi giorni è stata protagonista in Tv assieme ai parenti della povera Sarah. Mamma Concetta ne è convinta: Sabrina, Valentina, e Cosima Serrano (cugine e zia di Sarah) non c'entrano nulla. Il cattivo della storia è zio Michè. L'uomo dai mille volti. Quello che i professoroni della psichiatrìa riescono ad analizzare come «l'orco», ma solo ora. Solo alla luce dei fatti. Per fortuna che ci sono loro. I Morelli e i Crepet a tracciare un profilo sicuro. Sfilano a reti unificate le opinioni dei «migliori».

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Ago 2

Libano, presidente e Re dal Mediterraneo parlano a Teheran

Che il Libano sia una regione a rischio lo sappiamo. Il confessionalismo misto su cui regge l'accordo fra musulmani e cristiani è garanzia di un sistema che può funzionare solo in democrazia

di Roberto Fonte

Che il Libano sia una regione a rischio lo sappiamo. Il confessionalismo misto su cui regge l'accordo fra musulmani e cristiani è garanzia di un sistema che può funzionare solo in democrazia. Ma le contrapposizioni spesso radicali dello sciismo che la storia ha voluto distinguere dalla moderazione pacifica del sunnismo, rendono Beirut capitale instabile del popolo arabo. Lanciare da lì messaggi diplomatici alla public opinion (anche occidentale), ha trasformato le luci della ribalta a location vetrina di tutto il Medio Oriente. Seppur complicato, l'incontro fra il presidente cristiano Suleiman, il primo ministro sunnita Hariri, e il leader del parlamento, lo sciita Berri col re saudita Abdullah bin Abldel Aziz, e il giovane presidente siriano Bashar al-Assad, è un messaggio chiaro a libanesi, arabi, iraniani. L'interlocutore Damasco trascurava la Turchia.

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Lug 29

Avraham Burg, unico partito per arabi e israeliani

Mentre l'ex deputato laburista Avraham Burg, 55 anni, pensa al partito unico che accolga le popolazioni arabe e israeliane insieme, in Arabia Saudita si alza il livello dei morti capitali

di Roberto Fonte

Mentre l'ex deputato laburista Avraham Burg, 55 anni, pensa al partito unico che accolga le popolazioni arabe e israeliane insieme, in Arabia Saudita si alza il livello dei morti capitali.
Nello Stato che risponde principalmente al Corano, che conosce la ricchezza ma non sa cosa siano i cinema, in cui le donne non possono guidare l'auto, puoi essere ucciso se fai una rapina a mano armata, o peggio per apostasìa. L'ultimo uomo decapitato risale a un paio di giorni fa. Ad Abdallah bin Obeid al-Thawri al-Sobai per aver ucciso gli è stata tagliata la testa. L'Arabia, per diventare un Paese civile, deve laicizzarsi. Mettere da parte le sfumature fondamentaliste, distinguere il traffico di droga dallo stupro, e l'omicidio dagli altri reati. Decapitare a Taif non lontano dalla Mecca, o sparare in Utah non cambia. Riyadh annovera 17 vittime capitali dall'inizio dell'anno.

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Giu 26

«Pacifinti» e pacifisti «veri». Sensi unici e divieti

«Pacifinti». Quando ho letto questa parola non ho resistito. Dovevo per forza riordinare le idee, capire il motivo che ha spinto Riccardo Pacifici a sparare contro Emergency e Amnesty International. Lui, che a Roma è presidente della Jewish Community è arrabbiatissimo verso quelli che definisce «finti pacifisti»

di Roberto Fonte

«Pacifinti». Quando ho letto questa parola non ho resistito. Dovevo per forza riordinare le idee, capire il motivo che ha spinto Riccardo Pacifici a sparare contro Emergency e Amnesty International. Lui, che a Roma è presidente della Jewish Community (la Comunità Ebraica della capitale), è arrabbiatissimo verso quelli che definisce «finti pacifisti» e nei confronti, probabilmente, dei filo-palestinesi non autorizzati che giovedì scorso sono andati davanti al Campidoglio a contromanifestare per le ingiustizie che la Palestina sta subendo da decenni per opera di Israele. E sarà che, in linea col sindaco di Roma, Gianni Alemanno e col ministro per le Politiche europee, Andrea Ronchi, ha individuato probabilmente in Emergency e Amnesty International i capri espiatori di tutte le colpe. Non me ne voglia, se un giorno girando per la rete si imbatterà in quest'articolo, ma la sua è una clamorosa gaffe.

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Giu 24

«Declaration» obsoleta, servono i fatti? Ci prova Assange l'australiano

«La bellezza salverà il mondo». Devo ringraziare il professore Michele Ainis, che insegna Diritto pubblico all'Università di Roma Tre per questa bella citazione di Dostoevskij

di Roberto Fonte

«La bellezza salverà il mondo». Devo ringraziare il professore Michele Ainis, che insegna Diritto pubblico all'Università di Roma Tre per questa bella citazione di Dostoevskij. Che oggi, sul Sole 24 Ore, mi ha fatto riflettere se la Dichiarazione universale dei Diritti dell'uomo (quella firmata nel Palais de Chaillot di Parigi il 10 dicembre 1948) sia ancora patrimonio dell'umanità, o una vecchia carta moralista entrata a forza, dopo la ratifica da parte degli Stati che l'hanno riconosciuta, in qualche polverosa Gazzetta Ufficiale.

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Giu 23

Se Berlusconi come Obama avesse conosciuto le discriminazioni

Discriminazione. Se il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, avesse conosciuto questa parola nel suo significato più autentico, probabilmente il 30 agosto di due anni fa, a Bengasi, mai avrebbe firmato quelle sette pagine di «Trattato di amicizia» col colonnello Muammar Gheddafi

di Roberto Fonte

Discriminazione. Se il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, avesse conosciuto questa parola nel suo significato più autentico, probabilmente il 30 agosto di due anni fa, a Bengasi, mai avrebbe firmato quelle sette pagine di «Trattato di amicizia» col colonnello Muammar Gheddafi. Un accordo, quello fra Italia e Libia, in cui la prima si impegna formalmente a investire 5 miliardi di dollari per vent'anni in infrastrutture. Mettere fine a «40 anni di incomprensioni», si ricorderà, con le scuse per le «prevaricazioni coloniali».

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