La Telemedicina italiana nel 2020

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Guido Salvestroni, ingegnere, e figlio di un grande medico offre una sua riflessione

La Telemedicina italiana nel 2020

La telemedicina, grande ritardo della sanità italiana dell'epoca pandemica

di Guido Salvestroni

Note biografiche del Comandante di Vascello Mario Salvestroni
Note biografiche del Comandante di Vascello Mario Salvestroni

A undici anni, finita la prima media, un mio compagno di scuola non rientrò dalle vacanze estive per l’inizio della seconda classe. I genitori lo avevano portato con loro in una crociera nell’Egeo. Nel bel mezzo della navigazione, lui accusa i sintomi di una appendicite che rapidamente andava degenerando in peritonite. Chiamata la Guardia Costiera, trasferito d’urgenza in ospedale – ritengo ad Atene ma il ricordo è impreciso. Qui operato (quanto tempo sarà trascorso?), la reazione setticemica però procede. I genitori capiscono, lo trasferiscono in aereo a Milano, dove però un paio di giorni dopo l’esito è infausto. Ho di lui un ricordo tenero, perché era anche un bimbo che abitava vicino a me, con cui avevo iniziato un’amicizia, e di cui scrissi con commozione.

Oggi leggo che negli Stati Uniti si va affermando un’azienda privata, non nuova e già ramificata nel resto del mondo, che propone una formula di telemedicina (e telediagnosi) dedicata alle patologie non urgenti (cui il triage assegnerebbe codice bianco o verde), ma che comunque prevede l’impiego di medici sia generalisti che, in alcuni casi, specialisti. Il costo è del tutto sostenibile, e molte aziende hanno attivato una convenzione a favore dei propri dipendenti, come benefit con evidente ritorno di efficienza e fidelizzazione del personale. Se non erro una delle aziende analoghe (sono tutte private) in Francia prevede anche la possibilità di prescrizioni a carico del Servizio Sanitario Nazionale, o di apposite assicurazioni.

Mio padre, medico generalista che ci ha lasciato una ancora diffusa testimonianza del suo lavoro (“Il Medico della Persona”, Vallecchi 1968) sosteneva la necessità di entrare in sintonia fisica e psicologica col paziente, per la diagnosi e la valutazione del processo terapeutico. Tuttavia negli anni in cui operava non esistevano moltissimi dei supporti diagnostici attuali, e la teleconferenza appariva solo nei fumetti di fantascienza. Anche lui sarebbe oggi ben lieto di vedere assottigliate le code nella sala d’attesa del suo ambulatorio (che ricordo drammatiche), o di sapere che negli USA questa nuova teleassistenza ha ridotto di un quarto gli accessi ai Pronti Soccorsi. Proprio quelli che oggi, ridotti di numero e personale, vediamo intasati, a causa dell’obbligo di tampone che viene fatto anche ai pazienti con traumi ossei, con l’addome acuto o con altri sintomi non respiratori.

La telemedicina viene usata in Italia per questi scopi, oggi prioritari? Indagando su quale ne sia lo stato, non ho trovato esempi simili a quelli statunitensi. Pur tra le incertezze, ho scoperto che esiste ed è operativo (seppure con fondi ridotti e attività ignorate dai media) il CIRM, Centro Internazionale Radiomedico, una fondazione che fornisce assistenza radiomedica gratuita ai naviganti di tutto il mondo. Il centro, fondato nel 1935 dal prof. Guido Guida e presieduto da Guglielmo Marconi, è principalmente attivo nella telediagnosi, potendosi oggi trasferire i pazienti più facilmente nei casi dubbi o gravi. Tuttavia, ogni mezzo assume valenze diverse in mani diverse.

Mi è dunque sovvenuto un episodio di famiglia, che riferisco per tradizione orale. Mio nonno era ufficiale di Marina, con il massimo grado al termine della carriera. Negli anni tra il 1935 e il 1941 era imbarcato con ruolo di comando – non so con precisione se fosse Capitano di Fregata o di Vascello. In una situazione di emergenza, del tutto analoga per patologia a quella del mio compagno di scuola, un suo marinaio accusa, lontano da ogni porto, i sintomi dell’appendicite. Via radio viene fatta la diagnosi, l’uomo operato con i mezzi dell’infermeria di bordo, e salvato dunque dalla prontezza e dal coraggio del mio caro avo, dalla radio e anche dalla perizia del centro e di chi lo assistette. In sostanza, da una buona organizzazione in cui ogni cosa funzionò a dovere, come invece non accadde trent’anni più tardi nel caso del mio povero amico.

Tra le riflessioni originate da questi ricordi e ragionamenti, si impone con fin troppo facile evidenza che la medicina centrata sull’Ospedale è stata in tempi recenti gravemente fallimentare. Non fraintendiamo questo giudizio: l’Ospedale deve restare sia come presidio che come centro di formazione e di confronto tra medici e discipline mediche. Tuttavia abbiamo in mano reti e strumenti di potenza enorme, che potrebbero risolvere molte delle attuali problematiche: cosa aspettiamo ad usarli al meglio? Manca forse in questo paese la managerialità? Ne abbiamo vista poca in questo 2020, che ricorderemo come terribile per impreparazione e conflittualità.

Links:

http://www.cirmtmas.it/?fbclid=IwAR0L77UrSJf5WZgXr-JSQ_Ma1CutoigbcuF_rmQ37ezkL2Ch4epkXFt9Xd0

https://www.pphc.it/telemedicina-in-italia-non-e-mai-partita-davvero-e-oggi-il-covid-19-svela-la-debolezza-del-nostro-paese/

https://www.digital4.biz/executive/digital-transformation/telemedicina-che-cosa-e-definizione-tecnologie-adozione-in-italia/

https://salutedigitale.blog/

https://www.youtube.com/watch?v=bi9nkOzZeI0& feature=youtu.be

Martedì 10 novembre 2020

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