Jung e Sabina

Strana-mente

«Strana-mente». Psicologia, vita, racconti e dintorni. Paola Guaini ci porta alla scoperta della psicologia nella sua esperienza nel quotidiano, della vita nelle sue varie sfaccettature, idiosincrasie e imprevisti, racconti sparsi, con poesie e riflessioni ad accompagnare il tutto.

Paola Guaini

Paola Guaini
Sono nata nell'agosto dell'83 in un piccolo paese della provincia di Brescia. Ho avuto un'infanzia difficile ma non mi lamento. Ho volto a mio favore guai e disguidi e sono riuscita, fino ad ora, a fare quello che volevo della mia vita.
Mi sono laureata nell’ottobre 2010 in Psicologia clinico-dinamica presso l’Università degli Studi di Padova e dal 6 dicembre 2013 svolgo la professione di Psicologa. Cerco sempre di trarre qualche insegnamento da ogni giornata e di diventare, passo passo, sempre più consapevole di me stessa e in armonia con ciò che mi circonda.

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Strana-mente

Feb 4

Jung e Sabina

Un sentimento contrastato tra storia e psicoanalisi

di Paola Guaini

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Avete mai sentito parlare dei sottili fili rossi della vita? Quelle trame gigantesche che si intrecciano tra una persona e un’altra, si sciolgono, fanno dei giri pazzeschi poi alla fine ritornano… Jung e la signorina Sabina Spielrein hanno incrociato i loro rispettivi fili tra le due guerre e tra le persecuzioni e le censure prima dell’Europa poi della Russia degli anni ’40.
Il dottor Jung non dimenticherà mai Sabina, per tutta la sua vita, paziente prima, amante poi e in seguito Psicoanalista lei stessa. Storia controversa e tormentata quella di queste due persone comuni “fuori dal comune” fatta di passione, emozioni, simmetrie, intuizioni, ambivalenze e crescita personale, ma seppur in mezzo alla bufera tra le mille perplessità di suo Padre elettivo: Freud e le disperazioni della moglie Emma, Sabina e Jung sono sempre stati legati oltre le convenzioni, insieme anche se divisi, consci dell’amore al quale hanno dovuto rinunciare per non farsi divorare e soccombere.
La storia completa, cara donna, uomo, giovane, anziano o meno che mi stai leggendo la troverai nella letteratura sul caso ma quello che voglio portare alla luce è l’estrema umanità, debolezza, fragilità e indissolubilità di un rapporto tra due grandi della storia, materia di sogni, ricorrenze, sincronicità, addii e per sempre.
Jung faceva molti sogni ricorrenti nel tempo in cui aveva in cura Sabina all’Ospedale Psichiatrico di Zurigo.
Una notte si alzò sudato e in preda al panico: “La paziente russa, è fuggita!”.
La moglie tra il dormiveglia gli rispose: “Torna a letto Carl era solo un sogno!”.
Jung sapeva bene che nulla succedeva per caso e i sogni potevano disvelare mondi inesplorati e portare alla coscienza intuizioni sopite.
Si recò all’istituto e al posto di Sabina dormiente nella sua stanza trovò delle coperte sotto il letto che viste da lontano potevano sembrare la figura di una persona.
Andò dritto trapelante fuori, verso il pozzo del parco adiacente all’ospedale e proprio lì vi trovò la sua piccola paziente russa, spaventata e rannicchiata che cantava flebilmente la sua canzone preferita “Tu balalaika”. 
La prese in braccio, la strinse a sé e la riportò nel suo letto.
I sogni di Jung su Sabina non finiscono.
Finita l’analisi e interrotta la storia con Jung, Sabina torna in Russia con l’ormai marito Pavel e le due bambine. Sabina si era sposata perché come affermava sempre: “Voglio vivere d’amore”.
Dopo la laurea in Medicina e una specializzazione in Psicoanalisi aprì un asilo bianco a Mosca, dove fondò un nuovo metodo di insegnamento per i bambini basato su nuove concezioni e frantumazione di tabù quali: l’insegnamento della vita vera ai bambini, l’empatia, le nuove teorie sulla sessualità e nuovi metodi di educazione!”. Lenin sembrava aver dato speranza alla Russia del tempo, ma con l’ascesa di Stalin e le macerie della Guerra civile Russa, la censura, la tirannia e le idee contrarie al partito vennero soppiantate. 
Milizie fedeli al regime entrarono all’Asilo bianco impedendo a Sabina di rigettare le sue teorie e le sue convinzioni firmando un impegno di fiducia al regime. Sabina si rifiutò categoricamente dicendo che avrebbero pure potuto ucciderla, lei sarebbe stata sempre fedele a se stessa.
A quel punto, l’asilo venne distrutto, mobili soverchiati, accanto a bambini spauriti e disorientati.
Pochi giorni più tardi, Sabina venne condotta a forza insieme ad altri dissidenti nella Chiesa di Rostov insieme alla figlia Renè e lì si assistette ad un grande omicidio di massa.
Jung, nello stesso istante ebbe in sogno la consapevolezza che Sabina era morta e recandosi sul terrazzo di casa guardò con sgomento l’orizzonte notturno.
Le idee di Jung e di Sabina, figura femminile sottovalutata dalla storia e dagli storici stessi non sono morte e sono fonte di ispirazione per molti curiosi, appassionati, professionisti e non.
L’anima di queste due Esseri umani è stata più forte della morte.

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