Il valore del credere per l'Io e la società

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Il valore del credere per l'Io e la società

Il fatto di credere è legato all'avere fiducia e allo sperare

di Gianluca Valpondi

Il Crocifisso risorto, san Damiano
Il Crocifisso risorto, san Damiano

Gesù mi ha salvato la vita e ogni santo giorno devo alzarmi e scegliere se credere o impazzire. E credo che ciò, in fondo, sia al fondo di ogni vita. Perché fiducia e speranza sono al fondo di ogni vita e nessuno può fidarsi e sperare se non ha almeno un briciolo di fede. Non ci sono molte alternative a questo, anzi non ce n’è proprio! Se non quella di smettere di vivere e cominciare a lasciarsi vivere, espropriati. Dal potere di questo mondo, fino all’esaurimento e oltre. L’esproprio della fede invece è tutt’altra cosa, è l’opposto, è il trovare una compagnia dove poter essere pienamente se stessi contro ogni potere alieno che vorrebbe soggiogarci, sfruttarci, stuprarci, morirci eternamente. Credere in Gesù significa credere alla possibilità dell’amore e dunque della gioia, della pace, della giustizia... e di tutte le cose belle della vita. Perché in Gesù tutte le cose per cui vale la pena di vivere sono presenti e reali, cioè incarnate, nella sua vita terrena e poi nel prosieguo della sua vita risorta, nel mistero dei sacramenti, nel matrimonio, nell’eucarestia, nella riconciliazione, nella preghiera, nei miracoli, nella sacra scrittura, nella tradizione, nella comunità, nel misterioso agire della grazia e dello spirito di Gesù nel cuore e nell’anima e nella mente dei non credenti e dei diversamente credenti. Credi di non credere? Sai di non credere? Intanto credi. Sai o credi di sapere. Affermi il tuo Io, affermi di esserci, credi o sai di esserci. Che differenza c’è tra credere e sapere? Sono sicuro di sapere o credo di esserne sicuro? La disgregazione dell’Io è a un passo da ciascuno di noi. E così per la società, la società degli Io, dei nostri Io associati. Senza la fiducia crolla tutto. Fiducia, e dunque fede, che esistano il bello, il vero, il buono, il giusto, non solo come idee astratte e iperuraniche ma come realtà concrete, toccabili, fruibili, agibili, vivibili, attingibili. Attingibili dove, se non nel Crocifisso risorto? E anche ogni possibile negazione del bene non è forse negazione del Crocifisso risorto, cioè di ogni possibilità di bene al di là di ogni male?

Venerdì 7 agosto 2020

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