Il caso della commissione d'inchiesta regionale su Bibbiano Servizi Sociali

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Le diagnosi di sergio bevilacqua

Il caso della commissione d'inchiesta
regionale su Bibbiano Servizi Sociali

Nuova analisi approfondita della critica situazione che si va delineando

di Sergio Bevilacqua

Sergio Bevilacqua
Sergio Bevilacqua

COMUNICATO DEL CAPOGRUPPO D'OPPOSIZIONE BEVILACQUA.
3 agosto 2019 CONTROLLOPOLI - DEMOCRAZIA E PARTITI: IL CASO DELLA COMMISSIONE D'INCHIESTA REGIONALE SU -BIBBIANO SS- (che non è ShutzStaffeln, ma Servizi Sociali).

È semplicissimo: 1. la magistratura non può surrogare a posteriori, giudiziariamente, il CONTROLLO affidato agli amministratori locali dalla Legge: quando Carletti (e Burani delegante) si fida (chissà perchè?) del dirigente che dovrebbe controllare, e questo combina guai, la magistratura interviene e lo Stato spende soldi, come MINIMO lo stesso Carletti dovrebbe dimettersi, ammettendo la propria incompetenza, come in sostanza ha già fatto, ed essere costretto a pagare le spese giudiziarie conseguenza della sua (loro, con Burani) inadempienza. Magari con il TFR accantonato (nonostante la nostra preveggente, ferma opposizione) dal neo assessore agli SS Unione Bedogni nonché sindaco successore di Burani a Cavriago il giorno prima che SI SAPESSE (noi, ma loro?) che lo stesso Burani era indagato giustamente come Carletti.
2. Il diavolo farebbe le pentole ma non i coperchi. Mica vero, nel caso SS Bibbiano: la commissione d'inchiesta regionale esclude l' opposizione del centrodestra, e così, fatta la pentola, cerca pure di produrre il coperchio.
3. SS Bibbiano/Val d'Enza è evidentemente forse un caso di enorme mostruosità umana (quanto, cari giudici, a Voi stabilirlo!) e di certo amministrativa (caro Popolo, a noi!) di una truffaldina visione di politica vecchia e sporca, bugiarda e prepotente di valori, terrorizzata dalla vera democrazia e deviata nella mente strategica e nei valori.

PERCHÈ?

Popolo-Partito Unico-Stato è un modello superato di potere del popolo (democrazia), descritto e realizzato da Lenin (vedi simbolo in piazza a Cavriago, Val d'Enza) e dal Socialismo Reale, ove il Partito Unico era tale perché, marxianamente, usciva da una RIVOLUZIONE ove le differenze (supposte dannose) tra le classi venivano eliminate con le persone che le portavano con sé (tentativo abortito anche in Italia dopo l'8 settembre 1943).
Da ciò nasceva un modello non più, di necessità, pluralistico che assumeva il nome di Dittatura del Proletariato (ma, mutatis mutandis, abbiamo conosciuto anche altre dittature analoghe in logica - ma non in politica) che avveniva quindi istituzionalmente, cioè contro nessuno, in quanto con la rivoluzione le altre classi sociali erano state eliminate.
La nostra democrazia risponde ora a un modello storicamente e filosoficamente diverso, PLURALISTICO.
Per cui, i partiti, che sono diversi e rappresentano le nuove -classi-, non necessariamente economiche, come spiegano i francofortesi, archiviando Marx, devono agire per conto del Popolo, rispettando le regole del pluralismo.
Democrazia è pluralismo, oggi.
E il partito deve essere un soggetto politico con precise connotazioni nell'architettura socio-istituzionale moderna: non fa impresa, non impone ma rappresenta, non invade spazi stabili nelle istituzioni, dunque non ha un rapporto biunivoco con lo Stato, non crea lobby economiche o burocratiche, ha la capacità di selezionare personale di Alto Management per le Pubbliche amministrazioni, ha visione sistemica nella socio-economia, nell'ecologia, ha capacità di TRADUZIONE (attenzione all'ipertrofia giurisprudenziale: non confondiamo il dito con la luna!) giuridica (leggi, regolamenti,...) dei principi sostanziali di funzionamento della Cosa Pubblica (sic!), ecc...
Il tutto, con un solo, vero unico scopo: il bene del Popolo.
MA SE l'astuzia dei ladri di polli vuole che ciò non possa esistere (E CIÒ È FALSO, basterebbe ormai un moderato partitismo all'europea), allora non schierarsi coi devianti è d'obbligo, ma rinunciare è da fessi.
Ognuno può avere un suo partito (senza virgolette, le virgolette andrebbero agli altri...), onesto e chiaro, un partito anche senza tessere, se non quelle del mosaico di un'intelligenza UTILE AL POPOLO.
Come non può altro che essere oggi, terzo millennio, Europa, Mondo, Italia.

Occorre tornare alla VERA Politica, quella che gli -altri- (che purtroppo non sono solo i nemici di parte!) hanno abbandonato, trasformandola in semplice Opportunistica e Lobbistica (di più o meno alto profilo).
Nelle complesse Democrazie moderne, il Popolo non ha strumenti correnti per capire il complicato mondo socio-istituzionale, ma alla lunga qualcosa sì, e ogni tanto si sveglia perchè i lobby-opportunisti passano il segno. Fino al prossimo sonno, che induce altri lobby-opportunisti a buggerarlo. Ma questo abbiamo (e, credo ancora, per fortuna).
La gente vuole chiarezza, affidabilità e oggi ormai nelle scelte locali anche competenza (che è necessaria a prescindere, per buon senso e per legge).
E, cari amici - sinceri, che è condizione possibile! - VERO spirito di Popolo. La guida democratico-pluralistica dello Stato, delle Amministrazioni pubbliche, è un mestiere difficile, perché NON si gioca sulle -buche per terra-, ma sulla gestione delle -macchine- burocratiche: mestiere che NON s'improvvisa e NON s'impara dai propri errori, perché NON SONO AMMESSI, trattandosi di risorse del Popolo, come ad esempio s'illude ancora forse la retorica grillina.
Qui (e anche a fare i nostri interessi, consapevoli del mondo intorno) noi dobbiamo crescere e, come feci io negli anni 80/90, imparare da sistemi democratici più evoluti e funzionanti nel mondo, comprendendone le caratteristiche speciali relative a ciascun Popolo e adottando le nostre.
E, non dimentichiamo che oggi, con consapevolezza e senza illusioni, i politici e gli amministratori locali (anche quelli degli Stati, ormai) sono sostanzialmente TRIBUNI DEL POPOLO.
E dovrebbero essere -lapidati- se lo tradiscono.

Domenica 4 agosto 2019

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