Ego ergo sum, scribo ergo sum... La morte della relazione, quando si scrive

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Ego ergo sum, scribo ergo sum...
La morte della relazione, quando si scrive

A ben guardare, in ognuno di noi, che sia intenzionato ad indirizzare i propri scritti verso potenziali lettori, in maniera più o meno consistente, più o meno consapevole, o totalmente inconsapevole può esservi voglia di occupare tutta la scena...

di Antonio Rossello

Ego
Ego

Poco conosciuta, merita di essere riscoperta, Esther Hillesum, detta Etty, una scrittrice olandese ebrea vittima dell'Olocausto, scriveva: «In fondo, il nostro unico dovere morale è quello di dissodare in noi stessi vaste aree di tranquillità, di sempre maggior tranquillità, fintanto che si sia in grado d’irraggiarla anche sugli altri. E più c’è pace nelle persone, più pace ci sarà in questo mondo agitato» (Diario, 29 settembre 1942, p. 778), nell’ora in cui ci si avvede che nella vita non basta essere un abile politico o un autore di talento: la vita richiede tutt’altre cose nella miseria estrema. 

Ecco un grande esempio di parole da leggere, su cui riflettere. Coltivare nel proprio nucleo interiore…

Dietro la maschera deve battere il cuore di una comunicazione efficace ed autentica, il cui fine sia incontrare l’ascolto delle persone, le cui esigenze sono la base da cui si deve partire per costruire messaggi adeguati e capaci di dare risposte concrete. Oggi, più che mai, la scrittura è relazione. 

Il lettori provano invece indifferenza e talora risentimento nei confronti degli autori che usano i propri testi come scusa per dimostrare che sono i più bravi, e che sembrano dispensare verità indiscutibili per sentirsi speciali e importanti. 

Ego ergo sum, scribo ergo sum. Ad ogni modo, l’Ego sviluppato nei grandi autori e creativi di ogni epoca, se puo esser giustificato dal talento, può esserlo altrettanto dalla tendenza a considerare il proprio modo di essere, di sentire e di giudicare come l’unico possibile e valido in assoluto? 

Costoro potrebbero anche essere figure interessanti, se non scrivessero per occupare all’istante ogni spazio da scrivere di visibilità. Quando scrivono, e scrivono sempre, tutto ciò che non sono loro, ossia non hanno scritto loro, esiste solo in loro funzione. Diventa loro o non vale niente. È come un regime totalitario. 

Ciascuno di noi ne conosce o ne ha conosciuto uno. Uno, lo conoscono tutti, su giornali, riviste o libri tradizionali, a cui blog, testate online e social network si sono aggiunti come moderna versione digitale. 

Rappresentano la morte della relazione, quando si scrive. Molto forte e vero come messaggio, mi porta a ribadire una ulteriore riflessione, valida per chiunque scriva, riprendendo la constatazione che troppo spesso tendiamo a guardare molto al di fuori di noi stessi e poco dentro... 

A ben guardare, credo che in ognuno di noi, che sia intenzionato ad indirizzare i propri scritti verso potenziali lettori, in maniera più o meno consistente, più o meno consapevole, o totalmente inconsapevole ci sia una parte che vorrebbe occupare tutta la scena... 

È una questione di bisogni di accettazione o di riconoscimento, e di livello di soddisfazione nell' esperienza di vita di ciascuno, a partire da quella relativa alla famiglia d'origine. 

Evidentemente perché tutto ciò sia una questione normale, ci vogliono persone normali che sappiano riconoscere i propri limiti e non vogliano ostentare l’atteggiamento di chi:«Ai funerali vuol essere il morto, ai matrimoni la sposa», come menzionò Leo Longanesi, uno che conosceva bene il mondo della scrittura.

Ringrazio Annalisa della Chat Whatsapp «Think Thank» per alcuni spunti che mi ha fornito.

Mercoledì 20 ottobre 2021

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