Ancora questioni pontificie... Un'analisi che comporterà riflessioni

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IL Punto di vista di FERNANDO da LISBONA

Ancora questioni pontificie...
Un'analisi che comporterà riflessioni

Mi inserisco sulla scia dei non pochi contributi inerenti il mondo cattolico che Reteluna pubblica. Il mio intento non è quello di alimentare sterili polemiche con altri autori. Vorrei solo fare emergere nuovi punti di vista e stimolare il dibattito

di Fernando da Lisbona

Questioni pontificie...
Questioni pontificie...

Basta tacere! Gridate con centomila lingue. Vedo che, per lo tacere, lo mondo è guasto, la Sposa di Cristo è impallidita (Santa Caterina da Siena)

Papa Francesco, eletto invalidamente (II parte)

Per l'intervento odierno mi sono informato dal libro Non è Francesco (2014) del sempre documentato Antonio Socci, il saggista che suscitando l'ilarità di quasi tutti i vaticanisti aveva in tempi non sospetti previsto le dimissioni di Papa Benedetto XVI.

Per fede e affidabilità, quanto Socci sia tenuto in considerazione dagli stessi ambienti vaticani lo dimostrò persino la lettera, invero ben povera d'interessanti contenuti, che lo stesso Bergoglio gli indirizzò dopo la pubblicazione di un altro suo volume del 2016 (La Profezia Finale).

Il resoconto dell'intellettuale senese si poggia sulla primaria fonte rappresentata dal libro assolutamente pro-bergogliano Francesco. Vita e rivoluzione dell'affidabile giornalista argentina Elisabetta Piqué, collaboratrice della Cnn, da anni amica di Bergoglio; libro che ha ricevuto sincere lodi dal vaticanista forse più vicino a Papa Francesco, Andrea Tornielli, nonché pubblicità, con tanto d'interviste e congratulazioni, da parte dell'Osservatore Romano e di Radio Vaticana. Attenti osservatori (anche giornalisti della Santa Sede) lasciano addirittura supporre che varie informazioni sul conclave siano state passate alla Piqué da Bergoglio stesso; ricordiamo ad esempio che nessun cardinale può, sotto pena di peccato alquanto grave, riferire quanto è successo al conclave, ma il nuovo pontefice ha ovviamente il potere d'esentarsi da obblighi di tal genere. Inoltre, ad un anno dal conclave, la ricostruzione della Piqué venne persino confermata, secondo un articolo apparso sul Corriere della Sera (9 marzo 2014), da varie fonti vaticane.

Pare dunque assai arduo, persino demenziale brandire quel volume o questo articolo come scaturiti da fonti antibergogliane.

Al contrario di quanto inizialmente si riteneva, dopo qualche tempo si seppe che nel conclave del 2013 Bergoglio venne eletto Papa non alla quarta, bensì alla quinta elezione giornaliera.

Alla quarta elezione infatti, in quel pomeriggio del 13 marzo, il cardinale responsabile della conta dei foglietti elettorali ne registrò la presenza di 116, anziché dei previsti 115; con ogni probabilità, afferma sicura la Piqué nel suo libro, un porporato non s'accorse che un foglietto bianco era rimasto attaccato al foglio che aveva appena compilato con il nome del suo prescelto e immesso nell'urna.

Senza verificare chi fosse stato votato dall'assemblea, tutte le schede vennero bruciate e si procedette alla successiva elezione, quella appunto che elesse il religioso argentino.

Sicuramente in buona fede, i cardinali responsabili errarono però nell'interpretare la Costituzione Apostolica Universi Dominici Gregis (1996) di Papa Giovanni Paolo II, la quale regola in modo VINCOLANTE l'elezione del pontefice. 

Prima di proseguire invito ogni lettore a considerare come l'infrazione di regole anche, a prima vista, non così determinanti possa provocare conseguenze alquanto deleterie o persino disastrose nel proprio lavoro, nello sport preferito, nelle relazioni con la propria banca, nel voto scolastico dei figli, nel traffico automobilistico, nella vita privata ecc.

Possiamo dunque consentire che i fedeli cattolici pretendino che le direttive VINCOLANTI della Chiesa cattolica siano seriamente rispettate dai cardinali cattolici nell'elezione del Papa (evidentemente) cattolico? A me questo non pare né integralismo né fanatismo, ma semplice buon senso, tanto più che ogni regola è stata scritta per prevenire problematiche di non poco conto. 

L'articolo 68 della Costituzione afferma che: se il numero delle schede (durante la conta) non corrisponde al numero degli elettori, bisogna bruciarle tutte e procedere subito ad una seconda votazione.

Pare dunque che ogni dinamica si sia svolta regolarmente, se non fosse che l'articolo 69, più nello specifico, affronta il nostro caso, quello delle due schede rimaste attaccate fra loro: Qualora nello spoglio dei voti gli Scrutatori trovassero due schede piegate in modo da sembrare compilate da un solo elettore, se esse portano lo stesso nome vanno conteggiate per un solo voto, se invece portano due nomi diversi, nessuno dei due voti sarà valido; tuttavia, in nessuno dei due casi viene annullata la votazione (ovviamente logica e buon senso non possono che confermare come, a maggior ragione, la votazione non debba essere annullata nemmeno se si trovasse con quelle modalità una scheda bianca). 

L'articolo 68 si riferisce alla conta mentre il 69 allo spoglio, e il problema delle due schede attaccate (una con il nome e l'altra bianca) si è manifestato proprio durante la conta. Dunque pare che sia stato giustamente applicato l'articolo relativo.

No invece, le regole non sono state rispettate.

I due articoli assumono come criterio di giudizio non il -quando -ma il - come - si è trovata la scheda in più. Se infatti assumessero il - quando - - se cioè automaticamente e letteralmente il 68 regolasse il conteggio e il 69 lo scrutinio – avremmo due articoli che danno due soluzioni opposte per il medesimo problema (una scheda in più).

Sarebbero dunque in totale contraddizione. Come se per un capriccio di Giovanni Paolo II s'ordinasse di non fare lo scrutinio all'art. 68 e di farlo all'art. 69. Senza ragioni.

Al contrario c'è una precisa logica nei due articoli: le loro indicazioni – apparentemente opposte – sono invece perfettamente complementari, razionali e giuste perché in essi non si dice che trovando la scheda in più durante il conteggio preventivo si annulla tutto e trovandola durante lo scrutinio si va avanti regolarmente. Nient'affatto.

Ciò che è dirimente, per la Costituzione Apostolica, non è il momento in cui si scopre la scheda in più, ma -come - la si trova; è determinante sapere se si sono trovate - due schede piegate in modo da sembrare compilate da un solo elettore - (art. 69), oppure se tutte le schede sono separate e non è possibile ricondurre la scheda in più all'altra, e quindi a uno stesso cardinale (A. Socci, Non è Francesco, pag. 117-118).

 Ovviamente in quest'ultimo caso, regolato dall'art. 68, è giusto annullare la votazione, mentre nel precedente, quello accaduto il 13 marzo 2013, si deve procedere come ordinato dall'art. 69.

Nelle pagine successive l'autore senese espone come questi e altri articoli, ben lungi dal rappresentare dei semplici cavilli, sussistano per preservare l'elezione da problematiche e distorsioni di non trascurabile importanza. Ad esempio qualsiasi cardinale, con il facile stratagemma delle due schede attaccate, potrebbe bloccare il conclave a tempo indeterminato o sino a che non preveda che il medesimo s'indirizzi \ verso il candidato a lui gradito.

E non è finita; l'art. 63 della Costituzione prescrive che si debbano tenere quattro elezioni giornaliere al massimo, mentre quella che elesse Bergoglio fu la quinta. 

In realtà, come è stato ribadito in varie disquisizioni, non è sicuro che la quarta elezione (quella annullata per la doppia scheda) avesse proclamato Papa il cardinale argentino, così come non è sicuro che i risultati della prima elezione del giorno successivo (14 marzo) sarebbero stati uguali alla quinta del 13 marzo (quella che appunto elesse Bergoglio). In ogni caso, soprattutto e prima di tutto, bisogna tener presente che a capo della Chiesa cattolica c'è Gesù Cristo, colui che prende sul serio i pronunciamenti VINCOLANTI dei suoi vicari.

 Ascoltiamo dunque Giovanni Paolo II sempre nella Costituzione Apostolica Universi Dominici Gregis: Se l'elezione fosse avvenuta altrimenti da come è prescritto nella presente Costituzione o non fossero state osservate le condizioni qui stabilite, l'elezione è per ciò stesso nulla e invalida, senza che intervenga alcuna dichiarazione in proposito e, quindi, essa non conferisce alcun diritto alla persona eletta (art. 76).

 Non è possibile che il conclave abbia potuto modificare quelle norme, perché la medesima Costituzione afferma che esso non ha tale potere, nemmeno se i cardinali votassero all'unanimità (cfr. art. 54).

 Se, come indicato dalle fonti pro-bergogliane o addirittura bergogliane, proprio così si sono svolti i fatti, l'elezione di Bergoglio al soglio pontificio non è mai avvenuta; non è nemmeno un problema sanabile a posteriori perché non si può sanare ciò che non è mai esistito (A. Socci, Non è Francesco, pag. 111)

 Voglio però, per correttezza, manifestare un dubbio; in buona fede, la volontà della Costituzione Apostolica non è stata adempiuta, tuttavia il conclave ha rispettato alla lettera l'articolo 68, ha rispettato cioè le norme che regolavano le dinamiche che stavano accadendo in quel momento. Questo fatto non può essere trascurato.

D'altra parte bisogna rammentare la questione della quinta votazione giornaliera, vietata dalla medesima Costituzione. Altro fatto non trascurabile e che trova punti di vista diversi nell'analizzarlo.

Non si può dunque a cuor (e cervello) leggero affermare che Bergoglio non sia il vero Papa, così come non si può esser sicuri che, vedendo del fumo alzarsi da un bosco, vi ia in corso un vero e proprio incendio, e non magari una serie di barbecue.

In questo e nel precedente articolo ho solo testimoniato che quel fumo è alquanto denso, sorprendentemente diffuso e sale molto alto...

Nei prossimi articoli, avvicinandosi al fumo, si sentirà un caldo veramente asfissiante. Scriverò infatti dei molteplici pronunciamenti anti-cattolici di Papa (?) Francesco.

Evidenzierò come da una parte vi sia il Magistero della Chiesa e il Vangelo, dall'altra leazioni, le parole e gli scritti del religioso argentino; due fazioni inconciliabili insomma.

[questo articolo non esprime la linea del giornale]

Sabato 27 luglio 2019

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