le città estensi ferrara e modena fanno rivivere le magie del teatro barocco

Giovan Battista Lulli o Jean Baptiste de Lully?

Geniale “Le carnaval, masquerade royale"

Nello spettacolo di Ferrara e Modena le note colpivano, sul palcoscenico, una grande specchiera inclinata, che riproduceva ciò che corpi umani professionali attuavano per terra, configurando coreografie impossibili nell’aere

di Sergio Bevilacqua

Locandina Ferrara
Locandina Ferrara
Locandina dell'epoca
Locandina dell'epoca

Nel panorama bellico purtroppo destatosi con clamore ed esteso a troppe latitudini e longitudini terrestri, la serenità della musica di Lulli / Lully e delle altre sue arti, danza, teatro e… savoir faire, evocate dalla sua storia, presenta un angolo di piacere e pace che speriamo abbia presto ragione dentro di noi e nel mondo.

Jean Baptiste de Lully
Jean Baptiste de Lully

Se possiamo augurarcelo è anche grazie a un coraggioso e vincente evento impresariale, voluto dai teatri di Ferrara e Modena, “Le carnaval, masquerade royale”. Esso sposa a meraviglia musica e scenografia, ove danza ed equilibrismi professionali donano all’opera un tratto sorprendente e davvero glorioso, calcolando che il nostro orecchio non è più abituato alle belle note seicentesche, ove Lulli / Lully giganteggia.

Dal Palcoscenico di Ferrara
Dal Palcoscenico di Ferrara
Il direttore musicale Sardelli, fiorntino
Il direttore musicale Sardelli, fiorntino

Non ritengo un’obiezione il fatto che si sia aggiunto per la sola musica il Maggio di Firenze, dietro alla spinta artistica del direttore dell’Orchestra Mondo Antiquo, Federico Maria Sardelli. Il Maestro, infatti, si è talmente identificato con il pregevolissimo progetto da invitare presso la sua residenza fiorentina i giornalisti, e spiegare ciò che sarebbe accaduto nella città sempre medicea (e chi se li dimentica, i Medici?) il 7 marzo 2026, con lo spettacolo suddetto in forma di “semplice” concerto. E ha fatto bene, perché anche a Firenze, senza il miracolo scenografico dei palcoscenici di Ferrara e Modena fruito il 14 febbraio all’ombra del Castello e ribadito all’ombra del palazzo dell’Accademia militare già Palazzo Ducale (e chi se li dimentica, gli Estensi?), il concerto è stato un vero successo. Semplice concerto “al momento”, specifica il comunicato stampa dell’ineffabile, fiorentino Paolo Klun, anfitrione del più bel teatro moderno d’Italia e non solo, facendo pensare che a Firenze in futuro il bellissimo lavoro scenografico, tersicoreo ed equilibristico, ispirato dalle musiche di Lulli / Lully possa essere recuperato, magari in sede di cartellone, e non di evento spot quasi inatteso… Al di là del recupero delle evidenze (ad esempio, Giovanni Battista Lulli, prima della Francia, è stato per 14 anni quasi fiorentino, ma anche mezzo mugellese, e quindi ben pensato il suo rinnovato avvento gigliato), credo che l’establishment teatrale post-mediceo di Firenze abbia apprezzato la vincente, ripeto, operazione artistica degli emiliani post-estensi.

Come ssopra
Come ssopra
Come sopra
Come sopra

Davvero un grande trasporto la sera della Prima mondiale al Comunale di Ferrara. Che io sappia, e son sociologo, in tali occasioni ci si veste bene, al meglio, per rispetto allo sforzo artistico: ho contato invece sui quasi 1000 posti tutti pieni, forse 10 cravatte. Giusto? Sbagliato? Scusate la digressione, ma tutto fa spettacolo, e in particolare quando tira aria di 1600 e 1700… Cosa significa andare a teatro per una Prima mondiale, meritoria e assolutamente non ovvia, vestiti da ufficio o da tempo-libero-supermercato? Può significare “Per me la cultura è un fatto quotidiano” (raro ma presente), oppure “Vengo lo stesso a teatro ma direttamente dall’ufficio o dalla fabbrica… perché farò tardi” (eroismo ripagato da non-cura della persona), “L’apparenza non conta, conta la sostanza!” (atteggiamento intellettualistico), “il teatro è del popolo, non solo dei borghesi benvestiti” (atteggiamento retrò, che ogni tanto nasconde un poco di cialtroneria). Non credo che sia proprio necessario l’abito scuro, ma strutture come i nostri teatri sette-ottocenteschi da 800-2000 posti, in città di baby-boomers, da duecentomila abitanti a diversi milioni, non rappresentano già un’enclave ristretta e riservata, spesso irraggiungibile da tanti, anche solo per via del prezzo dei biglietti? E non è il caso quindi di ringraziare Dio, le istituzioni teatrali e le maestranze artistiche e operative con un dress-code adeguato? Gli addetti ai lavori ce l’hanno, soprattutto per rispetto, e quindi, perché il pubblico non deve, a sua volta, avercelo, come si faceva una volta?

Come sopra
Come sopra
Come sopra
Come sopra

In particolare, in un caso teatrale importante come quello del 14 febbraio. Non solo importante perché è stata giustamente e orgogliosamente chiamato “Prima mondiale”, ma anche perché il lavoro realizzato è stato clamoroso e geniale, concepito già eccellente dal direttore artistico del Teatro Abbado di Ferrara, Marcello Corvino. Le musiche del Seicento lulliano scivolavano con grazia sulla scena e poi, come in un rimbalzo, a colpire il pubblico, con la stessa grazia con cui colpirono a Versailles la corte del Re Sole, Luigi XIV, dove Giovan Battista aveva trovato il suo ambiente, adatto ai suoi suoni, ai suoi passi di danza, alle sue movenze artistiche e umane, e anche una vera naturalizzazione, una cittadinanza come Jean Baptiste de Lully. E dire che era partito dalla parte sbagliata, quella della cosiddetta Fronda, fronda proprio al grande Re Sole, poi costretta all'esilio. E lui, bello come il sole (non a caso...), invece va a Versailles mentre gli altri fuggono. Potenza dell'arte! E anche arte del savoir-faire.

Ma vediamo l'opera. Nello spettacolo di Ferrara e Modena, prima di tutto, le note colpivano, sul palcoscenico, una grande specchiera inclinata, che riproduceva ciò che corpi umani professionali attuavano per terra, configurando coreografie (bravi Pellisari e Porceddu!) impossibili nell’aere (ottima la compagnia NoGravity nell’esecuzione!). Straniante, spaesante, emozionante, contemporanea, ma anche perfettamente adeguata alle sonorità ricercate ed eleganti dell’italo-francese. Così, la originale ma filologica, stupendamente inattesa, messinscena del 14 febbraio al Comunale di Ferrara, ha colpito tutti, genitori e figli, musicofili e orecchianti, amanti del teatro e timidi neofiti.

Un “Bravo!” con erre moscia e accento sulla o, lulliano e sinceramente europeo, per gli impresari e gli artisti, con l’augurio di una tournée dello spettacolo, così estense e brillante, davvero mondiale e meritatissima!

Domenica 15 marzo 2026