al teatro celebrazioni di bologna e ora di nuovo in tournée
In “Venere nemica”, sembra che il maschio sia eluso, scartato, lasciato su uno sfondo talmente distante da scomparire, mentre Gianluca/Dru opera in dialettica speculare sul nuovo essere femminile, anticipandone lo strappo e confondendone la strategia
di Sergio Bevilacqua
Il teatro Celebrazioni di Bologna, bella realtà del robusto ed effervescente capoluogo emiliano, nell’ambito di un vigoroso cartellone di prosa, ha messo in scena un interessante lavoro di Gianluca Gori, in arte anche Drusilla Foer, che, a partire da un’ipotesi ironica affidata alla mitologia e giocando sul non detto, ci suona ben altre campane. “Venera nemica” è un’elegante messinscena, basata sulla bravura e la originalità di Drusilla Foer e della sua spalla (ma è poi così?) Elena Talenti.
Accanto a “Venere nemica” ora in tournée, già in giro per i teatri da qualche anno con successo di pubblico e di critica, dobbiamo a Gianluca Gori alcuni spettacoli teatrali di sorprendente freschezza e originalità, collegati a questo suo personaggio che non potrebbe esistere senza una vocazione personale, l’“en travesti” Drusilla Foer. Se fossi Gianluca, a questa prima affermazione (“…vocazione personale…”) mi si drizzerebbero i peli, anche se aboliti da accurata depilazione, ove ritenuto opportuno. Perché un’affermazione del genere apre a ogni tipo di commento, detto, accennato, sottinteso, solo pensato, proveniente da tutte le possibili stupidità e ignoranze umane che si misurano al giorno d’oggi a proposito delle problematiche “di genere”, come in un detestabile, volgare e sprovveduto cabaret. Cosa è e cosa non è, miti di donna e miti di uomo, bacchettonisimi di differenza sessuale, pretese ridicole di adesione a Marte o a Venere, lobbismo gay e antilobbismo gay, illusione biblica e opportunità morfologica, constatazione scientifica e ironia psicanalitica, e chi più ne ha più ne metta, tanto il vaso non sarà mai colmo…
Così, Drusilla Foer è un personaggio che reclama un diritto vero a un orgoglio apparentemente femminile, anche se proviene dal cromosoma Y. Per capire di cosa si tratti principalmente, consiglio l’esercizio yoga di concentrarsi qualche secondo su alcune foto di Drusilla, che allego a questo pezzo, e di lasciare che il cervello colleghi quelle immagini a qualsiasi altra o anche idea o contenuto. Che cosa scopriremo? Scopriremo un personaggio levigato e ben pensato, figlio di una motivazione precisa e di una visione inespressa filosoficamente, ma chiarissima semiologicamente: il dilagare del femminino al giorno d’oggi, al seguito di fattori assoluti di cambiamento nell’ambito della specie umana, con annessi colpi di coda pericolosissimi del maschile, sotto forme di violenza e guerre.
Con tutto l’immenso rispetto per il teatro, non credo si possa considerare l’esercizio artistico di Gianluca Gori, nato nel 1967, in arte anche Drusilla Foer, solo come un intrattenimento audiovisivo, seppur di alto livello e denso di contenuti culturali e socio-psicologici. In questi giorni, in cui impazza l’edizione 2026 del festival della canzone italiana a Sanremo, come non ricordare, a tema, come stiamo scrivendo, la performance della terza giornata del festival 2022, con Gori en travesti a sorprendere la platea italiana, con grande messe di ascolti. Gori/Foer comunicano, e fanno pensare…
Vediamo da dove viene questo evidente successo di Drusilla Foer, ancor’oggi grazie agli spettacoli teatrali. C’è, evidente, una pruderie sessuale che vede la trascendenza di genere come un segnale sessuale di tipo preda-cacciatore. Un uomo che adotta costumi femminili si sposta da cacciatore a preda, ma solo per quei soggetti che non riescono a resistere a primitive pulsioni erotico-edonistiche e che confondono il progetto della bellezza fisica con quello della seduzione.
Semplice errore? Purtroppo no, l’equazione è molto più complessa. Se è vero che la donna cura con attenzione e dedizione di tempo e risorse la propria bellezza, è anche vero che non tutte le donne sono in grado di riconoscere nello specchio (“Specchio, specchio delle mie brame, chi è la più bella del reame?”) il risultato raggiunto, e cercano giudici con relative evidenze valutative. Poi ci sono anche quelle che si fanno belle per principali scopi seduttivi, ben sapendo che il maschio umano si lascia attrarre da fattori sensoriali ed empirici, e così abbassa la guardia sulla protezione della proprietà di elementi di piacere e benessere in sua disponibilità. Dovremmo chiedere lumi a Tiresia che però, poveretto, non ha vissuto una vita proprio tranquilla…
Il personaggio di Drusilla Foer sa tutto questo e, pur dichiaratamente soddisfatto della sua dimensione di bellezza in rapporto all’età, accenna a quella dialettica da un piedestallo di nobiltà e di superiore classe, senza misconoscere peraltro il normale istinto femminile per l’uomo. Così, ad esempio, nel brano “Io ne voglio ancora” ( https://youtu.be/G7zZeZlqwsY ), chiaramente allusivo, si verifica un disvelamento, che rimane anche la chiave drammaturgica della composizione tra Drusilla e la nuora in “Venere nemica”: la scelta del duetto con la bad-girl Asia Argento che sorride a Drusilla tra il complice e il prendingiro, la quale risponde esattamente tra il complice e chi sa di essere presa in giro, e dà a tutto ciò il senso dell’intrattenimento del pubblico, con fare sornione e ironico…
Non solo in “Venere nemica”, sembra che il maschio sia eluso, scartato, lasciato su uno sfondo talmente distante da scomparire, mentre Gianluca/Dru opera in dialettica speculare sul nuovo essere femminile, anticipandone lo strappo e confondendone la strategia. Siamo di certo davanti a un profilo di composizione M/F decisamente elevato e moderno, che richiama la donna alla sua onestà e alla purezza della gigantesca dimensione umana acquisita in questo Terzo Millennio agli albori. Drusilla di Gori è il grido di dolore del maschio d’Homo Sapiens che, rendendosi conto di essere in via di estinzione, a causa di una vertiginosa perdita di senso biologico e sociale, si rifugia nella mimesi col femminino, ottenendo effetti di rallentamento del processo di esclusione e forse anche nuovi equilibri per la sua superata genealogia e filogenesi dell’umano. Poco rincuora gli amanti della filogenesi tradizionale, col loro gusto antiquario, il fatto che in altre epoche (per tutte il Settecento di Casanova, in mostra e oggi finissage alla Fondazione Cini di Venezia) il maschio umano curasse la sua apparenza con espedienti estetici poi rimasti appannaggio del solo femminile: ciò che accade ora è definitivo e terminale, e il personaggio filosofico di Drusilla Foer deve fare riflettere. Lì sta il segreto del suo successo: nessun LGBTQI ecc. ecc. , ma la presa di coscienza della rivoluzione copernicana dell’identità sessuale della Umanità. Direbbe, la psicanalisi migliore, “scivolamento del senso sessuale dalla significazione del fallo a quella dello specchio”.
Tutto ciò che ho visto e che conosco del lavoro di Gianluca Gori e Drusilla Foer, la sua qualità drammaturgica e il suo successo limpido sono dovuti a questa stringente e vincente interpretazione. Non credo che mi stupirò, in futuro, di qualche ulteriore variazione sul tema: la mappa da ridisegnare è gigantesca, e solo la pigrizia e l’esigenza di riposo possono ostacolare i mille sviluppi da divulgare, per fare sì che l’umanità si svegli e capisca… Infatti, se Venere è, apotropaicamente beninteso, “nemica” in Foer/Gori, per Marte è già suonato il “De profundis”, a cavallo del salmo 130 della Bibbia e della lettera di Oscar Wilde a Bosie, con le parossistiche e pericolosissime, conseguenti reazioni.
Domenica 1 marzo 2026