teoria della felicità

Siate santi! L'esortazione di papa Francesco

Nella sua esortazione apostolica sulla santità, il Santo Padre ci indica la via della felicità piena

di Gianluca Valpondi

Papa Francesco
Papa Francesco

Leggendo in un post facebook di Mario Adinolfi i numeri da “bollettino di guerra” del disagio giovanile in Italia, anch’io, come Mario, notavo il contrasto stridente tra i contenuti della recente esortazione apostolica Gaudete et exsultate e il desolante panorama della giovanissima Italia. Eppure proprio lì, nell’appello del Santo Padre Francesco alla santità, sta la soluzione radicale al radicale disagio giovanile che si manifesta in comportamenti devianti. Devianti, appunto, da cosa? Dalla felicità, cioè dalla santità, perché una cosa che ho avuto la grazia di capire fin da giovanissimo, poi dimenticandomelo più e più volte, è che le persone più felici al mondo sono i santi. E se i genitori accogliessero l’appello alla santità che la Chiesa da 2000 anni fa risuonare per il mondo, difficilmente i figli scoprirebbero in loro, più o meno, presto o tardi, degli impostori, che predicano bene e razzolano male, o predicano male e razzolano peggio, o non predicano affatto e non sanno neanche più dove razzolare. Cosa buona, peraltro, dico, il rendersi conto dell’impostura, perché l’alternativa è seguire il più o meno tristo esempio.

Rinnovo allora l’appello del Papa, facendomi eco delle parole della Gospa: “il Cielo è la meta a cui dovete tendere”. Tanto, prima o poi, si va lì. O all’Inferno: tertium non datur. Dire, caro Mario, a parole o con la propria vita, al proprio figlio “cerca almeno di finire in Purgatorio” può voler dire “cerca almeno di salvarti l’anima”. E va bene, molto bene. Ma forse non è un po^ anche un pericoloso puntare al ribasso? Per raggiungere lo 0,66% alle politiche col Popolo della Famiglia non bisognava puntare almeno al 3%, al Paradiso, appunto? La croce di Cristo ci ha aperto le porte del Paradiso: saremmo così ingrati, e vili, da puntare appena al Purgatorio? Ma forse la tua, caro Mario, è “solo” umiltà; ammirevole, pure. Ma potrebbe, penso, essere un’umiltà più felice: “tacere, adorare, godere”, diceva il Rosmini; “gaudete et exsultate”, ci invita papa Francesco. La ricetta della santità? Voler davvero, intensamente, essere felici. La ricetta della vera autorevolezza, verso i figli e verso tutti? La santità. E, come diceva madre Teresa di Calcutta, il primo passo per diventare santi è volerlo essere; con estrema naturalezza, anche mia madre me lo testimoniava: “certo che voglio essere santa”. Il che equivale a dire quanto ci ripete sempre simpaticamente e veracemente il nostro caro direttore di Radio Maria, p. Livio Fanzaga: “... a Dio chiedo solo di andare direttamente in Paradiso, senza passare dal Purgatorio”. Conviene farselo quaggiù, il Purgatorio, anelando al Paradiso, di cui già possiamo vivere le primizie, avendone la caparra, lo Spirito Santo. Se poi Dio chiamerà qualcuno alla scorciatoia del martirio, rendiamo grazie a Dio!

Insomma, la soluzione allo squallore di Halloween, a cui Adinolfi accenna nel suo stimolante articolo, non viene dopo Halloween, ma al posto di Halloween (anche liturgicamente): è il “metodo preventivo” di don Bosco, quella sana “complicità” nel cammino di santità. Viviamo tutti sull’orlo dell’abisso. Prenderne coscienza significa vivere grati che quell’abisso è un abisso di amore. Oscuro, a volte, perché c’è troppa luce. Pauroso, a volte, perché la mente vacilla e il Nemico suggestiona per spegnere speranza e gioia di vivere. Il cristianesimo è, fondamentalmente, gioia. Con la Gaudete et exsultate papa Francesco ci ha regalato un capolavoro: lasciamoci affascinare! Sono parole di Cielo per la terra, per riempire di Cielo la terra, per aprire la terra al Cielo, per l’abbraccio e l’amplesso tra Cielo e terra! Parole soavi, parole di fuoco - il “mormorio di un vento leggero” più potente del tuono – per uomini audaci nel bene, per avventurieri dell’esistenza (cf.F.Hadjadj), per chi vince ogni paura per un amore più grande, più grande! Gaudete et exsultate! Sfavillate di gioia indicibile, mentre ottenete il premio delle vostre fatiche: il centuplo quaggiù e la vita eterna, che già sempre comincia. Ma lo si veda nei nostri sguardi, nelle nostre redente e ridenti vite, e trascineremo le montagne, trasformeremo il lamento in danza, una pioggia di grazie ci regalerà, finalmente, un tempo di pace. Ma - risuona il grido di don Oreste Benzi - “siate santi”! Rompiamo ogni indugio, e accogliamo l’invito di Colui che ci chiama a partecipare alla sorte dei santi nella luce! Il vicario di Cristo ci mostra Cristo, al vivo. Seguiamolo!

Domenica 4 novembre 2018