Il fallimento della Cooperazione Europea nell’Africa Orientale

Frammenti Africani

Frammenti Africani è un resoconto giornalistico di tematiche complesse del Continente Africano, futuro epicentro economico mondiale, dove coesistono potenze economiche e militari, crescita economica a due cifre, guerre, colpi di stato, masse di giovani disoccupati e una borghesia in piena crescita.
Un mosaico di situazioni contraddittorie documentate da testimonianze di prima mano e accuratamente analizzate per offrire un'informazione approfondita sulla politica, economia e scoperte scientifiche di un mondo in evoluzione pieno di paradossi.

Fulvio Beltrami

Fulvio Beltrami
Originario del Nord Italia, sposato con un'africana, da dieci anni vivo in Africa, prima a Nairobi ora a Kampala. Ho lavorato nell’ambito degli aiuti umanitari in vari paesi dell'Africa e dell'Asia.
Da qualche anno ho deciso di condividere la mia conoscenza della Regione dei Grandi Laghi (Uganda, Rwanda, Kenya, Tanzania, Burundi, ed Est del Congo RDC) scrivendo articoli sulla regione pubblicati in vari siti web di informazione, come Dillinger, FaiNotizia, African Voices. Dal 2007 ho iniziato la mia carriera professionale come reporter per l’Africa Orientale e Occidentale per L’Indro.
Le fonti delle notizie sono accuratamente scelte tra i mass media regionali, fonti dirette e testimonianze. Un'accurata ricerca dei contesti storici, culturali, sociali e politici è alla base di ogni articolo.

TAGS

BLOGROLL

Newsletter
Frammenti Africani

Gen 21

Il fallimento della Cooperazione Europea nell’Africa Orientale

La Cooperazione allo Sviluppo dell’Unione Europea e l’Agenzia Americana per lo Sviluppo: USAID sono state mese sotto accusa da un accurato e imparziale rapporto della Ong Development Initiative, pubblicato nel dicembre 2013. Il rapporto accusa i due donatori occidentali di aver sprecato milioni di euro in Africa Orientale in settori non prioritari, senza assicurare miglioramenti economici e sociali. Il rapporto é confermato dal Centro per lo Sviluppo Globale

di Fulvio Beltrami

africa orientale, burundi, kenya, uganda, rwanda, tanzania, usaid, cooperazione allo sviluppo dell’unione europea, cooperazione, sanita, francesca mosca, african bank for development, jason braganza, development initiative, center for global development

Dal 2011 gli Stati dell’Africa Orientale ha ricevuto 6,9 miliardi di euro in aiuti umanitari elargiti dalla Cooperazione allo Sviluppo dell’Unione Europea e dall’Agenzia per lo Sviluppo degli Stati Uniti: USAID.

I fondi sono stati prevalentemente concentrati nel settore sanitario, nonostante che i cittadini dei singoli Stati beneficiari degli aiuti: Burundi, Kenya, Rwanda, Tanzania e Uganda, non considerano il settore come uno dei loro principali problemi da risolvere.

La maggioranza di questi aiuti sono stati elargiti sotto forma di prestiti che hanno contribuito ad aumentare il debito estero che i Paesi Africani hanno nei confronti degli Stati Uniti e dell’Unione Europea.

A rivelarlo é un rapporto pubblicato dalla ONG inglese Development Initiative (Iniziative per lo Sviluppo), che ha il merito di svelare all’opinione pubblica il meccanismo perverso e gli inevitabili fallimenti della Cooperazione Bilaterale attuata dall’Occidente.

Nel rapporto Development Initiatives rivela che nei 6,9 miliardi di euro degli aiuti bilaterali sono stati inseriti vari milioni di euro rientranti nel “Debit Relief”, l’annullamento di debiti precedentemente contratti dai vari Paesi dell’Africa Orientale. Una iniziativa di vari Paesi Industrializzati attuata nel primo decennio del Ventunesimo Secolo per annullare i debiti elargiti negli anni Settanta e Ottanta che i Paesi in Via di Sviluppo non erano più in grado di rimborsare, nonostante che per oltre venti anni hanno regolarmente pagato gli alti interessi applicati.

La Cooperazione allo Sviluppo dell’Unione Europea e USAID, concentrandosi nel settore sanitario hanno ignorato i settori delle sviluppo economico, diminuzione della disoccupazione e il miglioramento delle infrastrutture, considerate da Development Initiative come prioritari per le popolazioni africane della regione.

Un sondaggio effettuato nel 2011 e 2012 dal Center for Global Development CGD (Centro per lo Sviluppo Globale) conferma il rapporto della ONG Ingelese.

Il 85% dei cittadini dei Paesi, escluso il Burundi, hanno citato come priorità l’occupazione, l’aumento dei salari e adeguate infrastrutture.

I cittadini burundesi hanno citato la diseguaglianza sociale, la povertà e la mancanza di sicurezza, sintomi del malcontento sempre più evidente al fallimento del ex criminale di guerra attuale Presidente Pierre Nkurunziza e del partito estremista hutu al potere National Council for the Defense of Democracy-Forces for the Defense of Democracy (CNDD-FDD) di gestire la fase post conflitto del paese e attivare la ripresa economica.

Solo il 6% degli intervistati hanno indicato la sanità come una priorità.

Development Initiative, dopo aver constatato che i due donatori occidentali hanno individuato un settore non considerato prioritario dalla maggioranza della popolazione, analizzano nel rapporto la qualità e la trasparenza degli aiuti elargiti alla sanità.

USAID si é concentrato sugli anti virali, medicinali che cronicizzano la malattia dell’AIDS per qualche decennio, trascurando i medicinali contro la malaria, principale causa di morte per milioni di africani a causa dell'inaccessibilità finanziaria alle cure.

Un’altra sorpresa riguarda il montante direttamente utilizzato per supportare i vari Ministeri della Salute dell’Africa Orientale. Il 48% del totale degli aiuti viene utilizzato per coprire le spese amministrative e del personale delle sedi centrali delle Cooperazioni Bilaterali e delle sedi periferiche nei vari paesi.

Queste “necessarie” spese amministrative risultano essere inferiori a quelle di varie Agenzie Umanitarie delle Nazioni Unite come, per esempio l’Alto Commissariato per i Rifugiati: UNCHR, considerata tra le l’agenzia internazionali meno trasparentie avvezza ad enormi sprechi da William Easterly Co-Direttore del Istituto Ricerche sullo Sviluppo di New York e il suo studente universitario Tobias Pfutze, autori di una ricerca sulla trasparenza della agenzie bilaterali e multilaterali nella gestione dei fondi pubblici e privati per conto della Brookings Global Economic and Development con sede a Washington D.C. Stati Uniti. Gli esiti della ricerca sono stati pubblicati nel 2008 in un rapporto “Where does the money go. Best and worst practices in foreign aid” (Dove vanno i soldi. Le migliori e le peggiori pratiche dell’aiuto umanitario).

Il 52% dei fondi rimasti comprendono esose e ingiustificate consulenze di esperti occidentali.

“Se un donatore spende 50.000 dollari per ingaggiare un consulente esterno, pagargli il volo in prima classe, l’albergo a cinque stelle e vari rimborsi spese, questi 50.000 dollari rientrano negli aiuti diretti al Paese beneficiario. Spesso questi consulenti esterni hanno una professionalità equiparabile a quella degli esperti di vari paesi africani che costano meno di 20.000 dollari.

Non si riesce a comprendere, dinnanzi a questo risparmio, l’ostinazione dei donatori occidentali a ingaggiare i loro esperti e non fornire direttamente i fondi necessari per l’utilizzo di esperti locali che assicurerebbero la stessa qualità ma con un minore impatto sul budget.”, osserva Jason Braganza, un analista di Development Initiative.

All’interno di questi enti finanziatori da anni girano velate accuse che il reclutamento degli esperti non sia trasparente e contribuisca ad alimentare le pratiche clientelari spesso legate a conoscenze personali, corruzione e appartenenza ad una determinata corrente politica.

Un altro aspetto preso in considerazione da Development Initiative riguarda una questione di base ma fondamentale: gli aiuti elargiti beneficiano i paesi donatori o i paesi beneficiari?

Il constato della ONG Inglese é deludente. La quasi totalità degli aiuti in forma di beni: medicinali, attrezzature sanitarie e di laboratorio, alimenti specifici ad alto contenuto nutritivo, sono acquistati da ditte americane e europee.

Le rigide regole di trasparenza nelle gare pubbliche inerenti ai progetti umanitari vengono aggirate dagli stessi donatori che le hanno ideate, tramite la clausola dell’origine dei beni che deve essere americana o europea. La Cooperazione allo Sviluppo dell’Unione Europea da dieci anni ha allargato l’origine dei beni a qualche paese asiatico e, per i beni che di basso contenuto tecnologico anche a paesi della regione d’intervento. Nella realtà, la maggioranza delle gare pubbliche viene vinta da ditte europee.

 “La lobby delle multinazionali farmaceutiche sono in grado di esercitare una forte influenza sui Governi Americano ed Europeo. Questa lobby é costantemente impegnata nell’assicurarsi robusti finanziamenti nella ricerca e nella commercializzazione dei loro medicinali, sopratutto nella gestione sanitaria del HIV/AIDS, vaccinazioni infantili e pianificazione familiare, le tre priorità sanitarie mondiale individuate da entrami i donatori occidentali. L’Africa rappresenta un enorme mercato per l’industria farmaceutica occidentale che ha risolto il problema dei bassi redditi della maggioranza della popolazione del Continente con la vendita dei loro prodotti alla Cooperazione dell’Unione Europea e a USAID. Contemporaneamente questa lobby ostacola la commercializzazioni di medicinali generici con stese qualità curative prodotti in Paesi come il Sud Africa e India.”, spiega Jason Braganza.

In casi specifici le multinazionali farmaceutiche vendono ai Donatori medicinali considerati superati e nocivi dai Ministeri della Sanità occidentali come i retro-virali di prima generazione (poco efficaci e con potenti effetti collaterali) che hanno inondati gli ospedali africani. Stesso dicasi per le attrezzature sanitarie, spesso considerate tecnologicamente superate in Occidente ma vendute ai Donatori a prezzo di listino.

Queste pratiche conosciute e documentate sono regolarmente tollerate dagli Enti Finanziatori in quanto vitali per smaltire prodotti fuori mercato che non potrebbero generare un adeguato profitto in Occidente.

Spesso questi aiuti bilaterali sono legati a delle pressioni internazionali verso i Paesi Africani per ottenere l’apertura di mercati o un accesso facilitato alle loro risorse naturali.

Recentemente il Governo Ugandese ha rifiutato la proposta dell’Unione Europea di ipotecare la futura produzione di petrolio per finanziare le opere pubbliche necessarie per il decollo industriale del paese. Una proposta considerata da vari politici ed economisti ugandesi come un abile sotterfugio europeo per mettere le mani sopra il greggio dell’Uganda a seguito della politica di consumo interno e regionale tramite raffineria in loco imposta dal Presidente Yoweri Museveni fin dal 2010.

La qualità degli aiuti occidentali, il loro impatto sul terreno e la mancanza di trasparenza interna inducono vari Governi Africani ad approfittare della situazione per compiere malversazioni dell’esigua parte di fondi ricevuti, come evidenziano gli scandali a ripetizione del Ministero della Salute Ugandese dal 2010 al 2013.

Il rapporto di Development Initiative non é una cieca accusa agli aiuti bilaterali in generale ma a quelli provenienti dall’Europa e dagli Stati Uniti, soggetti a logiche economiche, politiche e clientelari che vanno direttamente a danneggiare i Paesi beneficiari e le loro popolazioni.

La Banca Africana per lo Sviluppo (AfDB) é maggiormente allineata alle esigenze delle popolazioni dei Paesi africani, ha meno speso amministrative e un maggior impatto sul terreno. (AfDB) é maggiormente allineata alle esigenze delle popolazioni dei Paesi africani, ha meno speso amministrative e un maggior impatto sul terreno.

Il 90% del budget annuale della AfDB é diretto al sostegno delle industrie locali, creazione di nuovi posti di lavori, la formazione professionale e alle infrastrutture rispetto al 26% destinato da USAID e 24% dell’Unione Europea.

“La Banca Africana per lo Sviluppo pone una grande attenzione al settore privato e al binomio aumento occupazionale/aumento del reddito, alla realizzazione di infrastrutture e ai crediti a tasso facilitato alle medie e piccole aziende.”, afferma il Centro per lo Sviluppo Globale.

Nell’ottobre 2013 la AfDB ha approvato un prestito di 5,8 milioni di euro per realizzare il programma comune di modernizzazione delle infrastrutture dei tre principali blocchi economici africani: COMESA, East African Community e SADC.

Il progetto denominato “Tri-partite Capacity Building Programme”, ha come obiettivo sostenere gli scambi commerciali continentali rimuovendo le barriere doganali e facilitando il movimento dei beni attraverso la realizzazioni di moderne infrastrutture stradali e ferroviarie.

Gli sforzi della AfDB sono rivolti a potenziare un mercato di 587 milioni di consumatori in 26 Paesi Africani con evidente impatto sullo sviluppo continentale, l’occupazione e la diminuzione della povertà.

© Riproduzione riservata

Commenti
Lascia un commento

Nome:

Indirizzo email:

Sito web:

Il tuo indirizzo email è richiesto ma non verrà reso pubblico.

Commento: